Mi ci vorrebbe un miracolo

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  richarson il Gio Mar 03, 2016 5:18 pm

Si hai perfettamente ragione però questa è la società che ci siamo costruiti, la società in cui la gente preferisce restare nel limbo piuttosto che rivendicare con la forza (e perché no con la violenza) le proprie ragioni e diritti. Ci siamo lasciati controllare e dirigere da un manipolo ridotto di persone che guarda al proprio interesse. I giovani poi sembrano rincoglioniti, storditi dall'nformatica, dalla comunicazione fasulla di fb e wa, dalla mancanza di interessi e voglia di reagire. La vita è vostra e dovreste pretenderla. Urge una rivoluzione possibilmente violenta che porti davvero ad una ridistribuzione delle ricchezze ed alla rivalutazione dell'essere umano.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  Fantasma il Gio Mar 03, 2016 6:12 pm

Credo che il concetto di rivalutazione dell essere umano sia la chiave per sconfiggere tanti mali...noi giovani siamo rimba, è vero (mi ci metto in mezzo) però capiteci: figli di divorziati, laureati e senza impiego, bombardati di falsi miti, con poche basi per affrontare il futuro incerto, in una società in cui o vinci o non sei nessuno.....capiteci, e abbiate pietà, siamo al mondo come animali al pascolo selvaggio...
Vorrei tanto una persona da amare, una famiglia...un qualcosa di mio e un po' di serenità ...senza pretese.
Ma da precario, reietti e malato ( ho problemi fisici) quali speranze ho? Noi abbiamo perso ancor prima di giocare, e come me tanti purtroppo.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  merla il Gio Mar 03, 2016 6:31 pm

beh insomma...hai perso se in partenza accetti di giocare secondo regole che evidentemente non senti tue.
non dico che sia semplice, per carità, ma non sei veramente costretto ad accettare modelli che non hai scelto e non sei neanche costretto ad ridurre la questione a vittoria/sconfitta, oltretutto applicata a un contesto che ormai è cambiato.

forse invece di confrontarsi con aspettative che in parte hanno fatto il loro tempo, è più utile concentrarsi sulle tue difficoltà pratiche di oggi e oggi vedere cosa ci puoi fare. Poi le aspettative, di chi? Wink


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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  richarson il Gio Mar 03, 2016 7:39 pm

Vedi Fantasma io ti capisco perfettamente. Ho una certa età e sono un precario anch'io nonostante abbia conoscenze profonde nel mio settore e 34 anni di esperienza. Purtroppo oggi sei tagliato fuori se alla mia età perdi il lavoro sicuro.
Per i giovani poi è un dramma. Uno Stato in cui 1 giovane su 2 non lavora, non ha futuro. E per lavoro purtroppo oggi s'intende anche chi guadagna 600/700 euro al mese che consentono poco o nulla ma assolutamente di non poter programmare il futuro.
Purtroppo veniamo da un ventennio politico in cui ha prevalso l'idea del super uomo, colui che parte dal nulla e si realizza, quando invece si sa che in Italia ci si realizza sostanzialmente se si delingue!.
La colpa dei giovani a mio giudizio è quella di stordirsi con l'alcol, droghe, e internet mentre se fossero svegli capirebbero che il mondo è loro e dovrebbero rivendicarlo.
Non voglio istigare alla violenza, ma non se ne esce se i giovani non scendono in piazza cattivi, ma cattivi veramente.

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Messaggio  canterel II il Gio Mar 03, 2016 9:23 pm

richarson ha scritto:
La colpa dei giovani a mio giudizio è quella di stordirsi con l'alcol, droghe, e internet mentre se fossero svegli capirebbero che il mondo è loro e dovrebbero rivendicarlo.

