Si diventa superiori intellettualmente, o cosa?

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Si diventa superiori intellettualmente, o cosa?

Messaggio  richarson il Lun Mag 09, 2016 4:24 pm

Mi ritrovo sempre più spesso in mezzo alle persone ed ascolto i loro discorsi e mi sembrano tutte parole spese al vento. Anche in casa spesso quando parlano alzo il volume della tv per non ascoltarli. Mi sembra che la gente parli tanto per parlare. I soliti discorsi inutili sulle condizioni meteo della serie "mi sa che tra poco piove, eppure aveva messo bello". Che importa alla gente comune se piove o se è bello, mica tutti hanno il tetto scoperto per lavori edili. I soliti pettegolezzi su quello o sull'altro come se ognuno non avesse dei problemi. Ed io me ne sto zitto ad ascoltare in disparte e mi domando se la gente è frivola, leggera, oppure se sono troppo malato o diventato superiore intellettualmente. Io sto cercando di capire la mia situazione, il perché di tante cose; sto analizzando il futuro contemplando anche la mia fine mentre la gente stende un poema intorno ad un cappuccino.

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Re: Si diventa superiori intellettualmente, o cosa?

Messaggio  serpico il Lun Mag 09, 2016 9:27 pm

la mente mediocre non si annoia mai perché non ha consapevolezza alcuna mentre gli intellettuali si annoiano a morte, la noia è indice di sensibilità.

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Re: Si diventa superiori intellettualmente, o cosa?

Messaggio  lorenzobg75 il Lun Mag 09, 2016 10:41 pm

io mi chiedo spesso invece cosa faccio a questo mondo,che senso ha tutto questo,penso alla morte e a quello che ci sarà dopo...e poi ho l'ossessione del tempo,di cosa fare per non annoiarmi o deprimermi....inoltre il senso dell'infinito mi angoscia,l'universo infinito,il tempo infinito ecc....
in quanto alla pioggia di ai tuoi amici o genitori che ricomincerà a piovere normalmente e diffusamente quando gli aerei civili e militari la smetteranno di irrorare sulle nuvole composti chimici (neurotossici) prosciuganti come il bario,per i loro deliri di onnipotenza e di controllo climatico....sarò depresso ma sono 100 anni avanti rispetto al cittadino medio...
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Messaggio  Pavely II il Mar Mag 10, 2016 1:12 pm

Binet e Simon all'inizio del '900 furono chiamati dal governo francese a creare un indice predittivo del successo scolastico.
Questo accadde perché in Inghilterra la famiglia Darwin - in cui spicca un cugino di Charles, Francis Galton, particolarmente razzista - era profondamente convinta che si nascesse intelligenti. Galton stesso, studiando i gemelli (una fissazione che poi fu amabilmente messa davvero in pratica da tanti scienziati nazisti), dimostrò che, effettivamente, l'intelligenza è radicata - un buonissima parte - nel nostro DNA.

Binet, ovviamente, capì la cosa.
E lottò una benedetta vita per spiegare che l'incidenza genetica dell'intelligenza ha un'importanza pari alla metà e che non è tutto (cosa che Hitler dopo tutto non capì a pieno... Gli inglesi pubblicavano amabilissimi libri che dimostravano come l'ereditarietà fosse tutto: tra l'altro è bene aggiungere che Galton non si laureò MAI in matematica o in medicina).

La cosa assurda è questa: il 2,5% di persone "intelligenti" a cui fa cenno Binet, e f f e t t i v a m e n t e, si sente come un a l i e n o sulla terra.
Fa discorsi colti, cerca persone 'intelligenti', è profondamente f e l i c e di parlare, ad esempio, di filosofia fino alle 3 del mattino, se incontra una persona che sà numerosi aneddoti culturali rimane deliziato, desiderare fare discorsi 'alti'.

Io penso che, probabilmente, ci sia una depressione 'particolare' per queste persone.

Ed è quella di vivere a contatto con la n o r m a l i t à.


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Re: Si diventa superiori intellettualmente, o cosa?

