Troppa carne al fuoco...

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Troppa carne al fuoco...

Messaggio  WaterFae il Lun Ago 15, 2016 5:16 pm

...sarà troppa, lo so, e per questo, per favore, mi dovete scusare. Ma sono approdata ora su questo forum e mi auguro che possiate leggere, capire, starmi vicino anche solo un momento. E' troppa roba e mi sforzerò di riassumere al massimo.
Sono una donna di 31 anni, appena 15 giorni fa mi sono trasferita nella città in cui vive il mio ragazzo, più giovane di me, senza lavoro e senza prospettive. Io vivo in una casa che divido con altre ragazze, studentesse. Sto cercando disperatamente lavoro, non sono laureata, non ho, mio malgrado, importanti esperienze, perché finite le superiori ho beccato soltanto una serie di porte chiuse in faccia, santi in paradiso io non ne ho.
Sono andata via da una situazione infernale. Mia madre è malata di SLA da tre anni, sulla testa di noi figli pende il rischio genetico (comprovato) di avere la stessa malattia. Una specie di roulette russa, il rischio è al 50%. La sua malattia è stata solamente il culmine di una situazione familiare davvero pesante, padre anaffettivo e svalutante (MOLTO svalutante. Ci chiama, a me e ai miei fratelli, "bastardi", e anche con altri appellativi. Pensate che a me ha detto che non ho valore da quando, anni fa, scoprì che avevo perso la verginità... a 20 anni e mezzo, poi.); non hanno mai voluto investire nelle mie passioni e nei miei sogni, così mi ritrovo frustrata, piena di sogni mai realizzati, piena di quei talenti che TUTTI mi ripetevano di sfruttare, ma che non ho mai sfruttato, ritrovandomi ad essere né carne, né pesce, a saper fare tutto e a non saper fare niente per davvero. Mia madre: ora è malata, ma quando stava bene, oltre ad essere anaffettiva pure lei (non ricordo un abbraccio spontaneo da parte sua, né un bacio... il suo modo di veicolare l'affetto era solo il cibo), dicevo, oltre ad essere anaffettiva si è dimostrata anche crudele in certi momenti, cattiva. Sempre a giudicare gli altri dall'aspetto, ad augurare il male, a chiudersi dietro un orgoglio stupido e freddo, tant'è che lo fa tuttora, nonostante sia completamente dipendente da noi altri.
Io non so da chi ho preso. Con loro non ho nulla a che spartire.
L'ultima volta che mio padre, per l'ennesima volta, cercava di colpevolizzarmi nei confronti di mia madre riguardo a colpe che non avevo e che per questo ho avuto una crisi isterica molto violenta (urlavo, ero fuori controllo, mi prendevo a schiaffi, e mi è capitato solo due volte nella vita, sempre a causa sua), lui per tutta risposta mi ha minacciato di "buttarmi giù dal balcone". Convivo con pensieri suicidiari, ho terrore dei balconi, questo da quando anni fa feci un brutto sogno in cui mia madre precipitava di sotto e io la osservavo agonizzante e impotente. A giudicare da come sono andate le cose dopo, sembra quasi sia stato premonitore. Cioè, non è che ne abbia terrore. Mi affaccio anche. Il fatto è che sento come una vocina che mi dice che tanto, prima o dopo, sarà quella la fine che farò. Che non resisterò e mi butterò di sotto.
Ancora poche cose. Quand'ero bambina, poi ragazzina, pensavo che l'amore verso i miei fratelli (un fratello e una sorella) fosse la cosa più pura che avessi. Eravamo effettivamente molto uniti, ed io avevo sempre creduto che, fin tanto che ci fossero stati loro, avrei avuto quanto di più importante su cui contare. Ambedue mi hanno abbandonata, chi per non avere noie con una moglie stupidamente gelosa (di cosa poi non so, sta di fatto che lui di questo, anni dopo, s'è scusato...), l'altra per via di ambiguità venutesi a creare con il suo ragazzo, che molti anni prima avevo frequentato per appena un mese. A me di lui non importa niente, sono stata io a non volerlo più, e quando mi è sembrato che lui stesse ricominciando a fare gli occhi da triglia, beh... lei si è schierata con lui, sotto insistenti minacce, decidendo a sua volta di girarmi le spalle.
Ho capito che per interesse si chiude un occhio e anche due. Ho chiesto aiuto, ho parlato chiaro, ho confidato a qualcuno che avevo pensieri orribili, ma tutti quanti non ci credono abbastanza, perché nonostante fossi quella più giovane, ero anche la più impavida della famiglia. I miei fratelli li ho sempre difesi e protetti a mie spese, senza mai prendermene il merito. Gli amici, i pochi, amici... beh, hanno le loro vite, ed io ormai mi sento un tale peso con la mia insoddisfazione, che nemmeno ci provo più a confidarmi.
La relazione col mio ragazzo non va bene. Lui mi vuol bene, ma in fondo le nostre nature sono diverse e non è un rapporto che tiri fuori il meglio da me, anzi, da quando stiamo insieme, se possibile, mi sento anche più insicura. Ma a questo punto qui non so più dire se sia a causa dell'inferno che vivo o a causa sua. Forse tutt'e due le cose. Di futuro non se ne parla, se non con qualche sbiadita fantasia che nulla ha di concreto.
Vivere così che senso ha? Ho sogni troppo ambiziosi, ma a 31 anni mi sembra tardi per tutto. Tutte le volte che ho avuto dei soldi, che avrei potuto investire su di me, li ho sempre regalati a Trenitalia per mantenere vive le mie relazioni, sempre dispendiose e a distanza...
Volevo studiare canto, volevo studiare scrittura. Giapponese. Vorrei viaggiare. Non trovo lavoro, non ho i soldi per fare niente. Sono venuta nella mia città a trovare i miei genitori per Ferragosto, ma sto contando le ore per ripartire e andare via. Ieri mia madre ha pianto, ha scritto sul suo computer ottico che non me ne devo andare. Il suo piangere non è una manifestazione di amore, la sua malattia la fa piangere per le cose più sciocche. E io, che non dovrei sentirmi in colpa, mi sento in colpa. Ma ormai ho tanti di quei disturbi d'ansia, nervi impazziti, mioclonie continue, che stare lontana da qui è forse l'unico modo per proteggere la mia sanità mentale. Lei, quando ha potuto farci male con le parole, non si è mai risparmiata: "Che c'è, non sai come pisciare e pisci dagli occhi?", così mi diceva, quando piangevo se le cose col mio ex - che lei odiava, senza motivo (ah sì! perché non era ricco!) - non andavano bene. E nonostante tutto ho pietà di lei, perché in fondo rimane mia madre.
Mi sento sola. Ho esaurito le forze. Le cose sono state difficili sin da quando ero appena ragazzina, con mia madre che confidava a me, appena dodicenne, che mio padre era impotente, lui che mi dava della serpe.... Tira avanti e sorridi! Mi sono sempre detta. Ma ora sono talmente stanca...
Ho una voragine nel cuore che vorrei riempire solo d'amore. Starei su un letto a piangere e a farmi accarezzare per 10 ore, ininterrotte.

