LE NOSTRE PROSE

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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  canterel II il Dom Dic 26, 2010 6:51 pm

mi permetto di unire il post narrativo di cecco/lucedamore al preesistente thread "LE NOSTRE PROSE". In qualità di utente di lungo corso, ho memoria di argomenti aperti molto tempo fa e poi sommersi da altri più freschi. è fisicamente impossibile ordinare tutto, ma a volte, come in questo caso, la pregevole fattura dei nuovi post mi fa ricordare che esistono thread tematici idealmente dedicati alla raccolta delle nostre perle.
spero quindi che non vi dispiaccia se antologizzo il saporito racconto marinaresco del pirata cecco.

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Cecco invita al rispetto delle donne

Messaggio  Lucedamore il Lun Dic 27, 2010 8:00 pm

Nessuno ha detto nulla, pazienza. Cecco ama provocare dalla scrivania della sua tenuta in Toscana, ma la sua provocazione, complice il moscato dei giorni di festa, non è stata colta. O forse siamo tutti indifferenti oramai a qualsiasi atto di violenza....certo voi donne dovevate farvi sentire. Crying or Very sad

Nel racconto di cui sopra si parlava dell'attacco di una nave inglese da parte di un vascello di pirati. L'esercito inglese è stato sterminato. Sono state rinvenute, nella stiva della nave, 20 giovani donne inglesi.
Queste donne, sono state usate come oggetto di piacere per soddisfare la voglia di 100 uomini che non avevano nulla da perdere. Questo è un atto di crudele violenza, perpetrato ancora una volta dal genere maschile sul genere femminile.

Qui urge una riflessione. Nella seconda guerra mondiale morirono decine di milioni di persone. Forse 50 milioni, forse 60. Siamo stati sempre condotti a riflettere sula follia dell'olocausto, tragedia di inarrivabile odio, ideata forse da un unico uomo, (cosa impossibile credo) più probabilmente da una gerarchia di uomini demoni che si sono ritrovati insieme in circostanze storiche favorevoli. Ed in effetti l'olocausto merita una riflessione continua, affinchè non si possa mai più ripetere.

Un aspetto, se volete marginale, ma poi non tanto, è il capitolo che riguarda le violenze perpetrate dai soldati di ogni schieramento, sulle donne della popolazione civile. Ora, non saprei quanti soldati morirono in quei 6 anni, forse qualche milione. Potremmo dire che ai maschi, creature più fragili delle femmine, è sempre toccato di morire sui campi di battaglia, fin dai tempi antichi, poi al tempo dei romani, poi pian piano salendo nel corso dei secoli arrivando ai giorni nostri. Gli uomini muoiono sui campi di battaglia e le donne se ne stanno a casa, apparentemente in luogo sicuro, accudendo i figli. Sembra una sorta più felice quella delle donne.

Già. Ma guai, guai alle donne (e anche ai bambini) degli uomini che giaciono uccisi sul campo di battaglia. pale

Ci insegnano la storia a scuola. E così impari che Giulio Cesare è stato, insieme a Napoleone il più grande stratega. Ti inculcano concetti di grandezza, di genialità, di grande capacità. Ma non avranno ucciso e stuprato anche i romani nelle loro battaglie di conquista?
E Napoleone...questo piccolo grande uomo, quale giustificazione può avere la sua follia di condurre l'esercito fino a Mosca? Aìvrà fatto danni strada facendo secondo voi?

Gengis khan, il grandissimo condottiero mongolo conquistò e unificò la Cina (se ricordo bene) oltre a costituire l'impero più vasto di tutti i tempi. Prese per fame la città di Pechino la quale si chiuse dentro le proprie mura nel tentativo disperato di resistere.
Passarono mesi, poi nel 1215 la città si arrese (per fame). Quello che io non son riuscito a trovare in rete, ma ricordo lo sentii a Superquark, è che quando l'esercito mongolo entrò in città uccise ogni essere umano che stava in essa. Si parla di 2 milioni di morti. E migliaia di stupri.

"L'impero fondato da Genghis Khan presenta luci ed ombre; accanto a iniziative positive come il sistema postale, il divieto all'uso della tortura, l'esenzione per insegnanti e dottori al pagamento delle tasse, il principio della libertà di religione, molti cronisti forniscono dati impressionanti sulle stragi compiute dai Mongoli durante le loro conquiste.
Ad esempio, la Cina avrebbe avuto prima dell'invasione una popolazione di 100 milioni di abitanti che si riducono a 60 milioni nel 1300, ossia circa 50 anni dopo la conquista dei Mongoli."

Ma veniamo a noi. Grazie all'intervento americano l'Europa si salvò dalla follia nazista. Vero.
I soldati tedeschi violentarono le donne polacche, francesi, ecc...
E gli americani?
E i russi?

"Gli stupri come arma di guerra [modifica]
La versione ufficiale dei fatti sostiene che l'Armata Rossa avesse a sua disposizione due settimane per saccheggiare e violentare a Berlino. In realtà, il 3 agosto 1945, dunque tre mesi dopo la resa della capitale tedesca, il maresciallo Żukov diramò un ordine molto duro per cercare di controllare il degenerare dei fenomeni di "rapina, atti di violenza fisica ed episodi scandalosi". L'espressione episodi scandalosi designa nel lessico epurato della burocrazia militare la violenza sessuale.

Secondo i due principali ospedali di Berlino il numero delle donne stuprate varia tra 95.000 e 130.000. Secondo la testimonianza di un medico su 100.000 donne violentate almeno 10.000 sarebbero morte, quasi tutte suicide. Le donne tedesche violentate durante la seconda guerra mondiale furono nel complesso 2.000.000 di cui 1.400.000 in Prussia orientale, Pomerania e Slesia, dove l'esercito russo violentò con maggiore brutalità.

A Berlino le donne impararono presto a sparire durante quelle che sono state definite "le ore di caccia". I berlinesi ricordano che siccome tutti i vetri delle finestre erano andati distrutti in seguito agli spostamenti d'aria delle esplosioni, ogni notte si sentivano le urla delle vittime"

Si dice inoltre che migliaia furono gli stupri da parte dei soldati americani su donne francesi e inglesi, con una netta prevalenza di atti compiuti da uomini di colore.

Ecco i riferimenti:

http://www.amitaba.net/iviaggidiamitaba/mongolia/120mongoliagengiskhanelimperomongolo.htm
http://www.unive.it/media/allegato/dep/n10-2009/Ricerche/BianchiB.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Una_donna_a_Berlino

Ritornando al racconto che ha dato origine a questa riflessione, urgono alcune precisazioni.
Il capitano era sì un uomo rispettato e temuto da tutto il suo equipaggio, ma era pur sempre un uomo solo. Ci fu l'assalto alla nave inglese. A battaglia terminata, l'animo dei vincitori, eccitato di adrenalina assassina, dove tutto era sporco di sangue e di cadaveri, rese le menti incapaci di pensieri razionali. Lo scoprire la presenza di quelle 20 donne fu preludio inevitabile della successiva violenza.

Non condannate il capitano.
Anzi, vi dico che fra tutti quegli uomini, fu lui l'unico giusto. Tenne per se una donna e la condusse nel suo alloggio, laddove ella si riposò nel suo letto senza che nulla le fosse fatto. Fu rispettata e salvata.
Non avrebbe potuto, il capitano, salvare altre donne, con 100 pirati a bordo, resi ebbri da stati d'animo eccitati dalla battaglia. Il confine tra il bene e il male è spesso sottile.

Cercare di proteggere quelle donne non sarebbe servito a nulla. Ci sarebbero state atti d'insubordinazione sulla nave con conseguenze imprevedibili. Perchè il denaro e la donna sono cose troppo appetibili e fonti di liti e guerre. Per poter gestire all'unisono quel branco di uomini, quelle donne andavano sacrificate.

Sei mesi dopo, le donne furono riconsegnate agli inglesi, in cambio di un lasciapassare.
Il capitano fuggì in Messico, dove iniziò una nuova vita.
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  merla il Lun Dic 27, 2010 9:28 pm

Lucedamore ha scritto:

Qui urge una riflessione. Nella seconda guerra mondiale morirono decine di milioni di persone. Forse 50 milioni, forse 60. Siamo stati sempre condotti a riflettere sula follia dell'olocausto, tragedia di inarrivabile odio, ideata forse da un unico uomo, (cosa impossibile credo) più probabilmente da una gerarchia di uomini demoni che si sono ritrovati insieme in circostanze storiche favorevoli. Ed in effetti l'olocausto merita una riflessione continua, affinchè non si possa mai più ripetere.

