sono uno schiavo

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Messaggio  newnew il Sab Gen 16, 2016 3:33 am

sono uno schiavo

quando mi alzo alle sei e mezza del mattino per andare dall'altra parte della citta, perché non ho voglia di lavorare, non ho voglia di spendere, non ho voglia di lavorare per spendere per la benzina e la macchina per andare a lavorare

quando al lavoro faccio quello che mi chiedono senza stare troppo a ribattere perché non ho voglia di stare a discutere

quando accetto reperibilità e straordinari e weekend di lavoro perché la mia utilità risiede ormai solamente nella mia disponibilità, e non ho voglia di cambiare lavoro, di cambiare azienda, di iniziare da capo, a ingoiare rospi su rospi perché sono l'ultimo arrivato, non ho voglia

non ho voglia di cambiare citta' di andare in un altro paese di m*rda tanto quanto il mio dove pure non ho nessuno e sono in ulteriore svantaggio rispetto agli altri con problemi di lingua appartenenza e cultura

quando accetto di rimanere con i miei amici anche quando mi rompo le pa**e, anche quando loro sono così diversi da me, anche quando loro hanno interessi, filosofie, stili di vita, valori, diversi dai miei. ma persone come me non ne esistono, neanche io sono sempre lo stesso.

quando vado al corso di salsa nella speranza di inserirmi in qualche circolo sociale nascente. perché da un certo punto in avanti o diventi ballerino con la dedizione di tempo ed energie che questo comporta o comunque le figure nuove diventano troppo complesse ti rimane davvero poco di quello che ti viene spiegato

quando vado al corso di arti marziali perché mi stancherei troppo gli occhi a studiare, perché spero di conoscere la mia metà negli anni, perché sarebbe figo poter pensare di sapersi difendere contro chiunque in qualunque situazione, perché sarebbe bello portare qualcosa a termine ogni tanto, arrivare a dei risultati concreti  (una fo**utissima cintura di cacchina dal valore totalmente simbolico e la soddisfazione del maestro, va be'), invece di mollare sempre

quando ogni singola azione della mia giornata mi costa uno sforzo di volontà enorme

quando non ho voglia di fare un c***** ma faccio le cose perché ho deciso di farle per i più svariati motivi, di valore sempre dubbio, e tra cui non ultimo non stare a fare un c****

quando vivo una vita che non mi piace condotta in base a mete che non potrò raggiungere, sogni che non potrò realizzare e cose che non potrò avere

quando tutta la settimana tutti i giorni non desidero altro di potermene andare a dormire e starci per tante tante ore e invece poi posso andare a dormire e invece sto sconvolto a contemplare la miseria della mia esistenza

faccio solo cose che non ho voglia di fare nella speranza di ottenere cose che non potrò ottenere

e non c'è niente che ho voglia di fare e non c'è niente che desidero davvero

quando stavo male avevo un desiderio

starmene in una stanza vuota senza dolore e senza nessuno che mi rompe le scatole

ma che rottura di c**o

non ho voglia non voglio niente sono stanco sono stufo di essere usato di lasciarmi usare di non avere mai niente che mi piaccia in cambio tanto che inizio a credere che niente mi piaccia

cerco altrove altre idee di vita altre filosofie altri credi ma la' fuori c'è solo altra gente altre dottrine con il solo scopo di rendermi ulteriormente schiavo e trarre profitto a danno mio

il mio tempo la mia energia il mio entusiamo la mia vita mi sfuggono come sabbia nelle mani vanno sprecate in mi**e stronzate e forse l'unico problema è che io le ritengo di valore

mi sembra di vivere in un tombino e che il massimo che io possa fare sia farmelo piacere

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Re: sono uno schiavo

Messaggio  Pavely II il Sab Gen 16, 2016 10:26 am

Mi dispiace di sentirti così Newnew.

E ho pensato ad un qualcosa che potrebbe 'rompere' questo circolo negativo in cui ti sento perso.