perché "la colpa dei giovani"? direi che a stordirci con l'alcol, droghe e internet siamo un po' tutti, dalla prima infanzia agli ottuagenari (passami la battuta  Smile  ).
a parte gli scherzi, la violenza di massa (la violenza politica?) è un argomento che porta facilmente off topic, specialmente in un forum come questo e in questo thread,
oltre ad essere un tema delicato su cui in assoluto secondo me si può ragionare solo con buone letture e in prospettiva storica, con testa fredda, molto giudizio e non sulla scorta della propria insoddisfazione personale.  
il rischio, quando si "sognano" (diciamo così) soluzioni "violente" senza aver prima collettivamente e attentamente definito quali siano i problemi, quale l'alternativa allo statu quo, e quale sia la propria soggettività in rapporto agli altri, è duplice:
si può implodere nell'indulgenza verso forme di violenza privata, solipsistica, che se va bene contribuiscono a mettere la persona in una posizione più marginale e più dolorosa di quella che già occupava;
oppure si collettivizzano pulsioni violente disorganizzate (o anche organizzate malissimo) in forme estatiche assimilabili al flash mob, che non modificano se non in peggio le condizioni della vita associata (es. riot di londra 2011).

direi che la violenza organizzata e rivoluzionaria diventa un mezzo di evoluzione delle cose quando si incontrano da una parte una soggettività (in senso plurale, non un tizio o un gruppo di arrabbiati) estremamente autoconsapevole e autonoma e dall'altra condizioni oggettive che implicano necessariamente questa violenza.
le condizioni oggettive non bastano, danno solo facilmente corso alla violenza estatica a cui accennavo prima che funziona benissimo come pretesto per rendere le società umane più brutte e più sottomesse.
uno tra i sintomi della mancanza di una soggettività rivoluzionaria secondo me è anche nel frequente istinto di chiunque a identificare in chiunque altro l'avanguardia rivoluzionaria. così per uno i giovani dovrebbero ribellarsi, per un altro dovrebbero farlo gli immigrati, o i disoccupati, o i sudditi di un paese lontano retto da un governo dispotico.
nel capitalismo maturo la composizione sociale è spezzettata, e non è più così facile individuare puntualmente e comodamente una classe rivoluzionaria che, se solo si incazza, fa collassare il framework e libera tutti.
anche con tutta la simpatia per le le subculture "riottose" senza chiare basi ideologiche, se c'è però un simbolo che per me fa tanto carnevale e zero aria di rivoluzione sono gli individui che scendono immancabilmente in piazza - a prescindere dalle connotazioni della circostanza - con la maschera di guy fawkes, che sostanzialmente significa "ciao mamma, guarda dove sono!".

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  merla il Ven Mar 04, 2016 1:02 pm

richarson ha scritto:Sono sconcertato leggendo quante persone giovani siano afflitte da questa malattia. Io ho iniziato ad avere i primi disturbi a 40 anni e fino ad allora devo dire ho avuto una vita regolare, mi sono divertito ed ho avuto anche delle soddisfazioni. Dopo è stata un odissea culminata nella situazione attuale. Ormai ho un età per cui anche se morissi il meglio di me l'ho già dato. Non riesco a concepire però come possa un giovane pensare di passare una vita nella mia situazione. Invito tutti i giovani nella mia situazione di tentare di trovare le ultime risorse rimaste per chiedersi il perché della loro situazione e tentare di svoltare vita. A 20, 25, 30, si può tentare di cambiare. Alla mia età si hanno troppi vincoli familiari per cui non è facile mettere un punto e ripartire.

Ciao richarson,

in realtà io volevo risponderti a questo messaggio qualche giorno fa, poi avevo un po' la testa per aria e ho preferito aspettare.

Sicuramente, man mano che passano gli anni è più difficile cambiare e ripartire. Oltretutto i disturbi dell'umore, psichici o come vogliamo chiamarli, spesso richiedono un lavoro su se stessi che può portare a stravolgere completamente i significati della propria vita. E questo può essere difficile da integrare.
Io son in psicoterapia da otto anni nel complesso, per fortuna finalmente agli sgoccioli, e sicuramente sono stati così tanti anni perché al di là dei cambiamenti che dovevo fare su di me, sono intervenute anche altre situazioni, complicate. Molte volte negli anni mi sono posta la questione che più o meno poni tu,perché quando mi son trovata davanti a dei bivi, ho dovuto lasciare andare delle cose e fare delle rinunce, dolorose per me, a volte dolorose per gli altri, in ogni caso sempre abbastanza spaventose, come tutti i bivi.
E alla fine dei conti, rispondevo solo per me. Quindi mi rendo conto che per chi sostiene la responsabilità di altri e ha fatto molte scelte che ormai non si possono cambiare, sia tutto più pesante.