Un aspetto, se volete marginale, ma poi non tanto, è il capitolo che riguarda le violenze perpetrate dai soldati di ogni schieramento, sulle donne della popolazione civile. Ora, non saprei quanti soldati morirono in quei 6 anni, forse qualche milione. Potremmo dire che ai maschi, creature più fragili delle femmine, è sempre toccato di morire sui campi di battaglia, fin dai tempi antichi, poi al tempo dei romani, poi pian piano salendo nel corso dei secoli arrivando ai giorni nostri. Gli uomini muoiono sui campi di battaglia e le donne se ne stanno a casa, apparentemente in luogo sicuro, accudendo i figli. Sembra una sorta più felice quella delle donne.


Secondo le stime attuali di wikipedia:
71 milioni di morti, di cui 22 milioni militari e 48 milioni civili.
10 milioni di militari russi + 12 milioni di civili russi (la nazione che ha in assoluto avuto più vittime).
I soli campi di sterminio/prigionia tra i 12 e i 17 milioni di morti

Durante la seconda guerra mondiale si parla di 2 milioni di stupri da parte dei russi, qualche decina di migliaia da parte di americani e circa 60 mila in italia. Denunciati. Così a sentimento mi sembrerebbe ragionevole dire tra 2 e 5 milioni di stupri in Europa perpetrati dagli alleati, o al max 10.

Considerato però che al tempo in Italia lo stupro era una cosa ""normale"" a cui si riparava semplicemente sposando la donna e rimettendo così tutto a posto, non ci vedo sto tremendo accanimento nei confronti della donna da questi numeri, almeno non nel contesto della cultura italiana. Dipende sempre un po' dalla cultura imperante anche la valutazione della crudeltà messa in opera in un atto di violenza.



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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  mmm il Mar Dic 28, 2010 1:48 am

Un film a tema: http://it.wikipedia.org/wiki/La_ciociara

Un po' di contesto: http://it.wikipedia.org/wiki/Marocchinate

Non ho molto da dire...

Vediamo se riesco a spiegarmi... se quando valuto i tedeschi mi può venire in mente l'olocausto, quando valuto i marocchini o i francesi mi possono venire in mente le marocchinate, gli americani invece tra i "peccati originali" hanno le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Non sto parlando di un'ottica razzista, ovviamente è da dementi andare a pestare un marocchino per qualcosa che hanno fatto i peggiori tra i suoi connazionali tanti anni fa. Solo... un minimo di prospettiva storica bisogna tenerla a mente, quando si ragiona sul mondo e cose del genere.

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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  canterel II il Mar Dic 28, 2010 5:05 pm

merla ha scritto:Considerato però che al tempo in Italia lo stupro era una cosa ""normale"" a cui si riparava semplicemente sposando la donna e rimettendo così tutto a posto, non ci vedo sto tremendo accanimento nei confronti della donna da questi numeri, almeno non nel contesto della cultura italiana. Dipende sempre un po' dalla cultura imperante anche la valutazione della crudeltà messa in opera in un atto di violenza.

solo due dubbi che mi spingerebbero a procedere con i piedi di piombo nel porre l'argomento:
1. non parlerei di "cultura italiana" come un blocco tanto omogeneo, relativamente a questa cosa. tra ambienti rurali e urbani, e in virtù di forme di educazione popolare differenti e concorrenti, credo che la reazione di ogni comunità locale di fronte agli stupri di guerra andrebbe pensata nella sua singolarità.
2. anche dove esisteva una forte cultura maschilista, credo che la differenza tra lo stupro consumato nella comunità e quello perpetrato dai soldati degli eserciti occupanti fosse importante e ben percepita. tra l'altro, il matrimonio riparatore in quel caso non era quasi mai proponibile. del resto, ancora adesso nel discorso pubblico si distingue tra stupro intrafamiliare e stupro che coinvolge estranei, soprattutto stranieri e soprattutto extracomunitari. nel primo caso si stimano percentuali altissime di occultamento del fenomeno, nel secondo caso è possibile che su un singolo fatto di cronaca la stampa si diffonda per mesi, arrivando anche a farne l'argomento determinante di una campagna elettorale.

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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  merla il Mar Dic 28, 2010 6:25 pm

I dubbi son sempre benvenuti. :-)

Il mio discorso comunque non si riferiva a chi lo stupro lo subisce.
Pur condannando l'atto, e questo credo sia fuori discussione, quelli che hanno appunto commesso tali atti credo invece che non si possano sottoporre al nostro stesso tipo di giudizio, in virtù dei diversi contesti culturali.

Il richiamo al codice rocco era più che altro un indicatore del fatto che evidentemente la mentalità era diversa da quella con cui ci approcciamo adesso, se questo era anche sanzionato per legge.
Ora, senza voler fare l'avvocato del diavolo, mi sembra però legittimo concedere l'attenuante a chi ha commesso quegli stupri di aver vissuto in un epoca dove lo stupro non era considerato un atto di gravità pari a quella che gli diamo oggi.

Tutto qua
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  canterel II il Mar Dic 28, 2010 6:47 pm

se è vero che in generale, e non solo in italia, non c'era una sensibilità giuridica e istituzionale paragonabile a quella odierna, io con tutta la circospezione del caso oserei dire che lo stupro, durante la seconda guerra mondiale, è stato usato scientemente in varie occasioni come arma contro le popolazioni dagli eserciti in campo - oltre che come strumento di ricreazione per i soldati. direi che insomma c'era già, almeno tra quelli che nelle catene di comando avevano esperienza di questo uso della forza, la consapevolezza del suo potenziale offensivo e terrorizzante.

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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  merla il Mar Dic 28, 2010 10:34 pm

Ho capito e son d'accordo sull'azione di massa.
A cui va anche aggiunto, nella seconda guerra mondiale e in guerre successive, l'aspetto etnico che risulta un'ulteriore violenza & offesa per le popolazioni che subiscono stupri di massa.

Ma resto della mia idea per cui in una società in cui i soggetti deboli - donne e bambini - sono considerati di serie B, il singolo che commette un atto di violenza nei confronti di un soggetto debole è meno cosciente della portata di violenza e di offesa del suo atto. E credo che questo vada messo in conto se si fa un ragionamento di uomini e donne, in quanto i rapporti tra i sessi si sono evoluti, per fortuna, ma proprio questa evoluzione complica un'eventuale giudizio o condanna di singoli atti avvenuti nel passato.

Poi come azione strategica di guerra è esecrabile, ma lo stupro di massa per quanto ne so, è una delle azioni sui civili che alzano il livello dello scontro e del terrore, come possono essere le rappresaglie sui civili, ecc. Come anche lo stupro come mezzo di tortura.
Ammesso e non concesso che una guerra possa rientrare entro dei contorni di civiltà, lo stupro di massa esce da tali contorni, ma probabilmente è solo una delle tante azioni che escono da tali contorni.
Non so, io la vedo l'ennesima forma di violenza che si attua - come tutte le forme - di violenza verso dei soggetti più deboli. Non lo vedo come qualcosa che implichi altre componenti.
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Un fiore per ogni donna...

Messaggio  Lucedamore il Mer Dic 29, 2010 3:20 pm

afferma qualcuno, su 100.000 donne berlinesi violentate, 10.000 sarebbero morte (molte per suicidio).
Io credo che la coscienza del male ci fosse allora come oggi. Imperdonabile.
Questo mi fa capire che non è una questione di razza: i tedeschi non sono peggiori degli italiani. E' l'uomo, creatura libera, che può scadere nel sonno della ragione.

Non so che dire. Anzi no...ritengo che su questo argomento, la sua rappresentazione in qualsivoglia forma, spetti di diritto solamente alle donne.
Rammento di quando mi capitò, anni fa, di vedere in una notte di lavoro, il film "Stupro", dove quel noto attore che interpreta l'altrettanto noto commissario, recita in quel film la parte di un demonio criminale.
La storia racconta della notte di violenza da parte di decine di ragazzi, su due povere ragazze tedesche, autostoppiste nel sud Italia.