Messaggio  Lost_in_a_moment il Mer Mag 11, 2016 3:27 am

Una persona depressa non può essere stupida, il suo cervello lavora, forse troppo, tanto da porsi domande quesiti, paranoie ecc...
Cosa che nei mediocri non accade, non ci sono quesiti domande o problemi .. prendono tutto così com'è. E se lo vivono..
In fin dei conti chi vive meglio?? non gli intelligenti.. Meglio essere stupidi.. Sempre pensato. Tanto uno stupido non si renderà mai conto di esserlo

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Re: Si diventa superiori intellettualmente, o cosa?

Messaggio  serpico il Mer Mag 11, 2016 10:04 am

Anch'io vorrei essere stupido, cosa me ne faccio di tutta questa intelligenza se mi produce miliardi di seghe mentali?

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Re: Si diventa superiori intellettualmente, o cosa?

Messaggio  merla il Mer Mag 11, 2016 12:16 pm

richarson ha scritto:Mi ritrovo sempre più spesso in mezzo alle persone ed ascolto i loro discorsi e mi sembrano tutte parole spese al vento. Anche in casa spesso quando parlano alzo il volume della tv per non ascoltarli. Mi sembra che la gente parli tanto per parlare. I soliti discorsi inutili sulle condizioni meteo della serie "mi sa che tra poco piove, eppure aveva messo bello". Che importa alla gente comune se piove o se è bello, mica tutti hanno il tetto scoperto per lavori edili. I soliti pettegolezzi su quello o sull'altro come se ognuno non avesse dei problemi. Ed io me ne sto zitto ad ascoltare in disparte e mi domando se la gente è frivola, leggera, oppure se sono troppo malato o diventato superiore intellettualmente. Io sto cercando di capire la mia situazione, il perché di tante cose; sto analizzando il futuro contemplando anche la mia fine mentre la gente stende un poema intorno ad un cappuccino.

Ciao richarson,

mi ricordo che circa tre anni, quando ho perso i genitori nell'arco di pochissimo tempo, per tre-quattro mesi ho evitato qualsiasi situazione sociale-conviviale esattamente per l'evenienza che descrivi tu, e mi sono limitata a un paio di contesti in un certo senso "protetti" dove potevo concedermi di stare semplicemente male con le persone che passavano il tempo con me.

In quel periodo, a causa del dolore molto forte non ero in condizione di sopportare nessun discorso "leggero", che fosse il tempo, il calcio o la musica, anche su cose che prima mi interessavano e questo perché le emozioni negative erano così forti da appiattire qualsiasi cosa e da impedirmi di coinvolgermi come accadeva prima. Io avevo molta paura, tra l'altro, che questa distanza tra me e "gli altri", sarebbe durata per sempre. Anche io percepivo la maggior parte dei discorsi come "parole al vento", però non ci mettevo le tende in questa sensazione, nel senso che mi rendevo cmq conto di essere io ad essere (giustamente eh) totalmente immersa in una situazione dolorosa, e che in un contesto diverso io stessa mi ero trovata a parlare di cose futili. Più che altro io avevo paura di  non riuscirci mai più e di sentirmi per sempre totalmente isolata rispetto a contesti più leggeri.
Poi dopo quasi 4 mesi sono andata a una cena con amici/conoscenti, quasi tutte persone che conoscevo bene, ed è stata faticosissima, perché la stragrande maggioranza dei discorsi mi arrivavano, pane al pane vino al vino, come "minchiate". Però mi son trovata a posteriori ad ammettere che le minchiate a tratti sono riuscite a distogliermi, che tutti abbiamo bisogno di sentire/dire ogni tanto "qualche parola al vento" e abbiamo tanto più bisogno di portare la nostra attenzione su queste cose poco importanti, quando stiamo male. Altrimenti la nostra mente non stacca mai.
E inoltre credo anche che molte persone, che hanno vite pesantissime e inevitabilmente sono costrette a pensarci e ad andare in profondità, poi, forse soprattutto per autotutela, abbiano bisogno in contesti pubblici e conviviali di viverseli con tanta leggerezza, perché nella loro quotidianità ce n'è poca.