Tuttavia, non credo che convenga focalizzarsi su questo aspetto. Sì, per una persona giovane è più semplice, per opportunità, possibilità ed energia, ma devi tener presente che tanto una persona di 20 anni non è cosciente di questo suo vantaggio (se vecchiaia potesse, se gioventù sapesse) e si trova con se stesso in una situazione non molto differente dalla tua. Magari, come tu dici "avete l'età, l'energia, tutta la vita davanti", un 20 enne può guardare un 56enne depresso e dirgli "Sì ma tu hai (magari) una famiglia, dei figli, una casa...ecc. ecc.", che poi è un po' quello che è successo in questo thread. E alla fine, tutti guardiamo come stanno gli altri e nel frattempo continuiamo a star male.

Ti conviene pensare al tuo oggi e focalizzarti su quello, se vuoi avere un oggi diverso. Al tuo e non a quello degli altri, per l'unica buona ragione che tu puoi agire sull'oggi e su di te, non su ieri e non su domani, non sui più giovani né in generale sugli altri. Agli altri al massimo puoi mostrarti e essere d'esempio, puoi anche fornire aiuto se vuoi, ma agire ognuno agisce solo ed esclusivamente su se stessi. E magari può aiutarti pensare che in realtà la crescita personale dura tutta la vita; se si vuole e se la salute lo consente, si continua ad imparare a vivere anche a 80 anni. Non con l'energia dei 20 anni, ma a volte con la saggezza degli 80 e la consapevolezza che mettersi in discussione, alla fin fine, è meno spaventoso di quello che sembra, perché ormai lo si è fatto molte volte e si sa che alla fine ci si ritrova sempre, un po' meglio o un po' più completi in genere.

ciao

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  richarson il Ven Mar 04, 2016 3:10 pm

Io continuo a pensare che sostanzialmente tutti ci ammaliamo più o meno per gli stessi motivi. Banali sotto tanti punti di vista. Pochi secoli fa tante delle nostre depressioni sarebbero state inconcepibili. L'idea di un lavoro fisso e sicuro era un concetto neanche immaginabile perché non era proprio concepito il lavoro in questo senso. L'idea di assicurarsi una pensione, oppure di doversi comprare una casa, erano concetti che non esistevano. Vivevano alla giornata e più o meno mangiavano tutti. La casa se la costruivano nei campi. La pensione cos'era? Oggi è tutto stravolto, sconvolto. Un giovane deve già da subito pensare ad un lavoro stabile per costruirsi una famiglia ed un futuro. Già alla mia età se perdi queste certezze vai in crisi. Ma a vent'anni si dovrebbe gioire per la vita, per l'amore, per il sesso e non essere assillati dai problemi che ho citato. Ma questa società ce la siamo creati noi in poco più di un secolo. Non si può cambiare? chi l'ha detto che bisogna vivere così?

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  merla il Ven Mar 04, 2016 3:47 pm

Che il tipo di società in cui viviamo (e come ci viviamo) non sia l'ideale per una psiche serena direi che è abs un dato di fatto.
Però insomma secoli fa si moriva (oltre che di fame) di malattie che oggi curi con una pastiglia. E a 20 anni non si era più poi così giovani.
Senza andar tanto lontano, mia nonna ha avuto il primo figlio a 19 anni, a 27 ne aveva quattro, a 29 era vedova e sfollata.

Forse hai una visione un po' idilliaca.
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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  richarson il Ven Mar 04, 2016 5:04 pm

No, no per carità tutto vero com'è vero che a 20 anni un uomo di allora sapesse cosa significasse la depressione. La differenza è che forse allora si aveva una speranza di migliorarsi, oggi onestamente per un giovane non vedo di quale speranza si possa parlare. Ben che vada trova un lavoro anche stabile ma con uno stipendio che non soddisfa certo l'esigenze di un giovane.
Sta anche di fatto che gli psichiatri hanno sempre più clienti per cui a mio modesto parere questa è una società profondamente malata.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  richarson il Ven Mar 04, 2016 5:45 pm

Poi io chiedo scusa a tutti perché la mia condizione mentale attuale non mi consente di rimanere concentrato per molto tempo e di leggere post troppo lunghi. Ad esempio nel post di cantarel non ci ho capito praticamente nulla. Troppo difficile per la mia testa.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  merla il Ven Mar 04, 2016 6:06 pm

In realtà è un discorso un po' difficile da fare.

