LE NOSTRE PROSE

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Io sono un grande scrittore

Messaggio  Stef il Gio Lug 10, 2008 11:57 pm

IO SONO UN GRANDE SCRITTORE tranne per il fatto che non mi legge nessuno e che nessun mio libro sia mai stato letto anzi, nessuna casa editrice lo ha voluto.
Comunque resto un grande scrittore, vi pare?
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  Viola il Ven Lug 11, 2008 1:02 am

Evviva! Si Stef, sei uno scrittore, non c'è dubbio...e sei grande quando te lo riconosci cheers
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  canterel II il Ven Lug 11, 2008 11:16 am

ho particolarmente apprezzato la rivisitazione fantascientifica della distruzione di sodoma.
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Vi ringrazio tanto, sono orgoglioso di avere tantissimi fans

Messaggio  Stef il Ven Lug 11, 2008 10:05 pm

Io non solo sono un GRANDE, GRANDISSIMO scrittore
ma anche un bravo musicista (ho composto ben CINQUE brani in tutti i miei 54 anni).
Inoltre ho fatto due CD audio in questo modo:
il primo con brani significativi e molto belli tratti da films,
il secondo con letture di libri molto interessanti e struggenti letti con la mia voce e con sottofondo musicale scelto da me.
Poi con le ragazze ho fatto una vera e propria strage: ho perso almeno 10 occasioni di donne che mi volevano (anche da quel punto di vista là, ed io ero pure eccitatissimo).
Una vera e propria strage sì, ma per me.
In questo caso sono stato un grande.
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  Viola il Sab Lug 12, 2008 11:31 am

:-) Si ma pur sempre di strage si tratta!!! Diciamo che sei un sopravvissuto? Nel senso che malgrado l'effetto esiziale tu sia stato capace di riabilitarti anche e soprattutto attraverso le "cure" verso te stesso e i tuoi componimenti e musicali che letterari...Insomma una strage ci spappola in mille pezzettini....il viaggio di ricerca dei pezzi è sì importante quanto il ricollegarli col centro...Mi hai fatto notare che ogni parte del nostro corpo è strettamente collegato col cuore anche nel senso meramente simbolico...Poi, poi, poi la parola FAN mi fa pensare al film FANDANGO...Fan....viaggio /tango....fino a disotterrare il nostro DOM PERIGNON drunken
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Re: Vi ringrazio tanto - Strage d'amore

Messaggio  Stef il Dom Lug 13, 2008 4:03 am

Strage d'amore ove si zittisce la propria anima per "ascoltare fino in fondo" l'altro.
Sono un redce
Le cure verso me sono Clipralex, Efexor, Lamictal, Depakin Chrono, Zyprexa, Lorans...
Le musiche che ho composto in tutta la mia vita sono cinque.
Il fine è il viaggio stesso, non la meta. Nel viaggio, nrella scelta del cammino c'entra il cuore
Tutta la verità è collegata al cuore, all'energia (anche la materia, l'intelligernza, l'amore, la sensibiltà, tutto...
«Stef»
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  Viola il Lun Lug 14, 2008 10:50 am

E' una strage, quando si zittisce la propria anima per ascoltare fino in fondo l'altro...Quando zittisci l'anima non v'è ascolto profondo in verità. Quando v'è esclusione di se stessi automatica e esiziale è l'esclusione dell'altro...Stesse leggi universali....Quindi sei uno scrittore e un reduce...Bravo Stef nel riconoscertele... Le cure verso di te sono scrivere, prendere farmaci,partecipare alla psicoterapia... Il viaggio è il fine stesso... La strage non c'entra niente con l'amore....L'amore non fa stragi.... Disotterriamo il cuore allora!!! E tutto quello che hai scritto tra le parentesi....drunken
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Re: Sodoma e Gomorra

Messaggio  Luciano il Mer Lug 16, 2008 10:48 am

Bella Laughing

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Re: Vi ringrazio tanto - Specifichiamo e "Ascoltare"

Messaggio  Stef il Gio Lug 17, 2008 12:34 am

"Annullarsi per l'altro" solo temporaneamente.
Per esempio "ascoltando attentamente" senza interrompere finché non ha finito: è anche una regola di educazione oltre che di dovere morale: lo stesso vorremmo noi che venisse fatto.
Ama te stesso come ami l'altro significa sì che devi aver cura di te, ma anche che devi amare l'altro: che razza di amore sarebbe se ti avvitassi su te stessa? L'inizio della depressione è proprio avvitarsi su se stessi, l'apertura invece è un respiro di aria buona, che rinfresca l'anima o lo spirito o l'intelligenxza.

ASCOLTARE

Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu cominci a consigliarmi, non fai quello che ti chiedo.
Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu cominci a dirmi perché non dovrei sentirmi così, non rispetti i miei sentimenti.
Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu senti di dover fare qualcosa per risolvere il mio problema, sei venuto meno alle mie attese.

Ascoltami, tutto ciò che ti chiedo è di ascoltare, non di parlare o darti da fare, ma solo di ascoltare.

Consigliare è facile, ma io non sono incapace, forse scoraggiato e in difficoltà, ma non incapace.
Quando tu fai per me ciò che io stesso posso fare, non fai altro che contribuire alla mia paura e incertezza,
ma quando accetti semplicemente ciò che sento, non importa quanto sia irrazionale, allora non devo più cercare di farti capire e devo iniziare a scoprire ciò che ho già dentro di me.

Forse per questo la preghiera funziona: Dio è sempre lì ad ascoltare...