Tento di farlo anche se so, forse, che sarà inutile (inconsciamente lo sento... e vorrei proprio dirtelo).

§

Secondo la mia opinione c'è una cosa su cui non stai riflettendo.

E per spiegarlo, devo dirti una cosa che riguarda la mia vita: io sono laureato in Giurisprudenza.

Dunque: chi si laurea in giurisprudenza può diventare avvocato. E gli avvocati (come i medici e come tutte le professioni...) sono riuniti in associazioni.

Tu vai a lavoro, ad arti marziali, al corso di salsa. Chi è avvocato ed è iscritto all'ordine, però, (osserva), partecipa a numerosi eventi che riuniscono gli appartenenti (cioè: chi appartiene ad un ordine professionale conosce, di solito, gli altri appartenenti)... e che non corrispondono a quello che fai tu.

Mettila così: ci sono delle associazioni a cui tu sei iscritto... (palestra, corso di salsa...) e associazioni a cui non sei iscritto -che possiamo chiamare 'associazioni formali' - che nascono, però, proprio dalla necessità di occupare il 'tempo libero'. Queste secondo tipo di associazioni nascono proprio dalle prime. Sono più 'selettive'. Scelgono i propri iscritti: che sia un corso di golf... che sia un club... che sia un circolo letterario...

Le associazioni informali (quelle che tu frequenti) sono aperte a tutte. E le persone che le frequentano possono accedervi liberamente. E danno servizi e risposte emotive a quello che le persone chiedono... ma nel tuo caso notiamo che questa risposta... beh... non è sufficiente.

Ascoltami: cosa accadrebbe se tu entrassi in un club elitario?

Tento di spiegarmi: vai al corso di salsa e ti rompi le pa§§e.

Ci sta.

Pure: esistono circoli elitari che, magari, organizzano serate a tema sulla musica barocca (dico... così... tanto per ipotizzare).

Davvero, ti romperesti le pa§§e anche li?

Oppure: se facessi parte di un circolo elitario di scrittori, di un salotto letterario, di un club che organizza concerti di musica classica a domicilio (esistono)... davvero ti passerebbe la voglia di vivere?

§

Cosa accadrebbe se tu trovassi un'associazione che fa quello che veramente ti interessa a livelli altissimi?

Io penso che tu non stia osservando le differenze tra le associazioni.

Molte associazioni formali, d'élite, sono caz§§tissime. E parteciparvi ti impone uno sforzo mentale e un lavoro e un impegno coinvolgente.

Incontri persone non banali, intellettuali, colte con cui è un piacere parlare: intendo persone che fanno funzionare davvero il cervello. E ciò che fanno (se lo fanno) non si riduce solo al corpo... (anzi).

§

La domanda che io mi faccio è: perché non conosci queste associazioni?

Perché non le ricerchi?

E la risposta che mi do è questa: non le conosci.

La risposta alla depressione è riattivare il desiderio di conoscere.

Ma questo è possibile solo in misura che conoscere diventi una cosa appassionante...




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Re: sono uno schiavo

Messaggio  newnew il Dom Gen 17, 2016 4:37 am

Grazie per l'ascolto e per i consigli Pavely.

Oggi sono stato un po' con un paio di amici, abbiamo giocato a un gioco a cui vincono sempre loro e che a me non ha mai ispirato un granché, comunque mi hanno fatto un po' di compagnia.

Poi stasera mi sono svincolato da loro e me ne sono andato a ballare. È stupendo. Era un po' che non andavo alle serate, per via delle feste. Avrò ballato con una decina di donne, dalla principiante a cui insegnare, alla donna più "tecnica" con cui sbizzarrirsi in evoluzioni, a quella più dolce. Mi mancava, sarà questa la mia medicina, il mio rifugio. Anche se mi fischiano le orecchie ora. Ogni medicina ha i suoi effetti collaterali.