Venendo a bomba, e parlando di risorse personali, ho sempre creduto che in sé i depressi non siano tout court più intelligenti, né più profondi né più sensibili di tutti gli altri. Credo certamente che la depressione possa essere un'occasione per approfondire tante cose, ma lo credo di qualunque esperienza dolorosa e in generale di qualunque esperienza emotivamente forte o cmq toccante: appassionarsi a qualcosa, qualcuno o a un'esperienza, magari estetica, può dare il La a tutti per cambiare e approfondire. Mi rendo conto che ci sia una sorta di esigenza di giustizia in discorsi di questo tipo, che suona tipo "già faccio fatica a vivere, in cambio mi attribuisco maggiore intelligenza, sensibilità e varie ed eventuali", ma è una compensazione che non esiste, e non aiuta tanto affezionarsi a questa visione delle cose, perché in sé contiene anche l'altra faccia della medaglia, cioè che curarsi o venirne fuori implichi di nuovo tout court il diventare stupidi.

Concludendo, credo anche che intelligenza e sensibilità abbiano valore quasi esclusivamente nel modo in cui vengono concretizzate: se sentirmi "più intelligente" è quello che mi dà la spinta per muovermi, cambiare le cose, in nome della fiducia nelle mie risorse per mettere in moto soluzioni e cambiamenti creative, allora va bene. Ma se si tratta di una considerazione che alza un muro più alto tra se stessi e il mondo, e che porta verso l'isolamento e di conseguenza l'immobilismo, allora in sé non la trovo una considerazione particolarmente intelligente. Credo che sia sempre utile provare a chiederci, a cosa ci serve il modo in cui ci leggiamo, e sinceramente credo che a volte sia molto più utile del chiederci la ragione per cui ci leggiamo in quel modo.
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Re: Si diventa superiori intellettualmente, o cosa?

Messaggio  serpico il Gio Mag 12, 2016 10:30 am

ciao Merla dobbiamo anche comprendere cosa significhi intelligenza:
- la capacità di cambiare come dice Einstein?
- la capacità di saper leggere dentro?
- intelligenza sociale? -emotiva? -pratica?
- capacità di star bene?

Ognuno di noi avrà un parametro diverso per definire una persona intelligente o stupida, ed è anche inutile dare un'etichetta perché ognuno è unico e considerando una persona stupida creiamo in noi una barriera contro la nostra evoluzione: io sono dell'idea che molti che riteniamo stupidi abbiano sempre qualche qualità in cui siamo carenti.. Se qualche stupido ha un lato in cui sono carente cerco di farne tesoro!

L'intelligenza è vivere nel dubbio, essere sempre aperti al nuovo, cercare di trovare il positivo nel negativo e la lista è troppo lunga.......

Io capacità di cambiare ne ho poca e niente se consideriamo che è 10 anni che non esco dal tunnel, però a me non manca la capacità di trovare una soluzione, mi manca la determinazione nel raggiungere la meta, la spinta, la forza di volontà!

Molti scambiano l'intelligenza con la cultura, ma io sono dell'idea che la cultura dia risposte che atrofizzino la capacità di porsi domande!
Mi piace il detto contadino cervello fino
Conosco diversi vecchietti analfabeti molto molto intelligenti.



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Re: Si diventa superiori intellettualmente, o cosa?

Messaggio  Pavely II il Gio Mag 12, 2016 12:25 pm

Vorrei provare a rispondere a Serpico.

Se posso esprimere il mio punto di vista, l'intelligenza è un concetto nato nei primi del novecento in ambito inglese e costituiva la r i s p o s t a alla domanda per cui i cittadini inglesi erano riusciti a conquistare l'Impero.

Gli Inglesi, effettivamente, si chiedevano come fossero riusciti a conquistare quasi la metà del mondo. Per rispondere a questo quesiti, numerosi esponenti delle élites del tempo fecero ricerche sui gemelli (parlo di Francis Galton e altri psicologi) per capire se ci fosse una predisposizione 'genetica' al successo.