Non solo il film è disgustoso, (io a un certo punto ho cambiato canale perché era rivoltante sentire le urla prolungate...) infatti il regista (uomo) insiste sulla scena di stupro per decine di minuti, lasciando intendere che mezzo paese si sia radunato fuori da una casetta isolata in campagna, aspettando il proprio turno per violentare queste ragazze. Il bello è che quando una delle due ragazze sviene (mentre viene violentata) tutti si allarmano pensando sia morta: un pò come dire, finchè la si violenta è un conto, in fondo è una bravata, ma se dovesse morire allora la cosa è seria.
Ma soprattutto è poco credibile quando dipinge il ruolo di una delle due, quella meno sensibile, che in "quella situazione" anormale rimane quasi fredda e con aria di sfida, affronta a testa alta uno dei suoi aguzzini con le parole: "Vuoi scoparmi? E allora scopami"...o qualcosa del genere. Credo che in questo passo del film, la mano maschile del regista, si sveli chiaramente.

Io so solo che quella notte provai veramente fastidio e rabbia e da allora, CREDETEMI, ogni volta che su RAI 1 fanno le puntate di quel noto commissario, io cambio canale perchè non riesco a guardarlo.

Un punto di vista femminile, sarebbero stato sicuramente "meno spettacolare" nel mostrare certe scene, ma più profondo e veritiero del dramma che si consuma nella mente di una donna.

Vi offro un flower a voi tutte, creature dolci e delicate, create per far compagnia all'uomo, ma degli uomini voi siete compagne e madri.
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  canterel II il Mer Dic 29, 2010 4:19 pm

Lucedamore ha scritto: a voi tutte, creature dolci e delicate, create per far compagnia all'uomo

un po' come i cani... Very Happy


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bhe...

Messaggio  Lucedamore il Mer Dic 29, 2010 4:49 pm

nella Bibbia...non c'è scritta che Dio...vide che l'uomo si sentiva solo e volle creare la donna per fargli compagnia?
Io credo...

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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  canterel II il Mer Dic 29, 2010 5:39 pm

Lucedamore ha scritto:nella Bibbia...non c'è scritta che Dio...vide che l'uomo si sentiva solo e volle creare la donna per fargli compagnia?
Io credo...

sì, sì. ho anche messo la faccina sorridente, tanto per chiarire che non volevo fare un'osservazione seria. ad ogni modo, direi che tra la mia osservazione e la narrazione biblica sull'origine della donna non c'è conflitto. si possono ammettere entrambe le cose.

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Cecco e le mutandine rosse (Vietato ai minori di anni 18)

Messaggio  Lucedamore il Gio Dic 30, 2010 8:49 pm

...sono sconvolto...è stato qui Cecco, se nè è appena andato.
Voi lo conoscete, Cecco è Cecco, in Toscana lo conoscono tutti e anche nel regno del Gran Papato, perfino nel regno borbonico il suo nome è tenuto in alto rispetto. Io gli sono amico o almeno credevo di esserlo. No dai...gli sono sempre amico. Tutti vorrebbero avere un amico come lui.
Stasera è stato qui, ma la persona che avevo di fronte non sembrava il solito Cecco, sembrava diversa.

Credo avesse bevuto. Alzava la voce, con tono acre di cattiveria. Mi ha offeso, sapete?

<Dove sono? Dove sono? Dimmi dove le haiii messeeeeee! Dimmelo o ti strappo quel grugno dal collo, come è vero che mi chiamo Cecco!> così mi ha apostrofato appena ha aperto la porta.
Come l'ho visto apparire mi è preso un colpo. Ho balbettato qualche parola che credo suonasse così:<ciao Cecc..uhm...dove sono cosa? Cosa cerchi?>

Cecco:<Lo sai,cazzo! Dammele! Dammele subito o ti gonfio come una botte di brunello!>
Luce:<Calmati Cecco, calmati prima. Che cosa dovrei darti? Davvero non ho capito cosa cerchi..>

Cecco:<Te le ho portate qui qualche tempo fa, ricordi? Ti ho chiesto di custodirmele.Tu eri mio amico, mi fidavo di te per questa cosa. Se le hai vendute giuro che ti faccio diventare nero come un fagiolo...>
Luce:<Cecco scusa ma....che cosa è che tempo fa mi hai dato, chiedendomi di tenertele in custodia? Aiutami a ricordare amico mio....tu sai che di me puoi sempre fidarti....lo sai...>

Cecco:<Non so più niente invece! Non mi fido più di nessuno....le avevo pagate 3 denari, alla bottega di Lorenzo il Bertuga...lui mi disse che le aveva fatte importare direttamente dalla Francia...lì certe cose le fanno bene...e te le ho consegnate quel giorno stesso....titale fuori o giuro che non ne esci vivo....>
Luce:<Cecco...ancora non comprendo bene...che cosa è che comprasti alla bottega di Lorenzo il Bertuga?>

Cecco:<Mi prendi per un citrullo? Lo sai benissimo? Te le sei tenute per qualche tua femmina vero? Infame...oppure le hai rivendute per farti due soldi? Bada Luce che se non le tiri fuori subito...qui finisce male...>
Luce:<Cecco...Cecco..dimmi di cosa parli una buona volta! Fammi capire!>

Cecco:<LE MUTANDINE ROSSE!! LE MUTANDINE...quelle in pizzo...ricordi? Te le portai qualche mese fa....aprii il sacchetto e te le mostrai....ricordi ora? Le avevo comprate pensando alla sera di S.Silvestro...>
Luce.<????? Davvero non ricordo Cecco...sei sicuro??>

Cecco:<Ricordo le scrutammo insieme....te le descrissi nei dettagli..ricordi? Al pari di come Lorenzo il Bertuga fece con me. Ricordi la loro fattura pregiata? Un pizzo fatto a mano che richiese decine di ore di lavoro di una provetta artigiana ...la loro morbidezza al tatto...soffici e allo stesso tempo così calde...e poi....poi...poi il coso...come dire...il modello...sì ecco...il modello...non si è mai visto qualcosa del genere qui nel GranDucato...nessuna femmina hai mai indossato qualcosa di così...e come continuò a dirmi il Bertuga...la vera novità che rompe con la tradizione secolare è che sul davanti si vede tutto....sì così m'ha detto...>
Luce:<Bhe...come si vede tutto Cecco...spiegati meglio...>

Cecco:<LA TOPA! LA TOPA! Davanti è tutto trasparente....si vede tutto...il pelo...il pelo nero della femmina....è la nuova moda dei borghesi francesi.....quei maiali vestono così le loro donne....vogliono vedere il pelo..capisci?>
Luce:<Ah...uhm...certo deve essere eccitante....uhm...no è che...credimi Cecco...io non ricordo di averle mai viste stò mutandine....sei sicuro di avermele portate?>

Cecco:<Bada Luce...bada a te...sicuro che te le ho portate! Le hai vendute? Dimmelo....le hai date a qualche zoccola vero? Brutto schifoso...è così che tratti un amico???>
Luce.<Cazzo Cecco...ora piantala una buona volta!!! Ti dico che non le ho mai viste ok? Ti stai sbagliando...>

Cecco:<Uhm....sembri sincero....mah...eppure ero sicuro....uhm....e allora dove le ho messe? Ti prego Luce aiutami....mi servono prima di domani sera...>
Luce:<E perché? Perché prima di domani sera ti servono?>

Cecco:<E' la sera di S. Silvestro. Sono stato invitato a corte.>
Luce:<E vuoi andarci con indosso quelle mutandine rosse?>

Cecco:<Te non hai capito....Luce...domani sera alla festa ci sarà anche DonnaSabrina, moglie del mercante Giannoffi...il marito è partito mesi fa per i suoi commerci, DonnaSabrina si sente sola nella sua grande casa, io mi son prestato di farle compagnia...tu mi conosci...no?>
Luce:<Sì..sì ti conosco...e sento puzza di guai Cecco...non hai pensato che se la servitù dovesse vederti in compagnia di quella donna, di sicuro il Giannoffi sarebbe avvertito e a quel punto la tua vita varrebbe meno di un ducato. Certe femmine è meglio lasciarle perdere Cecco....credimi...>

