Penso seriamente al suicidio

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Penso seriamente al suicidio

Messaggio  StancoEDeluso il Gio Nov 30, 2017 4:16 pm

Ho 54 anni,2 figli,sono sempre stato ottimista ed ho sempre pensato che la depressione fosse una cazzata;adesso mi devo ricredere...Da 7 anni la mia vita è stata una costante discesa nel baratro. Sono iniziati i problemi al lavoro per via della crisi,acuiti dal fatto di aver scoperto che tutti i grandi “amiconi colleghi”hanno pensato bene a metterla in quel posto per salvare il loro orticello,e qui di mandare a quel paese tutti i propositi di “unità “ e “comunismo” che tanto avevano professato,fino a ritrovarsi a passare una giornata di lavoro senza che nessuno ti parli e guardato male. Si sono aggiunti i problemi di salute della mia convivente,alla quale hanno diagnosticato un tumore al seno. L’operazione è andata bene,ma probabilmente abbiamo affrontato la malattia nella maniera sbagliata,e così ci siamo distaccati. Sono aumentati i malumori e le liti,fino a quando ho scoperto che lei si era trovata un “amico”,con conseguente perdita di autostima e crollo di tutto quello che pensavo di aver costruito.Messa di fronte al fatto,mi ha detto di non essere più innamorata di me come all’inizio,e che anzi,se avessi trovato un’altra donna da amare,lei sarebbe stata contenta. Per mia fortuna ho conosciuto una donna sposata,ma stanca del suo rapporto,e ci siamo innamorati. Da lì è cominciato un altro calvario,visto che la mia ex (con la quale continuo una vita da separati in casa,forzatamente,perché la situazione finanziaria non ci permette altrimenti) ha fatto di tutto per metterci i bastoni tra le ruote,come spiare continuamente le nostre conversazioni,messaggi ecc,andando a riferire tutto agli amici,ex marito di lei ecc.
In più,siccome dividevamo una bifamiliare con i miei genitori,si sono aggiunti i problemi di salute di mia madre:morbo di Parkinson,demenza senile,frattura del femore con conseguente immobilità a letto da li in poi. Ho usufruito della legge 104,che ha contribuito a far nascere malumori ed “invidie”nei colleghi,ed un anno fa ha iniziato ad ammalarsi anche mio padre,al quale hanno riscontrato delle metastasi ossee. Ho quindi passato l’ultimo anno a fare da infermiere e badante e a vedere i miei genitori consumarsi giorno per giorno fino ad arrivare alla morte,di fronte ai miei occhi ,nel giro di 2 giorni l’una dall’altro. La mia unica ciambella di salvataggio era questa donna che è riuscita a sopportare i miei sbalzi di umore per 3 anni,vedendoci una volta alla settimana. Avevo trovato in lei l’unica persona che mi avesse mai capito in tutta la vita:affinità in ogni campo ,dalla musica alle idee politiche,spirituali,al sesso...ora anche lei è caduta in depressione:ha 3 figli da mantenere ed una figlia con problemi di salute,e il nostro rapporto sembra non avere più futuro.Io ho cambiato completamente i miei modi di pensare per lei ,ma sembra che ora non vada bene più nulla. Sono stanco di soffrire e sento di non avere più la forza per andare avanti. Amici ormai non ce ne sono più,voglia di fare le cose zero,futuro...futuro???
So di aver scritto praticamente un poema,ed ho letto pagine e pagine di siti,blog ed altro che incitano alla voglia di vivere...negli ultimi 6 mesi ho provato a pensare positivo come mi hanno insegnato a fare,ma “sorridi e la vita ti sorriderà “ mi sembra una delle più grosse cazzate che abbia mai sentito! In realtà non so nemmeno perché mi sono iscritto qui e perché sto riassumendo la mia misera ed inutile vita...so che solo lei poteva essere la mia salvezza,e sono consapevole del fatto che ho perso anche questa occasione,come molte altre ,e tutte o quasi per colpa mia,dei miei atteggiamenti o delle mie scelte.Molti mi hanno detto di tenere duro per i figli,ma non so cosa possano farsene di un padre a mezzo servizio,fallito,che se non li ha aiutati finora ,non vedo come possa farlo in questo momento di profonda crisi. Oltretutto i figli fra un po’ vivranno la loro vita e se ne andranno di casa,giustamente,per cui...Non so neanche cosa voglio,se non morire e smetterla di soffrire una volta per tutte. Scusate per il lungo sfogo

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  merla il Gio Nov 30, 2017 5:00 pm

Ciao StancoEDeluso,

mi sento quasi in dovere di scriverti per la coincidenza, molto triste, di eventi che ci accomuna.