E il gruppo vicino alla famiglia Darwin, in breve, (penso soprattutto a Leonard Darwin, in particolare), effettivamente ebbe dati che rimangono li.

L'idea di Leonard Darwin (detto in breve) è che l'Inghilterra produsse condizioni economiche così 'dure' e un'educazione così 'selettiva' che rese possibile una s e l e z i o n e sociale di una aristocrazia capace di dominare il mondo.

In pochi anni, questa idea fu ripresa in quasi tutto il mondo. Oggi, ad esempio, rimane molto negli Stati Uniti. Negli anni trenta del novecento fu interiorizzata dai tedeschi (producendo, ad esempio, il Nazionalsocialismo).

§

A livello razionale, sinceramente, l'intelligenza non esiste.

Esistono le 'facoltà intellettive': cioè la capacità che ha un cervello di connettere le varie funzioni cerebrali secondo standar di performance alti. Ma l'intelligenza, in sé, è un Dogma comportamentista culturalmente orientato che non ha molto senso.

Galton e Darwin, ad esempio, sbagliavano. Non è affatto vero che gli Inglesi conquistarono il mondo perché 'selezionati' o 'più intelligenti' (anzi).

Così come non ha molto senso l'idea che hanno molti psicologi statunitensi di definire gli USA il paese più "intelligente" perché eccellono negli Sport o hanno il maggior numero di Premi Noebel o altri premi in generale.

Le spiegazioni sono altre e più che ovvie.

§

L'intelligenza è un concetto vuoto e stupido, storicamente orientato e dietro la sua difesa si cela l'ideologia razzista.

Nessun essere umano può definire l'intelligenza per la semplice ragione che l'intelligenza in sé non esiste: nessun uomo è migliore di un altro. Siamo semplicemente differenti.

E' impossibile, voglio dire, che un essere umano eccella in tutto. Ad esempio: puoi essere bravissimo in matematica ma ad esempio non saper ridere in compagnia, puoi capire i misteri dell'universo e non saper cucinare e così via. Oppure, puoi essere bravissimo in Neurologia ed essere un pessimo Chirurgo. (Gli esempi possono essere infiniti).

Nessun essere umano è bravo in tutto.

E definirlo intelligente perché, magari, sa fare moltiplicazioni a due cifre non ha poi alcun valore. Questa cosa non lo rende migliore di nessun altro.

§

Io ho imparato sulla mia pelle la lezione dell'umiltà.

Ogni persona è preziosa e ciò che deve unirci è solo amore, rispetto, affetto, amicizia, felicità, passione.

Se una persona, parlando con me, si definisce "intelligente" e quindi si considera "migliore" di me, capisco come abbia un problema.

Non riesce ad amare.

E allora ha bisogno davvero di un 'guastatore' capace di fargli saltare tutte queste difese e ricondurre la semplicità, la delicatezza, la bellezza, la gentilezza al centro esatto della sua persona.

Non appena il pensiero di essere "superiori" a qualcuno ci raggiunge, davvero li capiamo di aver un problema. Non riusciamo a volere bene. E questo indica che abbiamo rinunciato alla nostra u m a n i t à.

§

Se non avessi rinunciato al mio orgoglio, oggi so che non avrei fatto quei p o c h i s s i m i passi avanti che ho fatto in questi anni.

Pavely II

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Messaggio  Lost_in_a_moment il Ven Mag 13, 2016 3:10 pm

Pavely II ha scritto:Vorrei provare a rispondere a Serpico.

Se posso esprimere il mio punto di vista, l'intelligenza è un concetto nato nei primi del novecento in ambito inglese e costituiva la r i s p o s t a alla domanda per cui i cittadini inglesi erano riusciti a conquistare l'Impero.