Cecco:<Alla sua casa ci son stato due volte...portando manoscritti...ha la passione delle poesie...e accanto a noi, nella stanza, c'erano le sue damigelle. Tutto è avvenuto alla luce del sole....e comunque è bastato per farmi ribollire il sangue di voglia....Voglio quella donna Luce...le mutandine le ho prese per lei...son mesi che attendo questo evento....>
Luce:<Bhe guarda Cecco....io non ne voglio sapere nulla dei tuoi intrighi. Sei grande abbastanza....ti dico solo di stare attento...quella donna è pericolosa..>

Cecco:<Starò attento amico...ma per adesso l'unica mia preoccupazione è di ritrovare quelle mutandine...3 ducati mi son costate...ma dove le avrò messe?>
Luce:<Non è che magari...hai chiesto al Bertuga di conservartele? Forse le ha lui...>

Cecco:<Uhm...uhm...sì...sì...forse è andata così...inizialmente volevo..pensavo di farle nasconderle a te....poi....oh perbacco! Ora ricordo! Dopo averle comprate, mi stavo dirigendo verso casa tua, poi però cambiai idea e ritornai alla bottega!! Grazie Luce!!! Oh ma dove ho mai la testa...se non ci fossi tu ad aiutare il povero Cecco.....sei un amico...>
Luce:<Ma di nulla Cecco...spero che domani sera tu possa vivere una bella serata....poi mi racconterai..>

Cecco:<Certo...e...e tu? Te che farai domani sera? Ti trombi qualcuna eh?>
Luce:<Bhe...non so...non ho programmi per ora...magari ....magari mangio due cucchiai della solita zuppa e mi metto a lavorare...ho dei vasi da finire e...>

Cecco:<Cosaaa?? Dei vasi da finire? Con tutta la fica che ci sarà in giro domani sera...te ne stai nella tua cantina a finire i vasi? Amico...te tu sei scemo! Domani te la danno gratis! Senti...ti mando qui due femmine...lascia ci pensi Cecco, l'amico tuo.....te le mando un'ora dopo la mezza....due te ne mando...giovani..dalla pelle bianca...e dalle curve sinuose come quelle delle tue anfore...una mora...e una rossa...ti piacciono? Dai..ti scaldano il letto...festeggi anche tu....ok?>
Luce:<Ma no...non stare a disturbarti Cecco...>

Cecco:<Nessun disturbo Luce...basta solo che le assaggi un bel pò...tutta la notte capisci? Sono giovani..hanno il fuoco vivo addosso....Non farmi fare brutta figura...la zuppa non ti basterà domani sera...mangia anche un pò di carne...ti serviranno energie...l'arnese dovrà essere duro per tre ore almeno....ti faranno sudare Luce!!>
Luce:<E va bene Cecco..va bene...accetto il tuo regalo...ma portami due donne libere ok? Non portarmi donne sposate o fidanzate. Non voglio stare a guardarmi le spalle ogni volta che esco di casa.>

Cecco:<Lascia fare a me...fidati. Uhm...ora devo andare a recuperare le mutandine....opss...sai cosa altro hanno di diverso dalle solite mutande?>
Luce:<Cosa?>

Cecco:<Hanno solo un filo dietro! Un filo che scompare nella mezzaluna del culetto. Tutto il resto è pelle nuda! Capisci Luce? Già mi si indurisce....immaginare DonnaSabrina con quelle mutandine addosso...farla camminare nella stanza...guardarla e rimirarla....davanti...e dietro....il suo culo....lo hai mai visto? Rotondo al punto giusto...e sodo...sodo Luce! Ogni uomo vorrebbe tastare un buchetto così! Domani sera lo possiederò....dopo averla posseduta in ogni modo...>
Luce:<Ok ok..Cecco...poi mi dirai tutti i particolari...ora è tardi...devo riprendere a lavorare o la terracotta si essica...ci vediamo sabato ok?>

Cecco:<Ok luce...ah..trattami bene le due cavalline che ti manderò domani sera...ok?>
Luce.<Tranquillo Cecco...non ci pensavo...ma ora mi è venuta voglia...te le tratto bene...>

Cecco:<Bene....ora vado...ciao Luce...Buon anno..ci vediamo sabato....>
Luce:<Anche a te Cecco....e divertiti domani sera...>

Cecco:<Sì...e tu fatti una bella scopata...dimentica per una sera le tue terracotte...>
Luce:<Ok..ok...e tu sii prudente con quella donna.....ciao..>

Tratto dai racconti di NuovoBoccaccio
Il testo è liberamente duplicabile purchè sia fatta menzione del sito di provenienza.
I trasgressori saranno puniti con scariche elettriche e successivamente fatti sbranare dai cani.
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  canterel II il Gio Dic 30, 2010 9:23 pm

grande! e buon capodanno.
però ho l'impressione di ascoltare renzo montagnani, più che cecco angiolieri... What a Face

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L'Italia risorgerà!

Messaggio  Lucedamore il Sab Gen 01, 2011 1:14 pm

Buon annno a tuttiiiiiiiii,

che nottata ragazzi!! Stupenda! Sìììììììì....è andata proprio come speravo...

ora mi preme sottolineare una cosa...seduto a tavola per il primo pranzo dell'anno...ecco che si sente suonare alla tele L'INNO NAZIONALE!!!! Un pizzico di commozione ci assale.....l'orgoglio della Patria si risveglia nelle nostre viscere!! E d'istinto...ci alziamo tutti in piedi...portando la mano destra sul cuore....con lo sguardo alto e fiero...e facendo uscire una voce forte, decisa, virile:

FRATEEELLLLIII D'IIITALIA
L'ITALIAAAAAAA SEEE DEEEESTAAAAA
DELLL'EEELMOOOO DI SCIIIPIO
S'E' CINTAAAAA LA TEEESTA

DOV'E' LA VITTOOORIIIIAAAA
LE POOOORGAAA LA CHIOOOMA
CHE' SCHIAAAVA DI ROMA
IDDIOOO LA CREO'

STRINGIAAAMOCIII A COORTEEE
SIAMM PRONTI ALLA MOORTEEE
L'ITALIAAA CHIAMO'!!

Ce la faremo ragazzi! L'Italia si riprenderà, scaccerà l'usurpatore....riscatterà Caporetto....le industrie italiane torneranno a primeggiare nel mondo....saremo una grande Nazione...siamo uomini forti...dal cazzo duro....tenaci e pronti ad abbandonare le nostre famiglie per correre al fronte!! Le nostre donne sono femmine belle e procaci, dal ventre fruttuoso e fecondo, moralmente forti e pronti al martirio.
I nostri figli son i semi del futuro. Vivranno in un secolo di pace dopo il grande tempo della tribolazione. Pronti a dare la vita per l'ideale di libertà. e amore, in uno stato libero.

Rialza la testa ITALIAAAAAAAAAAAAA....
Imbraccia i fucili....è tempo di combattere....
Presto ragazziiiiiiiiii....
ANDIAMOOOOOOOOOOOOOOOOO
FINO all'ultimo respiroooo....in trincea....senza pauraaaaaaaaaaaa


BUON ANNO A TUTTI!!!