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Re: Troppa carne al fuoco...

Messaggio  komet il Lun Ago 15, 2016 8:03 pm

a 31 anni sei ancora giovane e hai le possibilità piene di trovare impiego.

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Re: Troppa carne al fuoco...

Messaggio  merla il Mer Ago 17, 2016 10:36 pm

Ciao WaterFae,
io volevo risponderti due giorni fa, poi, scusami, non sono a casa, e non sono riuscita.

In tutta sincerità, credo che purtroppo nascere e crescere in certe famiglie, dove le persone semplicemente non sono capaci a voler bene, lasci anche, e forse sopratutto, quando si inizia a sganciarsi, allontanarsi e trovarsi un'autonomia, una sorta di bisogno di rivalsa, che in fondo è dipendenza al contrario.

Voglio dire, in altri termini, che io ho rischiato (e rischio ancora in realtà) di stare invischiata a un certo senso di ingiustizia (che in certe vite semplicemente c'è, inutile nasconderlo); tuttavia questo senso di ingiustizia, e il bisogno di rivalsa, alla fine ha il risultato di tenerti sempre lì. Rischia di essere un obolo che continui a pagare in modo diverso al tuo passato e alla tua famiglia, ma che ha l'unico effetto di rallentarti lungo la tua strada.

è difficile, ma prova a pensarti sola, senza dedicare troppa attenzione all'amore e all'affetto che non hai avuto e alla fatica che hai fatto; non li hai avuti e la fatica ormai l'hai fatta. è andata così e non è caricarsi di disvalore o pensare a "come avrebbe dovuto/potuto essere" che rende meno greve il passato.
Ora, emotivamente io faccio ancora molta fatica a convincermene del tutto (e ho avuto problemi più leggeri e meno invasivi di quelli che racconti tu, assolutamente non ti sto criticando), ma razionalmente mi è chiaro: tu (come me, e come chiunque altro), puoi avere esattamente la vita che vuoi: puoi raggiungere quel minimo di autonomia economica che ti consentirà di studiare canto, o scrittura o giapponese, perché sono tutti desideri realistici e possibili. Al tempo stesso puoi fare il possibile per rendere la tua relazione con il tuo ragazzo la relazione che vuoi, o per chiuderla, se dovessi prendere atto che non è proprio possibile.farla funzionare in un modo soddisfacente.

Non so se ho reso l'idea; quello che volevo dirti è solo di non lasciare troppo che il senso di ingiustizia e il peso delle mancanze (reali) ti condizionino troppo la vita.

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Re: Troppa carne al fuoco...