La maggior parte delle statistiche che appaiono sui giornali parlano effettivamente di un incremento delle diagnosi di disturbi dell'umore. Anche prendendole per buone e non cadendo nell'antipsichiatria, in realtà l'arco di tempo a cui si riferiscono è molto limitato, la psichiatria è una specializzazione recente e in ogni caso criteri diagnostici e definizione di patologie variano e si accompagnano più o meno allo sviluppo di nuovi farmaci e di nuove terapie.
Ancora più complicato mi sembra affermare quale sia il discriminante.

Cmq senza magari stare a cercare di individuare precisamente quale sia il tipo di società o l'era migliore per non essere depressi, è evidente che la nostra società è per molti versi alienante, faticosa, carica di aspettative e in compenso sempre più povera di rapporti umani e legami. E che questo non renda semplice né il raggiungimento né il mantenimento di un equilibrio personale.

Però detto questo che si fa? Invocare la rivoluzione è un po' come sentire qualcuno particolarmente stressato dal lavoro dire "Ah se potessi mi aprirei un baruccio sulla spiaggia a Santo Domingo e vivrei in modo completamente diverso". Però magari ad abbassare un po' i ritmi, sistemarsi la casa della bisnonna a 20 km dalla città e vivere un po' più tranquillo, non prova neppure. Queste visioni idilliache di un mondo diverso/migliore/più semplice o di altri messi meglio di noi, al di là di quanto realistiche siano, hanno il tempo che trovano. Dove ti portano, se non a pensare a cose per cui tanto non si può fare nulla.
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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  deultimo il Sab Mar 05, 2016 2:53 pm

Ciao Richarson, ciò che volevo dirti prima è che quando si è nelle tue condizioni di estrema depressione è inutile, anzi deleterio, ambire a riappropriarsi della vita precedente alla malattia, soprattutto quando è stata vissuta intensamente come la tua. Voler a tutti i costi tornare ad essere iperattivi in un mondo iperattivo non può che portare alla consapevolezza dell'inevitabile fallimento che conduce ancor più alla caduta nello stato di vuoto. Quando si è in questo stato per consolarsi o giustificarsi di solito ci si dice che il mondo è tutto sporco e cattivo e che naturalmente espelle o emargina la limitata cerchia dei migliori a cui, è ovvio, si è certi di appartenere. Ma è solo un'illusione che non porta a nulla se non, nei più estroversi, a dissolvere la preziosa riserva di energia in inutili e dannose esplosioni, tanto rabbiose quanto paranoiche. Per questa ragione ti ho invitato a ridimensionare di molto i tuoi obiettivi, anzi a concentrare le tue forze in uno solo, come per es. la corretta alimentazione.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  richarson il Sab Mar 05, 2016 7:09 pm

Merla forse mi sono espresso male. Io credo fermamente, un po' anche per il mio passato politico, che la rivoluzione sia la soluzione di tanti problemi per le nuovi generazioni. E quando intendo rivoluzione intendo una sommossa popolare violenta che porti il popolo ad espelle con la forza tutta la classe politica dirigente. Questo a prescindere della mia situazione psichica attuale. Non tollero l'idea che ventenni nel pieno delle forze debbano vivere una vita non dignitosa alle spalle di coloro che rubano soldi pubblici. Almeno quando ero giovane io, studente, rivendicavamo le nostre ragioni spesso anche con la forza perché l'idea che la violenza è sempre e comunque sbagliata, specie se detta da coloro che esportano armi e inviano soldati in missioni di guerra, è una grossa balla. La rivoluzione francese senza la violenza non avrebbe portato a nulla.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  richarson il Sab Mar 05, 2016 7:13 pm