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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  mmm il Mer Gen 26, 2011 7:58 am

vivere in un mondo
dove non conta come sei o quello che fai
ma solo di chi sei amico o parente.

forse l'ultima cosa che ci possono rubare,
è la speranza che questo possa cambiare.

tutti vogliono soldi, tutti vogliono fondi ed incentivi,
e gli stronzi a girare la manovella.

vedevo un documentario, su un rapinatore evaso,
mi ricordava un film del medioevo, in cui chi si fingeva "nobile" finiva impiccato.
sotto sotto si tratta dello stesso reato.

ci facciamo prendere,
dalle sorti di questo pianeta,
della razza umana,
e tutto quanto,
a volte ho l'impressione,
che con un altro bel diluvio,
un asteroide,
o una straordinaria tempesta solare,
l'Universo ne uscirebbe migliore liberandosi di questa specie patetica.

ma no, sono solo i porci che devono soffrire, aspettiamo che la storia si ripeti, che la gente si incazzi e li trascini fuori dai palazzi.

terrò dei pop corn da parte, quando tutto andrà a pu**ane, sarà l'inizio di una nuova era.

non ricordo chi lo scrisse, "solo su un foglio bianco si possono scrivere le parole più belle".

chissà se anche noi saremo testimoni (o addirittura partecipi) di un cambiamento epocale.

ovviamente la convenienza personale corrisponde a integrarsi in questo sistema, seppure imperfetto, per sopravvivere (o vivere per i più fortunati o in gamba) in esso.

però non aspettatevi che pianga nel momento in cui tutto cambierà.

sperando che finalmente il capitalismo imploda, o che i cinesi lo facciano esplodere, vi porgo un saluto.

mmm

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Un mio racconto, titolo "Dal libro della Genesi"

Messaggio  Stef il Mer Mag 23, 2012 1:42 am

I due viaggiatori guardarono il terreno. Uno dei due disse:
«Guarda che magnifico terreno, non lo calpesteremo mai più.»
«Sai una cosa?» disse l’altro, «perché non ci togliamo gli stivaletti della tuta? Dev’essere emozionante calpestare questa terra sacra.»
«Io direi piuttosto di toglierci i caschi, qua si respira come da noi» disse Lemp.
«Okay Lemp» rispose Dortz, «ma a patto che ci togliamo anche gli stivaletti, ho i piedi infuocati.»
«Di’ un po’, ma non era per l’emozione di calpestare “questa terra sacra” che volevi scoprirti i piedi?»
Dortz sbuffò ma non rispose.
«Ho capito» disse Lemp. «Me li tolgo anch’io, in effetti con questi stivaletti imbottiti non si può stare.»
I due si tolsero caschi e stivali, e camminarono a piedi nudi sul terreno dirigendosi verso l’abitazione di Abramo.
«Com’è la situazione di questa zona?» chiese Dortz incuriosito.
«Lì c’erano cinque città: Sodoma Gomorra, Adamar, Zoar e Zeboim, la cosiddetta Pentapoli…»
Lemp non si fece pregare due volte e seguitò a raccontare fin nei dettagli tutta la storia. Dopo un tempo considerevole giunsero all’abitazione di Abramo. Da lì la loro nave non era visibile, non volevano che fosse troppo lontana a piedi. Faceva un caldo della Madonna, erano le tre del pomeriggio: roba da sciogliersi. La posizione era stata calibrata alla minima distanza di sicurezza.
«Signor Abramo!»
«Chi è?»
«Be’, se aprite forse potremmo presentarci: abbiamo una comunicazione per voi.»
Speravano vivamente di essere accolti nella casa e riposarsi un attimo al fresco dell’ombra.
Abramo guardò dal buco ricavato da un nodo mancante nel legno della porta. Vide due persone dagli abiti bizzarri, purtuttavia incutevano rispetto. Finalmente si decise ad aprire, ma appena un poco, quel tanto che bastasse per parlare ma non per farli entrare.
I due misteriosi messaggeri non si scomposero più di tanto. Una volta che dovevano restare fuori, la dissero tutta senza preamboli.
«Sodoma e Gomorra saranno annientate perché la corruzione è arrivata a livelli limite!» Dortz aveva parlato con voce stentorea.
«Dortz,» bisbigliò Lemp, «parla con un linguaggio meno burocratico. Sai che per regolamento dobbiamo essere trasparenti e comprensibili, mettiti al loro livello.»
«Okay, okay.»
«Ehi Abramo, se non lo sai Sodoma e Gomorra sono letteralmente rimpinzate dall'empietà dei suoi abitanti, per cui è stato deciso…»
«Non è di mia competenza, andate direttamente a Sodoma a ditelo ai suoi abitanti!»
«D’accordo» e se ne andarono a malincuore.
«Ora ci tocca fare un’altra sfacchinata, ma perché non possiamo usare le navicelle?»
«Lo sai perché, Dortz.»
«Certo, certo. Non possiamo influire sulla loro “civiltà”, chiamiamola così.»
Dopo giorni e giorni di percorso con le razioni quasi esaurite, almeno per quel che riguardava le tavolette di cioccolata al latte ormai sciolte per il caldo, e il succo di frutta fresco per merito dei thermos – e meno male che gli zaini erano traboccanti di carta igienica e fazzolettini rinfrescanti – giunsero finalmente a Sodoma. Da lontano non pareva male.
Bussarono ad una porta ma sembrava non ci fosse nessuno in casa, o forse non volevano aprire. Cazzi loro.
Bussarono a diverse altre abitazioni ma le persone che aprivano dissero che non c’era posto perché avevano troppi figli, troppe mogli, o che la casa era troppo piccola o addirittura pericolante. Allora si misero in mezzo alla piazza principale e urlarono: «Ehi gente, c’è qualcuno di voi che ci può ospitare almeno un quarto d’ora? Non di più!»
Ma nessuno volle riceverli.
Allora ritentarono col porta a porta.
Il computer di bordo comunicò che a Sodoma risiedeva uno straniero, un certo Lot, che sembra fosse il nipote di Abramo, figlio di suo fratello Aran. Egli aveva seguito suo zio nella marcia fino alla terra promessa ove si era separato scegliendo come suo territorio la valle del Giordano e la zona intorno al Mar Morto. Tra quelle città sparse lungo una bella pianura, Lot scelse come sua residenza Sodoma.
Quando arrivarono alla casa di Lot si fermarono.
«Signor Lot!» urlò Dortz nella lingua ebraica.
«Chi è?» fece questi.
«Siamo emissari della Luce.»
«Che volete da me?»
«Le dobbiamo dare un ultimatum.»
«Siete angeli di Dio?»
I due si guardarono.
«Dortz, penso sia meglio dire di sì, forse questo darà più autorevolezza al messaggio che dobbiamo portare a questi scellerati.
«Esatto, signor Lot.»
«Se siete angeli del Signore potete anche chiamarmi Lot senza il “signore”.»
«Facciamola breve, Lot.» Dortz assunse un atteggiamento autoritario.
«Abbiamo l’ordine di distruggere Sodoma e Gomorra.»
«Aspettate un momento!»
Dopo un po’ si affacciò sull’uscio della porta. Per lui erano solo due stravaganti viaggiatori sconosciuti, ma istintivamente si fidò e li fece entrare lo stesso.
«Grazie» disse Lemp.
«Oh, di nulla, vi avrei fatto entrare lo stesso ma ero in pigiama. Accomodatevi, vi posso preparare qualcosa?»
«No grazie, abbiamo le nostre razioni.»
«Posso almeno lavarvi i piedi?»
I due si guardarono meravigliati.
«Ehi Dortz, non sarebbe una cattiva idea»
«Per il fatto che puzzano? Ma al limite saranno molto sporchi, forse neri, ma non credo che puzzino tanto…»
«Non è questo, stupido,» gli disse Lemp, «sulla nave abbiamo i raggi pulenti a total body. Pensavo al fatto di essere rinfrescati e massaggiati. Abbiamo bisogno di un po’ di relax dopo una faticaccia del genere.»
«Okay Lot, fai pure» concluse Dortz addivenendo al collega.
«Raccontatemi a quale onore è dovuta la vostra visita» disse Lot. Era tremante perché intuì che i due non erano di quelle parti, anzi non erano per niente… non riusciva a definirli, e di sicuro non sembravano portare belle notizie. Lavava facendo l’indifferente ma era teso come una corda di violino.
«Abbiamo l’ordine di annientare Sodoma e Gomorra» disse senza mezzi termini Dortz. Gli piaceva la parte dell’angelo divino, da morire.
«No, vi chiedo pietà, perché dovete farlo?»
«Pare che la corruzione abbia raggiunto livelli intollerabili, ed anche la svalutazione del sesso che è cosa sacra» rispose Lemp senza enfasi.
«Ma soprattutto» prese a dire stavolta Dortz con voce più dolce, non voleva dare l’impressione di essere un dilettante di fronte al collega, «l’imperdonabile inospitalità degli abitanti di Sodoma. Tutto ciò pare che abbia giocato un ruolo decisivo nella determinazione divina. In una parola non siete meritevoli di vivere.»
«Ditemi cosa posso fare per evitare questa strage.»
«Semplice, trovaci dodici persone oneste e non pervertite, e tutti saranno felici e contenti.»
«Va berne» disse Lot, «lo farò.»
«Hai ventiquattrore di tempo, se l’ordine non verrà eseguito sarete distrutti.» Ormai nessuno avrebbe fermato Dortz nella sua parte.
I due uscirono nella notte senza farsi notare per evitare che Lot fosse preso per lo scemo del villaggio per aver ospitato i due sconosciuti.
«Sei incorreggibile, non impari mai, cazzo! Stavi andando bene, perché hai fatto di nuovo la parte dell’Angelo Sterminatore?» esclamò Lemp.

