Il litigio

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Il litigio

Messaggio  Nepenthe il Sab Giu 25, 2016 11:57 pm

Mia madre cantava in un concerto. All'uscita del concerto ho litigato gravemente con quel cane di mio fratello, davanti a mia madre e forse davanti ad altri. Lei ne è uscita malissimo ed ormai, credo, sta perdendo qualunque affetto naturale nei miei confronti. Mi rendo conto che pensa che se mi togliessi dal mezzo sarebbe un sollievo per tutti; magari non lo pensa consciamente, ma è una cosa che ormai si legge nei suoi occhi. Mio padre invece è arrivato a dirmelo esplicitamente, per lui sono solo una "punizione divina".
Mio fratello mi ha rinfacciato qualunque cosa, urlando, davanti alla gente. Che sono un frustrato, che tutti i progetti assurdi in cui mi sono ficcato sono dovuti al fatto che sono solo, e cerco un cazzo di riscatto impossibile togliendo soldi alla famiglia. che tutte le pene che sto facendo passare alla mia famiglia sono dovute al fatto che sono un individuo troppo viscido per trovarmi una ragazza, che non ci sono altre ragioni profonde, sono solo le seghe. Non gliene frega un cazzo che anche lui lo sia, per , che ha contribuito a scatenare la lite solo perché si era annoiato al concerto e aveva fretta di tornare a casa. quel fratello che ora di là ride e scheza col gatto, come nulla fosse.
Purtroppo è vero che io vedevo la gente lì, al concerto, le ragazze, le coppie, e sentivo che ero escluso, diverso, con trent'anni bruciati alle spalle e un veleno negli occhi che mi rimarrà per sempre. è vero ch in tutto ciò non c'è nessuna dignità, i miei problemi sono squallidi, esilaranti, non meritano alcuna forma di compassione.
io non capisco più che senso abbia, è anche patetico che stia a scrivere qui, a farmi ridere dietro pure per la rete come chi non ha il coraggio di tenersi la propria miseria per sè.
tirare avanti così non solo è un modo per farmi del male, ma anche per fare del male a chi mi sta vicino. La verità è che se non mi sono ucciso è perchè mi è mancato il coraggio.
davvero, io non so che fare, penso sempre più spesso che sarebbe una scelta dignitosa farla finita, se avessi il coraggio. non un gesto folle, una scelta RAZIONALE. per chi dovrei andare avanti? ditemelo voi, sul serio, non è una provocazione, io non so più che pensare. amici nessuno, alcuni nemici persino. e la famiglia che ormai mi odia. la mia famiglia, il grembo da cui sono nato!!!
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ciao nepenthe

Messaggio  Roby89 il Dom Giu 26, 2016 12:29 am

Ti posso capire. Io oggi ho litigato con mio padre che mi ha detto, per l'ennesima volta, che lui non ce la fa più a tollerare e gestire la mia situazione. Tutto è nato dal fatto che ho mangiato alcune cose che stavano a casa. Mi ha detto di andarmene da mia madre, che lui non mi vuole più. Andassi ad abbuffarmi e a star male da lei.
Anche a me capita di vedere gli altri ragazzi che fanno una vita felice e spensierata, che magari sono fidanzati, o penso al gruppo di amici che frequenta vo prima e che continuano a divertirsi e a vivere la loro vita a 360 gradi. Io invece sono letteralmente immobile, le giornate passano tutte uguali e ogni giorno tocco con mano i limiti che questo dannato malessere mi impone. Sempre stato solo, mai nessuno accanto con cui condividere gioie e dolori. Molto spesso guardo gli altri con odio e frustrazione, ma alla fine questa rabbia SI ritorce contro me stesso e si trasforma in disperazione e sconforto, e affogò tutto nel cibo, nel fumo, e nellapatia più totale.
Non voglio dirti banalmente che il suicidio non è la soluzione, dato che anche io ci penso praticamente ogni giorno ma sono arrivato alla conclusione che non lo farò mai, appunto perché mi manca il coraggio e quella dose necessaria di pazzia.
Però vale la pena aspettare. Che ne sappiamo che le cose non possano cambiare da un momento all'altro. Può essere che un giorno ci svegliamo e decidiamo di cambiare tutto, di sconvolgere le cosa.
Quando pensavo 140 kg, mai avrei pensato di decidere un bel giorno di riprendere in mano la mia vita e ripartire da zero. Eppure l'ho fatto. Lascia stare che poi non sono riuscito a rimanere su quella scia e mi sono ammalato. Però intanto una volta la scintilla si è accesa. Chi lo sa che non possa accendersdi un'altra volta.
Poi un altra cosa. Ho letto diversi tuoi post e mi ha impressionato la qualità del tuo linguaggio e la profondità di pensiero che hai, ti faccio i miei complimenti. Io da questi punto di vista sto messo male, nel senso che in questi ultimi anni, mi sono spento totalmente e non riesco a seguire concetti troppo elaborati e profondi, e mi sembra di dire sempre banalità.
Parti anche da questo. Si vede che sei una persona di cultura e con grande profondità di pensiero oltre che di analisi critica dei fatti. So che queste qualità nel mondo di oggi non vengono apprezzate come vorremmo, ma considera che ce le hai e che non è assolutamente da tutti.
Non voglio dilungarmi più di tanto. Spero di esserti stato minimamente di aiuto o di conforto. Buona notte.

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Re: Il litigio

Messaggio  Nepenthe il Dom Giu 26, 2016 1:59 am

Poi un altra cosa. Ho letto diversi tuoi post e mi ha impressionato la qualità del tuo linguaggio e la profondità di pensiero che hai, ti faccio i miei complimenti. Io da questi punto di vista sto messo male, nel senso che in questi ultimi anni, mi sono spento totalmente e non riesco a seguire concetti troppo elaborati e profondi, e mi sembra di dire sempre banalità.

Lascia perdere. Chiunque può leggere un paio di libri, è solo un modo disonesto per inorgoglirsi. Voi quantomeno siete persone semplici, io sono solo contorto, mi girano dentro una marea di cose ma se le scrivo e le rileggo mi viene il voltastomaco. Suona tutto sentenzioso, buttato lì per far scena, pure una scena di cattivo gusto. E di devo vantare di scrivere bene? Alcune delle persone migliori che abbia conosciuto erano dei contadini ottantenni. Forse mi mancano gli unici valori che contino, i valori umani. Magari mancano in generale, in quest'epoca, ma - Dio, io leggo il fastidio negli occhi della gente se mi trovo a parlargli a lungo. Una ragione ci sarà se tanto vuoto mi ritrovo attorno!

