bambini tristi o felici?

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bambini tristi o felici?

Messaggio  serpico il Lun Mag 09, 2016 8:45 pm

Io ho rimosso la mia vita prima dei 10 anni, mi ricordo solo eventi spiacevoli e tanta noia, non sono mai stato un bambino felice e dalla nascita agli 8 anni mia mamma mi dice che ero una bomba a mano, ingestibile e violento. La scuola la vedevo come una prigione e mi ricordo che quando dovevo fare una recita piangevo all'infinito: dai filmini delle recite sembro la tristezza in persona, poi ho il vuoto, non ricordo niente: solamente la noia delle elementari, la noia delle medie: non seguivo mai niente, avevo quella sindrome che chiamano deficit d'attenzione però i risultati sono sempre stati ottimi e dalle elementari in poi mi hanno sempre giudicato un genio. Non riesco a capire come mai tutti si ricordano quasi tutto e io niente: perché ho voluto rimuovere e soprattutto ho voluto rimuovere perché sono nato già depresso o perché il mio cervello è mal funzionante nell'area memoria?

Voi eravate bambini felici? avete ricordi felici o in prevalenza tristi?
vorrei capire qualcosa di più chi ha voglia mi risponde? anche solo due righe vanno bene non mi serve un tema sulla vostra infanzia... grazie

serpico

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Re: bambini tristi o felici?

Messaggio  Pavely II il Mar Mag 10, 2016 2:04 pm

No, non sono stato un bambino felice.

Se penso alla mia infanzia ho ricordi prevalentemente neutri.

Sono profondomente convinto che le emozioni non abbiano 'opposti'.

Cioè: una cosa è la tristezza, una cosa è la felicità. Sono sentimenti d i v e r s i non contraddittori.

Io credo che le emozioni fluiscano una nell'altra. Ad esempio: quando smettiamo di essere tristi, siamo felici. E quando smettiamo di essere felici, ad esempio, ci innamoriamo.

Questo nesso per me è particolarmente importante. Credo che, fin da bambino, io sia profondamente convinto che l'amore sia quel sentimento che rimane quando finisce la felicità. Ad esempio, perché Montalbano ama veramente Livia e questa ama Montalbano? Perché la loro storia non finisce pur stando i due terribilmente distanti?

In verità, i due non si lasciano perché s o s t a n z i a l m e n t e sono felici quando si incontrano. Anche se Salvo Montalbano, magari, qualche volta fa qualche scemenza, nei fatti il tempo che passano assieme è un tempo felice.

Quindi: ogni emozione, in verità, in senso logico, ha due contrari. Che possono essere sia positivi che negativi. Ad esempio: i contrari della felicità sono la tristezza e l'amore. Così come i contrari dell'amore sono la felicità e la paura. O i contrari della paura sono l'amore e la rabbia.

Esistono emozioni che hanno s o l o contrari negativi.

Ad esempio, PER ME, l'odio ha, come contrari, la rabbia e la tensione.

Ma se ci rifletto arrivo alla conclusione che i contrari costituiscano la d e f i n i z i o n e del sentimento che cerco e quindi, lo stesso concetto di opposizione mi appare un'illusione.

§

Stando alla depressione quali possono essere i loro contrari e la sua definizione? Secondo la mia opinione, la depressione ha due opposti POSITIVI: cioè: l'affetto e la felicità.

Io penso che la depressione nasca quando la d i f f e r e n z a tra questi non sia chiara.

Tento di spiegarmi: quando una mamma abbraccia suo figlio compie un gesto di affetto. Quando lascia l'abbraccio, il bambino prova tristezza (l'affetto si è interrotto). Pure, la tristezza porta il bambino a cercare un suo superamento e questo superamento non avviene solo riproducendo lo stimolo appreso - in questo Skinner, penso, sbagliò clamorosamente - ma anche cercando un secondo stimolo: qui la felicità.
Cioè: la mamma dopo aver abbracciato suo figlio, lo lascia andare a scuola. Il bambino, a scuola, non può tornare dalla mamma e abbracciarla. Non può dare nuovamente a f f e t t o... ma si può osservare come superi la tristezza del distacco, ad esempio, r i p e n s a n d o all'abbraccio e questo pensiero interiore genera in lui f e l i c i t à. Il che lo porta, magari, a ridere, ad essere sicuro di sé, a non essere triste... magari ad essere socievole con i compagni di classe, non so.