NOTA BENE
Questo scritto non è mio. Stava nella mia parrocchia. Fu fatto un corso di quattro mesi (con frequenza tre volte al mese, tenuto da un professore universitario psicologo o altro, esperto in “Comunicazioni e ascolto”, o qualcosa del genere).
Il corso si rifarà.
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Messaggio  canterel II il Ven Feb 20, 2009 7:31 pm

Raccolgo qui i saggi di narrativa degli utenti. ci sono racconti di stef che meritano seriamente una vetrina apposita, ed erano finiti nei bassifondi del forum. inoltre così favoriamo lo snellimento della sezione off topic.
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Romanzo: "La pioggia".

Messaggio  Pavely il Sab Feb 21, 2009 10:08 am

1.

La pioggia è un accordo musicale.

Una musica di pianoforte che si diffonde nell'aria.

La guardo, quì, alla finestra. Il mio Portatile è acceso sulla scrivania.

La sua luce, in questa notte così bella, illumina le pareti della stanza.

E fumo. Ho tra le mie dita una sigaretta e sono accanto ai fiori che tengo sulla mensola della finestra.

Pianissimo, in sottofondo, ascolto una cantante canadese. Si chiama Coeur de Pirate. Ha una voce bellissima. (La casa è silenziosa, la porta della mia camera è chiusa).

Dimentico sempre dove ho messo il portacenere. Poi, dovrei cambiare maglione. Questo quì è macchiato di sugo. Di là, mio fratello dorme. E ora... ora, che ore saranno? Le due? (Ho l'orologio sulla scrivania e non me la sento di allontanarmi dalla pioggia per andare a prenderlo).

Immagino questi pensieri scritti su di un foglio di carta. Sorrido... magari, chissà, diverranno un giorno un libro e altre mani, altre braccia, altre persone li leggeranno. Sarà un modo per aprirsi.

(Pausa).

Guardavo la pioggia accanto ai fiori di Bouganville.

Qualche goccia, quache stilla, volando, arriva ai petali.

Le luci della strada regalano una luminosità meravigliosa.

E non ho sonno. Non ho sonno. Mi giro, dò la schiena alla finestra, guardo la stanza.

Sono depresso. Questi sono i pensieri di una persona che soffre di Depressione. Definirla è difficile.

Ecco: d'improvviso penso a chi, un giorno, si fermerà a leggere queste righe. Incontra quì, la ragione della mia scrittura.

Sì, io scelgo di scrivere. Scelgo di scrivere, ora che piove in questo modo così musicale, per capire i miei sentimenti e le mie emozioni.

(E' finita la sigaretta). Dunque, quì occorre indirizzare un messaggio al lettore. Lettore? Sei lì? Mi ascolti? Io mi chiamo Pavély, ho 32 anni, soffro di una malattia chiamata Depressione.

Probabilmente, adesso, sentirai un sentimento sgradevole. Penserai: sarà un libro pieno di lamenti. Leggerò di esperienze dolorose. Incontrerò lacrime, torti, lentezza. In parte sì. Ma non pensare che io ti darò risposte.

No. Lettore, realmente, io non ti darò risposte. Posso provare a dirti cosa sia per me la Depressione. Voglio capire ciò che provo parlando a te. Questo sì. Ma chiaramente, voglio dirti una cosa sulla Psicologia (scrivo volutamente questa parola con la lettera maiuscola).

La Depressione non ha una ragione. Scordati le medicine, scordati la biologia, scordati i dolori, scordati la resilienza (resilienza è la capacità di sopportare i torti della vita), scordati quello che sai. Non c'è un perché. Io credo fermamente che ci siano tre eventi della Psicologia che non possiedono un significato. E' una mia teoria. Essendo, in un certo "qualmodo", la mia poetica, permettimi, ti prego, di parlartene.

Depressione, Suicidio e Tossicodipendenza non hanno una motivazione. No. Non ce l'hanno. (Ora in sottofondo ascolto "La meme histoire" una canzone bellissima cantata da Feist... quanto vorrei che tu fossi quì, nella mia stanza, lettore, e potessi ascoltarla con me. Se tu fossi quà non direi nulla... lascerei che questi accordi di viola riempissero la stanza, forse, per un momento, felice di un istante di silenzio). La Depressione può essere accostata al colore blù. Un blù ciano. Il Suicidio è il rosso. Il rosso Magenta. La Tossicodipendenza è un giallo, un giallo base.

Sono colori. Sono lì. Sono i tre colori base del cuore ferito. Chi stà male, infatti, viaggia, come un marinaio del diciannovesimo secolo, tra questi colori... li guarda da lontano. Alle volte prova un'emozione Rosso magenta, è disperato, vuole morire. E' lì... piange, si dispera, cade al suolo, incrocia le braccia sul petto, vuole essere abbracciato, stretto forte forte. Vorrebbe nascondersi sotto una trapunta, vorrebbe calore, (il rosso del sangue... il rosso di un momento felice). Chi è in un Sentimento rosso guarda le sue mani, trema, strilla, sente l'elettricità corrergli sulla pelle, ha il desiderio, fortissimo, di stringere qualcosa, afferra una penna, una lampada, e non ha il coraggio di scagliarla per terra.

Quando chi stà male conosce un'Emozione Gialla ha una Dipendenza. Fuma. Le mani cercano il pacchetto delle sigarette (come ora stò facendo io, ora che in sottofondo che questo pezzo così bello del chitarrista Fortin- Léveillé). Il fumo è giallo. Il mondo è giallo... quando mi accendo una sigaretta (oh! ecco un momento di grazia... ascolta in sottofondo: questo è Giovanni Allevi: "Come sei veramente") guardo la stanza, la mia stanza, il cuore rallenta, il respiro si blocca, prendo l'accendino dalla tasca. E poi sento la sigaretta bruciare. E tutto si scioglie... tante volte, Lettore, mi sono chiesto la ragione del fumo. La ragione del comportamento di chi usa Droga. Non c'è. Succede e basta. Un tossicodipendente potrà dirti: "Per dimenticare". "Per sentirmi forte", " Per dire basta"....