Messaggio  Stef il Gio Ago 18, 2016 1:57 am

Ciao piccola,
la prima cosa che voglio dirti è che i tuoi fratelli mi hanno fatto in.. arrabbiare come una belva col sangue agli occhi, perché mentre i tuoi carissimi genitori hanno una distorsione mentale perversa che non ci posso passare, tuo fratello e tua sorella erano sani! Coscienti! Consapevoli! Intelligenti! Normali! "Erano" perché il loro comportamento ha rivelato che non sono quello che sembravano, o che sono cambiati, quindi personalità deboli o esseri "senza personalità".
E gli ho fatto pure lo sconto.
Tu sei normale, stai in una "situazione" patologica, infernale, è vero, ma "tu" sei normale (tu non sei la situazione).
Ed è anche normale sentirsi in colpa di cose di cui in realtà non si ha colpa, perché le strategie manipolatorie di questi soggetti (non tuo padre e tua madre in particolare, ma delle persone che oggi si è appurato che sono affette da un disturbo chiamato "Narcisismo patologico" - che non è il narcisismo che conosciamo tutti) fanno proprio questo. La vittima si autoincolpa. E' difficile uscirne fuori (in genere la vittima è una donna) a meno che non ci sia una consapevolezza, una forza, che però tu hai avuto, e quindi un po' ti sei salvata. Voglio dire che le speranze non sono perse, hai raggiunto un bel punto di consapevolezza, guarda che poche con un condizionamento così massivo dall'infanzia, ci riuscirebbero. In effetti ti ammiro (io ho quasi 63 anni - lo sapevi merla? pirat ) perché io stesso, se mi penso ragazza (donna) nella esatta tua situazione, mi sarei già suicidato gettandomi dal settimo piano di un palazzo dopo essermi tagliato le vene ai gomiti perché dicono che ai polsi non è sicuro, sui binari del Frecciarossa mentre sta passando nel punto e nel momento della sua maggior velocità.
Io credo, "so" che tu meriti, e dall'alto della mia esperienza (o mio Dio, mi sta dando di volta il cervello, ma una roba simile mi fa sbarellare, ragazza, io non sono un robot) dico che sei una bella persona, anche se tu non lo pensi. In realtà tu non sei fallita, perché non hai realmente sbagliato, sono successe delle cose, delle porte chiuse, cioè roba "oggettiva" (vuol dire "non tua", non soggettiva). Io dico una cosa blasfema: tu hai ragione ad avvilirti, perché tu fai di tutto, vorresti con tutta l'anima, ma non ti è stato permesso (fino ad ora, perché poi vale il discorso di merla - quello è un "discorso vero", il mio più un'esternazione, uno sfogo di solidarietà). Se non fosse per le convenzioni sociali, io te le darei quelle carezze, anche se forse sarebbe meglio ricevere dei massaggi, perché più forti, che costringono il muscoli a rilassarsi, più efficaci, con il miglior modo, quello più adatto per far arrivare affetto e rilassamento, dalla punta dei piedi fino ai capelli, più semplicemente pagherei una massaggiatrice professionale per farteli fare meglio e per più tempo, perché so che stancano molto (in realtà ci vuole allenamento e posture e attrezzature adatte). Ma moralmente, simbolicamente, vorrei che ti fossero fatti con amore, quel tipo di calore umano che ti dice "lasciati andare" facendoti sentire fra mani affidabili e soprattutto amiche. A proposito di amicizia, non sono soldi sprecati quelli per creare e mantenere contatti, amicizie, cioè viaggi, telefonate e contatti telematici. Tu sei un essere umano, una donna, hai la fragilità degna dell'essere umano, non è debolezza, ma ci vuole una compagnia presente, bella, forte, devi sentire arrivare dentro tutto il tuo essere condivisione, aiuto, complicità, amicizia. L'amore non è a richiesta, perciò non l'ho nominato. Ritornando nel mondo della materia, io ti capisco che sei disperata, come non esserlo? E perché non esserlo se si sta subendo un'ingiustizia? In fondo è un diritto. Tuttavia la visione dell'amica merla di te, della tua situazione, rimane - oserei dire - l'unica (non è per appoggiare o rinforzare merla, io lo penso da me). Cioè, più che l'unica, la più conveniente, o la migliore tout court.