Ho perso i miei genitori a due giorni di distanza, di malattia, 4 anni fa, dopo una lunga malattia di mia madre e nel giro di poche settimane il mio ex-compagno non ha retto la situazione ed è semplicemente scomparso, salvo un successivo, troppo tardo, ritorno di fiamma che francamente è stato tempo sprecato. Avevo pochi soldi e dei debiti e soffrivo di depressione già da qualche anno.
Mi ricordo che per un certo tempo anche io mi ero attaccata al pensiero che lui tornasse, ma poi, tempo dopo, mi sono resa conto che mi attaccavo a quel pensiero solo perché era l'unica cosa che poteva andare diversamente in quel periodo di lutti e che mi faceva sentire un po' meno impotente. Uno si aggancia un po' alle speranze che ha, è normale.
L'altra cosa che mi ricordo è che non sono riuscita a vedere nessuno per 4 mesi: non riuscivo a uscire, né a reggere una conversazione leggera, meno che mai un consiglio. E la prima volta che ho visto degli amici, benché mi trattassero con le pinze, ho fatto una fatica nera. La batosta inoltre era tale che un futuro non riuscivo a immaginarlo neanche io.

Tutte queste sono situazioni normali davanti davanti a dolori molto forti: il futuro non si vede, ci si sente solo soli (perché d'altronde si è molto più soli di prima) e incompresi, perché nella maggior parte dei casi in certi periodi si è incompresi, anche non volendolo ci si crea una bolla di incomunicabilità. Tuttavia sono soltanto pensieri e il futuro c'è, e se in futuro non ci saranno quegli amici, quei colleghi e quella compagna, ci saranno altri amici, altri colleghi, altre compagne, in genere scelti meglio e con una migliore capacità di comprensione, ma questo non è il momento giusto per pensarci perché non si è in condizione di pensarci e invece si è sopraffatti dall'impotenza.
È normale e anche sano, stare malissimo in un periodo bruttissimo. Anche i pensieri di suicidio sono tutto considerato normali, ma se fai fatica e non riesci a svolgere le attività quotidiane, anche in forma ridotta, o a dormire o ti sembra di perdere troppo spesso la lucidità, vai da un medico e valuta qualche forma di supporto, anche farmacologico. Non pensare le medicine come un fallimento, uno stigma o simili e magari considera invece che viviamo in una società dove non c'è molto spazio per le sofferenze degli altri né molta solidarietà, quindi quando l'energia per cercare la solidarietà non si trova, non c'è niente di male nel cercarsi aiuti di altro genere.

Buone cose

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Palliativi

Messaggio  StancoEDeluso il Gio Nov 30, 2017 6:11 pm

Sai cos’è? Io cerco anche di uscire,e mi impongo di non pensare a certe cose,e per un po’ va bene,ma poi,inevitabilmente,ricado nella disperazione,perché vedo che i miei sforzi non vengono ripagati in alcun modo. L’unico amico,vero,che mi è rimasto,poverino si sbatte e si preoccupa per me telefonandomi spesso,ma anche con lui è la stessa cosa:seguo i suoi consigli ma vedendo che non cambia niente nella mia situazione,se non in peggio,ripiombo nello sconforto,e questa situazione mi sta veramente logorando.
Parli di medicine,ma io le vedo solo come un palliativo,un mdo artificiale di nacondere i problemi,anziché curarli! Non ho mai pensato seriamente al suicidio,ma ogni volta che le mie speranze vengono abbattute,credo sempre di più che sia la soluzione migliore e definitiva!
Comunque grazie per la risposta.

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  mazzonrocky il Ven Dic 01, 2017 4:31 pm

Ciao Stancoedeluso....almeno un amico c'è. Credo che tutti noi abbiamo sperimentato l'abbandono degli amici, in un modo o nell'altro. Quando si è in difficoltà, in genere spariscono "per non disturbare!" o perchè "sono imbarazzati e non sanno come aiutare", oppure "chiamami se hai bisogno qualcosa".
Riguardo all'aiuto medico..secondo me se si riconosce di non farcela più da soli, è giusto farsi aiutare. Il tempo per "tirare definitivamente i remi in barca" c'è sempre, ma prima si prova tutto. Anche mia moglie ha avuto un bruttissimo tumore all'intestino, ed è stata durissima, anche perchè prima di scoprirlo io stavo pensando alla separazione. Non è facile vivere bene queste situazioni, noi siamo riusciti nel migliore dei modi possibili, fortunatamente, ma capisco che in altre persone ciò possa essere una ragione di distacco definitivo. Consentimi di non essere d'accordo sull'immagine che hai voluto dare di "padre a mezzo servizio" o roba del genere. Io ho diversi amici che hanno abdicato dal ruolo di padre. Stanno bene in salute, hanno un buon lavoro, non sono depressi....ma per i loro figli è come se non esistessero. Le condizioni di salute, economiche, psichiche, non credo che c'entrino, o c'entrano poco con il ruolo di padre. Il punto è: a te piace essere padre? A me piace enormemente, ed è la ragione della mia vita. Di esempi negativi ai miei figli ne ho dati molti, ma qualcuno anche positivo. Ecco, io non ho mai nascosto ai miei figli le mie debolezze, mi hanno visto soffrire e piangere più volte, ma devo dire che effettivamente sono riuscito a forzarmi per dimostrare che non sono uno che abdica, quando ci sono difficoltà, che non lascia i problemi agli altri. Non te lo dico per insegnarti qualcosa, dio me ne scampi, ne hai passate di tutte, direi più di me, ma per ipotizzare con te qualche altro ragionamento...