Ma mentirebbe. La verità è che il suo cuore, quando si droga, s'illumina di una luce estiva, gialla, bianca, luminosa. Sente mancare l'aria. E senza un perché cerca la sigaretta, la sostanza. Guardami. Dico a te. Guardami. Mi sono acceso una sigaretta. Guardami oltre queste pagine. Ti ricordi cosa ti ho detto? Soffro di Depressione. Fumo. Sì, alle volte voglio morire. Il mio messaggio da me a te, per oggi, è questo: tutti hanno questi istinti, tutti sono Depressi, tutti abusano di Sostanze, tutti, a volte, desiderano morire. Se non stai veramente male, probabilmente, è questo un discorso che non puoi capire. Vedi, i tuoi colori sono diversi dai miei colori. Se stai bene, (diciamo: relativamente bene), i tuoi colori sono tinte lievi. Hanno una luminosità meravigliosa. Sono vivi... il tuo rosso, ad esempio, è un rosso brillante, ha qualcosa del riflesso del sole sul vino Bordeaux.

I miei colori, invece, i colori di chi stà male sono diversi. Sono cupi. Pieni. Fanno male all'occhio. Quando voglio morire, ad esempio, io vedo un rosso vivissimo, un Magenta, con i riflessi del Sangue vivo che stilla al sole. E non cercare una ragione. Non c'è. Succede. Non è biologia, non è speranza, non è passato e non è futuro. Succede. Non è il mio fisico, credimi. Nei limiti del possibile, credimi, sono normale. Solo che io sento i colori, sento le emozioni, sento i sentimenti in modo diverso da te. E ti devo il Blù. Non ti ho parlato del Blù. Il Blù è il colore della Depressione. Il Blù, questo colore, che racchiude i colori della sera, della notte (la notte sà essere, infatti, Blù).

In Inglese, Blue, significa proprio Tristezza. Hermann Melville (nato d'agosto, come me) era del segno del Leone ed è stato il più grande cantore della Depressione. Ma anche Ernest Hemingway. 21 luglio se ricordo bene. Era del segno del Leone. Hemingway ha scritto "Il vecchio e il mare" (è lì sulla mensola). Depressione. Il mare. Hai mai visto il mare con gli occhi di un Depresso? Io ho capito di essere Depresso quando andavo a Ladispoli in Marzo. (Il mese in cui morì mia madre). Mi tiravo sù i jeans sulle caviglie e camminavo sulla battigia. Il piacere dell'acqua del mare che sfiorava i piedi era meravigliosa. Ed ero solo. Ed ero felice. Ecco: se dovessi dare una definizione della Depressione ti darei questa. E' il primo sentimento della difficoltà psicologica.

Il primo sentimento della Difficoltà psicologica. In realtà, è un ragionamente lineare. La Depressione si supera con l'istinto di Suicidio o con la Tossicodipendenza... nel primo caso hai un Sentimento Bruno. (Che emozioni ti dà, Lettore, il Marrone?). Nel secondo un'Emozione verde. (Da quì la 'felicità' che prova il tossicodipendente quando ha la sua droga). In entrambi i casi sei di fronte ad un dolore. E questo dolore non ha nessuna spiegazione, credimi. Sono colori.

O mio Dio... ho fatto un monologo, perdonami. Però ti ho detto tutto il mio messaggio in neanche poche righe. Non mi và neanche di pensare agli errori che ho commesso parlando con te. Ne ho fatti tanti, ne faccio tanti.

Ti stringo forte. Se queste righe fossero un romanzo, quì finirebbe il primo punto. Ti lascio con la bellezza di questa pioggia.

Ti voglio bene lettore.
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recensione drammatizzata: rivoluscionery roud. PRIMO TEMPO

Messaggio  canterel II il Sab Mar 07, 2009 2:57 pm

avvertenza spoiler: è una prima visione. il trattamento della recensione non segue l'intreccio, ma piuttosto tenta di simboleggiare l'atmosfera del film e le impressioni del vostro affezionatissimo durante lo spettacolo. non c'è niente di obiettivo, e l'ho visto dopo due birre e un cuba libre. inoltre, nella drammaturgia recensoria non solo non rispetterò l'ordine delle scene e dei dialoghi del film, ma inserirò deliberatamente elementi falsi a mio capriccio. per cui, se volete andare a vederlo, leggendo questo non saprete come va a finire, e neanche se vale la pena.
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titolo : rivoluscionery roud
regia: sem mendis


USA 2008

scena 1
dicaprio, uinselt e chetibeits dentro una oldsmobil col tetto bianco e la carrozzeria verniciata di qualche tinta pastello

chetibeits: chiacchieriamo amenamente.
uinslet: va bene.
chetibeits: commentiamo l'ambiente, la suburra con le villette per i borghesi tutti uguali, parliamo di argomenti da maggioranza silenziosa e fatemi usare ogni tanto dei vezzeggiativi.
dicapiro: va bene.
chetibeits: uinslet, cerca di sembrare lana tarner o qualcosa del genere. tiè, prendi questa caraffa di limonata.
uinslet: è ancora lunga?
chetibeits: dobbiamo chiacchierare così finché il pubblico non percepisce le tensioni emotive e l'umanità del mio personaggio. inoltre dobbiamo occupare insieme la stessa inquadratura, per dare al pubblico l'occasione di ricordare che tutti e tre recitavamo nel taitanic di gieims chemeron.
dicaprio: ho capito, mi sembra giusto.

