Quando lui/lei non capisce la depressione

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Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  Zanzan il Sab Feb 20, 2016 1:59 am

Ciao a tutti, sono nuova e se sono arrivata a parlarne è perché non ce la faccio più.
Sono una ragazza di 21 anni e da qualche tempo soffro di "depressione" (lo metto tra virgolette perché non essendo mai stata dallo psicoterapeuta per problemi di soldi non ho avuto nemmeno la diagnosi certa). Passo letteralmente le mie giornate come se fossi "sospesa". Mi alzo dal letto tardi, già stanca, irritata e con il mal di testa, mi da fastidio persino parlare, infatti rispondo a monosillabi. Non faccio niente per ore, piango soltanto, non ho più nemmeno le forze di leggere o giocare ai videogiochi, figuriamoci di studiare per gli esami o uscire. Non sono mai stata un' "animale da festa" ma nemmeno così, anzi, anche se nemmeno prima avevo molta vita sociale, mi piaceva stare a casa, ora invece mi viene l'angoscia anche a casa. La situazione è peggiorata dopo che ho iniziato a soffrire di attacchi di panico, ho iniziato ad uscire sempre meno e ad evitare luoghi chiusi e affollati. Non riesco più a frequentare l'università, ad uscire a bere qualcosa, a fare una passeggiata. Cerco sempre di trattenermi fuori casa il meno possibile perché ho paura di sentirmi male e che gli altri mi vedano stare male. Declino qualsiasi invito accampando scuse allontanando così anche le poche persone che mi sono rimaste amiche, e la cosa che mi spaventa di più è che non me ne frega niente, perché vedo gli altri solo come ostacoli a cui oltretutto devo giustificazioni e sono solamente contenta se spariscono dalla mia vita. Da qualche tempo nonostante i miei dubbi e insicurezze mi sono fidanzata per la prima volta (ho avuto qualche storia in passato ma che non facevo durare più di un mese o due) e lui è completamente diverso da me, è attivo, solare, pieno di amici ecc. Per questi motivi ho sempre avuto molti dubbi su questa relazione ma ho sempre cercato di contenere questa cosa e di non fargliela notare. Purtroppo in questo periodo sto avendo problemi di salute che mi causano molta ansia (soffro anche di ipocondria... non mi faccio mancare niente!) e i miei problemi sembrano moltiplicarsi. Non ho mai voglia di vederlo perché so che devo fingere di stare bene e perché ho paura che questa "maschera" crolli e che lui mi veda per quella che sono. Ho cercato di parlargliene ma non ha capito, allora mi sono chiusa nuovamente ma di fronte alla sua insistenza gli ho spiegato la situazione in lacrime, si è arrabbiato e ho avuto la sensazione che mi disprezzasse. (: "ma cosa piangi che non hai niente" "sembri una bambina" "pensi che io non abbia problemi? Tutti abbiamo problemi" "non è normale" "non ti capisco"). Vi racconto questo in lacrime perché sono arrivata al limite di sopportazione. Lui sta minando la mia già poca autostima, lo so da sola che sono inutile e da buttare quando vivo queste cose, non voglio su di me altri occhi che mi giudicano. Lui dice di amarmi ma mi chiedo come faccia ad amarmi se mi vede come una pazza e non posso fare altro che pensare a tutte le altre ragazze felici e spensierate che potrebbe avere e mi sento in colpa. Da una parte lo vorrei lasciare e vorrei stare da sola perché se  oltre a non capirmi (sono la prima a pensare che se non vivi certe cose, non le capirai mai), mi disprezza e mi fa sentire peggio, inferiore, mi fa solamente più male. Dall'altra penso che nei suoi panni forse è normale reagire così. Ma non riesco a perdonarlo, non riesco a pensare che lui mi veda come una pazza che fa i "capricci" e che non ha mai voglia di fare niente (per me anche andare al ristorante è diventato un problema). Io penso di amarlo (prima ne ero convinta) ma penso anche che mi faccia solo stare peggio avere una persona che giudica e mi fa sentire inferiore e che mi dica certe cose senza un minimo di sensibilità pur sapendo che non riesco a controllare certe cose (:"dai ma esci un po'" "sei sempre a casa" "non fai mai niente"). Lotto ogni giorno con questa depressione e con la voglia di stare da sola per sconfiggerla e stare con lui ma non capisce, non capisce che per me è difficile e che non sia solo frutto della mia immaginazione… Sto male.