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  mazzonrocky il Ven Dic 01, 2017 4:38 pm

E comunque, io ho pensato molte volte al suicidio, a come farlo, a come lasciare il mio corpo "senza sporcare", a come farmi trovare, a come non soffrire, a come non traumatizzare gli altri...In questo momento penso che sicuramente non mi suiciderò, almeno in questa vita. Credo che il rischio, per me, ci sia soprattutto nei momenti di crisi profonda, magari dopo una delusione intensissima, una lite, un elemento scatenante... In quel momento se hai una pistola, un treno, un precipizio, basta un attimo per non potersi più tirare indietro. Mi sono detto mille volte che in questi casi devo respirare, devo dirmi che posso sempre suicidarmi domani, o meglio dopodomani, che non è con il suicidio che ristabilisco le presunte ingiustizie subite, e che sarebbe una vendetta che colpisce in realtà solo chi mi vuole bene. Queste le chiamerei istruzioni per l'uso....

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Mezzo servizio...

Messaggio  StancoEDeluso il Sab Dic 02, 2017 1:25 am

KHo sempre pianificato quasi tutto nella mia vita,e molte volte,troppe volte,i piani sono andati affanculo,per cui non mi ci ritrovo nel “dopo una crisi o una litigata”,se avessi una pistola o vicino ad un precipizio,ma ,come adesso,tendo a pianificare anche questo,per cui i miei piani prevedono di sistemare prima tutte le cose(quindi licenziarsi ed essere sicuri che versino la liquidazione,per far si che le poche persone care non debbano sopportare anche i problemi finanziari) e ciò denota una certa lucidità (ahaha  mi viene da ridere per quanto questa cosa sia contrastante...lucidità...)nel perseguire un determinato scopo. 
Mi ritengo “padre a mezzo servizio” perché so di non aver dato tutto il necessario ai miei figli,che amo sinceramente con tutto il cuore,ma ripeto loro fra poco lasceranno la casa e faranno la loro vita,come è giusto che sia,per cui intendo dire che non peserà loro la mia mancanza più di tanto,visto che finora ho fatto mancare loro molte cose,dall’affetto a cose più pratiche.
Continuo a dire che i medicinali risolverebbero solo un problema psicologico,non il problema vero e proprio che causa il mio dolore! Per cui,appena finisse la cura,riemergerebbero i problemi,quindi....dovrei curare il problema alla base,ma se non c’è cura per il problema ,non c’è cura per me,ecco che quindi vedo come soluzione ottimale solo il siucidio. Estirpo il problema,che probabilmente sono io!

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  merla il Sab Dic 02, 2017 10:53 am

In genere un suicidio lascia pesanti conseguenze su chi rimane, soprattutto i figli, anche se sono adulti, e a prescindere da quanto il padre abbia fatto o meno di buono per loro; quindi non è né una soluzione ottimale, né segno di lucidità.
Tanto meno è segno di lucidità preoccuparsi per le conseguenze economiche e finanziarie su chi resta e non per quelle emotive, affettive e psicologiche.

Detto questo, scusami la brutalità, ma permettimi una considerazione: in questo momento tu valuti molto severamente la tua vita e valuti come fallimenti le cose che non sono andate come avresti voluto. Mi sembra anche un tema tutto considerato frequente tra gli uomini più o meno della tua età e mi sembra il frutto di una società che veicola molti messaggi fuorvianti.
Tuttavia, pur avendo tutta una serie di dolori e insoddisfazioni, tu a 54 anni hai un lavoro, con stipendio, tutele ecc., hai due figli, un tetto sulla testa e un piatto di minestra il che, che tu te ne renda conto oppure no, è più di quanto abbiano in questo momento molti tuoi coetanei, uomini e donne. Ti sembra poco, solo in funzione delle tue aspettative e, immagino, in funzione della percezione distorta che abbiamo degli altri.

Viviamo in un paese con un tasso di disoccupazione dell'11%, quasi 5 milioni di persone in condizioni di povertà relativa e più di 1,5 milione di persone in condizioni di povertà assoluta, molte coppie non fanno figli perché non saprebbero come mantenerli.
Oggettivamente il tuo non può essere un fallimento, anche se ci sono tante cose che in questo momento ti fanno soffrire. Ci vuole, e scusami di nuovo la franchezza, un po' di umiltà, bisogna imparare che le cose a volte semplicemente vanno male, e imparare ad apprezzare quelle che invece vanno bene.
E ci vorrebbe anche il bagno di umiltà necessario a farsi venire il dubbio che forse è tempo di affrontare quelle che ci sembrano cazzate (la depressione, i problemi psicologici) e vedere che succede.
Anche perché chi, magari partito in condizioni simili alle tue, non è riuscito ad arrivare a 54 anni con un lavoro, dei figli, ecc. e magari neanche ha mai immaginato di poter avere quello che tu pensavi ti spettasse di diritto, non è detto che sia stato "debole", ma semplicemente frenato o schiacciato da problemi psicologici più pesanti di quelli che adesso tu stai snobbando e in un certo senso disprezzando.
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Lavoro?soddisfazioni?