Gli Inglesi, effettivamente, si chiedevano come fossero riusciti a conquistare quasi la metà del mondo. Per rispondere a questo quesiti, numerosi esponenti delle élites del tempo fecero ricerche sui gemelli (parlo di Francis Galton e altri psicologi) per capire se ci fosse una predisposizione 'genetica' al successo.

E il gruppo vicino alla famiglia Darwin, in breve, (penso soprattutto a Leonard Darwin, in particolare), effettivamente ebbe dati che rimangono li.

L'idea di Leonard Darwin (detto in breve) è che l'Inghilterra produsse condizioni economiche così 'dure' e un'educazione così 'selettiva' che rese possibile una s e l e z i o n e sociale di una aristocrazia capace di dominare il mondo.

In pochi anni, questa idea fu ripresa in quasi tutto il mondo. Oggi, ad esempio, rimane molto negli Stati Uniti. Negli anni trenta del novecento fu interiorizzata dai tedeschi (producendo, ad esempio, il Nazionalsocialismo).

§

A livello razionale, sinceramente, l'intelligenza non esiste.

Esistono le 'facoltà intellettive': cioè la capacità che ha un cervello di connettere le varie funzioni cerebrali secondo standar di performance alti. Ma l'intelligenza, in sé, è un Dogma comportamentista culturalmente orientato che non ha molto senso.

Galton e Darwin, ad esempio, sbagliavano. Non è affatto vero che gli Inglesi conquistarono il mondo perché 'selezionati' o 'più intelligenti' (anzi).

Così come non ha molto senso l'idea che hanno molti psicologi statunitensi di definire gli USA il paese più "intelligente" perché eccellono negli Sport o hanno il maggior numero di Premi Noebel o altri premi in generale.

Le spiegazioni sono altre e più che ovvie.

§

L'intelligenza è un concetto vuoto e stupido, storicamente orientato e dietro la sua difesa si cela l'ideologia razzista.

Nessun essere umano può definire l'intelligenza per la semplice ragione che l'intelligenza in sé non esiste: nessun uomo è migliore di un altro. Siamo semplicemente differenti.

E' impossibile, voglio dire, che un essere umano eccella in tutto. Ad esempio: puoi essere bravissimo in matematica ma ad esempio non saper ridere in compagnia, puoi capire i misteri dell'universo e non saper cucinare e così via. Oppure, puoi essere bravissimo in Neurologia ed essere un pessimo Chirurgo. (Gli esempi possono essere infiniti).

Nessun essere umano è bravo in tutto.

E definirlo intelligente perché, magari, sa fare moltiplicazioni a due cifre non ha poi alcun valore. Questa cosa non lo rende migliore di nessun altro.

§

Io ho imparato sulla mia pelle la lezione dell'umiltà.

Ogni persona è preziosa e ciò che deve unirci è solo amore, rispetto, affetto, amicizia, felicità, passione.

Se una persona, parlando con me, si definisce "intelligente" e quindi si considera "migliore" di me, capisco come abbia un problema.

Non riesce ad amare.

E allora ha bisogno davvero di un 'guastatore' capace di fargli saltare tutte queste difese e ricondurre la semplicità, la delicatezza, la bellezza, la gentilezza al centro esatto della sua persona.

Non appena il pensiero di essere "superiori" a qualcuno ci raggiunge, davvero li capiamo di aver un problema. Non riusciamo a volere bene. E questo indica che abbiamo rinunciato alla nostra u m a n i t à.

§

Se non avessi rinunciato al mio orgoglio, oggi so che non avrei fatto quei p o c h i s s i m i passi avanti che ho fatto in questi anni.

Hai ragione, siamo tutti dotati di un cervello che può essere portato più per alcune cose che per altre (chi per la matematica, chi per la letteratura ecc), ma forse alcuni non riescono a far funzionare bene il cervello e si limitano a vedere o pensare a quelle poche cose che non vanno aldilà del proprio naso ed abitudini.
Non trovi che questa sia una forma di stupidità? Non sfruttare al massimo (o provarci almeno)le capacità del nostro intelletto per partito preso?

Lost_in_a_moment

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