Quando regolavo i miei conti con la forza anziché con i farmaci, stavo decisamente meglio, poi la società detta civile ha deciso che ero troppo pericoloso e mi ha imbrigliato in questa gabbia chimica. Verrà un giorno che le catene si romperanno ed io tornerò ad essere quello che ero. Coloro che mi hanno voltato le spalle in questi anni, che mi hanno illuso, tradito, deluso, capiranno allora cosa significa la rabbia interiore repressa per anni.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  deultimo il Mar Mar 08, 2016 5:27 pm

Dovresti sapere che le rivoluzioni sono fatte dai popoli e non dagli individui, e spesso per conto di classi sociali ben determinate, nel caso della rivoluzione francese essa è servita per l'ascesa della borghesia capitalistica. Viceversa la violenza ad opera degli individui è sempre sia distruttiva che autodistruttiva. Dovresti pensare ad incanalare la tua rabbia repressa per poi sublimarla in attività edificanti e soddisfacenti almeno per te stesso, che ti facciano stare a posto con la tua coscienza. Se ne hai in abbondanza comprati un bel sacco da boxer da appendere in camera e sfogati su quello, è pur sempre un buon esercizio fisico. Io faccio ginnastica da camera seguendo un rigoroso training.

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Messaggio  richarson il Mar Mar 08, 2016 6:07 pm

Si potrei comprarmi un sacco ma non ce la faccio. Ho fatto box per diversi anni e purtroppo non posso mettere nemmeno le mani addosso a qualcuno pena avere conseguenze penali pesanti.
Ho voglia però di sfogarmi davvero con chi ha contribuito a ridurmi così. La soluzione ce l'avrei. Se mollo una settimana la paroxetina ed il depakin ed assumo un paio d'iniezioni di cortisone divento un lupo mannaro.
Purtroppo poi mi ricoverano in modo coatto. Devo comunque trovare la via per uscire da questa situazione anche se a dire il vero il l'avrei individuata da tempo, salvo che ho paura. Io varrei più da morto che da vivo a questo punto anche per la mia famiglia. Il dramma che la polizza vita che ho non risarcisce in caso di suicidio.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  deultimo il Mar Mar 08, 2016 6:24 pm

Secondo me non è vero che non ce la fai, il fatto è che non vuoi. Comprarti un sacco da boxe e predisporre un programma di training quotidiano è di certo più alla tua portata rispetto ai folli propositi che immagini, e non solo folli ma anche inutili e dannosi, anzi persino criminali. Ma non sei ancora così folle da non riconoscere tu stesso queste ovvietà. Fallo e basta, senza pensarci troppo. Tirare cazzotti e calci al sacco ti fa bene non solo al fisico, ma soprattutto alla mente.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  merla il Mar Mar 08, 2016 6:25 pm

Ciao richarson,

solo per capire un po' meglio.

Qual è la situazione? Tu prendi i farmaci perché te li hanno prescritti in seguito a un ricovero coatto, quindi sei tenuto a rispondere a un certo servizio pubblico e a un certo medico?

oppure, se interrompi la cura, c'è il rischio che tu diventi aggressivo e quindi di un ricovero coatto?

Mi spiego, non ho capito se tu sei costretto giuridicamente a seguire una cura specifica con un medico o un servizio specifico o meno. Per capire.

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Messaggio  richarson il Mar Mar 08, 2016 6:53 pm

Entrambi Merla. Io ho subito due ricoveri coatti in seguito a risse e sono costretto a seguire una terapia farmacologica. Sono stato ritenuto un soggetto potenzialmente pericoloso dagli psichiatri che mi hanno seguito dopo il ricovero coatto.
La prossima volta che aggredisco qualcuno mi si spalancano le porte del carcere, per intendersi. Attualmente sono in cura da uno psichiatra privato e sono seguito a distanza da una psicologa della polizia di Stato, la quale devo dire è molto sensibile e delicata. Paradossalmente mi trovo meglio con lei che con il mio psichiatra. Sono comunque consapevole che ora non posso sospendere le cure. Diventerei troppo aggressivo e violento, pertanto pericoloso per me, gli altri ed i miei familiari. E' una situazione angosciante davvero.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  richarson il Mar Mar 08, 2016 7:03 pm

