senso di desolazione

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senso di desolazione

Messaggio  Owl il Sab Mar 18, 2017 3:10 am

Con questo termine si possono intendere svariate cose. Nel caso della depressione può trattarsi di uno dei modi per provare a definire quella sensazione  di vuoto esistenziale che induce molti a farla finita, insieme alla sofferenza che l'accompagna. Bisogna anche tenere a mente i vari livelli di depressione. In caso di depressione grave quel senso di desolazione lo si prova indifferentemente da qualsiasi fattore esterno, altrimenti sono proprio questi fattori a far si che la desolazione raggiunga livelli similmente critici. Io soffro di una depressione persistente da circa un decennio, ma solo la mia situazione personale può aver contribuito a scatenarla e protrarla fino ad oggi. E' desolazione quando intorno a me è rimasta solo mia madre: nel giro di una dozzina d'anni ho avuto diversi lutti familiari, la perdita definitiva di qualunque amico, lo sfumare di qualsiasi ambizione sentimentale (almeno in merito a quelli che dovrebbero essere gli anni della gioventù), la perdurante disoccupazione che tinge il mio futuro di tinte sempre più fosche. Mi sento un peso morto della società, un fallito troppo svuotato di energie per tentare solo di continuare a tentare d'imboccare l'ennesima via d'uscita. Se mi guardo intorno vedo fin troppe persone realizzate, con vite complete e con un senso compiuto.  

Ogni volta che rifletto lucidamente sulla consistenza effettiva di questo senso di desolazione, sento che non dovrei + esitare a prendere un coltello e affondarmelo in gola, ma mi trattiene sempre il senso di colpa nell'infliggere ulteriore dolore a mia madre, che già soffre a sapermi infelice, ma che non può fare a meno di spronarmi a reagire come ha sempre fatto: a suon di pungolate risentite e inducendomi a moltiplicare gli sforzi x cercare lavoro (anche se spesso si tratta della prospettiva di lavori schifosi, che ridurrebbero gli anni universitari a mero tempo sprecato). Ogni volta che accade finiamo col litigare e l'impulso di farla finita torna irruento, ma è sempre mia madre alla base della ragione che continua a trattenermi. Lei vuole ostinatamente illudersi che prima o poi ne uscirò non appena avrò trovato uno straccio di lavoro, ma più tempo passa più sento di non avere risorse né esterne né interne per ottenere quello che vorrebbe anche lei. Ho già programmato mentalmente il momento in cui lei non ci sarà più, dopodiché io avrò mano libera e potrò scegliere se agire all'istante o finire prima almeno di leggere i miei libri.
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Re: senso di desolazione

Messaggio  lorenzobg75 il Sab Mar 18, 2017 2:16 pm

ciao,io soffro di distimia da ormai nove anni e va a settimane,c'è quella che sto meglio e quella con sconforto e angoscia...la mia situazione è diversa dalla tua;ho un lavoro fisso,i miei genitori stanno bene,e anche se non ho una donna sto comprando un bilocale e fra due mesi mi trasferisco,seppur rimanendo vicino alla casa dei miei...ovviamente assumo paroxetina e sono seguito da uno psichiatra...per esperienza posso affermare che se sei predisposto i fattori esterni contano gran poco,ovvio un licenziamento o un lutto sono un duro colpo per tutti,ma io ho iniziato a stare male all'improvviso e senza cause esterne,e da quel momento per me la vita non è piu quella...quindi non darti colpe che non hai,se si è predisposti c'è poco da fare...pensa che ci sono anche persone ricche che hanno tutto e si tolgono la vita...e che questo disturbo è sparso in tutto l mondo indifferentemente dalla posizione sociale...spero che tu non abbia fatto lo stesso mio errore di provare a curarsi solo dopo 5-6 anni di sofferenza...
è ovvio che poi i fattori esterni e sopratutto le motivazioni possono dare un contributo positivo,ma non basta,purtroppo...
in bocca al lupo
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Re: senso di desolazione

Messaggio  alfredo il Lun Mar 20, 2017 8:36 pm

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Re: senso di desolazione

Messaggio  Owl il Mar Mar 21, 2017 1:03 am

la stabilità economica è importante giacché un lavoro mi offrirebbe una distrazione e un senso da dare alla mia quotidianità, inoltre mi darebbe delle risorse per affrontare anche gli altri problemi: la compagnia altrui non si compra ma vi sono risorse che restano inaccessibili a chi è senza reddito

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Re: senso di desolazione

Messaggio  alfredo il Mar Mar 21, 2017 9:41 pm

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Re: senso di desolazione

Messaggio  Owl il Mar Mar 21, 2017 11:56 pm

dubito che un lavoro schifoso mi tirerebbe su, e comunque non sono idoneo nemmeno x quelli: vengono sempre preferiti quelli che hanno già esperienza e vengono scartati proprio quelli che hanno studiato

la mia neurodiversità purtroppo mi rende scarsamente adattabile e l'hanno già confermato le tare sociali che mi porto dietro dall'infanzia
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Re: senso di desolazione