Per quanto riguarda i circoli elitari, purtroppo non fanno per me. Io sono figlio di operai, sono figlio di lavoratori. Non mi è mai stato fatto mancare niente, se non il superfluo, lo status. Non avevo vestiti firmati come li avevano alcuni. Non facevo sport come facevano alcuni. Crescendo ho adottato ideali anarchici. Sono un anarchico, sono contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, ma sono anche un egoista, in quegli ambienti non ho mai notato una presenza femminile sufficiente, e non ho trovato convenienza ad aderire a quei gruppi o inizierative, o comunque a rimanerci , quindi ora di anarchico ho solo gli ideali. Arrivato al diploma ho deciso di non fare l'università e di lavorare, soprattutto perché non sopportavo l'autorità dei professori, non sopportavo di dare ad altri tanto potere su di me. Ho fatto umilmente la mia gavetta, ho il mio mestiere, che però sicuramente non è prestigioso come quello dell'avvocato o del dottore. Nei circoli sociali ho sempre odiato le dinamiche "di corte" (dove ci sono uno o due leader che dispensano status e il gruppo di lecchini che fa a gara a compiacerli), quando le ho notate ho sempre cambiato aria.

Come scritto quindi faccio parte della classe lavoratrice, sono ideologicamente anarchico, pur lavorando per multinazionali, sono intimamente allergico alle dinamiche di corte: non c'è posto per me in alcun circolo elitario, ci starei male.

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Messaggio  giuliopiacente il Dom Gen 17, 2016 11:15 am

ciao newnew
secondo il tuo ragionamento tutte le persone sono schiavi dal presidente fino al povero che chiede elimosina tutti devono andare a lavorare e per fortuna e cosi se no non cera cibo nei negozii luce nelle case dottori nei ospedali ec....
solo I neonati che a loro tempo anche lavoreranno e I pensionati possono non lavorare .
poi pensa ai super schiavi quelli che anno famiglia devono lavorare e mantenere alter persone con I loro soldi ( figli) e dire che anno fatto bambini che li manteghino pensa cosa succederebbe se nessuno ne fa entro 25 anni non ci sara nesun lavoratore .
spero che potrai vedere la vita in maniera piu positiva . avere un lavoro in questi tempi uschire con amici e si anche avere salute non e poco .

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Re: sono uno schiavo

Messaggio  newnew il Dom Gen 17, 2016 9:16 pm

giuliopiacente ha scritto:ciao newnew
secondo il tuo ragionamento tutte le persone sono schiavi dal presidente fino al povero che chiede elimosina tutti devono andare a lavorare e per fortuna e cosi se no non cera cibo nei negozii luce nelle case dottori nei ospedali ec....

si ma c'è chi si fa il mazzo tutti i giorni e non ha un minimo di sicurezza, c'è chi grazie al papi che è stato bravo a rubare, truffare, e approfittarsi degli altri, non deve affaticarsi un granché e sperpera in auto di lusso, barche, ville, viaggi ecc... disprezzando e prendendosi gioco di chi si consuma lavorando per lui e non potendo condurre una vita soddisfacente.

cosa si intende per vita soddisfacente? qua un esempio, discutibile quanto vuoi, ma è un esempio discreto, non male: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Piramide_maslow.png

giuliopiacente ha scritto:solo I neonati che a loro tempo anche lavoreranno e I pensionati possono non lavorare .  

giuliopiacente ha scritto:poi pensa ai super schiavi quelli che anno famiglia devono lavorare e mantenere alter persone con I loro soldi ( figli) e dire che anno fatto bambini che li manteghino pensa cosa succederebbe se nessuno ne fa entro 25 anni non ci sara nesun lavoratore .

da come dici tu dovremmo fargli pure un monumento a 'sti genitori... tu vieni da me, persona sola, e vorresti che io provi pietà per coloro che soli non sono e non lo saranno mai più. io ti dico beati loro che hanno tanta facilità a trovare un motivo per giustificare le proprie fatiche, io invece devo fare un notevole sforzo di fantasia, di fiducia, di elucubrazioni mentali, e non sono mai al riparo dai dubbi, sono sempre al cospetto di tutti i miei dubbi, e nel dubbio costante procedo.

giuliopiacente ha scritto:spero che potrai vedere la vita in maniera piu positiva . avere un lavoro in questi tempi uschire con amici e si anche avere salute non e poco .  

c'è sempre chi sta peggio. ciò non vuol dire che io debba ritenermi fortunato.