Mi scuso per la lunghezza del topic.
Un bacio a tutti,
N

Zanzan

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Re: Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  merla il Sab Feb 20, 2016 1:54 pm

Ciao Zanzan,

innanzitutto un'indicazione pratica: se non ti senti bene, come racconti, considera che l'accesso a strutture pubbliche è in ogni caso gratuito. Quindi tu puoi rivolgerti a un CSM o ad altre strutture del genere, dove incontrare psichiatri e psicologi che possono esserti di aiuto. Una volta i centri di salute mentale erano anche ad accesso diretto (quindi senza bisogno della ricetta del medico) e credo che sia ancora così, come in generale anche per altri tipi di strutture. Oltretutto se desideri avere una diagnosi, l'unico che può farlo è un medico. Tieni conto che nell'ambito dei disturbi dell'umore e in generale del disturbo mentale, la diagnosi ha in partenza un carattere un po' aleatorio, molto dipende da chi te la fa e soprattutto dallo scopo con cui te la fa, per cui potresti anche incontrare un medico (e secondo me si dimostrerebbe in questo particolarmente intelligente) che si fa molti scrupoli e sta molto attento a darti effettivamente una diagnosi precisa, al netto di sintomi oggettivi. Questo perché una diagnosi può essere da un lato percepita come una condanna e dall'altro essere limitante anche nella scelta degli strumenti da mettere in campo per affrontare il problema, scelta che invece si regola più come un aggiustamento di fino, tra tentativi e risposte, almeno nella maggioranza dei casi di disturbo psichico.

E qui arriviamo a quello che invece volevo veramente scriverti. Smile
Quello che arriva leggendoti è una certa esigenza di conferma dall'esterno del fatto che tu stia male, esigenza che tu stessa forse senza accorgertene saboti un po'. Nel momento in cui non ti rivolgi a uno specialista, o in cui accampi scuse con le amiche o in cui arranchi nello spiegarti con i tuo ragazzo, che ha evidentemente una sensibilità diversa, non ti metti nelle migliori condizioni possibili per essere capita e tanto meno supportata e anzi, alimenti il rischio che s'inneschi un circolo vizioso che difficilmente aiuta. Partendo dal presupposto che il tuo ragazzo è una persona solare, piena di amici, attiva, se ho capito quello che racconti, tu lo stai vedendo relativamente poco, perché in linea di massima vuoi essere in forma quando passi del tempo con lui. Nel momento in cui hai tirato fuori il problema, è molto possibile che lui sia semplicemente cascato dal pero, perché le volte in cui ti ha vista eri abs in forma e di colpo ti ha visto crollare. Ed è anche possibile che i suoi feedback siano veramente solo domande, perché non capisce o magari perché in quel momento voleva scuoterti, e tu invece ci leggi disprezzo. Però insomma è solo cattiva comunicazione tra sensibilità diverse, che non vuol dire incompatibili, anzi, ma che devono trovare un terreno comune.

Per il resto forse hai bisogno un attimo di convincerti e di giustificarti il tuo malessere: in questa sede, forse perché hai supposto in partenza di essere capita data la natura del forum, hai fatto un elenco chiarissimo dei tuoi malesseri (che sì tra l'altro sono in linea di massima sintomi di un disturbo dell'umore, anche se qui, appunto, non è lo spazio per la diagnosi), sufficiente a consigliarti senza bisogno di nessuna deduzione particolarmente intelligente, di rivolgerti a un medico o a uno psicologo. Un po' come "è una settimana che zoppico", "chissà che male. vai a farti i raggi". La tua esposizione è stata perfetta. Smile
Tuttavia in realtà la conferma dall'esterno, come la diagnosi e il consiglio, è un sovrappiù, si chiede aiuto quando si sta male, e quando il proprio malessere diventa un limite per fare o essere quello che si vuole, senza nessun bisogno di giustificazioni esterne (tanto più se uno se le complica involontariamente Smile). Nel momento in cui tu stessa ti rendi che qualcosa non va (e non parlo necessariamente solo di malattie), questo sia per te sempre più che sufficiente per cercare l'aiuto che ti serve. Altrimenti diventi tu stessa in un certo senso a disprezzare te stessa.