Messaggio  alfredo il Mer Mar 22, 2017 1:53 pm

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Re: senso di desolazione

Messaggio  Owl il Mer Mar 22, 2017 2:36 pm

sono dati di fatto Sleep
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Re: senso di desolazione

Messaggio  alfredo il Mer Mar 22, 2017 2:52 pm

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Re: senso di desolazione

Messaggio  mazzonrocky il Gio Mar 23, 2017 4:27 pm

Caro Owl, dare un senso alla vita è un problema credo di tutte le persone sensibili e intelligenti. Io sono una persona sensibile e mi piace pensare di essere anche intelligente, ed è un problema che sento moltissimo, anche s ho figli e famiglia, cani, ed ho piantato alberi che sono cresciuti. Ho però spesso un senso di assoluta inutilità, di impotenza, di incapacità di cambiare le cose, di vacuità in gran parte delle cose che faccio,
Quando non avevo di questi problemi, mi sono detto cento volte che, nel caso in un futuro mi fosse venuto il pensiero insistente di suicidarmi, sarei invece partito, per l'Africa magari, in una missione, anche se sono ateo, oppure anche a pulire i cessi per emergency, o roba simile. Non avrei buttato via la possibilità di un ulteriore tentativo, di soddisfare una curiosità, di provare, di non aver comunque niente da perdere...
In realtà quando penso al suicidio non c'è altro spazio nella mia mente. Non c'è spazio ne per Africa, nè per Emergency...c'è solo negatività totale, che in quel momento sembra sarà eterna. Ma sono sempre riuscito, finora, a non sbattere la testa contro il muro, a non buttarmi, a non spararmi....dicendomi che no, in un paio d'ore mi sarebbe passato, che dovevo ricordarmi quello che mi ero riproposto, dell'Africa, di Emergency...che valeva la pensa di togliersi lo sfizio di vedere come va a finire, non uscire dalla sala prima della fine del film, e cercare anche di continuare ad essere attore...
Ho smontato la mia pistola. Per spararmi, dovrei prima rimontarla, e questo riduce il rischio di un gesto inconsulto. Ma i muri sono sempre lì, l'auto è sempre lì, e io magari la sto guidando....
Spero di averti trasmesso il senso delle mie vere sensazioni, in certi momenti. Momenti che mi capitano molto meno speso che in passato, ma che non sono totalmente assenti.
Ho pensato di mollare tutto e fare l'assistente sociale, o roba simile. Anche gratis. Ho fatto l'esame di ammissione all'università, e l'ho superato. Poi ho cambiato idea. ed ora ci sto ripensando.
So che non vuoi sentire consigli, e quindi non te ne do. Certo che per una persona sensibile e intelligente, che ha sperimentato sulla propria pelle il dolore e il senso di vuoto, di cose utili da fare ce ne sarebbero tante.

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Re: senso di desolazione

Messaggio  Owl il Gio Mar 23, 2017 11:32 pm

è chiaro che quello che la vita ti ha riservato ha impedito ai tuoi momenti di scoramento di prendere il sopravvento, non è il mio caso
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Re: senso di desolazione