* * *

Lot avvertì la popolazione, cercò di convincerli a non fare più cose sbagliate, perverse, negative per loro stessi oltre che verso Dio. Cercò gli onesti e i buoni, se così possiamo dire.
Passate le ventiquattrore Dortz e Lemp tornarono.
«Niente da fare» disse Lot vergognandosi come un timido che deve confessare agli amici che non è riuscito a dare nemmeno il primo bacio alla sua ragazza.
«Vi chiedo lo stesso pietà, vi prego, risparmiateci.»
Ma mentre trattavano la pace avvenne un fatto antipatico: ai sodomiti venne il ghiribizzo di affollarsi davanti la casa.
«Ehi Lot!» gridò uno dalla folla.
«Chi sono questi?»
«Sono due angeli del Signore» si affrettò a dire Lot.
«Davvero? Forse è meglio che li mandi via se non vuoi che li sodomizziamo!»
Lot prese tempo dicendo che avrebbe offerto in cambio le sue bellissime figlie, delle fighe da far concorrenza a Miss Universo.
«Niente da fare!» urlò la folla che si era fatta sempre più tumultuosa. Non parevano affatto intenzionati ad andarsene.
Bisogna sapere che l’onore delle donne della famiglia era uno degli elementi sulla cui base si giudicava l'onore personale del capofamiglia (e quindi il suo valore come essere umano). Eppure Lot fu lo stesso disposto a sacrificare tale onore pur di non sacrificare l’ospitalità: essa era un onore ancora più importante, era sacro. Ergo, la scelta da lui fatta era ancora più ammirevole considerando anche che era un uomo "giusto".
Alla fineLot vedendo come stava andando a finire la situazione, disse: «Credo che fareste bene ad andar via.»
«Ottimo consiglio» fece Dortz.
In realtà non si preoccupavano più di tanto, negli zaini avevano una serie di armi da poter distruggere un'intera regione.
«Senti Lot, ti dobbiamo dire un’ultima cosa: secondo gli ordini del “Signore” possiamo salvare solo te ed eccezionalmente la tua famiglia, ma dici ai tuoi di non voltarsi indietro perché le radiazioni hanno uno strano effetto. Anche se non capisci quello che ti diciamo attieniti strettamente alle nostre istruzioni. Fai indossare questi mantelli col cappuccio, sono di un materiale speciale riflettente che vi proteggeranno, ma se qualcuno si volta e scopre la sua parte frontale… farà la fine delle statue che saranno esposte al British Museum nel 1753, chiaro? Il postino non bussa mai due volte, a buon intenditor poche parole.»
«Chiaro» disse tremante Lot.
«T’assicuro che è una fine poco raccomandabile.»
«Va bene, farò come dite.»
I due uscirono dalla porta di servizio e si incamminarono verso la nave madre. Una volta giunti si fecero la doccia total body e subito dopo sedettero ai loro posti.
Aspettarono sui monitor che Lot si fosse allontanato dalla città con tutta la famiglia. Quando la comitiva arrivò alla distanza di sicurezza fu sganciato il primo raggio ad effetto termonucleare che polverizzò Sodoma con un bel fungo.
Quando diressero il secondo raggio verso Gomorra una delle due mogli di Lot non poté fare a meno di guardare a cos’erano dovute quelle immense esplosioni. Curiosità femminile.
«Cazzo di Dio, quella scema si è voltata senza la protezione della tuta protettiva, adesso assorbirà tutte le radiazioni.»
La moglie di Lot divenne una statua di un particolare tipo di sale proprio dell’esposizione alle radiazioni.
«Non sentirti in colpa Dortz, noi abbiamo fatto il possibile.»
Il resto è storia nota.
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  canterel II il Mer Mag 23, 2012 12:21 pm

grande stef,
questo è un classico. lo lasciamo qui in evidenza, e più avanti lo sposto nell'antologia di prosa del forum.

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Un mio racconto: Macchina cancella ricordi

Messaggio  Stef il Ven Mag 25, 2012 5:36 pm

Un giorno il signor Smith della Chicago del ’35 decise di farsi cancellare un brutto ricordo.
Santa invenzione la D.M.E. (trad. Congegno Cancella Ricordi) pensò, soprattutto per ricordi brutti e inutili come quello che l’affliggeva da anni.
Decenni prima c’era stato un caso di cronaca molto sgradevole. In un ospizio austriaco stranamente morivano più degenti del normale. Dopo molti anni si scoprì che tre suore addette all’assistenza del reparto dei vecchietti che non potevano muoversi dal letto, li annegavano regolarmente con un innaffiatoio (chiudendogli le narici).
Il signor Smith era una persona tranquilla, amava parlare con le persone e non aveva ossessioni di alcun genere ma quel ricordo ogni tanto riaffiorava turbandolo. Quando c’era una trasmissione sugli anziani, quando se ne parlava, in un olofilm dove c’erano immagini di vecchi in ospedale, inevitabilmente il pensiero correva a quei poveretti inermi che venivano uccisi solo perché “davano fastidio”.
Il ricordo si arricchiva ogni volta di fantasie su come potevano aver sofferto negli ultimi istanti quelle persone che magari erano state buone, persone eroiche o semplicemente umili. Ma pure se fossero state dei gran figli di puttana mai avrebbero meritato una morte simile.
Finalmente giunse al distributore automatico vicino casa, inserì il dito col chip e inserì la sua richiesta. Sull’oloschermo aereo comparvero i vari menu a icone: quando arrivò all’anno del ricordo selezionò l’onda grafica corrispondente: badò bene con il kit degli strumenti a selezionare l’epoca di acquisizione della notizia, lasciando intatto tutto il resto. La macchina avrebbe provveduto diligentemente a cancellare anche tutti i ritorni di memoria successivi sullo stesso argomento.

* * *

Il signor Smith in pensione era sempre una persona pacifica e tradizionalista che amava parlare con gli altri, ma amava anche il verde, le valli, la montagna e la tranquillità, preferendole agli aridi paesaggi di Marte e agli ancor più squallidi scenari della Luna. Andò alla macchinetta-vacanze turistiche selezionando come prima voce il pianeta Terra, poi chiese qual’era la nazione più adatta ad un anziano, anche considerando l’amorevolezza e l’umanità dell’eventuale assistenza sanitaria in caso avesse voluto trascorrere nella località gli ultimi anni della sua vita. La macchina gli diede come indicazione preferenziale il Canada. Come seconda scelta c’era poi l’Austria, l’Italia e qualche altro paese asiatico. Dopo un po’ d’indecisione scelse l’Austria per le sue pittoresche casette, e le verdi valli.
Gli ultimi anni, anzi gli ultimi mesi, li trascorse in una accogliente clinica-ospizio tenuta da tenere suore: era solo una facciata, in realtà si scocciavano subito degli ammalati, soprattutto di quei tranquilli vecchietti che amavano parlare fino a tardi.
E pensare che l'aveva scelta lui...
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IL DISCO DEI BEATLES