In pratica, tanto per non salire sull'altarino della maestrina dalla penna rossa, la prima volta in cui io mi sono rivolta a un aiuto specialistico era in seguito a qualche mese di pianto quotidiano, con una situazione familiare ed economica abs devastata, un po' di traumi irrisolti e anche un discreto grado di - chiamiamola - predisposizione per i disturbi psichici. Altre mie amiche/conoscenti hanno chiesto aiuto per situazioni di entità più gestibili e che inficiavano molto limitatamente la loro quotidianità (allergie non tanto spiegabili, troppa tensione per risultati scolastici ecc. ecc.). Al tempo, lo ammetto, m'ero chiesta cosa ci andassero a fare, visto che mi sembravano vivere in situazioni che avrei scambiato con la mia senza pensarci un secondo, ma a 16 anni di distanza mi rendo conto invece che, semplicemente, da quel punto di vista sono state più intelligenti, più in contatto con se stesse e più sul pezzo di me, perché non hanno avuto bisogno di ridursi a degli stracci e di complicarsi quasi ogni ambito della vita, per legittimarsi di prendersi cura di se stesse e di farlo con l'aiuto che ritenevano più adeguato. Avevano una soglia di sopportazione molto più bassa (e non è un difetto) della mia e forse si volevano più bene nel non sentirsi in dovere di costringersi a sopportare qualcosa che faceva loro male.

Ciao
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Ciao

Messaggio  Zanzan il Sab Feb 20, 2016 8:13 pm

Ciao Marla e grazie per la risposta, mi hai aperto un po' gli occhi e al più presto mi informerò se c'è possibilità di avere qualche consulto gratuito alla asl perchè mi rendo conto che più aspetto più è peggio. E per quanto riguarda la mia relazione, si, in effetti sto già creando quel "circolo vizioso" e devo uscirne al più presto. Ne parlerò con lui senza partire dal presupposto che mi stia giudicando.
Ancora grazie e buona serata Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy

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per merla e zanzan

Messaggio  notteblu il Ven Mar 25, 2016 8:53 am

ciao,
mio marito è caduto in depressione in modo eclatante dalla fine di dicembre del 2015, secondo me sono almeno due anni che scende in un tubo nero senza fine e che non è in grado di contrastare quello che gli sta accadendo.
dal 4 febbraio prende paroxetina che però ha smesso per passare a cymbalta. non dorme, se non per due tre ore al massimo per notte, trema molto, ha perso 12 chili, mangia quel poco da solo, sta praticamente chiuso in camera tutto il giorno. si alza solo per andare a lavorare.
per ogni cosa che dico mi attacca, prende tutto come se fosse una provocazione e gira le frasi in modo che la colpa sia mia.
dallo psichiatra è andato per la cura farmacologica, il medico gli ha proposto anche una psicoterapia che mio marito non accetta assolutamente.
ed è qui la mia risposta a questo post, avete scritto che .... bisogna non sopportare, cercando di volersi bene prima di finire in un buco nero e accettando di curarsi prima di stare così male.
come posso fare per aiutarlo?
grazie
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Re: Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  Pavely II il Ven Mar 25, 2016 9:22 am

(Vorrei dire che sono passato e ho letto, Zanzan la tua storia).

(Mi permetto di rispondere perché anch'io ho sofferto di attacchi panico).

C'è una cosa, un messaggio, una riflessione che vorrei scrivere. Tento, anche se mi è difficile farlo.

Nella tua storia io ho incontrato tantissima paura (attacchi di panico) e sentimenti di odio per te stessa (la vergogna che provi quando vivi le emozioni legate alla tua difficoltà).

In parte, in minima parte, è ciò che sento di aver provato anch'io. Pure, un giorno, riflettendoci, ho capito che tra questi due estremi (paura... odio per me stesso) c'era qualcosa.

Rabbia.

Ti parlo di un vero e proprio sentimento, comportamento, agire che può essere chiamato Rabbia.

Rabbia verso di me... rabbia verso mia madre... rabbia verso mio padre e i miei fratelli.... rabbia verso la vita.