scena 2
dicaprio, uinslet

uinslet: la nostra situazione è insostenibile. fai cacare. e io non rispetto me stessa.
dicaprio: ingrata! non hai capito. siamo due intellettuali americani imprigionati nelle periferie della iist coust settentrionale negli anni '50. noi siamo superiori a tutto ciò!
uinslet: per me sei un cazzaro. da cosa si deduce che siamo intellettuali americani negli anni '50?
dicaprio: abbiamo la villetta da borghesi e il patio per il barbechiu, ma non facciamo mai un barbechiu! ti rendi conto?
uinslet: non mi convinci.
dicaprio: e invece sì, avanti: comportiamoci in modo da tradire la matrice letteraria dei nostri personaggi, non dimenticare che siamo in un romanzo di riciard ieits.
uinslet: e come si fa?
dicaprio: quando litighiamo dobbiamo mettere in fila delle parole stampate, che ne so, degli avverbi con più di 5 sillabe.
uinslet: maledettamente
dicaprio: inestricabilmente
uinslet: intollerabilmente
dicaprio: vado a lavorare.
uinslet: sei un conformista.
dicaprio: resto a casa.
uinslet: e levati di sul culo, dai.

scena 3
dicaprio in ufficio. apre a caso dei faldoni, succhia penne stilo

dattilografa: mi scusi.
dicaprio: cosa c’è? sono indaffaratissimo e il megadirettore mi scruta! anche se la mia smorfia tradisce una dolente consapevolezza che fa strame di tutto ciò.
dattilografa: non voglio disturbare, ma purtroppo ieri sera dopo le ore di straordinario sono uscita in fretta e ho dimenticato la mia clitoride sulla sua scrivania, accanto al tempera-matite.
dicaprio: ah, è vero margiory. tenga.

le versioni iist coust anni ’50 di calboni e filini si affacciano al cubicolo impiegatizio di dicaprio

calboni americano: puccettone! cornetto e cappuccio?
dicaprio: non esiste ancora starbacs.
filini americano: devo rendere manifesta la mia insignificanza.
dicaprio: bravo, ma non devi far ridere. avanti, fate delle facce molli da maccartismo strisciante.

eseguono

dicaprio: viviamo dentro una réclame delle casse da morto in finto rovere.
calboni e filini: senti che stronzo. secondo te noi non ce ne siamo accorti?
dicaprio: ma io ho capito anche che voi in fondo lo sapete, e fate pietà. leggo nel pensiero. sono un intellettuale radicale imprigionato nell’ufficio sinistri.

scena 4
uinslet a casa, con il grembiule. entra l’antennista

antennista: vi installo l’ultimo grido della tecnologia per maggioranze silenziose. eccovi un televisore elettronico a sei manopole!
uinslet: sei scemo? sono la moglie intellettuale di dicaprio, non guardiamo la tv, non compriamo biglietti della lotteria e non beviamo birra sul divano.

l’antennista è giustiziato sul posto da una macchina per tosare l’erba. entra il lattaio

lattaio: le ho portato sei bottiglie di latte scremato.
uinslet: eccole i vuoti. ah, l’altro giorno ha dimenticato una prostata sul davanzale della cucina.
lattaio: una prostata? faccia vedere.

uinslet consegna le bottiglie vuote e la prostata

lattaio: a presto.

FINE DEL PRIMO TEMPO
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  lunatica il Sab Mar 07, 2009 3:04 pm

Sto ridendo con le lacrime agli occhi Very Happy Very Happy Very Happy
Sam Mendes è il regista di American Beauty,vero?
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  Pavely il Sab Mar 07, 2009 3:17 pm

Un incrocio tra Ionesco, Billy Wilder e Achille Campanile.

Smile

(Bello)
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recensione drammatizzata: rivoluscionery roud. SECONDO TEMPO

Messaggio  canterel II il Sab Mar 07, 2009 3:27 pm

rivoluscioneri roud. recensione drammatizzata.
SECONDO TEMPO


Scena 5
dicaprio sfoglia a caso il riider’s digest. uinslet stira le camicie

dicaprio: preferibilmente
uinslet: indecidibilmente
dicaprio: demente
uinslet: vedi? sei un cazzaro. quello è un participio, per giunta trisillabo.
dicaprio: cosa? demente ti sembra un participio? sei tu che reciti falsamente.
uinslet: forse le palle per vivere come una radicale liberal ce le avrei, invece tu non ci credi veramente.
dicaprio: ma vai a rane. ho raggiunto un livello di autocoscienza che te lo sogni. tu, piuttosto, sei esaurita. non vedi neanche cosa stai facendo.

uinslet abbasa gli occhi sull’asse da stiro. sotto il ferro rovente c’è un bambino

bambino: mamma, brucia!
uinslet: scusa entony.
bambino: non mi chiamo entony!

il bambino fugge. entra una bibliotecaria con aria circospetta

dicaprio: lo so, è scaduto il termine per i libri che ho preso in prestito. lo faccio apposta, così non passo inosservato. e guardi lì …

indica la parete del soggiorno

dicaprio: ho incorniciato tutti i cruciverba difficili di bartezzaghi che mia moglie ha risolto quest’estate al mare, a cony ailand.
bibliotecaria: non sono venuta per questo. vorrei invitare lei e sua moglie alle riunioni del circolo dei lettori.
dicaprio: che roba è? dove si tengono?
bibliotecaria: nei locali della biblioteca civica di quartiere, il venerdì, quando termina l’orario di servizio al banco prestiti. alcuni utenti si trovano a discutere di letteratura e questioni sociali.
uinslet: tipo?
bibliotecaria: stasera parleremo di frensis scott fizzgerold. un membro del circolo ha preparato un commento sul romanzo tender is de nait. dopo, è in programma una discussione sul tema dei diritti civili.
uinslet: pussa via. siamo radicali liberal, mica coglioni. se ti rivedo chiamo gli sbirri e denuncio tutta la tua congrega di rossi.