L'essere umano non è fatto per vivere decenni da solo, è fatto per avere affetti e relazioni.

Pretendo da questa vita il pacchetto completo delle cose che in quanto essere umano sono portato a desiderare, pretendo di soddisfare tutti i miei bisogni e maledirò il Mondo ogni santo giorno finché li avrò soddisfatti tutti.

Io sono nato per vivere in una tribù, per andare a caccia, sterminare i mammoth fino all'ultimo, riprodurmi giovane e morire di freddo, di fame, di malattia, o di violenza. Non di noia.

Invece sono nato in questo strano ambiente artificiale chiamato civiltà, dove tutto è complesso, bisogna farsi il mazzo come nessun animale prima della cività si è mai dovuto fare, bisogna resistere tempi lunghissimi di schiavitù, lavoro, privazioni, sopportare innumerevoli dolori e delusioni.

Un giorno forse l'essere umano metterà mano al proprio codice genetico e riuscirà ad applicare gli adattamenti necessari allo strano habitat che ha creato. Oppure lo strano habitat che ha creato scomparirà e si tornerà finalmente a fare le punte ai bastoni e a tampinare animali feriti.

Ma quel giorno non è oggi. Oggi io sono qua e ho degli istinti, dei bisogni, ed un'emotività che mi rendono adatto al mondo di 10000 anni fa, ma non al mondo di oggi.

Farò quello che dovrò fare, quello che potrò fare, lotterò contro questo habitat per cui non sono adatto, soffrirò, e maledirò la civiltà, l'uomo e la natura ogni santo giorno, tranne quando sarò di buon umore.

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Re: sono uno schiavo

Messaggio  lorenzobg75 il Lun Gen 18, 2016 11:09 am

new new
quando mi capita di leggere qualche tuo post mi chiedo sempre se sei o no una persona che soffre di depressione...
nelle tue parole ci sono sempre energia,voglia di lottare e tenacia,ma forse abbiamo un idea diversa di depressione,
comunque sia non intendo sminuire il tuo disagio,sia chiaro...
schiavo?? siamo tutti schiavi dato che la democrazia non esiste e purtroppo il troppo benessere ci ha portato ad una materialità mostruosa ed al desiderio di sottomettere gli altri per motivi di orgoglio e di interesse...
in un mondo equo non si chiuderebbero gli ospedali per mancanza di soldi per poi spendere 400 milioni all'anno per mantenere 120 basi nato in italia ed altri ancora per finanziare isis e guerre in paesi non coesi al sistema finanziario del fondo monetario internazionale...
in un mondo equo i soldi che guadagnamo facendoci il culetto sarebbero i nostri,non della bce che li stampa a costo zero e ce li presta al valore nominale gravato di interessi,in realtà potremmo lavorare 3-4 ore al giorno e stare da dio...ma dobbiamo pagare un debito creato dal nulla che poi verrà utilizzato per scopi per nulla umani..
non parliamo poi di guerra climatica e pratica di avvelenamento ambientale in ambito militare,di ogm,di vaccini al mercurio,e mi fermo qui perchè sto uscendo fuori tema...
morale della favola,ci è andata ancora bene che viviamo in un posto dove si vive piuttosto bene...malgrado tutto questo..
in quanto alle tue e nostre pretese sulla vita e quello che ci deve,scordatele...anzi scordiamocele...c'è chi a 15 anni muore di cancro o a 10 anni viene investito da un auto,e chi addirittura muore poco dopo il parto...noi siamo solo dei pezzi di carne destinati a concimare il terreno,il resto è tutto guadagnato...
in quanto ai disagi sociali non mi è chiaro se quello che ti fa star male è il non essere capito o ascoltato o altro...cosa che faccio fatica a chiederti perchè come ti dicevo,io ti vedo come una persona forte,o è solo un immagine che vuoi darti?
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Re: sono uno schiavo