Messaggio  StancoEDeluso il Sab Dic 02, 2017 12:40 pm

Forse non mi sono spiegato bene:il lavoro che ho,part-time,mi basta a mala pena per arrivare a fine mese,le persone con cui lavoro sono ruffiani ipocriti e qui mi fermo... se avessi delle soddisfazioni,anche poche ,come dici tu,pensi che non me le godrei invece di pensare al suicidio? E poi,sinceramante,mi sono rotto le palle di sentire sempre la solita frase trita e ritrita”Pensa a quelli che stanno peggio di te!” o “ringrazia che c’è la salute”!
Cosa me ne faccio se invece di vivere con qualche soddisfazione devo solo sopravvivere e continuare a mangiarmi l’anima e il fegato?Ma lo vedi in che mondo di cacchina viviamo? E mi parli di bagno di umiltà? Mi sembra di essere stato abbastanza umile,visto che dò la maggior parte della colpa dei miei fallimenti a me stesso. Non mi preoccupo delle conseguenze affettive ed emotive di chi rimane? Perché credi che invece adesso siano felici di vedere come vivo e come sto? Sono un problema costante e sono sempre davanti ai loro occhi,mentre invece,eliminato il pensiero,eliminate le sofferenze,di tutti. Certo soffriranno all’inizio,ma poi tutto passerà. Non ho mai detto nè credo che mi spetti chissà cosa di diritto e farei volentieri a meno di lavoro,casa e tutti i cazzi vari in cambio di un po’ di felicità,dato che non sono una persona ambiziosa ,non mi interessano auto di lusso,vestiti firmati e tutto questo genere di cose;sono il tipo che si farebbe bastare il classico “2 cuori e una capanna”! Bisogna capire che le cose a volte vanno male??? Sono più di 7 anni che TUTTE le cose vanno male,e va sempre peggio!!!Non mi ritrovo in niente di questo mondo falso,ipocrita,senza valori. Dalla politica,alla vita sociale,dove guardo vedo solo cacchina,e sicuramente sarò poco umile,per niente lucido,come dici tu,altrimenti non sarei in questa situazione e con questi pensieri!

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  merla il Sab Dic 02, 2017 1:33 pm

Il fatto è semplicemente che se la tua vita non è degna di essere vissuta, per tutta una serie di ragioni, non lo era evidentemente neanche la mia qualche anno fa, perché era una situazione praticamente analoga, senza figli, in affitto, senza i soldi per pagare i funerali, senza nessuna tutela lavorativa, "come ti ho raccontato".
Ora io credo fermamente che la mia vita valesse la pena di essere vissuta e, in senso lato, credo anche di far bene a essere brutale e di invitarti all'umiltà.

Torno a dire: in questo spazio ci sono diverse persone che non concepiscono neanche di avere il diritto di avere degli amici, dei figli o un lavoro e proprio perché non lo riescono a concepirlo (come tu in questo momento non concepisci un futuro) non riescono ad avere niente di tutto ciò e non riescono a provarci.
Chiaro che aver perso nel corso di sette anni tutta una serie di cose che ritenevi acquisite (l'amore, gli amici, i i genitori, la tranquillità economica) ti lascia oggi in una condizione di sconforto, pesante, ma sei in un forum sulla depressione dove, appunto, ci sono diverse persone, anche molto giovani con la vita davanti che sono nella tua stessa condizione di sconforto e non sanno neanche che esiste una condizione diversa dallo sconforto. E alcuni di loro, fanno pace con il fatto che c'è un problema psicologico e lo affrontano.

E allora forse l'umiltà si concretizza, almeno in questa sede, nell'ascoltare con rispetto chi ti racconta le proprie esperienze e non liquidare tanto facilmente come "palliativi" ciò che ti viene suggerito. Le persone con problemi psicologici non sono alieni, non sono deboli, non sono matti...e non sono "meno" di te.
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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  canterel II il Sab Dic 02, 2017 2:54 pm

StancoEDeluso ha scritto: se avessi delle soddisfazioni,anche poche ,come dici tu,pensi che non me le godrei invece di pensare al suicidio? E poi,sinceramante,mi sono rotto le palle di sentire sempre la solita frase trita e ritrita”Pensa a quelli che stanno peggio di te!” o “ringrazia che c’è la salute”!
Cosa me ne faccio se invece di vivere con qualche soddisfazione devo solo sopravvivere e continuare a mangiarmi l’anima e il fegato?