Messaggio  Stef il Dom Mag 27, 2012 8:16 pm

Lungo il rettifilo, cioè Corso Umberto I, la via che parte da piazza Garibaldi (dove c'è la stazione delle FF.SS.) e porta al centro, c'era don Ettore. Il vecchio, soprannominato “l’ebreo errante”, sedeva a gambe incrociate dietro la sua bancarella abusiva (è un eufemismo, si trattava di un semplice tappeto sporco steso sul marciapiede).
Sandro il vigile lo conosceva appena, aveva la passione per la roba antica che non costasse troppo. In passato aveva trovato qualche libro particolare e qualche 45 o 33 giri in vinile raro... nulla di più.
Né lui né nessun altro vigile era riuscito a dissuaderlo dallo stare lì, in quella traversa a semicerchio davanti la chiesa di San Pietro ad Aram, a vendere quella roba d'antiquariato musical-letterario posata su un vecchio tappeto persiano.
Un giorno, un classico successo dei Beatles, spiccava tra gli altri LP. Sandro era quasi certo di averne riconosciuto la copertina: gli mancava.
Chiese il prezzo: era 40 euro.
«Don Ettore ma siete pazzo? Io con quei soldi mi compro quattro CD originali» esclamò Sandro scandalizzato.
«Lo so figliolo.»
«Don Ettore, sono Sandro il vigile, vi ricordate di me? Non me lo fareste un po' di sconto?»
«Mi ricordo benissimo di te, e ti dico che lo sconto non te lo posso fare.»
«E per quale motivo? Siamo a Napoli, non si fanno più sconti agli amici?»
«Il motivo è che questo LP non lo trovi a Napoli, non lo trovi in Italia e non lo troverai in Inghilterra.»
«Riconosco che oggi si stampa tutto in CD ma… non è detto che non trovi qualche vecchio LP dai miei amici appassionati, su eBay, altre bancarelle e negozi…»
Il vecchio fece una smorfia che voleva essere un sorriso tra il divertito ed il laconico.
«Non questo» ribadì.
«Perché, che ha di speciale “questo”? I Beatles non sono mica una rarità, don Ettore. Queste canzoni, se voglio, le trovo pari pari sui CD in vendita nel primo negozio, così come tutte le altre canzoni del gruppo. Esistono fatte in tutte le salse: in originale, in raccolte, in versioni di cantanti famosi… ce ne stanno di inedite e anche di virtuali come “Free as a bird” di John Lennon uscita molto dopo che era morto.»
«Già ma non queste.»
«Ma insomma,» iniziò a perdere la pazienza «si può sapere che ha di speciale questo diavolo di Long Playing? Per caso fosse stato composto prima che loro quattro si conoscessero?»
«No figliolo, non scherzo. Questo non è stato inciso “qua”».
«E grazie! Il loro studio era alla EMI di Londra in Abbey Road!».
«Non intendevo “qua” per dire a Napoli, ma “qua” per dire in questo mondo. Questo disco viene da un mondo identico al nostro dove i Beatles non sono mai esistiti anzi, per essere più precisi, sono esistiti ma non sono mai diventati un complesso famoso.»
«Davvero? Mi piace la fantascienza,» rispose Sandro per stare al gioco, «basta che non sia giapponese.»
Vide che il vecchio lo guardava un po’ di traverso.
«È un genere colto e molto vario» aggiunse Sandro, quasi a scusarsi di averlo offeso. «Ma ditemi don Ettore, tanto ormai credo di aver capito» – che sei pazzo, pensò Sandro fra sé e sé, – «in che cosa si differenzia esattamente questo LP dagli altri?»
«Questo più che un LP è una prova, una dimostrazione tangibile dell’esistenza di mondi paralleli, di altre dimensioni. Queste canzoni sono solo "in un certo senso" dei Beatles.»
«Quale "senso"?»
«Vedi figliolo, nella variante di quel dato universo queste musiche, in un certo senso matematico, “dovevano comunque esistere”. Anche nel nostro universo esistono perché “dovevano esistere”, ma il senso di tutto questo è molto complesso da spiegare. Le canzoni contenute in questo LP non sono dei Beatles, bensì di un altro complesso, un gruppo napoletano.»
«E allora perché dite che sono dei Beatles, loro non c’entrano nulla.»
«Se le ascolti non la penserai più così, caro vigile Sandro pieno di certezze.»
«Il mio secondo nome è San Tommaso, “toccare per credere”. Fate un po' vedere» fece Sandro prendendo il disco in mano. Era scettico ma curioso. La copertina somigliava terribilmente ad una dei Beatles ma qualcosa non quadrava. I loro volti... Sandro fu preso da una sensazione di nausea mista a un leggero mal di testa. In seguito Sandro mi disse di averlo acquistato senza sapere perché, pur consapevole che non erano i veri Beatles.
Arrivato a casa li ascoltò ed il mal di testa aumentò: le musiche erano quelle eppure i testi erano in napoletano…
Il giorno dopo il vecchio non c'era più, nessuno sembrava ricordarlo, nessuno lo conosceva, nemmeno i colleghi vigili perché erano nuovi assunti. Inusitatamente un vecchio guardiamacchine che stava seduto sulla sua carrozzella da invalido dinanzi alla chiesa (a vederlo poteva avere sugli 80-90 anni) lo chiamò con voce flebile.
«Dottore, dottore…»
Sandro si voltò «non sono dottore.»
«Dico a tutti così per pura cortesia, ma se volete vi chiamo signore.»
«Va bene, non fa nulla, che volete?»
«Cercate Ettore?»
«Sì, lo conoscete?» l’attenzione di Sandro salì a mille.
«Sì, giocavamo insieme a “tressette col morto” nelle sere d’inverno davanti alle caldarroste che vendeva Carmela. A lui le dava gratis insieme a un buon bicchiere di vino e lui ricambiava con dei quaderni pieni di appunti.»
«Senta, veramente sono in servizio ed andrei un po’ di fretta… sa nulla di come si è procurato un disco a 33 giri dei Beatles o di un complesso simile?»
«Non capisco nulla di musica, tantomeno di quella moderna. Ma, stavo dicendo…» Sandro sbuffò visibilmente seccato, il vecchio sembrò non avvedersene e continuò «… alla lunga siamo diventati amici, sa’, lui si confidava spesso con me dopo la morte di Carmela: era mia moglie.»
«Mi dispiace. E allora?»
«Vedo che va proprio di fretta, dottore. Bene, l’unica cosa che le posso dire è che Ettore se ne è andato come quella famosa volta.»
«Quale famosa volta?»
«Quella del ‘38».
Sandro rimase perplesso, il vecchio parlava disinvoltamente di parecchi decenni addietro!
«Che successe nel ‘38?» chiese scettico.
«Scomparve da Napoli e nessuno ebbe più notizie di lui: un mistero. Eppure non doveva avere problemi economici, e nemmeno di successo: era il più grande fisico teorico italiano del secolo!»
«Come? Ma chi sarebbe?»
«Ettore Majorana. Pensate dotto’ che Enrico Fermi lo paragonò nientedimeno che a Galileo e Newton…»
Sandro stava congedandosi frettolosamente. Era inutile rimanere oltre a parlare con un povero vecchio con inizio di demenza. All’improvviso questi sfoderò dalla tasca della giacca consunta un quaderno nero a righi celesti, i fogli ingialliti dal tempo.
«Ecco, questo me l’ha dato lui!» disse quasi a voler dimostrare la veridicità della sua affermazione.
Sandro se lo voleva far dare in prestito ma il vecchio disse che poteva tenerlo, tanto non ci capiva nulla.
A casa iniziò a leggerlo tutto d’un fiato, non ci capiva troppo, sembravano appunti di fisica o di fantascienza. Fu allora che pensò a me, sapeva che ero un appassionato di fantascienza.
Andai volentieri a casa sua, Sandro non era il solito vigile: colto e sensibile era un amico di vecchia data (ma questo non gli ha impedito di declinare in seguito ogni tentativo di farmi prestare il quaderno o di mostrarlo ad altri, e non si può certo dargli torto: probabilmente, anzi sicuramente, costituisce una delle più grandi novità e rarità storico-scientifiche di questo secolo).
Il quaderno conteneva decine e decine di appunti, con tanto di note e date a margine. La prima data risaliva al gennaio del 1938 e l’appunto riguardava una ricerca su mesotroni e yukoni prodotti dai raggi cosmici. Parlava del loro decadimento, della loro rilevazione “in fine range” e roba del genere. Nonostante la mia esperienza, risultavano incomprensibili: era fisica pura, non fantascienza.
Mi colpì una linea che separava il resto degli appunti da quelli stesi fino a una data precisa: il sabato che lui scomparve, il 26 marzo 1938.
La massa di appunti era considerevole ma era un vero modello di ordine, divisi per argomento, muniti di indice e di chiara calligrafia. Ad un esame da incompetente mi sembrarono essenziali, sintetici, direi originali.
Saltai parecchie pagine soffermandomi solo su quelle più comprensibili e senza formule. Eccone qualche riga.
Ottobre 1971, università di Washington: esperimento riuscito con due orologi atomici al cesio, lo scarto è esattamente quello previsto dalle formule di Einstein. Confermata la possibilità di viaggiare nel futuro...
Agosto 1993, Innsbruk, inizio fase sperimentale dell’effetto paradossale EPR Einstein-Podosky-Rose di Anton Slaidinger: due fotoni hanno avuto correlazioni a distanza… dimostrata la possibilità di teletrasporto...
Aprile 1994, esperimento C.T.C. “Closed Timelike Curve” di Kip Thorne sui wormholes... successo della dimostrazione teorica sulla possibilità di viaggiare nel passato...