Aspettare, rimanere sul passato, fa perdere tempo... assorbe energia, stanca, sfinisce, fiacca. Anche se sembra non giusto, bisogna andare avanti, continuare a cercare, proseguire, non fermarsi. Per quanto tutte le considerazioni umane, psicologiche, di destino o ingiustizia siano vere, però quello che alla fine vale sono i "fatti". Analizza un attimo meglio la frase di merla, te la riporto:
«tuttavia questo senso di ingiustizia, e il bisogno di rivalsa, alla fine ha il risultato di tenerti sempre lì. Rischia di essere un obolo che continui a pagare in modo diverso al tuo passato e alla tua famiglia, ma che ha l'unico effetto di rallentarti lungo la tua strada
Cioè, amica mia cara, alla fine quel fatto ti rallenta, si perde tempo. Che vuoi fare? Quello è un dato di fatto. Sì, possiamo parlare di giustizia, di passato che ferisce e che si porta dentro e che rimane dentro, che ci ha formato e deformato la personalità, ma il "fatto" è che tutto ciò non ci fa andare avanti nel discorso, nella vita pratica. Lo so che tu hai fatto tutti i tentativi, merla voleva solo dire "che non serve" l'approfondire nel senso di soffermarsi psicologicamente e filosoficamente. Cioè non serve ora. E' anche giusto però (dico io) specificare che tu "hai diritto" alla ricerca delle cause, alla ricerca di te stessa e di tutto quanto ritieni giusto, come, chessò, cercare un cammino laico o meno, o di qualsiasi altra via, cosa, insomma di cui senti l'esigenza. Però a livello pratico rimane il fattore tempo e quello economico. La vita è dura, è anche volgare nelle sue esigenze di faccende pratiche: rapporti con i coinquilini, le bolette, quello che ti stava per investire sulle striscie, il fruttivendolo che ti ha fregato dandoti una manciata di albicocche fuori stagione straniere fradice andate a male miste a quelle acerbe con durezza tipo granito e sapore cosi aspro che un limone al loro confronto sembrerebbe la glassa di una cassata arrivata in aereo da Palermo.
(Nota bene, lo so che le mie chiacchiere non ti aiutano a livello pratico)
Poi vorrei prendere una frase di merla, e cambiarne il senso (ma solo per aggiungere una interpretazione in più). Eccola:
«puoi raggiungere quel minimo di autonomia economica che ti consentirà di studiare canto, o scrittura o giapponese, perché sono tutti desideri realistici e possibili.»
Una delle interpretazioni, è questa: puoi studiare canto o giapponese nel senso che "non è impossibile". E ciò è "vero". Difatti è impossibile (almeno oggi) rimanere sott'acqua a tempo indeterminato senza un supporto, o volare da soli senza un supporto, oppure viaggiare a una velocità superiore a quella della luce, voglio dire che quel tipo di cose alle quali tu aneli, non sono impossibili. Vabbe', qui vado un po' nel filosofico, tuttavia se ci pensi è vero!
Okay, ho parlato anche troppo, però io a quel fratello e la sua moglie (che per essere gelosa vuol dire che ha un'intelligenza inferiore a una gallina nata senza cervello, inferiore di parecchi ordini di grandezza) gliene direi proprio quattro. Ma come si permette di infilarsi in un raporto fratello sorella di famiglia? Quello è un'altra cosa, che cavolo centra essere gelosi, ma scherziamo, ma di che stiamo parlando? E lui che si fa pure infinocchiare invece di piantarla prima che pronunci unì'altra parola! E quell'altra ancora più intelligente che sta con uno che stava per provarci con la sorella quando già era fidanzato... ma che c'ha in testa tua sorella? Ma non lo manda a calcioni nel fondo schiena a quella specie di uomo che si mette con lei e che magari in certi momenti particolari insieme a lei pensa a te? Io non parlo dei genitori perché in un certo senso sono nati sbagliati (per non dire peggio, cioè dei "chi commette reati") ma i fratelli sani... no! Io non voglio affliggerti, ma tu meriti di più. Non puoi cambiare il passato, ma il futuro ancora non è stato stabilito. Scarta pure chi non ti fa del bene o addirittura del male, te lo dico perché per esperienza ti posso assicurare che già c'è uno smidollato nella tua vita prima ancora di diventare qualcosa di più.
E non in positivo.