ciao StancoEDeluso,

è vero che a volte la persona depressa reagisce con fastidio quando le si indica il dolore degli altri, l'esistenza di condizioni più dure, disgrazie diverse dalle proprie, ed è vero che talvolta questo tipo di indicazione si basa su frasi "trite e ritrite".
io credo però che l'argomento del dolore degli altri non sia in sé un luogo comune trito e ritrito, o in altri termini penso che un luogo comune normalmente nasca da un discorso che viene popolarizzato con tanto successo e anche con tante distorsioni (fino a perdere significato) proprio perché all'origine di tale discorso ci sono in realtà questioni importanti e per nulla ritrite. se il dolore degli altri viene indicato con atteggiamento farisaico e moralistico, al solo scopo di liquidare la frustrazione dell'interlocutore, allora certamente si tratta di una banalità.
ma se viene indicato come elemento di riflessione, come sprone a non perdere un atteggiamento analitico e attento alle cose e alle conseguenze delle cose, allora è un argomento valido e interessante.

infatti per me è fuorviante porre la condizione umana nell'angusta posizione di dibattersi tra due possibilità: godersi la vita o ammazzarsi. non mi sembra che a livello di specie funzioniamo in questi termini, altrimenti non si spiegherebbe il fatto che siamo organismi che deambulano e si adattano a infinite condizioni ambientali. non siamo autotrofi, non siamo cespugli.
homo sapiens ha vissuto per lungo tempo in condizioni di sopravvivenza, come cacciatore raccoglitore, in un ambiente regolato da poche istituzioni, inospitale e precario. se il godimento fosse il presupposto normale per non ammazzarsi, direi che homo sapiens si sarebbe estinto prima di arrivare ad inventare la scrittura cuneiforme.
l'evoluzione mi induce a credere che invece il patrimonio disponibile dell'essere umano sia proprio la capacità potenziale di tollerare la frustrazione e il dolore e di dare ad esse significato, e che sia l'intenzione di sfruttare tale patrimonio di resilienza (con ogni mezzo che si ritiene adeguato, cure e "palliativi" compresi) a funzionare da presupposto per l'eventuale godimento, e non viceversa.

Spero che le mie parole non arrivino insensate o fastidiose, e da parte mia ti ringrazio per l'occasione di riflessione,
fatti forza, buone cose

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  merla il Sab Dic 02, 2017 7:51 pm

Ciao Stancoedeluso,

dopo essermi tranquillizzata e averci riflettuto, credo di dovermi scusare per aver usato delle espressioni probabilmente troppo forti.

Il fatto è che io avevo tentato di condividere un periodo per me molto doloroso e difficile, che ha dei punti di attinenza con il tuo, ma dal tono di alcune cose che hai scritto, mi sono sentita umiliata, e sono scattata un po' male.
In realtà, mi rendo conto che probabilmente da parte tua non c'era nessuna intenzione consapevole di umiliare; da un lato in un forum sulla depressione, sminuire il disagio psichico e i possibili approcci di cura è di default umiliante nei confronti di tutti lettori, ma d'altro canto è un grado di attenzione verso degli sconosciuti che in una persona che sta male al punto da ragionare di suicidio e, nondimeno, con mezzi di comunicazione come questo, non ci si può aspettare e non ha senso pretendere.

Detto questo, mi scuso per le parole eccessive. Continua, però, a sembrarmi una buona idea chiedere un aiuto specialistico, che sicuramente non risolverà la difficoltà pratiche in cui ti trovi a vivere, ma potrebbe metterti in condizione di affrontarle un po' alla volta.
Di fatto ti sei trovato a vivere almeno tre lutti in pochi mesi e l'elaborazione richiede un tempo lungo: percepirsi falliti, i sensi di colpa, l'assenza di speranza sono tutti stati emotivi naturali e fisiologici di un lutto. Detto in altri termini, e sperando di non essere di nuovo indelicata, quello che tu stai provando adesso, con l'assenza di speranza, la rabbia e i sensi di colpa, è più o meno quello che proverebbero i tuoi figli se tu optassi per il suicidio: è vero che a un certo punto "passa", perché tutto passa, ma anche quello che stai vivendo tu ora a un certo punto passerà, compresa la convinzione di essere responsabile di tutte le cose che non sono andate bene.