Io non ce la faccio più, proprio adesso dovevamo prendere delle risoluzioni, affrontare delle situazioni, invece tutto rimarrà congelato a seguito del litigio. Cultura o non cultura, è la dignità che mi manca ed io non mi sento più in grado di elemosinare incoraggiamenti dalla gente. La dignità è l'unica cosa che l'uomo abbia, quando l'ha perduta, ha perduto tutto. Vorrei puntarmi il dito contro, denunciarmi, dissociarmi da me stesso. Altro che cultura.
Che senso ha vivere quando si è caduti tanto in basso, quando non ci si può neppure guardare allo specchio? Io sono stato come tutti un bambino con tante speranze davanti, ora sono un frustrato inacidito, rifiutato dalla vita, ormai non posso più rifarmi un'integrità, è tutto rovinato. Nè posso biasimare chi non mi vuole accanto.
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Re: Il litigio

Messaggio  Ganimede50 il Dom Giu 26, 2016 10:48 am

Intanto vorrei associarmi a Roby dicendo che anche io ho letto molti tuoi post, trovandoci una bella capacità non solo di argomentazione, ma anche di affrontare molto criticamente e francamente, delle tematiche che sembrano davvero dei tabù, sono inconfessabili, imbarazzanti. Tuttavia riguardano una marea di persone, in particolare ragazzi, e in questo forum la percentuale diventa altissima. Quindi vorrei dire che qualcosa di buono lo hai fatto, almeno qui! A me ha fatto parecchio piacere leggerti, anche se magari questo non ti solleva più di tanto:). Lo dico da estremamente interessato, perchè anche a me premeva tanto sviscerare certe tematiche, tempo addietro avevo anche provato a buttare lì un post sulla questione, ma non ha avuto un gran risultato. Anche le forme teatrali ed esagerate di cui ti rammarichi... le trovo bilanciate e discernibili, nè più ne meno di quella di molti altri, e servono per rendere l'idea, come una metafora, mi sembra che tutti le abbiano colte.
Detto questo vorrei approfittare del post per portare la mia esperienza...

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Re: Il litigio

Messaggio  Ganimede50 il Dom Giu 26, 2016 11:25 am

Ebbene, io dico che quella scintilla può scoccare!
Sono un ragazzo più o meno della vostra età, 27 anni appena compiuti, e mi sono ritrovato molto nelle emozioni ed esperienze che avete ( o non avete) fatto. Vostre come di molti altri, qui nel forum e anche altrove; siamo un campione rappresentativo di una certa categoria di persone Wink e posso dire che ce ne sono parecchie! Ho sperimentato personalmente quella voglia di dissociazione di cui parla Nephente; si sente nei propri riguardi quello che si crede gli altri provino alla tua vista: disagio, schifo, voglia di allontanarsi e non averci niente a che fare. Si vorrebbe proprio fare quello che ci fanno gli altri: andarcene via! Ma Caxxooo! Non si può! Si è costretti a viverci dentro, tutto il giorno, tutti i giorni, per tutti gli anni che ci rimangono da vivere... Ecco perchè viene la voglia di farsi fuori.
Eppure...
Leggo spesso da persone di questa combriccola che non sono così brutti, così stupidi, così messi male... se non nella misura in cui essi si ritengono così. In altre parole, quello che non abbiamo (ragazza, lavoro, esperienze e che altro ne so...) ci sembra di non meritarcelo. Ci tiriamo indietro sempre con la coda tra le gambe pensando di non riuscire, di essere derisi, meglio restare nell'ombra. Possono sembrare cose sentite spesso, ma ho la presunzione che dette da me abbiano più valore, perchè vissute direttamente da me.
Ecco: quella scintilla consiste nel superare un confine, come una sorta di rito di iniziazione: Basta! pensarci su, basta! rimandare. Chissene frega se non ci riesco, se muoio di fame, tanto mi sento così una m***a che mi ammazzerei, non mi può succedere niente. Non c'è uomo più libero di un depresso che non ha da perdere nemmeno la vita e la dignità, questo è l'unico vero vantaggio!
Questo mi è successo tempo fa. Dopo circa un anno dall'inizio della depressione ho cominciato a non valutare più tanto quello che stavo facendo (un minimo sì ovvio) e mi sono imbarcato a fare cose che prima non avrei mai fatto. Ho detto un anno dall'inizio della depressione, ma erano comunque diversi anni che non facevo quasi niente, direi 5-6, quindi può accadere anche dopo un prolungato periodo "bruciato". Ho fatto un sacco di fatica, trascinandomi senza voglia, una fatica senza entusiasmo, cieca. Mi sono iscritto all'università... a 26 anni, sono andato all'estero, ho provato a fare cose che non sentivo perfettamente mie, ma stavo cambiando.
Cerco di concludere
Pian piano ho visto che le cose che fanno gli altri le posso fare anche io, almeno come sfida. Per parecchio tempo non sapevo più chi ero, anche adesso non lo so bene, però il fatto di uscire dal nido, arrischiarsi (ma neanche più di tanto) a fare quel cavolo che ti passa per la testa, pian piano ti distoglie dai solchi che hai scavato nel cervello che ti riconducono sempre dentro un pozzo nero. c'è da dire che ogni volta dovevo iniziare qualcosa mi passava qualsiasi voglia. Forse ho avuto la fortuna di impuntarmi, per orgoglio, per sfida, per disperazione; ed ho superato quel momento, imponendomi di Finire! Direi che in fondo si tratta tutto di ritrovare un po' di autostima.
L'ho trovata!
Certo, non ne ho trovata tantissima, soprattutto i danni di tutti questi "anni di seghe" (li riassumo così Smile) sono così profondi che non sene andranno più via, qualcosa in me si è rotto, penso irrimediabilmente, tuttavia ci si può convivere, sono le esperienze dolorose che molte persone grandi si portano dentro, diventano parte della personalità.
In conclusione io volevo solo dire che si può! Non è tutto perduto, bisogna sopportare ancora e ancora, che una riscossa può venire. Abbiate fede, cercate di tirare fuori l'energia che non avete, ad occhi chiusi, drogati dallo stordimento (non parlo di sostanze).
Il nocciolo del discorso è che anche voi MERITATE di poter essere felici, e che le cose (purtroppo o per fortuna) nel mondo si PRENDONO. Andatele a prendere! Non sono così impossibili! Ma velo dice uno proprio come voi, velo garantisco!
Si può fare!!!

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Re: Il litigio

Messaggio  canterel II il Dom Giu 26, 2016 3:44 pm

Nepenthe ha scritto: Voi quantomeno siete persone semplici

Secondo me faresti bene a liberarti di questo pensiero. Zavorra terribile che contribuisce a peggiorare i tuoi rapporti con il prossimo. A me sembra egocentrismo cognitivo: tu ti percepisci, percepisci la facoltà del tuo pensiero di contorcersi, la percepisci nel dettaglio, e invece deduci il pensiero degli altri dal loro comportamento e da ciò che riesci a capire di quello che dicono, cioè da uno scorcio, perché non siamo telepatici. Quindi gli altri ti sembrano quantomeno semplici, tu sei contorto.
Siamo tutti contorti, siamo tutti complessi, siamo tutti semplici se scorciati da una prospettiva esterna. Quello che cambia, da una persona all'altra e anche tra un momento e l'altro della vita di una stessa persona, è il repertorio dei codici per esprimere i contorcimenti, ed anche la propensione ad esprimerli e a farne l'oggetto privilegiato del proprio lavoro cognitivo.