E poi appunti dell’agosto 2000 su teorie spazio-temporali correlate a teorie sulle particelle, sulle superstringhe, sulla lunghezza di Plank, sugli oggetti matematici chiamati spin… poi vidi alcune considerazioni sulle “dimensioni”. Chiamai Sandro intento a preparare il caffè.
«Sandro, qua dice che la teoria della supergravità riesce bene quando viene formulata in un numero di “dimensioni” pari a undici. Non solo, dice pure che i requisiti matematici della supergravità coincidono con i limiti fisici imposti dalla descrizione delle forze.»
«Ebbene, che vorresti dire, che esiste realmente la quarta dimensione che ipotizzò Einstein?»
«Beh, non so se esiste realmente la quarta dimensione, qua di sicuro non vedo scrittori di fantascienza ma solo scienziati. Prendi per esempio questo Brian R. Greene menzionato negli appunti del 1998: parla di ben undici dimensioni spazio-temporali e di ricerca della teoria ultima. Questo tale viene nominato in relazione ad almeno quattro università: Harvard, Oxford, Cornell e la Columbia di New York. Nella stessa nota ribadisce ad un certo punto che la verità più probabile ed accreditata, dal punto di vista fisico-matematico, è che noi viviamo in un universo a undici dimensioni
Sandro rimase col caffè in mano senza parole.
«Sai,» dissi, «ricordo una frase di Albert Einstein citata in un libro che diceva “lo spazio e il tempo non sono condizioni in cui viviamo, ma modi in cui pensiamo”.»
Sandro mi guardò ed io guardavo lui. Le canzoni che stavamo ascoltando erano proprio quelle dei Beatles, solo con parole diverse: erano in napoletano. Non avevano alcuna attinenza col testo inglese (avremmo appurato poi) ma la copertina richiamava quella di un loro vecchio successo, anzi era quasi identica (altrimenti Sandro non avrebbe comprato il LP). Sopra non c’erano i loro volti, bensì quelli di quattro figuri sicuramente napoletani.
Mi chiesi: era pazzo il vecchio? Era pazzo Sandro? Ero pazzo io? Eravamo pazzi tutti? Forse era tutto un sogno, un’allucinazione. Ma il disco stava lì davanti a me come gli altri vecchi LP di musica Pop inglese, Folk americano e cantautori italiani della collezione di Sandro.
Ed era maledettamente reale.

Email di sabato 9 marzo 2002 18.16
A: "Gianfranco"
ALLEGATI: Beatles napoletani.mp3; Dimensioni sconosciute.rtf
OGGETTO: finalmente ho le musiche

Caro Gianfranco,
sono riuscito a farmi masterizzare da Sandro le musiche su CD. Posso quindi registrarle sul mio computer e trasformarle in MP3 per inviarle via e-mail. Naturalmente te ne mando in piccole porzioni perché i files sarebbero troppo pesanti; mi riprometto di inviarti una copia completa su CD per posta tradizionale, credo che ne valga la pena.
Ora mi sento un pò più tranquillo (avrei potuto non essere creduto). Sono 11 brani (nowhere man, please please me, from me to you, she loves you, no reply, tell me why, twist and shout, help!, because, a hard day's night, day tripper): i titoli, come i testi, sono in napoletano e non corrispondono per niente alle parallele canzoni.
Ti allego un pezzettino di Please Please Me ed un'altra fetta di appunti che, per lunghezza, non t'avevo inviato prima. Sono la trascrizione di un capitolo di un libro di Peter Kolosimo che don Ettore non credo abbia mai letto. Dove don Ettore fosse stato tutto questo tempo e come abbia seguito l'evolversi di queste teorie e queste scoperte non so. Di certo non nel suo tempo, nel 1938 non sarebbe mai potuto giungere alla conclusione che esistessero universi paralleli. Quelle prove matematiche, sperimentali e teoriche accennate nella prima e-mail, le deve aver apprese in “questo” tempo. Ma dov'era? A proposito di queste scoperte, pensavo, chissà se su internet si può trovarne una conferma.
Ciao

“… immaginiamo una cosa che abbia una sola dimensione; una linea, ad esempio, «composta di sola lunghezza», senza la larghezza, per quanto sottile la potessimo tracciare, e senza lo spessore della carta o del semplice tratto d'inchiostro che dovremmo usare per rappresentarcela.
E adesso immaginiamo che questa linea abbia la facoltà di pensare. Saprebbe che cos'è la larghezza, che cos'è lo spessore? Ovviamente no, essendo questi concetti del tutto estranei al mondo in cui essa esiste.
Ma «esiste» realmente? No, perché ha bisogno d'esistere in qualcosa che la comprenda; in una superficie piana, che le conceda almeno una larghezza, sia pur minima, senza la quale non potrebbe in alcun modo venir creata e, quindi, non potrebbe essere.
Lunghezza e larghezza; siamo già a due dimensioni. Fantastichiamo d'una creatura intelligente da esse composta, e perverremo alla conclusione che, non conoscendo spessore, non può avere la minima idea di tale concetto.
Eppure nemmeno quest'ipotetica creatura potrebbe esistere, poiché sarebbe ugualmente un nulla; per assumere una forma, dovrà a sua volta essere delimitata anche in un terzo senso, possedere, cioè, uno spessore; eccoci quindi al nostro mondo, caratterizzato da tre dimensioni.
Ma possiamo esser proprio sicuri che le cose si fermino qui? Non ci sorge, da queste considerazioni, il dubbio che anche alle nostre tre dimensioni ne occorra una quarta “in cui poter esistere?”
È un dubbio che si trasforma in certezza nella mente di tutti gli studiosi di questi appassionanti problemi; ma è, d'altro canto, una certezza che non troverà mai una conferma concreta, dato che la famosa quarta dimensione (a cui dovrebbero, a fil di logica, aggiungersene innumerevoli altre, ammessa la progressiva funzione dei «contenitori dimensionali») è e sarà sempre inafferrabile per le nostre facoltà rappresentative, proprio come il nostro mondo tridimensionale non potrebbe in alcun modo essere concepito dalle immaginarie creature senza spessore.
Come e dove potrebbe esistere questa sfera quadrimensionale? Invisibile ed impercettibile, potrebbe trovarsi attorno a noi ed «in noi», allo stesso modo in cui nel nostro universo sono comprese - senza che le loro ipotetiche intelligenze possano rendersene conto - le formazioni ad una ed a due dimensioni…”
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Stef

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Messaggio  necropolitano il Sab Giu 25, 2016 4:52 pm

racconto cominciato e mai finito



Una mattina di Luglio vedo un uomo in pantoloncini viola e maglia nera correre sulla strada affollata del mercato municipale. Corre tra donne con i figli in braccio e le borse della spesa adagiate nei passeggini. Corre per mantenersi in forma e forse scaricare lo stress, o corre solo per il gusto di correre. Lo vedo dal mio balcone, i panni appena raccolti nella vecchia cesta in vimini di mia madre e la sigaretta in bocca. Il sole colpisce con violenza le mie gote pallide. Seguo la corsa dell'uomo in maglia nera fino all'incrocio con via Garibaldi, poi viene rapito dal traffico e non lo vedo più.  Il caldo è insopportabile, butto un ultimo sguardo sulla folla brulicante del mercato e torno dentro.
 
Dopo circa mezz'ora esco con un'altra sigaretta e lo vedo tornare, pantaloncini viola e maglia nera, tra le donne e i bambini urlanti, il passo appesantito dalla fatica. Si fa largo, schivando con destrezza tutti gli ostacoli sul suo percorso.
Inarrestabile - penso, stringendo con forza il filtro tra le labbra
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