Ciao
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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  alfredo il Dom Dic 03, 2017 12:27 am

riscriverò il messaggio prossimamente .

alfredo

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  alfredo il Dom Dic 03, 2017 5:03 pm

Ciao Stancoedeluso,
la perdita di persone care , crea inevitabilmente un grande sconforto che per superarlo richiede un periodo di tempo anche lungo a volte , ma si supera . Avere la certezza di essere amati dà tanta energia e quando  questa viene a mancare , per  abituarsi e riprendere in mano la propria vita e l'energia per formare nuove relazioni affettive c'è bisogno di tempo e impegno.
Non si devono però sovrapporre tutta una serie di bilanci ,  convinzioni , riguardo quello che si è fatto o non si è fatto nella vita.  Se sono tutte pressochè negative ,  sono considerazione distorte , dettate dal grande malessere .
Perchè se si insinuano queste idee di indegnità , non fanno altro che complicare la situazione .
Secondo me ,  il giudizio che si rivolge   a se stessi , agli eventi , in situazioni di forte disagio ,   è distorto ma non ci si rende conto , anzi si pensa di essere lucidi e obiettivi  e non si riesce a capire dove si sbaglia .
Anche ad altre persone possono succedere cose simili e  non vengono sopraffatte dalle idee a cui hai fatto cenno , vivono profondi malesseri ma non arrivano mai a pensare di togliersi la vita .  Un motivo ci sarà e  se non riusciamo a scorgerlo   si può  accettare di  avere un deficit nel nostro modo di analizzare se stessi e la realtà che viviamo.
E avere un deficit di analisi  ci permette di alleviare il dolore che si prova attualmente e darsi delle possibilità di cambiamento attraverso la riflessione , lo scambio di pareri .
Sono sempre disponibile , se ti va , ad approfondire certi concetti .
Ciao

alfredo

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  mazzonrocky il Lun Dic 04, 2017 10:30 am

Dopo aver predicato bene (dicendo che c'è sempre tempo per pensare al suicidio, anche dopodomani..), mi sono ritrovato proprio ieri sera a forzarmi per mettere in pratica questi miei saggi insegnamenti. Mi vedevo senza via d'uscita, la mia vita senza la minima possibilità di felicità futura, tutte le carte che potevo giocare ormai le ho giocate, d'ora in avanti è solo ulteriore sofferenza. Quello di buono e di cattivo che potevo fare ormai l'ho fatto. Guidavo, da solo, andando piano, e piangevo. E ho davvero pensato a quello che avevo scritto a te, StancoeDeluso. Mi sono anche sforzato di pensare che probabilmente il mio dolore era anche dovuto a qualcosa di metabolico, al fatto che dormo troppo poco, che sono stanco...cioè, magari è proprio qualcosa di fisico, che non funziona, qualche processo biochimico...sono aspetti che non ho mai approfondito, dentro di me ho sempre la ferrea convinzione (dogmatica) di poter risolvere tutto con la mia forza fisica e con la forza del mio pensiero. Io posso sconfiggere le malattie, e se non riesco, la colpa è la mia. Prendo mezza "pastiglietta" per dormire solo quando ormai la mancanza di sonno mi fa barcollare...
Io ho due vecchi cani, che dormono 23 ore al giorno. Prendono la via come viene. Se hanno un dolore, zoppicano. Se stanno bene, corricchiano. Se li accarezzo, scondinzolano. Se fa freddo, si appallotolano. Sarebbe bello essere come loro? A volte penso che sarebbe bellissimo, altre volte invece penso che preferisco ragionare e soffrire. Canterel ha scritto cose che mi hanno colpito molto. "...dibattersi tra due possibilità: godersi la vita o ammazzarsi. non mi sembra che a livello di specie funzioniamo in questi termini, altrimenti non si spiegherebbe il fatto che siamo organismi che deambulano e si adattano a infinite condizioni ambientali. non siamo autotrofi, non siamo cespugli.
homo sapiens ha vissuto per lungo tempo in condizioni di sopravvivenza, come cacciatore raccoglitore, in un ambiente regolato da poche istituzioni, inospitale e precario. se il godimento fosse il presupposto normale per non ammazzarsi, direi che homo sapiens si sarebbe estinto prima di arrivare ad inventare la scrittura cuneiforme.
l'evoluzione mi induce a credere che invece il patrimonio disponibile dell'essere umano sia proprio la capacità potenziale di tollerare la frustrazione e il dolore e di dare ad esse significato, e che sia l'intenzione di sfruttare tale patrimonio di resilienza (con ogni mezzo che si ritiene adeguato, cure e "palliativi" compresi) a funzionare da presupposto per l'eventuale godimento, e non viceversa.
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E' anche vero che l'uomo moderno ha ormai soddisfatto i bisogni vitali, e si pone obbiettivi non più limitati alla mera sopravvivenza in ambiente ostile. Ma forse qualche passo indietro ci può aiutare. Come fanno i miei cani. Muore uno dei padroni....ne soffrono per un pò, e poi si dimenticano. Fa male una zampa....smettono di correre e zoppicano, fa freddo, cercano un riparo, li accarezzo, scodinzolano. La vita potrebbe essere così semplice!! Chiaro che li porto anche dal veterinario! Senza un aiuto professionale sarebbero già morti, e io sarei senza di loro.