Sto male, non giustifico questo malessere, ho problemi di comunicazione con le persone che mi circondano: è molto facile in questo tipo di esperienze abituarsi ad un atteggiamento strategico, difensivo, e ad un automonitoraggio fortissimo, che superata una certa soglia diventa spreco di attenzione e paradossalmente mina proprio le mie difese, perché mentre mi guardo l'ombelico, e prevengo le critiche altrui criticandomi ferocemente da solo, non riesco in realtà a prevenire né a gestire nessun casino in arrivo all'orizzonte.

Sul resto ora non ho molto tempo di pronunciarmi, anche perché non conosco la realtà di cui parli e non mi permetterei mai di avere un'opinione precisa su di te o sui tuoi, non avendovi mai visti. dirò che forse potresti concentrarti sugli effetti immediati del litigio e sulla gestione dei difficili rapporti con i famigliari, visto che hai accennato a risoluzioni che dovreste prendere e che ora rischiano di essere allontanate dal clima che si è creato. Clima su cui - non so - forse hai margine per agire, se come scrivi tuo fratello si è calmato e gioca con il gatto.

In realtà quando scrivi qui riporti le esperienze per cenni, e le utilizzi quasi solo come spunto per presentare un autoritratto (contorto, affascinante, impietoso...) o per mettere in quadro la realtà in cui in teoria dovresti muoverti e difenderti, usando il teleobiettivo: salti di scala dalla dimensione personale a macrocategorie più o meno sociologiche che includono di tutto, ma obliterando tutto ("le donne", "i millennial", "il popolo del sabato sera" ecc).
Io credo che per stare meglio sia anche importante, in alcuni frangenti, creare uno spazio mentale ecologico, né microscopico (autobiografismo minuzioso e introverso) né telescopico (le macrocategorie) in cui si ragiona con la massima pietà e la massima curiosità per se stessi e per chi ci sta intorno, si misurano le risorse disponibili nel proprio spazio di vita, si prova a definire dei possibili, agibili cambiamenti (che riguardano il nostro spazio-tempo fisico immediato), e si sospende il giudizio sul resto. è difficile, soprattutto quando si è abituati da tempo a fare diversamente e quando l'introspezione appare come la nostra unica risorsa, o la migliore che abbiamo. ma se non si prova a bilanciare questa introspezione, la si rovina, come si sfianca una bestia da soma a forza di frustarla e di imporle il superlavoro costante.

La dignità si recupera (e certamente non si perde perché si litiga in famiglia o si arriva alla disperazione, altrimenti ne saremmo tutti privi). Il tempo non si recupera, ma si possono recuperare significati importanti e insospettabili anche dalle stagioni più brutte e aride dell'esistenza, una volta che si superano certi nodi.

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Re: Il litigio

Messaggio  Nepenthe il Lun Giu 27, 2016 12:27 am

Quello che ho scritto ieri non so che valore abbia. È stato un momento nero, un pò come quando ci si butta a scrivere in rete da ubriachi: si finisce solo col produrre immagini fuorvianti. Come quando volevo schermarmi da qualunque rischio di auto-glorificazione e ho finito con l'ottenere una diagnosi di egocentrismo. È colpa mia, avrei dovuto cancellare topic.
Se queste immagini genero persino in gente che mi legge da un forum è evidente che la mia diagnosi è corretta. L'immagine che gli altri si formano di me è sempre, matematicamente, ancorata al fastidio. Può essere una immagine corretta, per carità!
Uno ha un bel da fare a sputarsi addosso, a reagire come un cane al minimo complimento; egocentrico sei ed egocentrico rimani. Io so che l'ultimo dei miei pensieri è piallare gli altri in macchiette monodimensionali, che mi prendo pena di tutte le pene virtuali che leggo, ma resto uno che pialla le esistenze degli altri per innalzare il proprio ego frustrato. Scrivere su un forum è una perdita di tempo, avevo già deciso di non farlo più, e invece ho ripreso; fa parte della mia dipendenza da internet. Dovrei proprio cancellare l'account. Ma non lo dico per voi e contro di voi, non lo dico per recriminare niente. lo dico per me, soltanto per me.
Ma probabilmente non lo comprenderete e penserete che io stia sbattendo i piedi come un bambino arrabbiato, o come un troll internettiano.
Sembra impossibile comunicare con chiunque.
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Re: Il litigio

Messaggio  Lost_in_a_moment il Lun Giu 27, 2016 1:09 am

Ciao, prima di poterti dire la mia riguardo alla discussione, voglio capire meglio due cose (che magari non ho capito perchè sono rimbambita io ma comunque prima di parlare voglio capire bene):
1. Perchè togli soldi alla tua famiglia? perchè vivi con loro e non hai un lavoro? cosa fai nella vita al momento?
2. Ti vuoi suicidare perchè non hai una fidanzata e tuo fratello te lo fa notare? Beh allora dovrei anch'io suicidarmi. Ho la tua età, mio fratello è più piccolo e ha la stessa ragazza da 5 anni. Io sono quasi sempre single e le uniche due relazioni non sono durate manco un anno (precedute da litigi pesanti). Sono l'unica della famiglia, fratelli cugini hanno storie stabili da tempo. E come in tutte le famiglie, esce la domanda da qualcuno " come mai non hai nessuno? come mai ti sei lasciata anche con questo? e adesso come fai non ti senti sola? "
Sì mi sento sola. Sì mi sento sbagliata, sì mi sento diversa a non riuscire a coesistere alla lunga con un'altra persona senza finire per detestare la presenza ed annoiarmi.
Ma sinceramente quello è l'unico motivo per cui non vorrei la mia morte... l'unica cosa che mi rattrista è che forse non avrò mai la gioia di avere un figlio tutto mio, la gioia più grande per una donna.. ma davvero ti vuoi ammazzareper questo?? Non so, di single che hanno fatto la vita da single per tutta la vita ce ne sono parecchi e non si sono ammmazzati.. anzi sono quelli che normalmente vedi più felici, rilassati rispetto a quelli ammogliati.. hehehe

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Re: Il litigio

Messaggio  Lost_in_a_moment il Lun Giu 27, 2016 1:24 am

Nepenthe ha scritto:
Sembra impossibile comunicare con chiunque.