Mi sono accorto, dico, di non vederla questa rabbia. Mi sono accorto che alzavo la voce e mi sembrava di non farlo

Mi sono accorto di essere stato aggressivo quando mi consideravo semplicemente nervoso. Mi sono accorto di soffrire, di odiare anche chi mi stava accanto, e di non capirlo a pieno.

Ero arrabbiato con me stesso. Ed in verità, pensavo di odiarmi. Semplicemente. E non capivo la differenza che c'è tra odiarsi e arrabbiarsi con sé stessi. La differenza è, appunto, l'azione, l'agire.

L'odio è qualcosa che hai dentro. Per vederlo veramente devi intraprendere un viaggio e arrivare al centro esatto del tuo cuore. E quando ci arrivi, probabilmente, vedrai un deserto, orizzonti senza alberi, un cielo notturno e freddo, desolazione.

Ed è brutto arrivarci ed è brutto, realmente, capire come questo deserto alberghi in ogni cuore umano, in quel mondo che ognuno di noi, intendo, ogni essere umano, si porta dentro. Che magari vorresti che tutti provassero felicità e gioia e amore e sensibilità... quando invece no, ognuno di noi porta, dentro di sé, questa natura.

La Rabbia non era parte del mio cuore. Era un mio comportamento. ERa cose che facevo. Era persone che ferivo. Erano le parole che non dicevo, quella dolcezza che non riuscivo a vivere, quel desiderio di tenerezza che non riuscivo a chiedere.

Aggredivo e non me ne accorgevo. Ed era difficile farmelo notare. IN psicoterapia, la dottoressa mi spiegò il meccanismo: "Chi ha paura, si difende. Scappa, certo... ma prima di farlo, come un gatto, soffia... come un cane ringhia... come un cavallo si alza per essere minaccioso... a volte, attacca, molte volte va via".

Oggi capisco come io provassi paura.

E provando paura... mi rinchiudevo in casa.

Ma per farlo... per allontanare le persone... ho alzato la voce.

Volevo proteggermi, certo. Volevo stare s o l o. Non mi vergogno a dirlo.

Ma se tu mi avessi chiesto, allora: "Ma sentivi di a p p a r i r e aggressivo?", io ti avrei risposto no.

No, non avevo la minima percezione di esserlo.

(Lo ero)

§

Ciò che vorrei dirti così è proprio questo: per proteggerti e stare sola... senti di essere aggressiva?

Per allontare le persone e poter stare in casa: senti di essere assertiva? Di p r e t e n d e r e che ti lascino sola?

E se ci pensi: riesci ad immaginare come tu possa apparire aggressiva al fine di proteggerti? E come questa tua aggressività possa essere scambiata per rabbia?

Io apparivo arrabbiato.

Con me stesso, con il mondo, con gli altri.

E solo quando ero a casa... mi potevo rilassare (un minimo).

Tra paura e odio, allora, c'è questa emozione.

§

Io sono convinto (e vorrei dirtelo) che proprio se la osservi, inizi un cambiamento.

Sai perché?

Perchè se ti p e r m e t t i di vivere a pieno la rabbia, la paura sparisce.

Se ne hai piena coscienza, se ti permetti di alzare, in modo consapevole, la voce, la paura, snap!, va via.

E questo accade perché se ti permetti di arrabbiarti, reagisci.

E una volta che reagisci, ti senti libera.

§

Per il resto: massima solidarietà... ti sono vicino e ti incoraggio a resistere.

Non mollare.

Davvero.

Tieni duro.

Ho vissuto degli attacchi di panico... e, Santo Dio, è stato il periodo più brutto della mia vita.

QUindi... coraggio!

Forza, forza, forza!


Pavely II

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Re: Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  Mosaico il Ven Mar 25, 2016 2:28 pm

Miglior cosa PavelyII non poteva dire Smile Anch io ho sofferto di attacchi di panico e ti sono vicino .Quello che posso dirti ancora è che ,pur tremendi essi siano ,dobbiamo viverli ,lasciarli scorrere ..... Iniziano arrivano al climax e poi svaniscono ....e quando lo fanno ,WOW ...sembra di rinascere ;e ci si impara a convivere per poi superarli .In bocca al lupo!!