la bibliotecaria getta nel soggiorno un candelotto lacrimogeno e si dilegua


EPILOGO

dicaprio (in lacrime): ho capito che non ce la faremo mai. anche io ho perso la fiducia. non capiremo mai se siamo piattole o autentici radicali liberal. è indecidibile.
uinslet (piange): perché deve essere indecidibile?
dicaprio (fiottante): deve essere indecidibile perché la morale del film sia compatibile con l’opinione di quello spettatore intelligente e pensoso.
uinslet (singhiozzando): quale spettatore dici?
dicaprio: se dico quale, tutti gli altri si sentiranno esclusi e distruggiamo la nostra carica empatica.
uinslet: nondimeno, è necessario che accada qualcosa di grave e risolutivo, altrimenti questo dramma non potrà confrontarsi, sia pure a rispettosa distanza, con il magistero del grande daglas sirk.
dicaprio: e che due palle, allora muoviti. abbiamo avuto un’ora e quaranta per far accadere qualcosa di grave!

accade qualcosa di grave

dicaprio: ora tutto questo è proprio grave e indecidibile.
uinslet: … ma ci resta un sogno.

musica. entra cicciobomba cannoniere

dicaprio, uinslet e cicciobomba cannoniere cantano tenendosi per mano

cicciobomba cannoniere
con tre buchi nel sedere
con due buchi nella pancia
cicciobomba vola in francia!

FINE
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A Cant....

Messaggio  Viola il Sab Mar 07, 2009 10:08 pm

Deus ex Machina !!! Very Happy
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Confessioni di uno psichiatra (parte prima)

Messaggio  Lucedamore il Mar Dic 14, 2010 8:05 pm

Salve a tutti,

sono un uomo di 41 anni, preferisco non dire il nome, medico psichiatra con diploma di psicoterapeuta. Faccio questo di lavoro da ormai una decina d'anni. Ho scoperto questo forum qualche tempo fa, mi è subito piaciuto e ogni tanto, la sera, entro a dare un'occhiata. Quante volte avrei voluto intervenire, allorquando leggevo di grosse inesattezze, di opininioni se non altro discutibili riguardo ai farmaci, agli approcci terapeutici.
Ma castravo sul nascere questo mio desiderio. Ancora non sapevo, non immaginavo come e perché questo forum mi attirasse. Nel mio profondo sentivo però che era il posto giusto. Ma giusto per cosa?

Sono stato paziente e nascosto in silenzio fino ad ora. Ma adesso non resisto più. Natale si avvicina e come ogni anno questo periodo è per me fonte di estrema sofferenza.
Vi chiedo il permesso, di poter raccontare in questa sede la mia storia. A voi non verrà nessun utile, ma io ne ho bisogno. Sì, ne ho bisogno. E vi prego, consideratemi non un medico, non uno di quelli in camice bianco che stanno dall'altra parte (rispetto a voi), bensì solo un uomo, un essere umano coi suoi bisogni, con le sue paure, con le sue debolezze, con la sua occultata spensieratezza.

Mi darete il permesso di raccontarvi la mia storia?


Vivo in una città del nord, di media grandezza. Non troppo caotica ma nemmeno rurale. C'è tutto, tutto quello che un uomo del 21nesimo secolo voglia desiderare. Ed io, fin da ragazzo, ho sempre inseguito, desiderato tutto questo. "Questo" ha molti nomi, definizioni, significati: a volte opposti ma in fondo uguali. Ricchezza! Prestigio! Affermazione! Potere! Vanità!

Da bambino, guardavo la televisione al sabato sera; ricordo c'era lo show principale, si chiamava FANTASTICO. Ricordo Pippo Baudo, quella ballerina bionda americana. Come erano belle le ballerine racchiuse nei loro costumi, guardavo i loro corpi sinuosi flettersi in modo perfetto, veloce; sullo schermo andava in scena una rappresentazione di grazia, precisione, efficienza e allo stesso tempo una scena di forte sensualità. I miei primi tumulti di maschietto che stava per uscire dall'età dei soldatini e delle pistole ad acqua, per entrare nel periodo della maturazione sessuale.
Come sembrava bella la vita vista, anzi, intravista, con gli occhi di un dodicenne. Sembrava un giardino dell'Eden, pieno di fiori colorati e decine di piante diverse ma tutte cariche di frutti invitanti e procaci. Un inno alla vita. Un canto di sirene. Fiumi di miele colanti.
Come avrei potuto godere di quei frutti? Circondarmi di quei fiori? Come potevo vivere, fare parte di quel giardino e saziarmi ogni giorno di tutti quei piaceri?
Dovevo farmi strada nella vita. Dovevo diventare qualcuno. Ma in che modo? Cosa ero destinato a diventare? Quale tipo di persona? Passai gli anni delle scuole superiori a torturarmi su quale strada dovessi intraprendere.
Avvocato, ingegnere, notaio, commercialista...;ogni professione sembrava offrire motivi di prestigio ma allo stesso tempo mostrava aspetti che mi procuravano ribrezzo.
Fu un giorno d'estate, di Luglio, prima del mio quinto anno, che leggendo un articolo su un settimanale, arrivai alla comprensione di quale sarebbe stata la mia strada, la mia professione. Medico!