Di certo lo sarà, se comunichi così anche parlando e non solo quando scrivi qui. Voglio dire, non perchè sia un tuo difetto, anzi è solo un tuo pregio, sei ad un livello più alto della maggior parte della gente, sia qui che nella vita reale.. Io ammiro la tua qualità, che certamente avrai ottenuto non per grazia del cielo ma impegnandoti parecchio, studiando, dico bene?? E' solo una cosa da apprezzare, ammirare, e di cui tu dovresti andar fiero... come qualsiasi traguardo una persona raggiunga nella propria vita, studiando o imparando un mestiere specifico.
Penso che la tua difficoltà nel trovare qualcuno al tuo livello con cui poter parlare alla pari, senza che si evidenzino colossali differenze lessicali, sia data dal fatto che pochi oggigiorno si impegnino per raggiungere il livello più alto in quella materia... ciò che "serve" per trovare qualche impiego che consenta di vivere o integrarsi al mondo del lavoro, è purtroppo altra, non basta saper parlare e scrivere con una ricca grammatica, perchè non è quel che si ricerca... le possibilità di lavoro per chi ha una cultura come la tua sono poche, molto limitate... e lo so che è una cacchina ingiusta ma è così.
Ma comunque non so cosa tu faccia nella vita ancora quindi non posso giudicare... sappi che comunque anche se il mondo non va nella maniera in cui dovrebbe io ti ammiro...

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Re: Il litigio

Messaggio  Nepenthe il Lun Giu 27, 2016 1:56 am

Lost, in questo momento sto scrivendo un delirio dopo l'altro, non riesco bene a calibrare i miei post, dò una immagine confusa di me.

Riguardo alla prima domanda ne scrissi in un altro topic, non mi piace parlare della mia vita, fatico proprio. Comunque diciamo che ho lasciato l'università dopo vari tentativi e ho intrapreso strade artistiche, diciamo; ma per nessun'altra ragione che non riuscivo a fare altro, giuro. Negli ultimi tempi ho speso molti soldi, i miei non me l'hanno fatto pesare, ma mio fratello è un cane.

Non mi voglio suicidare per nessuna ragione, perché come ho detto non avrei mai il coraggio di farlo. Ci sono andato vicinissimo, ma poi lì sul punto di fare qualcosa di serio mi rendo conto che non ci riuscirei mai, mai, mai.
E mai, mai, mai riuscirò a smettere di pensarci, ormai è una cosa che va oltre i miei problemi, mi affascina il pensiero del nulla, di sprofondare nell'oblio, di non dovermi portare più appresso un nome... non dormo bene da millenni, credo per la tensione sessuale: è proprio un bisogno di riposo, prima di qualunque altra cosa!

A parte ciò non reggo l'umiliazione di essere nella condizione in cui sono, mi vergogno di essere in balìa del mio desiderio, non reggo la complessità e la crudeltà dei rapporti sociali, non reggo quest'epoca. Dico sul serio, più tempo passa più mi sento come un novantenne trapiantato nel ventunesimo secolo, qualunque fenomeno moderno mi fa orrore, pure i pali del telegrafo che deturpano il paesaggio. Dico di più: una delle ragioni per cui ero nervoso ieri sera è che il concerto si svolgeva in un chiostro del quattrocento che volevo visitare da un pezzo. Bene, era una bella cosa, ero contento di visitarlo. Ma il chiostro (in sè bellissimo) lo trovo devastato da un restauro criminale che lo ha guastato totalmente. Da lì parte una catena di pensieri apocalittici, e giuro che non sto scherzando.

Non è solo che son solo, è che proprio non mi sento normale. Quando dico che è impossibile per me comunicare, mi riferisco proprio a quel che accade anche qui. Mi si dice che sono egocentrico, anche nella vita me lo hanno detto, talvolta mi rendo conto di comportarmi in maniera che si può definire egoistica. Eppure dentro di me sento i più nobili, romantici, persino patetici desideri di incontro dell'altro, di compassione per le sofferenze altrui e tutto il resto. Vorrei pure io trovarmi una semplice brava ragazza, avere dei figli persino. Ma poi a volte il desiderio brucia e mi fa sentire un cane infoiato, e mi vergogno un mondo di questo; i miei pensieri si fanno brutali e cinici in un modo che non mi appartiene, o che mille anni fa non mi apparteneva... e non mi riferisco al sesso, ma a tutto. Ecco, non so neanche spiegarlo bene. Evidentemente c'è un muro fra me e il pianeta, magari non è colpa del pianeta ma è colpa mia. Oppure di entrambi. Non so.
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Messaggio  Nepenthe il Lun Giu 27, 2016 2:01 am

Ma comunque non so cosa tu faccia nella vita ancora quindi non posso giudicare... sappi che comunque anche se il mondo non va nella maniera in cui dovrebbe io ti ammiro...

Lost, io ti ringrazio tanto e ti auguro ogni bene, ma io non voglio per nessuna ragione essere complimentato riguardo a queste cose, perché ho paura della trappola peggiore, cioè di inorgoglirsi nelle sofferenze... e lì davvero si diventa delle zitelle acide, piene di sè. Ed io mi ci sento pericolosamente vicino.
Ma a parte ciò ti dico serissimamente che lo scrivere bene non conta nulla, il valore di una persona non si misura dal tipo di avverbi che usa. Nel mio caso ci sono ben altre cose su cui dovrei puntare l'attenzione.
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Messaggio  Lost_in_a_moment il Lun Giu 27, 2016 2:58 am

Nepenthe ha scritto:Comunque diciamo che ho lasciato l'università dopo vari tentativi e ho intrapreso strade artistiche, diciamo; ma per nessun'altra ragione che non riuscivo a fare altro, giuro. Negli ultimi tempi ho speso molti soldi, i miei non me l'hanno fatto pesare, ma mio fratello è un cane.

Ok non voglio sapere che lavoro di preciso, volevo solo sapere se la tua condizione era di disoccupazione... ok quindi sì. ma comunque posso dirti che capita, io ci ho messo un sacco a trovare un lavoro stabile, per potermi poi staccare dal nido, e capita a tutti oggi giorno..
tuo fratello magari non ha provato a buttarsi in studi, tu l'hai fatto o magari hai investito per quelle strade, saranno andate male , ma sono soldi ben investiti per un genitore. Come un genitore che investe i soldi nell'università, poi magari molti non riescono a lavorare subito, allora dovrebbero incazzarsi? Non infatti i tuoi non lo fanno, tuo fratello scusami se mi permetto, ma ho la netta sensazione che sia un tantino geloso.. scommetto che lui magari non ha le tue stesse aspirazioni, magari è andato a lavorare molto prima...? Ok quindi è geloso che tu hai provato, studiato imparato più di lui... ma dovrebbe prendersela con sè stesso che non ci ha manco provato ... mio fratello è all'università, per uscire gli danno macchina e soldi loro e lo mantengono sia negli studi che in tutto mentre io anche se vivevo da loro quel che volevo di extra non l'ho mai chiesto. Allora dovrei essere gelosa? no anzi lo stimo perchè riesce ad impegnarsi in cose difficili, sa qual è il suo campo, è giusto che lo aiutassero a seguire i suoi obiettivi. sbagliato sarebbe stato invece, mandarci me che non sapevo cosa volevo fare e avrei solo buttato soldi e tempo non concludendo un cavolo... per me è geloso ma se vuoi si può mettere al suo posto.