Stef

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Re: Troppa carne al fuoco...

Messaggio  WaterFae il Dom Ago 21, 2016 3:06 pm

Volevo anzitutto ringraziarvi per le risposte che mi avete scritto. In una situazione come questa anche solo un "fiato", una parola di conforto e di comprensione, possono significare davvero tanto. Proverò ad andare con ordine.

@komet: sì, ho 31 anni e possibilità di trovare lavoro. Teoriche. Sarà certamente come dici tu, ma è anche vero che mi sento molto scoraggiata, non mi hanno voluta a 25 anni e così, senza molta esperienza, non so chi sarebbe disposto ad assumermi adesso. E dire che non ho niente che non vada, mi dicono che sono bella (mi dicono, io non mi ci sento), parlo un italiano corretto e senza inflessioni, ma guarda un po', passa avanti sempre chi è amico di chi, chi ha il calcio nel sederino, chi va avanti col passaparola. Io con le mie sole forze ci sto provando, non so quanti curriculum sto mandando ma per adesso nulla, calma piatta. Un giorno non lontano mio padre potrebbe stancarsi di sostenermi in questa fase di ricerca e la sola idea di dover rientrare a casa, vista la situazione, mi mette un'angoscia tremenda.

@merla: grazie per le tue parole pacate e accorate. Sento che mi capisci perché affermi che determinate sensazioni le hai provate e le provi tutt'oggi anche tu, e sì, quel senso di ingiustizia alle volte toglie il fiato, è come se ci fosse sempre quel - giustamente - piagnucolante bambino interiore che ancora esige ciò che non ha avuto, che proprio non si riesce a consolare. Non so se sia normale, ma per certi versi mi sento ancora una bambina bisognosa, solo che questa è una parte molto molto intima di me che sto svelando a voi e che da fuori, figurarsi, non si nota affatto. Io sono solo quella "gentile e un po' sfuggente, che in qualche modo se la cava".
Il problema è che la questione va oltre il solo senso di ingiustizia. E' come se tutte le cose che ho descritto (e che naturalmente non sono che una piccola parte dell'insieme) abbiano scavato un buco, una voragine. Pensarmi sola? Hai ragione, lo so che è il consiglio più giusto, è dentro di me che devo trovare le risorse e non è che là fuori non ci sia proprio nessuno che creda in me. Ci sono delle persone, ahimè tutte lontane, che mi vogliono bene. Mi aggrappo al sapere che mi vogliono bene quando non so più dove altro aggrapparmi, e quando i pensieri di farla finita prendono piede, mi aggrappo al pensiero che non sarebbe giusto dar loro questo dolore, che razza di fallita sembrerei? Almeno ho questa briciola di orgoglio che mi tiene su. L'ingiustizia ha lasciato il passo a questa sensazione di svuotamento, di non avere più risorse. Sì, voglio fare, vorrei essere calma, autosufficiente. Lo sono stata per una vita. Ma perché, anche ora che ho bisogno di aiuto, ora che sento di avere SERIAMENTE bisogno di aiuto, DEVO farcela da sola per forza? E se non ci riesco? Forse sì, in fondo è sempre quello, il senso di ingiustizia di cui parlavi.

@Stef: Ti ho già scritto brevemente in privato e ringrazio nuovamente anche te, perché quel "ciao piccola" mi ha perforato il cuore e perché le tue parole mi hanno fatto sorridere e fatta sentire sull'orlo di piangere, ma alla fine non ho fatto nessuna delle due cose, solo che, man mano che leggevo, avrei voluto che le righe da leggere non finissero mai. Grazie per la vicinanza. Mi sono sentita capita.
Io proprio non lo so come si faccia a non rimanere ancorati al passato. Ieri vedevo un bellissimo documentario su un vecchio wrestler anni '80, sapete come va, prima cavalcano l'onda del successo e poi si ritrovano vecchi, abbandonati, alcolizzati. Ha detto questa frase: "La mia storia passata non diventerà il mio fo*tuto destino". Queste parole hanno risuonato dentro di me e da che le ho sentite me le sto ripetendo come un mantra. In fondo siamo solo prigionieri delle nostre menti, no? E allora perché è così difficile resettarne una parte, quella parte malata che ci tira indietro e non ci lascia avanzare? Quanto ai miei fratelli lasciamo proprio perdere. Mia sorella un bel giorno mi abbraccia e mi dice "ti voglio bene", pensando così di aver risolto la questione. Beh, tanto io sono quella che li perdona sempre, no? Non ero degna forse di spiegazioni? No, lei si è lavata la coscienza e andiamo avanti così. Mio fratello è una bomba a orologeria, siamo ancora estremamente uniti, eppure so per certo che qualora ci fosse l'occasione non esiterebbe a voltarmi di nuovo le spalle. Lui è fatto così, per certi versi è opportunista. Non posso farci affidamento, di certo non parlerò più con loro. Anche lui sa dei miei pensieri brutti, ma del resto non mi può aiutare perché i miei genitori sono anche i suoi, e benché a me abbiano riservato un trattamento del tutto speciale (in negativo), è finito in depressione anche lui.

Però una cosa buona oggi l'ho fatta: ho contattato dei consultori qui, anche se molti consultori non trattano problematiche legate alla depressione ma si occupano di questioni che ruotano intorno alla famiglia, e non che non sia anche il mio caso; magari ho davvero bisogno di parlare con qualcuno. Ci avevo provato anche nella mia città, peccato che gli incontri non siano serviti praticamente a NIENTE, dandomi conferma che con la mia autoanalisi praticamente anticipo le deduzioni della psicologa. Così a che serve? Forse semplicemente non era abbastanza in gamba, non so.