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Re: Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  merla il Ven Mar 25, 2016 3:41 pm

notteblu ha scritto:ciao,
mio marito è caduto in depressione in modo eclatante dalla fine di dicembre del 2015, secondo me sono almeno due anni che scende in un tubo nero senza fine e che non è in grado di contrastare quello che gli sta accadendo.
dal 4 febbraio prende paroxetina che però ha smesso per passare a cymbalta. non dorme, se non per due tre ore al massimo per notte, trema molto, ha perso 12 chili, mangia quel poco da solo, sta praticamente chiuso in camera tutto il giorno. si alza solo per andare a lavorare.
per ogni cosa che dico mi attacca, prende tutto come se fosse una provocazione e gira le frasi in modo che la colpa sia mia.
dallo psichiatra è andato per la cura farmacologica, il medico gli ha proposto anche una psicoterapia che mio marito non accetta assolutamente.
ed è qui la mia risposta a questo post, avete scritto che .... bisogna non sopportare, cercando di volersi bene prima di finire in un buco nero e accettando di curarsi prima di stare così male.
come posso fare per aiutarlo?
grazie
mi firmo notteblu

Ciao notteblu,

io per il momento non insisterei con la psicoterapia e cercherei di star tranquilla e creargli tranquillità.
Immagino che tu sia spaventata ma se ha avuto un episodio eclatante, probabilmente sarà spaventato anche lui, e a quel punto insistere con la psicoterapia o altro, forse più che aiutare lo disorienta.
Gli antidepressivi in ogni caso hanno bisogno di qualche settimana per iniziare a farsi sentire e se ne ha già provati due diversi, non saranno ancora "a regime". Cerca di portare un po' di pazienza, magari anche di pensare ad altro e magari metti in partenza in conto un po' di malumore o delle risposto un po' così, come un altro malato. Tutti i malati borbottano, è normale. Smile

Poi magari più avanti, quando si sarà stabilizzato, potrete ragionare di altre cose.
Cerca di stare tranquilla anche tu, ogni tanto fatti un giro per staccare se diventa troppo antipatico.

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grazie merla

Messaggio  notteblu il Ven Mar 25, 2016 10:38 pm

grazie merla,
in effetti non so bene cosa fare. principalmente mi odia (me lo scrive, nemmeno me lo dice), mangia poco e da solo, sta sempre nel letto a meno che non debba andare a lavorare, non parla, risponde seccato e a monosillabi. null'altro. io sono in difficoltà come anche le mie figlie di ci non si preoccupa quasi.
ti ringrazio per avermi risposto, continuerò a seguire il forum.
ciao
notteblu

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Re: Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  Paolozeder il Sab Mar 26, 2016 9:42 am

Odio..perché?
Cosa ha fatto scattare in lui questo sentimento?
Forse perché tu stai bene e lui no?

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per paolozeder

Messaggio  notteblu il Sab Mar 26, 2016 8:13 pm

dice che io e le mie figlie ci siamo messe contro di lui per qualsiasi cosa.
sostiene che PER ogni cosa che dice lo boicottiamo.
ha le idee confuse, fa la vittima e l'aguzzino.
oggi è andato via, in montagna nella casa che abbiamo, dice che almeno possiamo parlare a voce alta e, visto che il gatto non c'è, i topi possono ballare.
per ogni cosa trova una valenza solo negativa, nulla di buono.
stamattina era molto arrabbiato, ha alzato la voce (non lo ha mai fatto in trent'anni che lo conosco).
mi ha scritto di piantarla di darci manforte e che da oggi racconto anche bugie.
non so, credo abbia bisgono di parlare con qualcuno ma non vuole assolutamente vedere i medici.
sta tutto il giorno nel letto coricato a fare nulla, non si interessa di niente e ogni cosa gli dà fastidio.
siamo limitate anche nella quotidianità, quella porta chiusa dà fastidio.
io dormo sul divano.
chissà.
grazie per tutte le risposte, mi conforta sapere che, se accendo il pc, trovo qualcuno che mi ha letto e ha trovato per me il tempo di rispondere.
grazie
notteblu


Paolozeder ha scritto:Odio..perché?
Cosa ha fatto scattare in lui questo sentimento?
Forse perché tu stai bene e lui no?