Messaggio  Pavely II il Lun Gen 18, 2016 4:37 pm

newnew... ti chiedo scusa, so di non essere stato capace di spiegarmi.

Non sapevo che tu fossi anarchico e figlio di operai: quindi, posso, davvero, capire come le mie parole possano esserti apparse "fuori luogo", quantomeno.

§

Nel mio messaggio, tentato di dirti questo: esistono associazioni 'formali' che possono essere coinvolgenti e interessanti.

Alcuni trovano emozionante e appagante far parte di determinate associazioni, altri no. Il mio era un invito a trovare associazioni che costituiscano una 'sfida' per te.

Tentare di farne parte: capire come la vita acquisti un senso proprio facendone parte... (so che può essere difficile da capire... però dopo che avrai messo in pratica 'sta cosa, vedrai che tutto ti sarà più chiaro).

Non ti volevo invogliare ad entrare in un ordine professionale o partecipare alla vita sociale delle élite: non sono stato capace di spiegarmi.

Ciò che ti volevo invitare a fare era capire, in primo luogo cosa ami, e poi cercare persone che condividano le tue passioni.

§

E' una cosa difficilissima da fare.

Vedi... in verità, non esistono amicizie se non si convidono passioni.

Le persone, se non hanno hobby in comune, si allontanano. (Può apparirti stranissimo ma è una legge naturale).

Ci sono persone Newnew che vogliono 'amici' ma poi non sanno che hobby amano: arrivano all'ASSURDO affermando che ciò che desiderano è divertirsi... ridere... scherzare e uscire con loro.

Ma questa cosa avviene solo con persone con cui, in origine, si è condivisa una passione.

Anche fosse solo la squadra del cuore.

§

Cosa ami?

E soprattutto: le persone che ti sono vicine condividono questi amori?

Ancora di più: hai paura di parlare di cosa ami?

Perché alle volte, è questo lo scoglio più grande, credimi.

§

Ti sento più "filosofico" e propositivo.

Sono felice.

Vedo un uomo con un grande desiderio di raccontarsi.

Ed è un modo bellissimo di reagire.

Pavely II

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Re: sono uno schiavo

Messaggio  Ganimede50 il Lun Gen 18, 2016 7:07 pm

Io penso di capire bene quello che dice new new... anzi, penso di capirti in generale.
Cero che sei pieno di energia, voglia di lottare; penso che tu sia una persona molto forte e resistente.
Penso di poter riassumere in 2 parole la questione:
Uno tenta in tutti i modo di fare ciò che è più ragionevole, essere forte, anche di mettere in pratica tanti consigli che si sentono spesso, insomma di reagire, reagire, mantenersi vivo.
E poi continuamente si ricevono solo sberle, si continua ad essere fuori anche quando cela si mette tutta; si continua a sentire amaro anche quando si cerca di accontentarsi e vedere le cose che si hanno.... Ci si sente antropologicamente diversi per motivi imperscrutabili.
Il pacchetto dei doveri va assolto fino all'ultima goccia, quello dei desideri/bisogni è spesso disatteso. E non è che allora il proprio animo si adatti al posto marginale in cui ci si sente relegati...
Poi anche se non si vuole si fanno confronti con gli altri. E sembra che a tanti non siano richiesti tutti i doveri, però i bisogni sono tutti soddisfatti (occhio che non vuol dire che non abbiano nessun tipo di problema/preoccupazione)
E allora, anche se uno è forte, cela mette tutta ecc... prima o poi maledice la sorte, l'uomo e dio.