Ieri ho litigato nuovamente con il mio ragazzo. Forse sono una scassabocce se continuo a chiedere, a implorare, parole di sostegno e supporto. Solo i baci e gli abbracci non bastano, se poi dentro di te, nel profondo, continui a non sentirti veramente compreso. Sono andata a pescarmi una persona che è tanto buona, dico davvero, ma che proprio come mio padre non spiccica mai una parola che mi faccia sentire importante, speciale, SCELTA. No, mi sento sempre una capitata quasi a caso. Ma ormai non so più dire se sia lui il problema o sia io ad avere le corde talmente scoperte da non sopportare più niente.
Ieri, senza una ragione precisa, gli ho detto: "Vorrei che tu sapessi che il tuo sorriso mi rende felice. Vederti ridere con me, insieme agli altri, vederti sereno e sorridente, mi fa provare gioia". Lui ha risposto: "Peccato che quando invece non sono di buon umore non mi capisci". Cosa dovrei capire, se quando ho deciso di trasferirmi qui per lui non era nemmeno in grado di esternare entusiasmo, nemmeno quando, con mille sensi di colpa e timori di fallimento, stavo lasciando tutto per venire qui non a convivere con lui, ma a vivere da sola nella sua città? Avrei solo avuto bisogno di gioia e supporto, per sentire che quanto stavo facendo lo rendeva felice, mi sarei sentita accompagnata nel processo. E invece ogni giorno ce n'era una, "forse non riesco a rendermi conto", e io nei giorni precedenti alla partenza volevo già mandare a monte tutto, chiedendomi se ne valesse la pena.
Tornando alla cosa che gli ho detto ieri, ho espresso una cosa bella, speravo in risposta di sentire una cosa altrettanto bella, o anche solo un grazie. Non una critica. Ed è così che va sempre, e io ormai mi sento sminuita per ogni cosa.
L'ultima volta che sono stata a casa mia, dai miei, ho starnutito (uno starnuto semplice, giuro niente di speciale), e sento nell'altra stanza mio padre che con voce canzonatoria dice a mia madre in dialetto: "Com'è femminile tua figlia!". Perché criticarmi? Sono più femminile di molte altre donne lì fuori, di questo ho la certezza e posso garantirlo, eppure lui critica ogni cosa di me. Non sono adeguata, non so nemmeno come si starnutisce.
Ragazzi è una cavolata, l'episodio dello starnuto è solo una sciocchezza. Ma io ci sono cresciuta, così. Sempre criticata, sempre inadeguata. E mi sento inadeguata pure adesso.

Ieri notte è stata una lunga notte. Ormai le discussioni col mio ragazzo mi causano attacchi di panico, tachicardie. Ieri mi sono affacciata al balcone, col ventre contro il parapetto e ho guardato giù. C'era un camion parcheggiato sotto e ho pensato che se mi fossi buttata avrei sbattuto la testa lì, chissà come mi sarei fatta a pezzi. Ho guardato di sotto morbosamente, poi mi ci sono staccata. Ma vivere così è un tormento.

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Re: Troppa carne al fuoco...

Messaggio  Blue59 il Dom Ago 21, 2016 5:13 pm

Ciao WaterFae,
ho letto con attenzione le Tue riflessioni, le Tue ansie, il Tuo pensiero....hai tirato fuori tutto quello che hai dentro con perfetta lucidità ed umiltà. Seguo alla perfezione le carenze che ti accompagnano, le speranze insolute, l'attendersi quelle piccole cose che non arrivano mai...
Ho l'impressione ( spero di sbagliarmi ) che Tu ad oggi abbia costruito un muro intorno a te ed al Tuo vissuto....invalicabile...con tutte le ragioni per quel senso di ingiustizia che Ti ha accompagnato....e con l'involontaria speranza che appaia una mano pronta a stringerti per tirarti fuori da tutto questo.
Ho voglia di dirti che Tu oggi sei una donna più forte per tutto quello che hai patito....che Tu oggi sei una donna che può offrire dei sentimenti che poche saprebbero dare...che hai acquisito il potere emozionale delle piccole cose....hai molto da dare.....devi solo decidere di uscire ed osservare con semplicità ed attenzione tutto quello che ti circonda...il petalo di un fiore....un cane che gioca....un gabbiano radente all'acqua...i colori di un tramonto....
Un abbraccio....

Blue59

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Re: Troppa carne al fuoco...

Messaggio  merla il Lun Ago 22, 2016 8:43 pm

WaterFae ha scritto:

@merla: grazie per le tue parole pacate e accorate. Sento che mi capisci perché affermi che determinate sensazioni le hai provate e le provi tutt'oggi anche tu, e sì, quel senso di ingiustizia alle volte toglie il fiato, è come se ci fosse sempre quel - giustamente - piagnucolante bambino interiore che ancora esige ciò che non ha avuto, che proprio non si riesce a consolare. Non so se sia normale, ma per certi versi mi sento ancora una bambina bisognosa, solo che questa è una parte molto molto intima di me che sto svelando a voi e che da fuori, figurarsi, non si nota affatto. Io sono solo quella "gentile e un po' sfuggente, che in qualche modo se la cava".
Il problema è che la questione va oltre il solo senso di ingiustizia. E' come se tutte le cose che ho descritto (e che naturalmente non sono che una piccola parte dell'insieme) abbiano scavato un buco, una voragine. Pensarmi sola? Hai ragione, lo so che è il consiglio più giusto, è dentro di me che devo trovare le risorse e non è che là fuori non ci sia proprio nessuno che creda in me. Ci sono delle persone, ahimè tutte lontane, che mi vogliono bene. Mi aggrappo al sapere che mi vogliono bene quando non so più dove altro aggrapparmi, e quando i pensieri di farla finita prendono piede, mi aggrappo al pensiero che non sarebbe giusto dar loro questo dolore, che razza di fallita sembrerei? Almeno ho questa briciola di orgoglio che mi tiene su. L'ingiustizia ha lasciato il passo a questa sensazione di svuotamento, di non avere più risorse. Sì, voglio fare, vorrei essere calma, autosufficiente. Lo sono stata per una vita. Ma perché, anche ora che ho bisogno di aiuto, ora che sento di avere SERIAMENTE bisogno di aiuto, DEVO farcela da sola per forza? E se non ci riesco? Forse sì, in fondo è sempre quello, il senso di ingiustizia di cui parlavi.

Guarda, quello che a me colpisce (e mi colpisce per affinità, non è una critica) è proprio questo uso frequentissimo che tu fai della parola "devo". ;-)

In questo periodo io non amo più tanto ragionare in termini di bambini interiori, adulti (e anche genitori ovviamente Razz), che è qualcosa che ho fatto per diverso tempo anche se in un certo senso sotto soglia. Questo da una parte perché mi sento un po' superba a pensarmi una e trina (bounce ), dall'altra perché è uno schema che può servire a leggersi (perché in 3? e non 5 o 8 o 45? Smile), attribuendosi questo o quel ruolo in base a questa o quella caratteristica, ed è uno schema che a me indubbiamente è servito, ma attualmente invece di servirmi, mi porta fondamentalmente fuori strada.

Cmq, visto che lo conosco, provo a tararmi su questo linguaggio per cercare di dirti quello che intendo: io ho ragionato per tanto tempo (e lo faccio ancora adesso) in termini di "dover fare" qualcosa per star bene, e a un certo punto mi sono resa conto che era sostanzialmente una trappola dell'ansia , radicata proprio in una visione infantile delle cose e di se stessi, che prende piede in momenti di estrema impotenza (quale è poi l'infanzia), che a volte nasconde anche dinamiche di controllo e di manipolazione di sé stessi e degli altri; tutto questo, tra l'altro, può essere in sé necessario e anche tutelante, per salvaguardare la propria salute psichica quando i riferimenti esterni non ci sono. Ma nasconde l'enorme fregatura di essere una condanna all'impotenza.

In altre parole, si resta un po' convinti (perché si è vissuti in certe famiglie, o si sono sperimentate certe situazioni) che comportandosi "bene" o facendo quello che si deve fare le cose poi andranno bene. Questo, credo, è anche frutto della società in cui viviamo, dove di fatto viene sminuito il senso di vivere "per vivere" a favore di un fantomatico risultato che si dovrebbe o meno raggiungere, un lavoro, l'indipendenza economica, il matrimonio, la famiglia, salvare il mondo, bla bla bla. Una concezione equivalente, apparentemente un po' meno nostra, ma poi non così diversa, potrebbe anche essere quella, invece, di vivere godendosi il viaggio, restando sempre percettivi e ricettivi alle esperienze senza dovere in qualche modo indirizzarle o dar loro una direzione, seguendo la corrente. E ci saranno mille altre concezioni di vita, tra le quali ovviamente non sono in grado (né avrei la pretesa di farlo) di fare classifiche o distinzioni.

Il punto però è che non è assolutamente vero che facendo quello che si deve (o si crede di dover) fare, le cose poi andranno bene; né è vero che facendo tutto sbagliato, le cose poi andranno male. Anzi spesso poi, quello che si credeva che fosse "male" si rivela molto meglio di quello che si pensava, e quello che si credeva fosse "bene",magari quando è  una delusione o quando arriva ha già stancato. In ogni caso non c'è merito; le cose vanno bene, perché vanno bene e vanno male, perché vanno male, il senso di seguire un percorso piuttosto che un altro (cercarsi un lavoro, cambiare città, fare una terapia, fare un figlio; tanto per dirne un po' a caso) e nel come seguirlo, potrebbe semplicemente stare nel valore della scelta e dell'intenzione; e l'orientarsi al "risultato" potrebbe esser semplicemente una spinta, magari indotta da cultura, famiglia, ambiente; per orientarsi in una direzione o nell'altra.