Sto tentando di dire questo: un bambino che ha ricevuto molto affetto è un bambino felice.
Per felicità, faccio un esempio, intendo dire che è un bambino che ride, gioca, scherza.

La depressione, la tristezza, genera proprio quando affetto e felicità non la definiscono. Cioè: il bambino non genera una conseguenza: pensa che sia meglio t o r n a r e all'affetto e non generare, a sua volta, la felicità. Non cerca un s e c o n d o polo ma obbliga la sua mente cosciente ad operare in senso binomiale: o questo o questo. Come se, appunto, per le emozioni, ci fossero delle coppie.

No.
Non ci sono delle coppie.
Ci sono delle terne.

E questa è una possibilità, secondo me, evolutiva.

§

Mettiamo ad esempio che un bambino sia arrabbiato.
E' in aula, sta sbattendo una sedia sul pavimento.
Urla.
Fa tanti di quei tantrum che la maestra non sa cosa fare.

La rabbia quali opposti/definizioni ha? Secondo me la rabbia ha due poli opposti: la paura e l'odio.
Cioè: un bambino si arrabbia quando ha provato uno spavento. Se io urlo ad un bambino qualcosa, ad esempio, gli grido: "Sei un cretino!", quel bambino considerando che sono un uomo di 40 anni, non sa cosa fare, ha paura, non sa come reagire e, forse, sente di non poter reagire.
Dopo questa prima fase, però, proverà r a b b i a verso di me. E quella rabbia lo porterà ad o d i a r m i. Ad esempio, potrà dirmi: "Brutto cattivo! Mostro!". Mi odierà perché io, in primo luogo, gli ho fatto paura e in secondo luogo l'ho fatto arrabbiare.
Ma se non si arrabbiasse con me, non mi odierebbe. Infatti: come si può odiare qualcuno se non sia arrabbiati con questa persona?

Anche nelle forme più stupide e irrazionali di odio, ad esempio, il razzismo, è possibile rintracciare una forma di rabbia.
Nel razzismo questa rabbia è i r r e a l e e discende da comportamenti solo i m m a g i n a t i e mai reali.
Ok.

Poter odiare, dicevo, è una risposta evolutiva.
Sicuramente, se urlo ad un bambino, questi mi odierà.
Pure: l'odio avrà come sbocco non solo la rabbia ma anche la tensione e la razionalizzazione. Cioè: l'odio potrà portare il bambino a provare un forte stato di ansia. Mi guarderà. A s p e t t e r à di vedere se io continui ad urlare (in senso watsoniano) verso di lui.
Se vedrà però in me una persona serena, allora lo stimolo della paura si farà d i s t a n t e, e naturalmente l'odio che prova tramuterà in ansia: potrò urlare di nuovo? Urlerò ancora? Più sarò rassicuramente e più il bambino proverà allora ansia e tensione e mi s t u d i e r à...

L'ansia, a sua volta, sicuramente genera dall'odio ma può anche, a sua volte, generare piacere.

Cioè: più il bambino si allontanerà dal sentimento di ansia (perché io produco feedback di sicurezza e protezione) più proverà piacere. E nel piacere, il bambino rimane. Non gli faccio più paura. Inizierà a guardarmi in modo diverso, ri-inizierà a cercarmi e cercandomi r a z i o n a l i z z e r à la ragione per cui ho urlato... parlando al bambino in modo pacato quando questo è felice, potrò allora spiegare perché mi sono comportato in quel modo.

§

Queste successioni di emozioni sono, allora, per me, evolutive.

Ma ragionare per "bianco e nero" mi appare un errore.

Tra il bianco e il nero, voglio dire, c'è sempre il grigio.

O tra il giallo e il blu c'è il verde.

O tra il giallo e il rosso, che so, c'è l'arancione.

§

Ora...

Tu hai provato n o i a.
E ripensando, Serpico, alla tua infanzia pensi di non avere memoria.

Ma la memoria a cosa serve? Un po' è come per le emozioni. Cioè, in termini evolutivi, la memoria sicuramente genera dall'attenzione (chi ha poca attenzione, è vero, ricorda poco) pure, occorre sempre ricordare come la memoria sia essenziale per uno scopo. (Lo scopo per cui ricordiamo).