Ho come la sensazione che le cure che mi hanno prescritto vadano oltre la terapia specifica. Ho il sospetto che sia stato posto in essere un tentativo di debilitarmi oltre il dovuto affinché diventi privo di forze e pertanto di aggressività. Ma io sono un vulcano che gonfia all'interno pronto ad esplodere da un momento all'altro.
E' anche questo sospetto che mi ha portato a diffidare degli psichiatri. Con il mio medico non sono sincero. Tendo sempre a dire il contrario di ciò che vorrebbe sentire quando mi domanda qualcosa. Tendo sempre a dire che va meglio, che sono in forza per paura che mi aumenti i dosaggi. Secondo me lui è collegato con le forze dell'ordine ed esegue i loro ordini. Purtroppo però in psichiatria conta anche e soprattutto l'espressione visiva e l'aspetto. Un buono psichiatra riesce a capire come stai anche se rimani in silenzio. Osserva l'espressioni del volto, i movimenti degli occhi e del corpo. In questo devo migliorami. Farmi la barba ed indossare abiti migliori solo per fregare lo psichiatra per ora non mi è servito.
Dovrò migliorare nel mio modo di presentarmi, parlare e muovere.

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  merla il Mar Mar 08, 2016 7:27 pm

Ok, ho capito.

Però vedi, lo psichiatra dovrebbe essere una persona che ti cura quindi una persona di cui ti fidi. Se non ti fidi a parlargli, infatti, anche se le troppe medicine ti impediscono di fare altre cose o ti danno troppi effetti collaterali, è inevitabile che la cura resti quella e non venga migliorata. Capisco la paura che le medicine ti vengano aumentate (il mio ex compagno per un po' aveva preso le stesse medicine), ma insomma se gli dici "Va tutto bene" è anche abs sicuro che non vengano ridotte o tarate meglio.

Detto questo, se non ti fidi, per il momento non ti fidi e quindi è inutile stare a ragionarci troppo. Però magari potresti provare a sentire qualche altra persona e qualche altro parere. Per quanto io possa capire la paura e la sfiducia dopo due TSO, però nel momento in cui tu diffidi di una categoria ("Gli psichiatri") ti metti nella peggior condizione possibile per farti aiutare e per migliorare un po' la situazione.
Potresti chiedere alla psicologa, se di lei ti fidi, spiegandole i tuoi dubbi sul medico e vedere se puoi fare un consulto con qualcun altro, magari per vedere se la cura si può tarare anche in modo diverso.

Non credo che sia sensato pensare di "interrompere" la cura, oltre al fatto dell'aggressività, rischi che scattino degli effetti avversi che ti creano altri problemi o resistenze ai farmaci o altre cose. Però magari sentire anche un altro professionista, spiegargli tutto bene e valutare se ricalibrare e come, con che tempi ecc. ecc., potrebbe essere un'alternativa no? O magari, se trovi appunto un medico di tua fiducia, vedere se riesce concordare una strategia diversa anche con il tuo.
Oltre al costo, tieni conto che cmq ci sono anche associazioni di supporto per pazienti psichiatrici, che oltre a essere a costi più contenuti, magari hanno anche una struttura in grado di considerare il problema più ad ampio spettro. Nel senso che il tuo problema non è più esclusivamente "medico", ma chiaramente anche "legale".
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Messaggio  deultimo il Mar Mar 08, 2016 7:33 pm

Richarson, mi dispiace, ma lo vedi da te che ti stai contraddicendo in continuazione. Ammetti che le cure ti sono necessarie per la sicurezza di te stesso e degli altri, inclusi i tuoi stessi familiari, ma poi ti lamenti della loro efficacia. Denunci che le cure sono troppo pesanti, ma poi riveli di essere un vulcano pronto ad esplodere. Dici di diffidare del tuo psichiatria molto più della psicologa della polizia, ma poi sospetti che il primo stia obbedendo agli ordini dell'ultima. Vorresti ingannare il tuo psichiatra per poter essere libero di sfogare la tua rabbia, non si capisce bene su chi, certamente sulle persone che ti sono vicine, ti ferma solo la consapevolezza delle inevitabili pesanti conseguenze, la paura della reclusione. Mi dispiace, ma il mio consiglio è di diffidare soprattutto di te stesso, per il tuo bene e di chi ti sta vicino. Convinciti che i farmaci che ti prescrivono fanno il TUO bene, e non quello dello psichiatria, della psicologa, della società civile, o di chissà chi o cosa.