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Risposte

Messaggio  StancoEDeluso il Mar Dic 05, 2017 6:17 pm

Comincio con lo scusarmi cn MERLA:ti assicuro che l’ultima cosa che volevo era quella di umiliarti,ma come spesso mi accade,mi approccio male e sbaglio tempi e metodi. Negli ultimi mesi ho visitato diversi blog e siti che trattano della depressione,e medici e psicoterapeuti vari,tra le cose che consigliano di NON dire ai depressi,ci sono proprio i paragoni su chi sta peggio! Quando stavo bene, mi preoccupavo di chi non era “fortunato” come me,ma ora ti assicuro che non frega proprio niente di chi può stare peggio di me,perché sono IO che sto male!!
ALFREDO, la perdita dei miei non è stata la causa scatenante del mio stato attuale,ma solo un ulteriore passo verso il baratro.È stato,peggiore il lento declino delle loro malattie e il ved rli consimarsi a poco a poco tra i dolori che ha minato il tutto. La,loro fine è stata,se vogliamo essere crudi,un sollievo,chiaramente più per loro,ma tutta questa serie di avvenimenti si sono sovrapposti uno sull’altro,fino ad arrivare allo stato attuale.
C’è questa donna che mi ha supportato e sopportato per quasi 4 anni,passando attraverso drammi personali,separazione,liti e intromissioni di terze persone,e mi è sempre stata accanto ,insegnandomi a guardare positivo e a prendere il bello da ogni piccola cosa...il mio salvagente per non affogare! Una persona che ha sempre pensato agli altri prima che a se stessa,una persona che mi amava per come ero io e basta,una persona sempre sorridente. Ecco adesso anche lei ha raggiunto il limite e non riesce più a rapportarsi con me,nonostante mi ami. Son uno schiacciasassi,un Attila che dove passa non cresce più l’erba. Niente e nessuno mi resiste. Sono riuscito con i miei comportamenti ed atteggiamenti a spegnere anche lei! Quello che mi fa più male è proprio questo:non tanto il mio star male,quanto sapere di essere io che faccio stare male lei,e lei sta male per questo,un cane che si morde la coda. E mi sento sempre più inutile,dato che non riesco a fare nulla per lei,nonostante ci provi in tutti i modi.Sono un problema,anzi,sono IL problema! E allora mi sono stufato di dtare male e di far soffrire gli altri: eliminiamo il problema e tutto a posto! Tutto passa ha scritto qualcuno;ecco passerò anch’io e almeno gli altri staranno meglio! Forse ,CANTAREL,è venuta a mancare proprio quella capacità di resistere al dolore e alla frustrazione. A tutto c’è un limite,e probabilmete io l’ho superato,o non sono così forte come tutta quell’umanità che mi ha preceduto e che ha saputo guardare oltre,ma più semplicemente non riesco a dare più un significato a niente,e le tue parole non sono affatto insensate o fastidiose!
Vorrei davvero essere come i cani di MAZZONROCKY,che prendono la vita come va,ma soprattutto vorrei scodinzolare,perché significa che qualcuno mi sta accarezzando.
Grazie a tutti per le belle paroel e per lo sforzo che ci mettete nel sopportarmi,ma finirete anche voi tritati dalla mia macchinetta...

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  alfredo il Mar Dic 05, 2017 7:01 pm

Ciao e grazie per la risposta .
dici:
Grazie a tutti per le belle paroel e per lo sforzo che ci mettete nel sopportarmi,ma finirete anche voi tritati dalla mia macchinetta...... Very Happy come fai a conoscere qual è il mio limite di sopportazione?

E poi ancora: "Son uno schiacciasassi,un Attila che dove passa non cresce più l’erba. Niente e nessuno mi resiste. Sono riuscito con i miei comportamenti ed atteggiamenti a spegnere anche lei! Quello che mi fa più male è proprio questo:non tanto il mio star male,quanto sapere di essere io che faccio stare male lei "
In altre parole , cosa fai per risultare nel modo in cui ti sei descritto?

" E mi sento sempre più inutile,dato che non riesco a fare nulla per lei,nonostante ci provi in tutti i modi. "
Qui la descrizione diventa un pò complicata .. fai cose per fare stare bene , ma che poi risultano di far stare male?


alfredo

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  StancoEDeluso il Mar Dic 05, 2017 9:20 pm

alfredo ha scritto:Ciao e grazie per la risposta .
dici:
Grazie a tutti per le belle paroel e per lo sforzo che ci mettete nel sopportarmi,ma finirete anche voi tritati dalla mia macchinetta...... Very Happy  come fai a conoscere qual è il mio limite di sopportazione?

E poi ancora: "Son uno schiacciasassi,un Attila che dove passa non cresce più l’erba. Niente e nessuno mi resiste. Sono riuscito con i miei comportamenti ed atteggiamenti a spegnere anche lei! Quello che mi fa più male è proprio questo:non tanto il mio star male,quanto sapere di essere io che faccio stare male lei "
In altre parole , cosa fai per risultare nel modo in cui ti sei descritto?

" E mi sento sempre più inutile,dato che non riesco a fare nulla per lei,nonostante ci provi in tutti i modi. "
Qui la descrizione diventa un pò complicata ..  fai cose per fare stare bene , ma che poi risultano di far stare male?