Ti dico Serpico l'idea che mi sono fatto dopo anni di terapia psicologica.

Io credo e reputo che tutti noi, tu, io, chiunque qui abbiamo un comportamento.
Questo comportamento può essere sia verbale che non verbale.
Il comportamento non verbale (gesti ed altro) può essere studiato sotto un profilo quantitativo e uno qualitativo.
Il comportamento non verbale qualitativo è l'insieme dei gesti non verbali che facciamo in modo corretto: ad esempio... metti che stai mangiando gli spaghetti.
Per mangiare gli spaghetti devi avvolgerli con la forchetta.
E per farlo devi seguire una certa sequenza.
Quella sequenza, Serpico, tu te la devi ricordare.
Ma per r i c o r d a r l a il tuo cervello fa un passo ulteriore.
Cioè: deve controllare la v e l o c i t à con cui lo fai.

Cioè: se lo fai troppo velocemente, ti inzaccheri tutto con il sugo.
Se lo fai troppo lentamente, però, la pasta ti si fredda.

Ci vuole il giusto tempo.

§

La prima cosa che noti studiando la memoria è proprio questo: chi ha un difetto di memoria fa le cose con una velocità sbagliata.
Ad esempio, una persona che tende a dimenticare le cose o è troppo veloce a bere un succo di frutta al bar (se lo trangugia tutto d'un sorso) o è lento in modo esasperante.

Ma perché è lento?

Perché fa le cose con una velocità così stravagante?

Ecco: lo fa perché sta ricordando.

§

Quindi: se vuoi ricordare, devi imparare a gestire e controllare il tuo comportamento non verbale.

Se impari a fare le cose con un giusto tempo, ti accorgi che il cervello comincia a ricordare.

Posso, altresì, farti presente che chi ha una pessima memoria non ha la più pallida idea degli errori che commette con i suoi comportamenti non verbali.

§

Ti faccio un esempio pratico per spiegarti meglio.

IO sono autistico e soffro di una sindrome autistica ad alto funzionamento chiamata "Sindrome di Asperger".

Bene: quando entro in una stanza, di solito (9 volte su 10) non saluto.

Se non saluto - osserva - io sto commettendo un errore nel mio comportamento non verbale: non faccio nessun gesto con la mano.

E perché non saluto?

Non saluto perché ricordo m o l t o.

Cioè: il mio cervello è così attivato nell'area 'memoria', voglio ricordare così tante cose, che il comportamento non verbale se ne va a Filippi.

§

Ora, la cosa ti parrà strana... ma se io gestisco il mio comportamento non verbale in modo razionale, cioè osservo il mio corpo e il suo linguaggio, io posso gestire la memoria e ricordare ciò che devo.

La stessa cosa vale per te e per chiunque.

Tento di spiegarmi sotto un secondo punto di vista.

La comunicazione è, per il 78%, non verbale.

Cosicché se una persona ti dice qualcosa, il 78% del messaggio è proprio nel suo corpo.
Questa è la ragione, ad esempio, per cui e s i s t e la scuola e i bambino possono apprendere solo avendo di fronte un insegnante.

Se tu dicessi ad un bambino di imparare solo sui libri (ammesso che ne sia capace) ti accorgeresti che per imparare qualcosa ci impiegherà 4 volte il tempo necessario.
Questa è la ragione, ad esempio, per cui ci sono tante bocciature o tanti fallimenti all'Università: troppa carta e poche persone. Chi non frequenta le lezioni e passa molto tempo sui libri impiega un tempo e n o r m e per capire qualcosa.

Questo è di per sé un meccanismo naturalissimo: il corpo umano è ancora fermo al tempo in cui, più di mille anni fa, non esisteva l'Editoria di massa e possedere libri, accidenti, era davvero un vizio costoso.

So che può apparirti strano ma l'uomo può ricordare se fonda la sua memoria nell'uomo tantissimo. Il capitolo finale di Farenheit 451 ad esempio è perfettamente possibile e Pico della Mirandola dimostrò - in modo incontrovertibile - che ascoltare la bibbia in chiesa tutte le domeniche ti permette di RICORDARE tantissime pagine. (Lui se le ricordava tutte).