Nepenthe ha scritto:A parte ciò non reggo l'umiliazione di essere nella condizione in cui sono, mi vergogno di essere in balìa del mio desiderio, non reggo la complessità e la crudeltà dei rapporti sociali, non reggo quest'epoca. Dico sul serio, più tempo passa più mi sento come un novantenne trapiantato nel ventunesimo secolo, qualunque fenomeno moderno mi fa orrore, pure i pali del telegrafo che deturpano il paesaggio.

Eh non mi dici nulla di nuovo... non mi sento nemmeno io parte dell'epoca.. e non per la tecnologia, per il modo di pensare e vivere della gente... eppure non scrivo bene come te, pensa No

Nepenthe ha scritto:Non è solo che son solo, è che proprio non mi sento normale.
Anch'io!! Non sono normale. A me le cose comuni non piacciono, la gente normale annoia e ci sto lontana , col cavolo che sto in mezzo a quelle persone così prevedibili, patetiche, che non sanno di nulla. A volte penso sia una cosa positiva, essere fuori dal comune rende speciali, quando incrocio nel mio cammino rari casi di persone diverse dal comune mi nasce subito l'interesse. quando noto una persona che sta per i fatti suoi in un contesto sociale, non interviene nelle discussioni, e non si mette in mostra, mi viene voglia di conoscerla e scoprire cosa si cela dietro quel silenzio . Cosa che di solito o non viene notata, o peggio si considera sfigato perchè non si atteggia in mezzo alla gente, o snob che ne so. Chi non si apre o non è disponibile per qualsiasi motivo ad intraprendere conversazioni, non è estroverso e cerca l' attenzione per attaccare bottone, specialmente se parliamo di situazioni tra uomo e donna, non viene considerato interessante o stimola a conoscere, più facile ed accettato di sapere che qualcuno sta venendo da te perchè ti nota e vuole conoscerti. Ecco, a me invece capita l'esatto opposto. Quando vado in giro non mi tiro a lucido o atteggio per attirare l'attenzione dei maschi, e non voglio vincere la competizione tra le altre donne per sentirmi apprezzata.. No non me ne fotte.. sì penso al mio aspetto ma più di tanto non faccio, se piaccio bene se non piaccio amen, ci saranno sempre al mondo donne più belle e anche più brutte di me qundi non me la prendo se qualcuna avrà più pretendenti. E' giusto che sia così.
Ma non faccio testo, perchè come già sai, non sono normale manco io. Quel che mi rattrista è che la diversità porta alla solitudine,sì io mi sento sola parecchio, anche se in qualche modo la solitudine me la sono voluta, perchè non mi piace e non cerco la compagnia delle persone che non sono come me, quindi praticamente tutti alla fine. Alla fine mi rendo conto che non sono pallosa come loro, ma che essere così fuori dall'ordinario mi isola dalla società che è composta proprio da loro, quelli che io non sopporto, ma chi è che sta meglio e se la vive tranquillamente sta vita di cacchina che dura poco e va vissuta godendo di quel che ci è stato dato? Loro ovviamente, non io così diversa e particolare che invece mi tormento continuamente.. capisci cosa voglio dire?
Anche a me dispiace pensare che non avrò probabilmente figli, io non ho desiderio di maternità per ora, non sopporto i bambini degli altri, ma sono una donna, credo che mi piacerebbe essere mamma un giorno, perchè fa parte dello scopo della vita di una donna prolificare ed avere l'esperienza di maternità. Ma se non trovo un uomo con cui farlo, come posso avere un figlio? Non mi importa non avere l'uomo per carità, ma non posso pensare di avere un figlio senza un uomo, o di dire se poi non va che va bene lo stesso tanto ho il figlio.. Boh io vorrei che il mio ipotetico figlio avesse una vita serena, con due genitori che stanno bene insieme e che gli trasmettano solo positività.. quindi me lo levo dalla testa. Però non mi tolgo l'idea sentendomi meglio, ma sentendomi peggio, proprio come te.
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Re: Il litigio

Messaggio  Lost_in_a_moment il Lun Giu 27, 2016 3:12 am

Nepenthe ha scritto:
Ma comunque non so cosa tu faccia nella vita ancora quindi non posso giudicare... sappi che comunque anche se il mondo non va nella maniera in cui dovrebbe io ti ammiro...

Lost, io ti ringrazio tanto e ti auguro ogni bene, ma io non voglio per nessuna ragione essere complimentato riguardo a queste cose, perché ho paura della trappola peggiore, cioè di inorgoglirsi nelle sofferenze... e lì davvero si diventa delle zitelle acide, piene di sè. Ed io mi ci sento pericolosamente vicino.
Ma a parte ciò ti dico serissimamente che lo scrivere bene non conta nulla, il valore di una persona non si misura dal tipo di avverbi che usa. Nel mio caso ci sono ben altre cose su cui dovrei puntare l'attenzione.

E' vero che la qualità delle persone non si misura dal livello culturale o dalla ricchezza grammaticale, ma è anche vero che non si può nemmeno essere delle capre... c'è gente che scrive tranquillamente ho senza h, ecc ecc.. e sono persone che vanno alle superiori,a volte pure all'università.. ma ti prego, a me fanno venire il rigurgito, per quelle cose sono sufficienti le elementari, quelle cose vogliono solo dire che non te ne frega un cazzo di come si parla la tua lingua, te ne sbatti a prescindere, fai schifo e fanno bene a prenderci per il culo.. ho visto stranieri accorgersi di errori di quel genere scritti da italiani.. cioè dai...
se tu sei uno dei pochi ad avere coltivato alla perfezione questo ambito.. dimmi quel che vuoi, la vedo solo come una qualità da ammirare.. poi non dico che grazie a ciò sei il top e sei la persona migliore del mondo, manco ti conosco... ma continuerò a dire che vedo un pregio. A me era passato per la testa di iniziare un percorso di studi di tipo letterario, o filosofico.. non sarei mai arrivata ai tuoi livelli probabilmente, ma se avessi dovuto (e voluto) scegliere avrei seguito quella strada, visto che nelle materie scientifiche ed economiche ero negata...
Ma non ci ho manco provato perchè non vedevo, ahimè, sbocchi lavorativi...