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Re: Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  Mosaico il Sab Mar 26, 2016 8:27 pm

cerca di stare ,il più possibile tranquilla ..... O almeno provaci .Quando arriverà al limite sarà lui a fare un passo verso di voi . Comunque forza e coraggio ti auguro che questa piacevole situazione finisca per il meglio ..... Prima possibile

Mosaico

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Re: Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  notteblu il Sab Mar 26, 2016 9:45 pm

grazie, ci proverò. è molto difficile ma stringerò i denti. grazie ancora.

notteblu

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Re: Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  merla il Dom Mar 27, 2016 10:16 am

Ciao notteblu,

leggendoti stamattina, mi è venuta in mente anche un'altra cosa.

Da una parte, resto convinta di quello che ti ho scritto e che ti ha scritto Mosaico, cioè della necessità di stare tranquilla.
D'altro canto, però, in primis per te e le tue figlie ma contestualmente anche per lui, io non credo sia giusto cedere su tutto, soprattutto quando entrano in ballo questioni di rispetto.
Nel senso, se una persona sta male è ovvio che ha esigenze particolari, c'è bisogno di un particolare riguardo, ecc. ecc.
Al tempo stesso nulla autorizza chi sta male a mancare di rispetto agli altri e a nulla serve che gli altri che cedano il passo su questioni di rispetto. Chiaramente non posso entrare nel dettaglio, perché non lo so, però ad esempio se per te è tollerabile dormire sul divano a casa tua e se per te e le tue figlie è tollerabile avere una porta sempre chiusa in casa vostra ok, ma se per esempio il fatto che lui alzi la voce per te è una mancanza di rispetto, lì devi mettere assolutamente uno stop.

Questo per te, in primo luogo, altrimenti rimani vittima del disorientamento implicito della situazione (per forza ti disorienta e ti sembra di non sapere cosa fare, per la prima volta dopo 30 anni ti ritrovi davanti ad atteggiamenti che non conosci) e in secondo luogo anche per lui. Sta male, deve trovare il modo di farsi aiutare ed è sicuramente in difficoltà, ma è un adulto (altrimenti non l'avresti sposato e non ci avresti fatto due figlie, no? cheers ) e come tale va trattato, sempre.
E, aggiungo, il problema dei medici o della terapia è un problema suo, non tuo. Il tuo problema attuale è trovare il modo di convivere con un marito che sta male con tutto quello che comporta, sia in termini di cose che ti sono state tolte da un rapporto, affetto, rispetto, ecc. ecc., sia in termini di difficoltà pratiche che ti si parano di fronte quando lui sta male. Il che non vuol dire che tu non lo possa aiutare, anzi, lo puoi aiutare proprio nel continuare a dargli affetto, comprensione e rispetto (e pretendendolo il rispetto) anche se sta male. Se insisti troppo nel dirgli che cosa deve fare lui per stare meglio, rischi in realtà di togliergli proprio il rispetto, e magari è proprio lì che a un certo punto lui si incazza e rischia anche di diventare paranoico, come se tutti ce l'avessero con lui.

A me è capitato nei momenti in cui stavo male male, che qualcuno, anche con buone intenzioni, venisse a dirmi fai così, fai cosà ("mangia bene", "non fumare", "smetti di stare a letto tutto il giorno e vedrai che dormi di notte"...di psicologo e medico no, perché c'ero già andata da me, ma lì cmq c'è stato qualche altro genio della lampada che per pensare di farmi del bene, mi sconsigliava i farmaci ("perché in fondo una pastiglia non risolve", come se non ci arrivassi da sola) o mi chiedeva se era proprio il caso di andare a fare psicoterapia, quando in fondo potevo parlare con gli amici) e io, ogni volta, ho avuto la tentazione di strangolare queste persone, perché quando stai male, stai male e il tuo problema è gestirti il malessere. A quel punto, la ripetizione o l'insistenza (e l'ansia) dall'esterno per trovare una soluzione a un problema mio, su di me, ha avuto principalmente l'effetto di farmi sentire particolarmente inadeguata ("Non solo ho un problema complicato che già mi fa sentire inadeguata, ma in più evidentemente, sono effettivamente inadeguata, visto che al posto mio chiunque saprebbe fare di meglio", questo pensavo).