La Bibbia ce la ricordiamo proprio perché la leggiamo e la recitiamo ad alta voce.

Proprio perché c'è comportamento non verbale.

§

Sto tentando di dirti questo: tu vuoi ricordare tanto in cose che leggi.

Non ti accorgi però che ricordare ciò che si legge soltanto - Theodore Zeldin, sul punto, fu davvero esemplare nello spiegarlo - è difficilissimo e, spesso, inutile e dimenticare è quasi ovvio.

Posso assicurarti che gli Avvocati o i Notai diventano c o m p e t e n t i non in conseguenza dello studio ma in conseguenza di quante volte ascoltano, vedono e parlano il diritto.

Solo nella relazionalità viva con le persone si sviluppa la memoria.

UN po' come se fossimo ancora Indigeni australiani nelle nostre 'Vie dei canti'.

§

Tu puoi avere la memoria peggiore del mondo ma se io ti cheidessi, ad esempio, chi è che uccide la Strega cattiva tu sapresti rispondermi.
Ma perché puoi e sai rispondermi?
Puoi e sai risponermi proprio perché hai sentito, visto e ascoltato una persona che ti parlò della ragazza che la uccise.

Andare a lezione è particolarmente prezioso per ricordare. Così come parlare di ciò che vogliamo ricordare con altri esseri umani.

Chi si chiude solo in un rapporto con parole scritte... dimentica.

E' naturale.

E tu, Serpico, non devi fartene una colpa... credimi.


Pavely II

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Re: bambini tristi o felici?

Messaggio  Lost_in_a_moment il Mer Mag 11, 2016 3:01 am

ero una bambina felice.
L'infanzia è l'unico ricordo della mia vita che possa definire felice.. Avevo aspettative edero fiduciosa, mi impegnavo.
Probabilmente il declino è iniziato quando la fanciullezza è finita e mi sono resa conto della situazione in cui vivevo e delle aspettative che non si sono mai realizzate.. E così è partita la sofferenza e la rassegnazione.
Potessi ancora essere caratterialmente quella che ero alle elementari.. Mi sono completamente trasformata.

Lost_in_a_moment

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tutte e due le cose

Messaggio  biancanera77 il Gio Mag 26, 2016 11:39 am

proprio come ora.
la mia vita si riassume in momenti di profonda felicità e momenti di profondo sconforto. eppure non sono bipolare, nel senso scientifico del termine.
mi hanno diagnosticato un mix di disturbi della personalità.
di quand'ero bambina ricordo il terrore che i miei divorziassero, il sentirmi trascurata da mia madre.... ricordo anche folli giochi con i miei cuginetti, risate, bagni al mare...

biancanera77

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Re: bambini tristi o felici?

Messaggio  Sickworld il Gio Mag 26, 2016 11:59 am

Ho ricordi vaghi e confusi della mia infazia, ricordo che molte cose che mi mettono a disagio ora lo facevano già al tempo, già da piccola era una fonte di stress stare con troppe persone ad esempio, ricordo l introversione e qualche episodio di vita qui e lì.
Non ricordo assolutamente la mia reazioni a momenti importanti nella vita di un bambino, come la prima morte di un parente, anche le successive in verità. Ma ho già scoperto con la mia psicologa più o meno il motivo di quest`ultima cosa

Sickworld

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Re: bambini tristi o felici?

Messaggio  Diamante il Ven Mag 27, 2016 1:24 pm

Io ho avuto un'infanzia particolare. Mio padre nn mi ha dato affetto, vivevo in casa coi miei genitori ed i miei nonni e non li ho mai visti parlare, per anni.
Ero sereno ma anche consapevole che la situazione non fosse normale.

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Re: bambini tristi o felici?

Messaggio  richarson il Ven Mag 27, 2016 8:12 pm

Io ho avuto una fanciullezza splendida. Vivevo in campagna con i nonni agricoltori. Ne ho.prese tante davvero ma ne combinavo di tutti i colori. Ero considerato un bambino prodigio a scuola perché a matematica risolvevo i problemi appena terminata la domanda. Mi ricordo che la maestra si divertiva a farmi le domande sui problemi tipo quiz ed io rispondevo a bomba. Modello ray man. Con il tempo ho perso queste capacità.

richarson

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