Messaggio  mazzonrocky il Ven Mar 24, 2017 6:40 pm

Se fosse sufficiente aver avuto qualcosa "nella vita precedente" per non deprimersi, spiegami come mai molti che arrivano al suicidio sono persone che dalla vita hanno avuto molto, e a volte moltissimo. E' la mancanza di visione di un futuro minimamente soddisfacente che ti abbatte, non il passato.
Il passato è passato, il futuro è un incognita, è l'unica cosa che possiamo in parte cambiare, l'unico che ci può presentare sorprese, magari anche ulteriormente negative, magari invece positive. Alcuni non lo sapranno mai, perchè si sono preclusi la possibilità di viverlo questo futuro, in qualche caso magari solo per "dare una lezione" a chi non ha voluto o saputo essergli vicino.
Non è il mio passato più o meno soddisfacente che mi ha impedito di suicidarmi, è la curiosità del futuro, e la preparazione che ringraziando il cielo mi sono fatto per questi momenti di crisi estrema. Se penso solo agli anni in più che ho potuto vivere da quando ho avuto le prime crisi, ai giochi con i cani, alle litigate sulla politica, al soccorso ai feriti, all'accompagnare amici e parenti sul letto di morte, al desiderio di praticare su un amico l'eutanasia (cioè di ucciderlo con le mie mani perchè smettesse di soffrire!!!!), alla commozione di vedere, dopo la sua morte naturale, suo figlio,con cui era in continua lite, diventare ottimo musicista, e di commuovermi (come mi capita proprio ora) alle esperienze che ho fatto perchè HO VOLUTO FARLE, e con grande fatica...bene, tutto questo non è stata per me solo gioia, è stata anzi in gran parte sofferenza...ma se io non ci fossi più? Non sarei qui a scrivere (anche se in questo caso so che non ti sono probabilmente di aiuto), non avrei scritto come ho fatto poco fa una lettera al Ministero della Salute per rompere le balle su altri argomenti....niente, niente più pensieri, niente più aria inquinata, acqua fredda, neve, pioggia, tristezza, amarezza...niente, come in un sonno profondo ed eterno senza sogni. Basta, sparito!! Capisco ch per qualcuno, forse per te, questo possa essere un desiderio, per smettere di soffrire. Finora non sono stato pronto per sparire nel nulla, preferisco ancora soffrire. E mi dico che questa cosa dovrò ripetermela, nel mio prossimo periodo di crisi profonda.
Tutte cose che non tolgono il dubbio sul significato della vita. Almeno fossi credente, me ne farei una ragione, ma così, da ateo, devo sempre trovare uno scopo, e non è facile per niente. E' solo la curiosità, il non voler buttare via tutto, il non voler affrontare il Nulla, il preferire la sofferenza al nulla. Non so se tu abbia parenti con Alzheimer, conosca bene disabili, abbia mai fermato un emorragia arteriosa, abbia mai cercato invano di rianimare un arresto cardiaco....so che a un depresso, in linea di massima, di queste cose non gliene frega niente, perchè è depresso, non è colpa sua...ma qualche spunto si può provare a prenderlo. Di cose da provare a fare ce ne sarebbero tante, ma tante, a buttare tutta la nostra vita nel cesso , non solo il passato che conosciamo ma anche il futuro di cui non sappiamo nulla, si è sempre in tempo.


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Re: senso di desolazione

Messaggio  mazzonrocky il Ven Mar 24, 2017 6:47 pm

Aggiungo che proprio ora ho ricevuto una email da un amico di sempre (oltre 40 anni) col quale da oltre 10 anni ero in rapporti ASSOLUTAMENTE PESSIMI, UNA DELLE PIU' GRANDI DELUSIONI ED AMAREZZE DELLA MIA VITA. Lo scrivo in grande per rendere l'idea, è stata una delle cause del mio periodo di crisi più profondo. Facendo un lavoro ENORME su me stesso sono riuscito, mettendoci anni, ad accettarlo con tutti i suoi limiti, a vederlo come un'altra persona, a cercare di vederne le cose buone ed ignorare quelle pessime, perchè lui non ci può fare niente, ormai lo so.
Bene, mi ha invitato a veder una gara di windsurf con lui!!! Credimi, è ASSOLUTAMENTE INCREDIBILE (ossimoro).

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Re: senso di desolazione

Messaggio  Owl il Ven Mar 24, 2017 11:56 pm

sono stufo di ricevere obiezioni dovute a una lettura poco attenta di quanto ho scritto, il che m'impone ogni volta di ripetere cose già dette:

è chiaro che se una persona soffre di depressione maggiore, questa è dovuta a cause endogene e non dipende da fattori esterni (che sarebbero superflui per condurre a un suicidio), che invece non possono non contribuire in caso di depressione distimica
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Re: senso di desolazione

Messaggio  mazzonrocky il Lun Mar 27, 2017 7:07 pm

Hai ragione, non sono preparato, Scusa se ti ho fatto perdere tempo.

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Re: senso di desolazione

Messaggio  merla il Mar Mar 28, 2017 4:13 pm

Era un po' di giorni che non entravo nel forum e non avevo visto l'evoluzione di questo thread, la chiusura e i messaggi rimossi.

Personalmente, e probabilmente sbaglio ma ragiono a sensazioni e non tanto a categorie diagnostiche, ho la sensazione (non da oggi) che tu Owl stia dentro a una grande gabbia di costrutti di ragionamento, teoricamente lucidi, in concreto deviati proprio dalla convinzione di essere lucidi e razionali. Personalmente, io vedo un cortocircuito logico nel definire "razionali" i ragionamenti su stessi, ma magari sono opinioni.

Quindi ora scusami tu e i lettori se faccio un intervento un po' fuori dalle righe. Io ti ho sempre letto molto concentrato sul confronto con gli altri, sempre molto puntuale nel mettere in evidenza quando gli altri non ti avevano letto con attenzione e altrettanto puntuale nel mettere in evidenza quando gli altri non erano in grado di capire la portata e l'entità dell'impotenza che tu ti trovi a subire.
E ogni volta resto un po' perplessa perché il mio personale avere esperito l'impotenza è sempre stato accompagnato dal fatto che "non lo sapevo" e non sarei stata in grado ragionare sulla mia impotenza; l'ho scoperta e ci ho ragionato dopo e da dentro la gabbia per me non era qualcosa che potesse essere messo in evidenza. Però questa è una digressione quasi filosofica che magari si spiega con capacità di ragionamento nettamente superiori della mia.