Sì, il medico è un professionista. E' una figura che merita stima, rispetto, prestigio sociale. E oltre a questo, se è in gamba, può guadagnare bene. Sì, sarei diventato un medico.
Partii dal paese e mi trasferii in città. Gli anni dell'università passarono in fretta, non senza grosse difficoltà, sia economiche e soprattutto relative al mio percorso di studi. Amavo medicina ma c'erano alcuni argomenti che proprio non digerivo. Alcuni esami mi costarono sacrifici enormi, dovetti accettare voti più bassi pur di andare avanti (malgrado spesso ripetessi l'esame) ma devo dire che, dopo 5 anni e mezzo, raggiungi la meta finale.
Ero dottore, in tutti i sensi.

Ma nel quinquennio avevo ben capito che il medico di base, o di famiglia, non era il vestito che avrei indossato. Si stava insinuando nella mia mente il pensiero ambizioso, sicuramente irrealistico, che col mio lavoro avrei dovuto fare del bene alle persone. Di solito è questo che fa il medico no? Ma io volevo innalzare questo concetto fino a farlo diventare tanto forte quanto il mio desiderio di affermazione. E di benessere economico.

Per fortunate coincidenze, e non solo, riuscii a specializzarmi in psichiatria. Tutto sommato questa parte del percorso mi risultò più abbordabile, inseguendo la locomotiva della vita, arrivai in stazione a 30 anni e due mesi.
Ero medico psichiatra. Tutti mi guardavano con ammirazione. Ero diventato qualcuno. Tutto sembrava andare per il meglio.
Passarono altri due anni, di burrascose vicende professionali, prima di approdare all'ospedale in cui lavoro ancora adesso.
Mi accorgo di essere lungo nella mia presentazione. A 34 anni, convinto da un amico, mi iscrissi ad una scuola quadriennale di psicoterapia. Raggiungi anche questo traguardo, che reputai fondamentale. Non tutto si guarisce coi farmaci; non tutto si guarisce con la terapia. Lo sapete bene anche voi.

Qui finisce la mia presentazione. La prossima volta vi racconterò, lo devo fare, di quali insidie tremende si nascondino dietro l'apparenza di una vita riuscita.

...continua
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  marco7 il Mar Dic 14, 2010 10:54 pm

è un romanzo a puntate o una telenovela ?

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Confessioni di uno psichiatra (parte seconda)

Messaggio  Lucedamore il Lun Dic 20, 2010 9:32 pm

Eccomi di nuovo, dopo alcuni giorni.
Natale è alle porte, son tutto preso nel sistemare a dovere, come fossero pacchetti da incartare e tenere buoni in un angolino, i miei pazienti. Oh sapete, il mio è un lavoro stressante, anche se ben pagato. Durante l'anno due sono i momenti critici: le vacanze d'agosto e per l'appunto le feste Natalizie.
Sistemare ed impacchettare i pazienti significa fare in modo che per due settimane non abbiano motivo di farsi sentire. Voglio starmene tranquillo. Vi sembrerò cinico? Provate voi ad avere a che fare con 43 pazienti che seguo in attività intra moenia più le decine che dimorano abitualmente nelle comunità che sono sostenute dalla stuttura ospedaliera stessa. Inoltre ci sono tutte le visite che vengono coperte dal servizio sanitario nazionale.


Mediamente in una settimana ho una 50ina di colloqui clinici. A volte mi sembra di scoppiare. Il mio non è cinismo, è semplicemente una stategia obbligata, per preservare il mio stesso equilibrio. Seguo alcuni pazienti da non meno di 5 anni, si fidano di me, abbiamo instaurato rapporti molto profondi, (anche se non sono definibili d'amicizia) che cosa succederebbe se io mi ammalassi? Se io mi assentassi per alcuni mesi? Il mio è uno scrupolo morale.
Il mio bisogno di fuggire, di alienarmi da tutto questo mondo, almeno due, tre volte l'anno, è un'esigenza inderogabile.

Così oggi ho salutato Matteo. Soffre di un disturbo ossessivo compulsivo. Lo seguo da due anni. Ora sta meglio; le prime volte che veniva da me presentava una situazione molto seria. Non potete immaginare quali scherzi buffi possa giocarvi la mente. Matteo non poteva camminare per strada per il semplice fatto che doveva obbligatoriamente imparare a memoria tutti i numeri di targa. A niente serviva che lui indossasse degli occhiali scuri, la sua coazione veniva attivata sempre e comunque, ogni volta che vedeva passare una macchina o un motorino. Un rituale tremendo. Ma vi ho già detto troppo di lui, aggiungo solo che adesso sta meglio e sta per prendere la patente.