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Re: Il litigio

Messaggio  merla il Lun Giu 27, 2016 4:47 am

Nepenthe ha scritto:
Uno ha un bel da fare a sputarsi addosso, a reagire come un cane al minimo complimento; egocentrico sei ed egocentrico rimani.

Ma è normale scusa: egocentrico vuol dire focalizzato su se stesso, che poi io mi focalizzi su me stessa definendomi la più figa/più intelligente/più sensibile dell'universo o sputandomi addosso come la più orribile/più sola/più sfigata dell'universo, o in alternativa descrivendo l'universo (la gente/gli altri) troppo superiore/troppo squallido rispetto a me stessa, poco cambia nell'impressione che do di me. il pallino è fisso sul mio ombelico, il che può anche capitare ogni tanto per carità, ma alla lunga non fa bene.

Quello che non suona egocentrico, è definirsi più o meno come tutti gli altri, uno/a di tanti insomma, pur salvaguardando le proprie particolarità, ma con moti sostanzialmente simili: fame, sonno, desiderio di contatto umano, gioie e dolori, senso estetico, etico, ecc. ovvero in generale desiderio di benessere, anche se poi ognuno il benessere lo intende e se lo cerca a modo suo.

Oltretutto, accettare "serenamente" di poter essere insignificanti è rasserenante e apre un sacco di opportunità: svincola, dà spinta, iniziativa, leggerezza, leva il peso inutile dello sguardo degli altri e dà un senso diverso a quello che si fa. Dà paradossalmente parecchia pace.
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Re: Il litigio

Messaggio  Lost_in_a_moment il Lun Giu 27, 2016 5:07 am

merla ha scritto:Oltretutto, accettare "serenamente" di poter essere insignificanti è rasserenante e apre un sacco di opportunità: svincola, dà spinta, iniziativa, leggerezza, leva il peso inutile dello sguardo degli altri e dà un senso diverso a quello che si fa. Dà paradossalmente parecchia pace.

Tu dici? Io non ho mai conosciuto molte persone, qualcuno sì, ma non molti che stavano in pace perchè avevano preso coscienza di essere insificanti e uno come tanti.
Vedo parecchi insificanti o con nulla di particolare che invece hanno un autostima enorme ed una grande considerazione di sé stessi, senza che ci sia un vero motivo...

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Re: Il litigio

Messaggio  merla il Lun Giu 27, 2016 5:59 am

Credo che spesso l'esigenza di ostentare, sia una dimostrazione di fragilità.
Non dico che chi è pace con se stesso, debba per forza avere un tono dimesso o essere umile, dipende un po': ma chi è in pace con se stesso si confronta con gli altri (e impara) e raramente giudica.
Per esempio, io sono abbastanza brava a fare il mio lavoro in termini di qualità (e quando non stavo bene, non l'avrei mai detto, mi sentivo del tutto incapace), ma al tempo stesso non stiro un fazzoletto credo da vent'anni, e non saprei stirare una camicia in meno di 40 minuti, senza alcuna garanzia sul risultato.
Visto che da questi punti di vista sono in pace, so che professionalmente posso imparare da una minoranza di colleghi (relativamente ristretta), mentre che sulla gestione domestica ho da imparare praticamente da chiunque. Nessuna delle due cose mi fa sentire fighissima o ignobile, sono soltanto fatta così.

Poi chiaro, un discorso a parte è per le persone a cui voglio bene/che mi vogliono bene, la loro opinione mi importa di più, ma perché mi conoscono bene.
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Re: Il litigio

Messaggio  Nepenthe il Lun Giu 27, 2016 11:20 am

Merla, continui a farmi prediche che conosco benissimo. Non sto facendo altro che dire che non ho nessuna voglia di sentirmi "speciale", non dico altro, ma non c'è niente da fare, evidentemente appunto sono incapace di spiegarmi.
Non voglio sentirmi speciale, semplicemente non voglio, o semplicemente non riesco, per debolezza mia, ad aderire ad uno stile di vita che mi disgusta. Stile in cui per l'appunto poi l'ostentazione e l'arroganza sono prerequisiti fondamentali. All'uomo è richiesto di esser forte, gradasso. Sai quante volte me lo hanno detto? "oh, si, lui è un bravo ragazzo". Però i bravi ragazzi restano soli.
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Re: Il litigio

Messaggio  merla il Lun Giu 27, 2016 11:34 am

No scusa, adesso davvero per l'ultima volta: fai gentilmente lo sforzo di leggere solo quello che c'è scritto senza attribuire interpretazioni a caso o senza estrapolare mezze frase del tutto fuori contesto. Così siam bravi tutti.

Ti sei chiesto perché tutti ti dicono che "sei/sembri egocentrico" e io ti ho fatto notare perché - secondo me - a leggerti dai quest'impressione. (e dio bono, è tutto riferito a te stesso quello scrivi, che impressione ti aspetti di dare?)
Cosa sei, cosa vuoi, ecc. ecc. io francamente non lo so, non lo capisco e neanche mi riguarda.

Uno si stanca anche a dedicarti del tempo a risponderti se tanto tutte le volte, attribuisci opinioni, giudizi ecc. ecc. che non ci sono.
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Re: Il litigio

Messaggio  canterel II il Lun Giu 27, 2016 12:04 pm

Nepenthe ha scritto:
Non è solo che son solo, è che proprio non mi sento normale. Quando dico che è impossibile per me comunicare, mi riferisco proprio a quel che accade anche qui. Mi si dice che sono egocentrico, anche nella vita me lo hanno detto, talvolta mi rendo conto di comportarmi in maniera che si può definire egoistica.

Merla ha già spiegato prima e meglio di come potrei fare io cosa intendo quando dico "egocentrismo". Avevo anche aggiunto l'attributo un po' specioso "cognitivo" per attenuare il rischio di farti pensare che io ti assegni una specie di vizio morale. Mi dispiace, ma quando si viene a parlare di queste cose è anche un po' difficile mettere sul tappeto un punto senza toccare degli oggetti che non fa piacere nominare né ascoltare.

Credo che pensare in modo egocentrico sia normale, soprattutto quando si attraversano periodi di difficoltà e ci si sente minacciati, spossessati. Io posso avanzare questa ipotesi solo riferendomi alle cose che leggo qui. Non so come ragioni fuori di qui.
Non penso neppure che sia una modalità a cui si attacca per capriccio, senza esservi effettivamente indotti dalla pressione esterna di differenze che misuriamo tra le nostre scelte, le nostre inclinazioni, e quelle che nel contesto ci si aspetta da noi o che sono preferite da altri. Io almeno non l'ho adottata per divertirmi, ma appunto perché registravo il fallimento di tante relazioni particolari, di tanti tentativi particolari di integrazione dei miei desideri nel contesto, e non riuscivo ad accogliere questo fallimento perché mi sembrava che me ne sarei dovuto addossare tutta la colpa e che avrei dovuto pagarlo liquidando pezzi della mia identità.