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Messaggio  richarson il Mer Mar 09, 2016 9:30 am

Si è chiaro, io ho perso completamente la bussola della ragione. Ormai ho il sospetto che tutti ce l'abbiano con me. Il parlarmi sempre ed esclusivamente da solo fa si che io mi faccia le domande e le risposte da solo senza il supporto del contraddittorio. Purtroppo in questi anni mi sono autocostruito una specie di scudo impenetrabile per cui tutto cio che non rientra nei limiti della mia visione mi irrita ed innervosisce. Si è vero magari tendo ad ingannare lo psichiatra ma questo non è stupido e mi contraddice sempre. Ha capito il mio gioco. Come ho detto capisce più dal mio aspetto che dalle mie parole. Alla fine poi i farmaci son sempre quelli (paroxetina, acido volproico, litio), cambiano solo i dosaggi ma se dentro ti porti alimenti lo stres, la rabbia, le preoccupazioni, i farmaci ti rallentano, ti bloccano ma certamente non ti guariscono.

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Messaggio  merla il Mer Mar 09, 2016 10:06 am

Beh dopo anni, sviluppare anche qualche ideazione un po' paranoica, essere diffidenti e isolati, in sé non è strano.

Sì appunto, i farmaci sono più o meno sempre gli stessi e risolvono fino a un certo punto. Il che però non vuol dire che non ci siano anche altre strade, per questo ti ho scritto magari di provare a sentire un'associazione.
Ovviamente se passi sostanzialmente in modo esclusivo per la psichiatria, la soluzione che ti può essere proposta è per lo più farmacologica. Però ci sono anche altre strade, percorsi terapeutici di tipo diverso, individuali o in gruppo, che potresti affiancare o provare a seguire in modo più sinergico, almeno per trovare strategie nuove per gestire l'aggressività e rendere così i farmaci non più così strettamente necessari o quantomeno a dosaggi inferiori con meno effetti collaterali.

Son percorsi lunghi, però insomma forse è meglio provare a percorrere anche nuove strade no?

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merla

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Re: Mi ci vorrebbe un miracolo

Messaggio  mazzonrocky il Ven Mar 11, 2016 4:48 pm

Caro Richarson, questa notte con la mia solita insonnia mi sei venuto in mente tu, con il discorso sul fucile di precisione, con la rabbia che covi nei confronti di chi ti ha danneggiato e con il mondo di ipocriti falsi ed opportunisti. Ti dico cosa penso: io sono andato in psicoterapia volontariamente, prima di rischiare un TSO. Mi sono accorto che odiavo troppo, odiavo troppi. Che sognavo vendette e rese dei conti. Che mi sono fatto del male, rompedomi una mano, e che rischiavo di farne ad altri, o di farmene fare da altri. Credo che per cambiare questa visione del mondo i farmaci non servano a molto, o almeno non bastino. Bisogna rivedere un pò la nostra posizione, che è la cosa più difficile. Ogni tanto si legge o si sente di qualcuno che ammazza una o più persone, a seguito di una depressione si dice, a causa della perdita del lavoro, a causa dello stress. Pochi anni fa un tipo è entrato in un bar, dalle mie parti, ed ha ammazzato due persone che gli avevano a quanto pare fatto perdere il lavoro. Due persone che, forse, avevano sbagliato (chi può dire davvero come è come andata, sotto tutti i possibili aspetti?). A sangue freddo, disarmati naturlamente, stavano prendendo il caffè.
Io che sono cresciuto nel mito degli eroi senza paura che sfidano a duello i cattivi, sempre armati più di loro e pronti ad uccudere, e vincono solo perchè sono nel giusto, vedo in questi omicidi a sangue freddo solo una enorme vigliaccheria, e questo dovrebbe a mio avviso restare scritto sulla tomba degli assassini, chiunque sia il morto. Ai sociologi e agli psico esperti lascio poi le spiegazioni. Così, giusto per dire il mio punto di vista.

mazzonrocky

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