I primi tempi non era così. Avevo alti ideali. Pensavo, illudendomi, che avrei potuto veramente aiutare le persone.
Ho scoperto con gli anni che non è così. Quasi mai è così. Sì certo, come psichiatra so cosa prescrivere e quando. Non faccio di un'erba un fascio. Da questo punto di vista il mio lavoro è di semplice routine, quasi di statistica. Tu hai questo? Ok..ti prescrivo questa cosa. Tu hai quest'altro? Ok..a te do questo. Mi tengo aggiornato, due volte all'anno partecipo a seminari d'aggiornamento, son abbonato a tre riviste specializzate. Routine.
Poi c'è la parte creativa. La parte nella quale uno deve far vedere quanto vale. Son terapeuta. Mi sarei aspettato che un terapeuta divenisse sempre e comunque un mago della comunicazione, e che quindi dovesse essere in grado di operare veri e propri miracoli. Cambiare le persone.
Bah...che delusione. Ora vi dirò la cruda verità. Le persone non cambiano. Non cambiano grazie o per la terapia. Son frottole. Le persone cambiano in ogni caso, nel loro proseguire nella vita. E' un adattamento continuo.
Perché dico questo?
Ve lo dico. Quante volte, la sera, seduto sulla poltrona bevendo un goccio di brandy, medito sui fatti trascorsi nella giornata. Sulle persone che, con occhi intrisi di tristezza e supplichevoli di speranza, entrano impacciati, nel mio studio. Quanti...quanti di questi ho aiutato? Quanti ho guarito? Sì perchè, molti tra i miei colleghi usano questo termine: guarire. Io, preferisco fermarmi ad un più cauto "aiutare".
Ho un registro mio personale. Una specie di diario. Su esso riporto tutti i casi che seguo. Vi piacciono i numeri?
Son arrivato a 287 casi. Casi, mi sento in colpa, stiamo parlando di persone che hanno sofferto e soffrono, stiamo parlando di vite. Ovvio che il cosiddetto male di vivere la fa da padrone, ma a volte capita qualche gemma preziosa, qualche caso insolito che fa rendere questo mestiere un pò meno monotono.
Un esempio divertente riguarda un uomo che aveva la fobia dell'altezza. L'uomo fa il pilota di linea. Nel suo caso la fobia si manifestava "fino ad una certa altezza", poi spariva. Mi spiego meglio: per lui era terrorizzante affrontare un dislivello minimo, come ad esempio salire sopra un tavolo, una sedia, un ostacolo alto 1 metro. Superata quella quota minima, la fobia spariva. Faceva sempre in modo, di raggiungere la cabina dell'aereo utilizzando il percorso orizzontale che dalla torretta collega direttamente alla cabina di pilotaggio. Non gli sarebbe stato mai possibile salire la scaletta per accedere al suo posto di lavoro. Trovai il suo caso molto divertente, anche se non tradii mai un'espressione che palesasse tale mio sentimento. Lo aiutai alla fine, ma non posso certo essere orgoglioso del mio intervento. Ci vollero 50 sedute per trattare la sua fobia. Certo, ora si diverte come un matto a salire e scendere dal muretto che ha dietro casa, sul lago Maggiore, e di sicuro ai suoi occhi la vita è migliorata. Non ha più il suo problema. Ma la verità è che io non ho fatto niente. La fobia è sparita da sola. Ho eseguito il protocollo di trattamento standard ma non posso affermare con onestà che il cambiamento del soggetto sia diretta conseguenza del mio operare. La persona è cambiata da sola, in un modo e per fattori tali che non sono riproducibili. Per me questa è una sconfitta e davvero sempre più spesso mi domando se davvero ho aiutato qualcuno...se ho "guarito" mai nessuno..e se....oh...scusate, mi suona il cellulare.

Era Patrizia. Patrizia, la mia fidanzata. La fidanzata ideale, sapete? Di buona famiglia, di buone maniere, senza grilli per la testa. Ha 8 anni meno di me, lavora come assistente notarile in una città vicina, a 1 ora e mezza di macchina. Fondamentale la distanza, sapete? Sì, un particolare questo che mi ha permesso di..uhm..no...non trovo le parole...è troppo presto scusate, non posso ancora parlare di questo.

Patrizia la conobbi 4 anni fa in montagna. Eravamo su un pianoro nel mezzo delle cime del Gruppo del Brenta, a metà Luglio. Seduto e stremato sull'erba, ascoltavo una funzione religiosa. Tre file più avanti alla mia, una cozzaglia di gente rumorosa. Considerai quello schiamazzo davvero inopportuno tanto che stavo quasi per alzarmi e intervenire quando, come colpo di fionda secco, una voce calda e vellutata sovrastò quel ciarpame di voci, zittendole con autorità. <State zitti adesso! Se non volete sentir messa andatevene dentro il rifugio: io voglio sentire. Io rimango.>
L'intervento di quella ragazza fu davvero tempestivo. Oltre a questo, dalla mia posizione potevo notare non solo un carattere forte e determinato, ma anche lineamenti di donna nel pieno della maturazione sessuale: capelli castani mossi lunghi a metà schiena, altezza media, snella con lineamenti di sicura presa sul mio istinto maschile. Non mentirò, vedendola sedersi sull'erba, dopo aver steso un panno per proteggersi, indugiai rapito, conquistato, da quel suo fondoschiena che sembrava modellato su cera da scultori celesti.

Ma io mi dlungo, come sempre. Finita la messa, cercai di approcciarla mettendo in campo tutta la goffaggine di cui ero capace. In tal senso non dovetti impegnarmi molto. Ero determinato e arrivista nel mio lavoro ma con le donne che mi interessavano davvero, finivo per innervosirmi sempre.
Forse la mia timidezza la conquistò. Seguirono telefonate e messaggini frequenti. Tre mesi dopo ci fidanzammo.

Io non la merito, sapete?
Lei non sa chi sono veramente. Non parlo della mia professione. Parlo di me come persona.

Natale, Natale, ma voi ci credete? Da quanti anni vivo con angoscia questa festa. E' una festa vero? LUI...LUI nasce...ed io...io....io ogni volta vorrei scappare....fuggire via...lontano....ma finisce sempre che mi ritrovo in famiglia in quel giorno, con un surrogato di gioia svolazzante intorno a me, la tavola bandita, le posate e i bicchieri della festa, le pietanze succulenti e l'erotismo disgustoso del pandoro al cioccolato....ma io...io recito...dolorosamente recito una finta felicità, mentre dentro brucia una disperazione.

E anche stavolta non posso scappare. Fra 5 giorni arriva di nuovo. Guardatemi. Io, medico stimato. Io son qualcuno sapete? Il mio nome vuol dire qualcosa. Io ho costruito qualcosa. E allora perchè son al terzo bicchiere di Chivas? Cosa è che mi tormenta???

Lasciatemi andare! Non dovevo venire qui. E' stata un'idea stupida, pensare che se avessi scritto quello che....mai potrei confidare a qualcuno..forse sarei stato meglio.....