Ho usato toni da lamentoso/depresso, che new new forse non avrebbe mai usato, però francamente penso che il succo sia questo;
Aggiungo massima stima per new new, una roccia che si spezza ma non si pega!!

Ganimede50

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Re: sono uno schiavo

Messaggio  Pavely II il Mar Gen 19, 2016 10:17 am

Sottoscrivo le parole di Ganimede, sì.

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Re: sono uno schiavo

Messaggio  canterel II il Ven Feb 26, 2016 8:39 pm

E' un po' tardi per inserirmi in questo thread ma ho una tesi a cui mi sto affezionando e voglio appuntarmela qui.

newnew ha scritto:Oggi io sono qua e ho degli istinti, dei bisogni, ed un'emotività che mi rendono adatto al mondo di 10000 anni fa, ma non al mondo di oggi.

Farò quello che dovrò fare, quello che potrò fare, lotterò contro questo habitat per cui non sono adatto, soffrirò, e maledirò la civiltà, l'uomo e la natura ogni santo giorno, tranne quando sarò di buon umore.

volevo condividere con te un pensiero che scaturisce da un senso di contraddizione in queste frasi (riportato su di me, cioè applicando i tuoi enunciati alla mia vita, non alla tua). premetto che io sono quel tipo di ateo un po' paradossale che ha più difficoltà ad ammettere l'esistenza della Natura di quante ne abbia ad ammettere gli dei.
per cui faccio fatica a immaginare il disadattamento come una maledizione naturale dovuta a un corredo preistorico e 'deviante', e ho invece la sensazione di vivere in una socio-cultura che, piuttosto che sopprimere l'emotività dei cacciatori raccoglitori maledetti e creare perciò malessere in loro a beneficio dei portatori di un corredo più adatto, sia essa stessa la matrice di un'emotività assolutamente contemporanea,
e che susciti tale emotività con funzioni coesive attorno a processi produttivi e organizzativi di massa che sono caratterizzati da un aumento di complessità e dalla tendenza alla delocalizzazione e alla comunicazione a distanza, quindi non possono essere gestiti e coordinati completamente sul piano razionale e dei rapporti in presenza (che nel tempo fanno sedimentare routine e istituzioni stabili, visibili, logiche).
le ricadute sugli individui e sui gruppi, attraversati da flussi emotivi di cui non si vedono capo e coda e di cui è difficile organizzare una rappresentazione prospettica centrata attorno al proprio spazio fisico di vita e attorno al proprio presente, sono molto facilmente alienanti, perché ci si emoziona e si fa del lavoro in rapporto a cose spesso inafferrabili e dislocate rispetto a noi nello spazio tempo; e stressanti, perché la quantità degli stimoli è probabilmente un po' eccessiva.

la sensazione di non essere adatti e di appartenere ad un'altra epoca - questa è la mia tesi - è in realtà proprio una forma soggettiva (percepita) dell'adattamento e dell'appartenere pienamente, geneticamente e culturalmente a questo tempo e a questa civiltà, e di averne assunto lo spirito e le regole del gioco. Cioè sentirsi ed essere isolati, e spesso impotenti, significa proprio essere integrati. la dissonanza deriva dall'associare l'idea dell'integrazione con la felicità e con la capacità di interpretare e padroneggiare le situazioni, quando invece l'integrazione reale è nell'assorbimento interiore delle situazioni, per quanto poco gratificanti e non ben elaborate possano essere per il soggetto.

_________________
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Messaggio  richarson il Sab Feb 27, 2016 10:02 am

Anch'io New mi sento schiavo come te ed aggiungo:
mi sento schiavo della paroxetina, del depakin, perché se mollo do di matto;
mi sento schiavo della mia testa quando mi dice di fermarmi al bar e bere.

richarson

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