Quello che veramente non mi spiego di questo thread è come sia possibile che tu noti ogni volta in cui un qualche interlocutore ti risponde in un modo non perfettamente assonante a quanto avevi scritto e in merito protesti anche con un certo vigore.
Poi...qualcuno cancella diversi interventi (di cui io ricordo il primo e noto il tuo sbadiglio, maleducato, in calce all'ultimo, per cui suppongo che finisse qui, e in caso contrario mi scuso di questo intervento lancia in testa) e il tuo vigore e il tuo monito all'attenzione verso l'altro... non ci sono più, sono andati in vacanza.
Com'é tutto ciò? Empatia a senso unico?
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Re: senso di desolazione

Messaggio  canterel II il Mer Mar 29, 2017 7:31 pm

vedo in questo thread un problema reciproco di comprensione e di empatia sul quale posso intervenire in due modi:

1) da moderatore, tagliando la coda del topic con gli ultimi interventi livorosi e inviandola in off topic. invito inoltre gli intervenuti ad automoderarsi, se anche eventualmente proseguisse lo scambio polemico che ora finisce in off topic.

2) da utente, consigliando a tutti di evitare di intervenire per rimarcare una posizione di ostilità sterile, che tanto è già stata espressa a sufficienza. in generale suggerisco questo atteggiamento quando si creano le condizioni di una polemica (a prescindere dal merito della polemica e dalla distribuzione di torti e ragioni):
prima di aggiungere interventi nel vivo della polemica, sarebbe utile sincerarsi di essere disposti a ricorrere a 2 risorse che sono la fiducia e la pazienza.

ricorro alla fiducia se, rispondendo ad un utente in una situazione polemica, penso di potermi spiegare meglio e di trovare una mediazione con l'interlocutore, e penso che anche l'interlocutore possa spiegarsi meglio e aiutarmi a comprendere la sua posizione. non significa che la fiducia debba essere totale, ma insomma penso ancora che un ulteriore scambio possa migliorare la situazione comunicativa. e lo penso perché ho davvero idee su come esprimermi meglio o domande da porgere gentilmente all'interlocutore per aiutarlo ad esprimersi meglio.

ricorro alla pazienza se, rispondendo ad un utente che è entrato in polemica con me, penso che non ci siano molti margini per rendere più chiara, più accettabile o più rimediabile la situazione comunicativa, non credo di potermi spiegare meglio e non credo che l'interlocutore disponga al momento di capacità o intenzione di rimediare, ma mi sento almeno pronto ad affrontare in modo civile ed educato l'esito temporaneamente negativo dell'interazione, so che non raccoglierò provocazioni e non fornirò contributi intenzionali per una escalation di insulti o turpiloquio o sarcasmo. cercherò di ribadire quello che è necessario ribadire senza tanta fiducia di migliorare il mio messaggio, ma mostrando almeno all'interlocutore che posso accettare senza scompormi la sua reazione o il suo pensiero, e tenendo come obiettivo fisso quello di comportarmi con rispetto ed educazione, a prescindere da come si è comportato l'interlocutore.

se mi rendo conto che non credo di poter migliorare l'esito dello scambio, ho esaurito la fiducia. se mi rendo conto che non so come chiudere la comunicazione in modo educato e rispettoso, ho esaurito anche la pazienza. e fatta questa diagnosi, il comportamento ideale è ammettere serenamente di non sapere cosa dire e di essere indisposti a proseguire, oppure sospendere l'interazione e non scrivere niente nel thread, finché non sentirò di aver recuperato una delle 2 risorse (la pazienza o la fiducia).

in generale, sarebbe bene non fare neanche il log in nel forum, nei momenti in cui stanno a zero sia la pazienza che la fiducia.
in tale condizione si possono fare tante cose esteticamente e intellettivamente più consone, come bestemmiare in solitudine, uscire a fare una passeggiata per distendersi, consumare pornazzi, darsi alla scrittura creativa o ad altre attività artistiche, ascoltare Burzum, accendere un cero ed evocare Chtulhu, ecc ecc, tutte cose da farsi alla larga da internet (salvo il consumo passivo spettatoriale di pornazzi o di altre forme testuali accessibili), considerando che internet è un ovvio moltiplicatore di astio e nervosismo.
e questo è insomma il suggerimento da utente, per quello che vale e per tutti.
è un suggerimento, non è un regolamento, e quindi è discutibile, adattabile o rinunciabile quanto si vuole.

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