Non so se scriverò ancora. Non si esce da questa cosa.

Spero che una di loro sia libera. Dai su...maledetto cellulare...me ne basta una...su su...una cavoli...una sarà libera...mando a tutte un messaggio....dai..dai...cazzo..mi puzza l'alito..devo usare il collutorio...o se ne accorgerebbero....dai su...su...una sola me ne basta....rispondete...servite solo a questo...dai...le 21.20, ..ma sì..posso farcela...ne ho bisogno...affanculo tutti...nessuno può capire...ah ecco. Samantha ...

<Pronto, Samantha? Ciao...uhm...stasera puoi? Sì, intendo adesso, fra mezz'ora. O Devi uscire con lui? Ah..bene...quindi abbiamo il campo libero....Sì..come l'ultima volta: ci troviamo al parcheggio del Motel Corona, alle 22...Tranquilla, stavolta li compro i preservativi..sì sì..ok....un bacio...sei splendida...smack...a dopo..>

Evvai...ha risposto la moretta! Si dai...ho bisogno di rilassarmi. Tutta questa tensione, sì..mi farà bene..ma devo lavarmi i denti o capirà che ho bevuto.

(....forse continua)
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  Ospite il Gio Dic 23, 2010 11:07 pm

ma tu sei davvero psichiatra?

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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  marco7 il Gio Dic 23, 2010 11:23 pm

no è un burlone Very Happy

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Messaggio  Lucedamore il Ven Dic 24, 2010 9:32 am

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Cecco è da sempre irriverente

Messaggio  Lucedamore il Dom Dic 26, 2010 1:59 pm

Ehi...dove siete tutti?
Perfino al timone c'è nessuno? Farò dare 100 frustate a colui che doveva essere al timone...
Ciurma di sfaticati...siete tutti in coperta? Ora mi sentono..
Uscite dalle vostre tane razza di smidollati...è da ieri che dormite....vi faccio mettere ai ferri tutti....PEZZENTIII....sono il vostro capitano...vi faccio mettere alle catene..
avete fatto i bagordi eh?
Se sapevo sarebbe finita così non vi concedevo un giorno e una notte di festa...
E' vero: vi avevo detto che se avessimo assalito e derubato il carico della "Vittoria" vi avrei dato 24 ore di libertà e di festeggiamenti...ed è vero che vi ho visti combattere con un ardore di veri pirati...tutto l'equipaggio della nave ucciso..appena 15 uomini persi.....e devo dire che il bottino che abbiamo rinvenuto è molto più grosso di quel che supponevo...insomma...l'ultimo assalto è stato un grande successo...
ed inoltre....uhm...ecco....dovevo immaginarlo.....un paio di mutandine in pizzo.....qui sul ponte....non potevo negare ai miei uomini la festa....sulla nave inglese, nascoste nella stiva, c'erano 20 dame inglesi, dai 20 ai 30 anni. Sono le fidanzate degli ufficiali stanziati a Bombay, dovevano giungere per Natale. Ed invece, sono state compartecipi di centinaia di amplessi con i miei uomini, per tutta la notte ho sentito lamenti, miagolii, orgasmi.
Io mi sono preso una mora, dalla pelle bianca, una vera miss britannica. Sono il capitano, la mia donna non la divido con nessuno, ed è ancora nella mia cabina che dorme. Chi dovesse toccarla finirebbe subito in pasto ai pescecani. Incuto terrore.
19 donne per 100 pirati a bordo, alcuni sono poco più che ragazzi, altri sono quasi vecchi con pochi denti in bocca. Mi spiace per quelle donne. Ma sono un pirata, sono ricercato. L'esercito usurpatore ha saccheggiato, distrutto il paese in cui vivevo, ha stuprato le nostre donne. Io son diventato pirata perché era l'unica possibilità che avevo di combattere per la libertà del mio popolo. Questa è guerra. Ho affondato sette navi inglesi nell'ultimo anno recuperando un bottino di 50000 sterline. Dopo quello che è successo due giorni fa, la marina inglese si muoverà con tutta la sua flotta per annientarmi.
Ma io ho le loro donne, non oseranno bombardarmi, le userò come merce di scambio.

Eccovi qui...Jenko, Lucas, Biorge, rialzatevi subito...e tu Menez esci dalle cosce di quella donna...non ti è bastata tutta la notte?
Maledetti....siete peggio del ciarpame...rimettete il vostro pisello nei pantaloni....siete pirati e non maiali.....guai a chi tocca ancora queste donne..se lo fate ve lo taglio io stesso....quel che avete fatto è fatto...ora salite sul ponte....rimettetevi al lavoro razza di caproniiiiii puzzolentiiiiiiiii.....voglio ripuliate il ponte e subito....e tu Guercio...cosa fai lì impalato? Corri al timone...e sei fortunato che non ti faccia frustare al palo per aver lasciato la nave senza guida...
In quanto a voi...mi dispiace abbiate dovuto subire tutto questo....siamo in mare da due mesi....era impossibile chiedere ai miei uomini di rispettarvi...rischiano tutti la forca...già...sono tempi difficili...comunque adesso potete rivestirvi. Nessuno più vi toccherà, e se andrà tutto bene, presto potrete ritornare dalla vostra gente.

Tutto ciò accadeva nell'anno 1763....
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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  Ospite il Dom Dic 26, 2010 2:20 pm

ohi... io ci sono... Exclamation

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Re: LE NOSTRE PROSE

Messaggio  Ospite il Dom Dic 26, 2010 2:50 pm

Si, io ci sono, ma son sempre da sola... Embarassed

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Re: LE NOSTRE PROSE

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