Allora, al termine di questo discorso (scusami se un po' fumoso, ma di meglio non mi viene) credo che ogni tanto sia utile chiedersi non a cosa sia dovuta, ma a cosa "serva" una determinata lettura delle cose, cercando di essere biecamente strumentali. Guardarsi indietro può servire a ragionare sugli sbagli (ma con moderazione, perché non ci si bagna mai nello stesso fiume e può capitare di dover ripassare apparentemente per la stessa strada, ma in realtà non accade mai), ma in ogni caso il passato non si cambia, e guardare troppo avanti rischia di fissare la concentrazione sul risultato teoricamente desiderato, distogliendo da quello di buono (e talvolta molto più che semplicemente buono) che semplicemente esiste ed è a portata di mano.
Quindi, nel presente, il senso di ingiustizia a che serve? Può essere la molla che ti fa scattare quel minimo di senso di rivalsa per trovare la spinta quando non ce l'hai, ed ha un senso, o può anche essere la molla che ogni tanto di fa fermare e cercare consolazione per dedicarti a te stessa. Ma oltre può anche diventare deleterio, perché il senso di rivalsa può diventare un'urgenza di esperienze, affetti e risultati che può anche macinare quello che invece realmente c'è, oppure, peggio ancora può diventare un senso di condanna, per cui in partenza non ci si concede neanche di pensare di meritare che le cose andranno diversamente.

Mi rendo conto di non essere stata il massimo della chiarezza, ma sono discorso un po' difficili. Cmq non "devi" fare niente per non essere "sola", non ci sono soluzioni garantite per nessuno; però puoi depotenziare il tuo sentirti sola, magari guardandolo come una sensazione che ti porti dentro perché l'hai sperimentata e che magari, nei momenti sbagliati o in cui sei più reattiva, torna fuori anche molto potentemente, probabilmente anche perché non hai avuto un contesto esterno credibile per risolvertela; e pensando anche che in un certo senso, siamo tutti solissimi e al tempo stesso nessuno è mai veramente da solo; quindi forse ha senso fino a un certo punto lasciare che questa sensazione guidi le nostre azioni e le nostre interpretazioni del mondo e degli altri; perché io credo che sia poi questo a creare la vera ingiustizia, proprio il "lasciar che...".

per esempio, io mi rendo conto di aver sostenuto e, a volte di sostenere ancora, di essere una persona molto sola; e mi rendo conto di poterlo sostenere in modo convincente con tutta una serie di dati di realtà e situazioni concrete che mi trovo a vivere. Ma da un po' di tempo inizio a prendere atto anche di aver mantenuto in vita relazioni molto forti e di grande ricchezza; e sono addirittura contenta a volte dei punti di riferimento che non ho, perché proprio il non averli, mi svincola nell'entrare in contatto con le persone con cui lo voglio fare.
Quindi cerco, quando riesco, di nn prendermi tanto sul serio. È difficile, lo so, ma prova.

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Re: Troppa carne al fuoco...

Messaggio  mazzonrocky il Mar Ago 30, 2016 5:54 pm

Ciao Water, essere padri non è facile, si fanno e si dicono un sacco di fesserie, si rischia sempre di fare un sacco di danni. Anche noi padri abbiamo un sacco di problemi, e molti di noi scrivono qui. Io sono uno di quelli che ha sempre faticato enormemente a manifestare i propri sentimenti, nascondendomi dietro a sarcasmo, acidità, linguaggio crudo.... Tutto sommato tuo padre continua, in base alla sua capacità emotiva ed economica, a supportarti, ed è senza dubbio preoccupato per te che stai ancora cercando la tua strada. Almeno quanto le sei tu, io credo. Non è che ti cambi troppo le cose, ma è una ipotesi che non credo sia giusto scartare. Riguardo ai curriculum che scrivi ed invii: guarda, io temo che i curriculum servano a poco. Non pensare che tutti siano raccomandati, non è così. E' un luogo comune. Per avere una risposta positiva dall'invio di un curriculum, bisogna avere la fortuna che chi lo legge abbia proprio bisogno di una persona con le tue caratteristiche, in quel momento. Sia chiaro, continua a mandarli! La fortuna la si cerca. Ma non farci troppissimo affidamento. Bisogna muoversi, e purtroppo bisogna anche vendersi. Vendersi per quello che si è, senza simulare, mai Magari colorando un pò le nostre zone più grigie, ma mai mentendo. Dimostrare che si è attivi e non si ha paura di fare le cose. Telefonare, cercare direttamente le persone responsabili, provare, parlare, sentirsi dire altre 1000 volte che per ora non hanno bisogno di te...ma se riesci ad avere il contatto diretto, è tutta un'altra storia rispetto a un curriculum che tre volte su quattro non viene letto. E poi altro suggerimento consueto: non stare con le mani in mano, fai piuttosto volontariato in qualunque settore, qualunque. Questo fa capire ai tuoi potenziali datori di lavoro che sei una persona attiva, il timore che tutti i bravi imprenditori hanno è quello di caricarsi un peso morto. Trasmetti agli altri la tua voglia di imparare, di fare, di migliorare, di essere autonoma. Riconosci anche tu gli errori che hai fatto, senza fartene una colpa ma solo per non ripeterli, perchè è così che si cresce. Ci ho messo molti decenni ad impararlo.

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Re: Troppa carne al fuoco...

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