Quindi forse, prima di concentrarsi sull'esigenza che lui torni dai medici, dagli psicologi ecc. ecc. (per conoscenza: non ti sto criticando perché poi a parti invertite, io stessa sono diventata a volte troppo insistente e consigliera, quindi capisco benissimo), cerca di creare un ambiente calmo e di fiducia, magari prendendoti i tuoi spazi e andando tu in montagna, per esempio, se senti la necessità di staccare. Magari in un ambiente di fiducia, sarà lui stesso di sua iniziativa a venire a chiedere a te un parere o cosa può fare per star meglio, e allora lì potrai tirare fuori la questione dei medici.

Se la cosa ti tranquillizza, tieni anche conto che dal medico c'è già andato e comunque continua ad andare a lavorare, e sono entrambe due cose molto positive. Il crollo spaventa e questo è inevitabile, ma il crollo poteva essere molto più devastante ed è lui cmq che ci ha messo una pezza. Non guardare solo il crollo, ma guarda anche il fatto che cmq lui è riuscito ad arginarlo, no? Mica ci riescono tutti!!!
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Re: Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  notteblu il Lun Mar 28, 2016 7:50 am

grazie merla,
sei stata gentilissima a rispondermi ed a occupare il tuo tempo per dirmi tutte queste cose.
mi sembra che tutto abbia ragione per tutto, ogni frase ha una corrispondenza a quanto fa e a quanto dice.
ieri è stata una giornata particolarmente difficile perché non si fida più di me, sostiene che noi tre (io e le mi figlie) siamo coalizzate contro di lui e che non seguiamo le regole che lui chiede. Fa domande, a volre, che non hanno risposta o altre che possono avere più risposte e che comunque tu risponda possono essere criticate.
lui trova sempre il modo di contrastare qualunque cosa gli si dica, cerca sempre la parte negativa della frase, mi pare che in alcuni momenti chieda aiuto ma poi non lo accetta.
penso che la terapia non sia adeguata, che debba essere rivista ma non vuole andare dal medico. dice che non dorme di notte e che è stanco. gli credo. ma non si può andare avanti così.
domani vado a vedere se ci fosse il medico e ne parlerò con lui.
sono veramente spaventata
grazie per avermi risposto. grazie ancora.
notteblu

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Re: Quando lui/lei non capisce la depressione

Messaggio  deultimo il Lun Mar 28, 2016 8:05 pm

Ciao Zanzan, mi dispiace per la tua situazione, ma non vorrei ingannarti né che tu inganni te stessa. Il tuo post è molto chiaro, io non credo che il tuo atteggiamento nei confronti del tuo ragazzo sia aggressivo, nemmeno a livello inconscio. Semplicemente stai male e giustamente chiedi comprensione o almeno accettazione del fatto evidentissimo che stai male alla persona che ti sta più vicino, o che dovrebbe farlo. E siccome lui non lo fa, tenti di giustificarlo perché ti fa sentire in colpa il fatto di stare male davanti ai suoi occhi, così da rovinargli la festa che è la sua esistenza immatura adolescenziale (consentimi, alquanto superficiale, come spesso capita a quell'età). E così aggiungi altro male al tuo male, per paura di perdere anche lui. Tuttavia questo rapporto non è simmetrico, come credi: sei tu che stai male, e non lui, che invece sta benone, e perciò è lui che dovrebbe fare un passo verso di te, anzi due o tre, senza che tu debba giustificarti (e per quale colpa poi, perché stai male?), senza che tu debba costringerti ad umiliarti elemosinando comprensione o peggio pietà, senza che tu debba mascherarti distorcendo grottescamente i tuoi veri sentimenti e pensieri anche con lui. Se non lo fa è per egoismo. Se non lo fa significa che non ti ama abbastanza, sempre che ti abbia mai amato. Se non lo fa è perché preferisce pensare ad altro che tentare di comprendere i tuoi problemi, inclusi i suoi presunti, o almeno vedere la genuinità del tuo dolore che, da cieco egoista, non riconosce. Mi spiace, ma è ciò che penso.

deultimo

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