Non conosco il tuo limite di sopportazione,ma so che alla fine stresso tutti!
Cerco di spiegarmi meglio: Lei mi ha sempre sopportato,ma i miei comportamenti,i miei modi di fare,alla fine hanno fatto si che anche lei non mi sopportasse più. Adesso è in piena crisi depressiva anche lei,e nonostante io abbia cambiato i miei modi di fare,non riesco a farla tornare serena. Cerco di farla stare bene,ma non ci riesco,e lei sta male perché vede me soffrire...non è complicata solo la descrizione,è complicato tutto!

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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  alfredo il Mar Dic 05, 2017 9:43 pm

potrebbe sembrare strano , ma penso che non siano gli altri a farci stare male , ma sia la nostra reazione ai comportamenti altrui .
Allora cerco di capire : lei è andata in depressione a causa dei tuoi modi di fare , tu hai cambiato i tuoi modi di fare per farle passare la depressione , ma a lei non passa , per cui tu vai in depressione e lei alla fine sta male perchè anche te sei in depressione . E' cosi?


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Re: Penso seriamente al suicidio

Messaggio  merla il Mer Dic 06, 2017 9:05 am

StancoEDeluso ha scritto: Negli ultimi mesi ho visitato diversi blog e siti che trattano della depressione,e medici e psicoterapeuti vari,tra le cose che consigliano di NON dire ai depressi,ci sono proprio i paragoni su chi sta peggio!

In realtà la tua è una lettura semplicistica: un conto, come ti stanno dicendo con parole diverse dalle mie, sia alfredo, sia canterel è portare l'attenzione sugli altri sminuendo la sofferenza di qualcuno, un conto è tentare di far vedere a quel qualcuno che la realtà oggettiva che quel qualcuno porta può avere letture tra loro molto diverse. Comprendere che la propria visione della realtà è solo una visione, e magari comprendere quali ragioni fanno sì che sia quella e non un'altra, è un insight, e in genere fa bene, almeno sul medio termine.

Detto questo, se frequenti forum e blog di psicologi e psichiatri, o comunque sul tema, saprai come la depressione (e anche tutta una serie di traumi, lutti, delusioni e fatiche) determina, praticamente sempre, una visione pessimista e distorta di se stessi e delle situazioni esterne, e si accompagna anche spesso e volentieri a sensi di colpa e a molte della sensazioni che riporti. Inoltre un periodo depressivo è, che una persona ne sia consapevole o meno, fisiologico dopo lutti, malattie, separazioni, delusioni lavorative. Ci rifletterei al posto tuo.

Aggiungo una cosa, sulla resilienza tirata in ballo da canterel. In generale credo che la resilienza umana di per se stessa sia limitata quasi soltanto dalla capacità di resistenza fisica: ne è un esempio - passami la digressione storica, mi appassionano le letture sulla prigionia - il fatto che nel periodo nazista il numero di suicidi tra gli ebrei che rischiavano la deportazione si impennò, mentre il numero di suicidi tra gli ebrei nei lager fu incredibilmente bassissimo, nonostante la facilissima attuabilità e le condizioni di vita sotto la soglia della sopravvivenza e della dignità.
Io credo che nelle situazioni di necessità oggettiva e le situazioni in cui si è sotto la soglia della sopravvivenza e della dignità, prevalgano gli atteggiamenti istintivi, il cervello rettiliano, e quindi l'istinto di sopravvivenza. Il pensiero suicida, per quanto potenzialmente molto distorto, è una funzione superiore.

Detto questo, a me sembra che il tuo ragionare di toglierti la vita non sia, come credi, un aver esaurito le tue capacità di resistenza e di sopportazione, semmai che tu creda di aver esaurito le tue opzioni costruttive di resistenza, sopportazione e quindi tu ragioni di opporti alla situazione in un modo distruttivo. Accettare un dolore, una delusione su se stessi o una situazione senza fare più resistenza vuol dire semplicemente dirsi "Fa male, sento il male", nient'altro, senza tentare di fare qualcosa nell'immediato per contrastare le proprie sensazioni e i propri sentimenti negativi. Questo in realtà è costruttivo, perché quando si smette di tentare di contrastare, fisiologicamente il dolore viene elaborato e assume intensità e sfumature più accettabili.

Credo anche, come ti scrissi inizialmente, che questo sia in buona parte veicolato dal narcisismo della società in cui viviamo, che invece di fondarsi su una logica di benessere (non in senso economico) si fonda su una logica prestazionale. L'esito di una situazione (affettiva, professionale, familiare) viene visto quasi esclusivamente in termini di vittoria/sconfitta, l'esito è in linea di massima considerato più importante del processo e si finisce di sentirsi responsabili dell'esito (e in un certo senso maniaci del controllo) che tutto considerato dipende anche da fattori esterni o da fattori che non avevamo tenuto in considerazione, e non responsabili del processo che immancabilmente si svolge nel qui e ora, non ieri e non domani.
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