Non voglio rompere le scatole né proiettare su di te il mio vissuto con il solo risultato di infastidirti, ma è vero che leggendoti ricordo alcuni momenti particolarmente critici della mia vita. Ho voluto condividere questa impressione perché per me è stato utile in diversi momenti dell'esistenza, ed è ancora utile, prendere coscienza del rischio di incistarmi in questa modalità del pensiero e tentare di moderarla per provarne delle altre: non perché sia anormale, ma perché impiega molte energie solo per alimentarsi, sottraendole ad altri sviluppi.

Quindi:
perdona se vuoi l'etichetta infelice che ho usato (se vuoi, sostituisci "egocentrismo cognitivo" con un'espressione meno rozza, a piacere),
considera se vuoi che il mio scopo era segnalare qualcosa nella speranza remota di far depositare un'informazione eventualmente utile (magari non ora, nel vivo del dispiacere) se e quando tale informazione ti sembrerà calzante per descrivere meccanismi che non caratterizzano te, ma modi di comunicazione infelici tra le persone che possono essere bilanciati o adattati dopo una riflessione che nessuno potrebbe mai svolgere al posto del soggetto irretito in questi modi di comunicazione,
considera che la parte che mi sta a cuore del parere che ho espresso ieri non è nelle frasi in cui provo a illustrare l'egocentrismo (cognitivo), ma nel tentativo di promuovere l'opportunità di dirigere i tuoi sforzi nella gestione del conflitto famigliare.

ma se il mio parere è proprio senza senso, e non ho fatto altro che proiettare,
allora mi dispiace due volte: perdona se vuoi due volte e non dar peso al mio parere.

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Re: Il litigio

Messaggio  Nepenthe il Lun Giu 27, 2016 12:57 pm

Lost, non fraintendermi, io ho una autentica venerazione per la lingua italiana. E tra l'altro non la scrivo affatto bene come vorrei. Non ho questa venerazione per tutto il linguaggio, solo per l'italiano: se mi capita di leggere per un pò in inglese (sarà che non sono bravo) mi sento opprimere, come se stessi rinchiuso in una camera grande tre metri per tre. Ma non ho grandi studi alle spalle, ho leggiucchiato un pò ma non sono un divoratore di libri, non ne ho proprio l'attitudine. È, credo, un semplice retaggio familiare, nel senso che in famiglia si è sempre parlato bene; con la conseguenza, tra l'altro, che quando bambino cominciai a frequentare la scuola, venivo preso in giro dai compagni perché utilizzavp termini per loro ricercati. Non lo facevo certo per darmi un tono! per me era spontaneo, ma mi alienava dall'ambiente.
Il linguaggio però è anche una trappola, ed è quello che cercavo di dire prima! Scrivendo: "voi siete persone semplici", non intendevo offendere nessuno, nè creare un muro fra "me" e "gli altri"; intendevo solo riferirmi al fatto che scrivete chiaramente con più scioltezza e spontaneità, tutto qui. Io sento che scrivendo non riesco ad esprimere emozioni, alla rilettura tutto mi risulta freddo, impersonale, iper-razionale, contorto appunto. Forse è anche questo che mi crea tanti problemi, su un forum come nella vita. Dò l'impressione di un mostro.

Alla fine mi rendo conto che non sono pallosa come loro, ma che essere così fuori dall'ordinario mi isola dalla società che è composta proprio da loro, quelli che io non sopporto, ma chi è che sta meglio e se la vive tranquillamente sta vita di cacchina che dura poco e va vissuta godendo di quel che ci è stato dato? Loro ovviamente, non io così diversa e particolare che invece mi tormento continuamente.. capisci cosa voglio dire?

si, ti comprendo totalmente, ma è davvero difficile da spiegare a chi non ha questa esperienza di estraneità assoluta.
Letto così suonerà sempre come una forma di arroganza, se non di snobismo. Ma io col mestiere che faccio ho avuto modo di conoscerne una marea di artistoidi, di pseudo-intellettualoidi, di gente che di parlare parla bene e magari è più colta di me. Ma il senso vuoto è lo stesso, assolutamente lo stesso. Quando mi trovo in compagnia mi rendo conto in modo palese, indiscutibile, di come non potrò mai avere nulla a che fare con loro, mai. E questo non si può spiegare in un forum, è una cosa di cui ci si accorge sul momento. Possiamo avere un interesse in comune, ma loro lo intenderanno in modo totalmente diverso da me... ovvero: come una semplice scusa per parlare di qualcosa, per darsi un tono.

Ecco, per me quel vuoto è proprio questo: il dominio assoluto della socialità su tutto, che finisce per diventare, da mezzo per mettere in comunione delle persone, a fine.
Se si dice qualcosa, è per mettersi in mostra. Se si parla di un argomento, è per dimostrare che "nei sai", senza che traspaia il minimo interesse per l'argomento stesso. Se ti offro qualcosa non è un gesto spontaneo, c'è qualcosa che mi aspetto da parte tua. E se non comprendi, te la faccio pagare. Così tutti gli ambienti si equivalgono: è sempre lo stesso gioco giocato con carte diverse.

Alla fine mi rimane la netta sensazione che tutta la giostra sociale non abbia che due obiettivi reali: sesso e lavoro. E alla base la necessità di allargare le proprie conoscenze, che aumenta le possibilità di incocciare persone dell'altro sesso o opportunità lavorative. Per chi ancora non lavora, poi, la vita sembra ruotare solo ed esclusivamente intorno al sesso. Infatti gli uomini fra di loro non parlano d'altro.
Io capisco perfettamente il perché, dato che il desiderio di consuma. E dall'altra parte proprio non riesco ad introdurmi in questo mondo. Mi sembra troppo difficile e troppo odioso allo stesso tempo.

volevo solo sapere se la tua condizione era di disoccupazione... ok quindi sì.

No, non vado all'università, avrò dato tre materie in tutta la mia vita. In teoria lavoro, sono un libero professionista diciamo, solo che investo tanto e non guadagno niente. Insomma, ho fatto del teatro ed altri ambiti artistici (cinema, ecc.)... come ho detto ne ho già scritto altrove nel forum. Me ne vergogno perché in tempi di crisi è stupido seguire percorsi del genere come fa una marea di giovani viziati e velleitari; ma è l'unico ambito nel quale so far qualcosa, tutto qui, davvero.
Chi studia ha delle speranze di sistemarsi, io praticamente non ho un futuro davanti, tanto più che mi ostacolano i nervi, le scarsissime attitudini sociali, i fondi familiari limitati... È veramente spaventoso quando di fronte a sè non si vede assolutamente NULLA, proprio la sopravvivenza materiale è in forse. Nè posso prendermela con altri che con me stesso.

Mio fratello tecnicamente ha ragione, è questo il guaio. Non lo dice per amore della famiglia, però si appella a considerazioni tragicamente concrete. Spendo soldi, dipendo dalla famiglia e proseguo su strade fumose. Ma che dovrei fare? per anni mi sono sentito un fallito totale, un inetto... e fallito lo sto diventando tuttora, ma almeno ho trovato un ambito in cui so fare qualcosa, e che pur con tutti i dubbi e pure gli accessi di disgusto per tante cose, mi stimola.
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Re: Il litigio

Messaggio  Nepenthe il Lun Giu 27, 2016 12:59 pm

No scusa, adesso davvero per l'ultima volta: fai gentilmente lo sforzo di leggere solo quello che c'è scritto senza attribuire interpretazioni a caso o senza estrapolare mezze frase del tutto fuori contesto. Così siam bravi tutti.

Ti sei chiesto perché tutti ti dicono che "sei/sembri egocentrico" e io ti ho fatto notare perché - secondo me - a leggerti dai quest'impressione. (e dio bono, è tutto riferito a te stesso quello scrivi, che impressione ti aspetti di dare?)
Cosa sei, cosa vuoi, ecc. ecc. io francamente non lo so, non lo capisco e neanche mi riguarda.

Uno si stanca anche a dedicarti del tempo a risponderti se tanto tutte le volte, attribuisci opinioni, giudizi ecc. ecc. che non ci sono.

È evidente che si è innestata una dinamica che conosco fin troppo bene, cioè che mi hai preso in antipatia e dunque, per quanto possa sembrare la nostra una discussione su dei temi particolari, di fatto è solo un battibecco costante. Lo denunciano non le parole, ma il tono, che è acido. Dici che ci si stanca a dedicarmi del tempo, ma lo dici come se qualcuno ti obbligasse a farlo contro la tua volontà.
Credimi, io non ti obbligo affatto e questo punto non mi voglio impelagare nella discussione, perché mi rendo conto che è inutile, nonché dannoso per il mio stato emotivo.
Hai deciso che sono egocentrico ed è improbabile che tu cambi idea. Il fatto che io parli sempre di me stesso (cosa che nella vita non faccio mai) è un dato tanto inequivocabile quanto di valore nullo, considerato che mi trovo in un topic aperto per questo, in un forum dedicato a questo. Chiudiamola qui, senza rancore.
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Re: Il litigio

Messaggio  merla il Lun Giu 27, 2016 1:47 pm

Sinceramente, ti ho sempre risposto perché, soltanto basandomi su quello che scrivi, a me sembra che il tuo modo di relazionarti ti condanni automaticamente alla solitudine di cui ti lamenti. Volevo darti una chiave di lettura.
Alla lunga, a scrivere, non dico l'antipatia (non ti conosco), ma sicuramente un certo senso di fastidio in me scatta, perché cercavo di entrare nel merito, mai ho letto risposte di merito, in compenso ogni volta i miei messaggi sono stati presi sul personali e rimbalzati sul personale.
Non è nulla di grave in sé, ci sono molte persone che comunicano in questo modo, e a questo punto in effetti dal tuo punto di vista è inutile che io prosegua a intervenire quando tu porti una questione.

Tuttavia in generale io non ritengo inutile a priori intervenire in certi thread, quando si affetta il mondo in categorie: donne, uomini, arroganti, sud, nord, colti, semplici, io, noi, gli altri e via dicendo.
Posso capire che serva, anche come strumento di difesa e sei chiaramente padronissimo di pensarlo, tu come chiunque altro, ma secondo me è un tipo di messaggio che fa male, e che danneggia chi vi aderisce e conseguentemente può danneggiare anche chi lo legge, soprattutto se non c'è spazio per voci diverse o se le voci diverse non se lo prendono, per diverse ragioni.
Credo che sia un modo sbagliato di usare i forum, i blog, le community e in generale internet e che questi possano diventare persino nocivi e l'occasione di costruire muri più alti, perché ci si rinchiude in piccole realtà virtuali (quella dei depressi, dei più sensibili, dei più intelligenti, degli uomini e delle donne ecc.) che sono sostanzialmente gabbie e in cui l'un altro si rinforza, con l'unico esito di coprire l'uscita dalla gabbia con un paravento sempre più spesso.

Questo per dirti che sì, come vuoi, non impiegherò più il mio tempo per parlare "con Nepenthe" degli argomenti che porta Nepethe, amen; tuttavia, se avrò voglia e tempo, potrebbe capitare che intervenga "a beneficio chi ha voglia di leggermi" per mettere in discussione posizioni che, a metterci radici, portano ad atteggiamenti di vita autodistruttivi. Siamo in un forum sul disagio, non sul giardinaggio, e non credo di scoprire l'acqua calda quando affermo che costruirsi categorie mentali, per difesa alla fin fine, che diventano barriere altissime, può essere strategia necessaria sul breve termine, ma quando si inizia a sentire il peso della solitudine significa che ormai è una strategia fallimentare e distruttiva.

Se questo non riguarda te, meglio per te. Riguarderà altre persone, ma appunto siamo su un forum, non ci sono spazi dedicati.
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Re: Il litigio

Messaggio  Nepenthe il Lun Giu 27, 2016 3:26 pm

Credo che sia un modo sbagliato di usare i forum, i blog, le community e in generale internet.

Che devo dirti? sei una moderatrice.
Avevo l'impressione di star comunicando un pò più positivamente con altri utenti. Se però ritieni che io li stia infastidendo, o se ritieni di dovermi "salvare da me stesso" o magari ti impietosisce vedere questa porzione di codice binario adoperata in modo così improprio... beh, adopera il tuo potere e bannami. Io non posso fare un granché.
Ma almeno chiudiamola con i battibecchi inutili.
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Re: Il litigio

Messaggio  alfredo il Lun Giu 27, 2016 3:51 pm


Hai accennato a " perdendo la dignità , una persona ha perso tutto .
Quanto pensi pesi sulla perdita della dignità la mancanza di autonomia economica?

Quanti sforzi o scelte diverse sei disposto a fare per raggiungere l'autonomia economica ?

alfredo

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Re: Il litigio

Messaggio  Nepenthe il Lun Giu 27, 2016 3:57 pm

Pesa. Anche se prima di tutto mi riferivo al sentirsi in balìa di desideri sessuali frustrati, cosa che rende un uomo una sorta di penosa (e disgustosa) caricatura di sè stesso.

Autonomia economica significa anche maggiori possibilità sociali (spostamento, libertà, non dover dire alla gente che vivi ancora con i tuoi). Io faccio tutto il possibile, anche se la strada è fumosa ed impervia e i nervi e la depressione mi affossano.
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