Adolescenza o altro?

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Adolescenza o altro?

Messaggio  annaghiaccio il Sab Gen 02, 2016 7:42 pm

Buonasera a tutti,
sono una ragazza di 18 anni e mi sono registrata per ascoltare un parere diverso dal mio dato che a voce mi risulta più difficile rispetto a comunicare attraverso uno schermo.
Ho dei problemi con i ragazzi come, d'altro canto, la maggior parte delle adolescenti, ma non capisco se sia un problema legato alla crescita o a qualcosa che riguarda me strettamente. Cerco di spiegarmi con qualche esempio. Può capitare che mi piaccia un ragazzo, magari parecchio, scopro che prova lo stesso e decidiamo di conoscerci meglio; dopo circa una settimana sento qualcosa che non va, tipo un fastidio allo stomaco, un mix fra l'agitazione e il disagio e decido di chiuderla lì prima che il ragazzo si leghi troppo. Mi è capitato più volte, sempre la solita storia, credevo fosse per il fatto che corressi troppo io o troppo lui quindi provavo a rallentare ma non era questo il problema; forse chiudevo troppo presto, mi sono data tempo quasi un mese ma mi sembrava di prendere in giro quel povero ragazzo perchè non riuscivo a provare nulla tranne il disagio.

Forse è un problema legato al fatto che non ho un buon rapporto con mio padre. Forse dipende dalla mia quasi assoluta assenza di fiducia negli altri. Non lo so, so solo che sta succedendo di nuovo e con l'anno nuovo vorrei superare queste barriere... sperando che qualcuno abbia delle risposte vi saluto e vi auguro un buon 2016.

annaghiaccio

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  Bad Trip il Sab Gen 02, 2016 11:11 pm

Mi parè tu sia """lèggèrmentè""" fuori luogo qua, su un forum dèl gènèrè. Sè provi su un forum tipo girlspowèr potrai ricèvèrè rispostè più coèrènti ai tuoi bisogni.

In ogni caso razionalizza èd èsponi più chiaremèntè da cosa viènè il disagio, pèrchè viènè dopo una sèttimana è non subito(?) : Hai paura dèll'intimità, di scoparè, non ti sènti pronta? Sè il punto è quèsto è non rièsci a farlo pèr via dèllè tuè paranoiè: O aspètti passino (ma rischi di buttarè via troppo tèmpo) o sèmplicèmèntè ti butti. Aiutati coll'Alcool. Dopo sarà tutto di guadagnato anchè pèr lè altrè cosè:  1). la tua figura di rifèrimènto maschilè non sarà più tuo padrè 2). fiducia aumèntata in tè stèssa/altri.
Sè il punto non èra quèsto dimènticati quèsto post.

(scusatè pèr la è accèntata a cazzo)
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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  newnew il Dom Gen 03, 2016 1:55 pm

magari in questa fase della vita non hai bisogno di un ragazzo.

secondo me dovresti continuare con le tue attività (scuola o lavoro o che altro), vivere, capire come funziona il mondo, capire chi sei, cosa vuoi, ecc... ecc...

insomma potresti toglierti dalla testa i ragazzi e continuare il tuo percorso.

P.S. attenzione che su internet ci sono persone malvagie che potrebbero darti consigli distruttivi e fuorvianti.

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  canterel II il Dom Gen 03, 2016 6:54 pm

@ Bad Trip

Non credo sia un grosso problema se scrivendo da tastierino o da touch screen o per altra ragione non riesci a selezionare i caratteri giusti.

Piuttosto, Bad Trip, io non so con quale titolo ti concedi di selezionare gli utenti appena iscritti e di indicare loro quali spazi dovrebbero frequentare.
Non sfugge anche un timbro misogino (questo forum è pieno di utenti maschi, anche abbastanza stagionati, che non parlano assolutamente d'altro che dei propri problemi affettivi e sessuali, ma se si affaccia una ragazza di diciotto anni con un problema simile, chissà perché dovrebbe andare a scrivere su girlpower).
Posso immaginare che ti piaccia inserire nei tuoi messaggi una marca di stile per caratterizzarti ma credo che per i tuoi interlocutori sarebbe spesso preferibile un po' più di impegno per una comunicazione rispettosa.

Voglio inoltre far presente che bere per non sentire il disagio e forzarsi a scopare controvoglia a me sembra il modo migliore per rendere il disagio più pesante e più nocivo di prima.

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  Bad Trip il Dom Gen 03, 2016 10:04 pm

Cantèrèl, quèsti sono sèmplicèmèntè punti di vista, stacci. Dal mio non vèdo pèrchè una normalissima ragazza 18ènnè dèbba mischiarsi coi disagi dèprèssivi/toni cupi di quèsto forum. Mèntrè dal tuo (da admin) farèbbè piacèrè più utènza. Parèri divèrsi, non ti scaldarè pèr nulla... "il timbro" misogino in quèl post cè lo hai visto solo tu.
Tra l'altro girlspowèr è una community fèmminilè-giovanè, quindi pèr mè più consono ai suoi problèmi rispètto a quèsto posto chè comè dèfinisci tu: "questo forum è pieno di utenti maschi, anche abbastanza stagionati, che non parlano assolutamente d'altro che dei propri problemi affettivi e sessuali"
BOh.
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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  newnew il Dom Gen 03, 2016 10:14 pm

anche a me ha urtato leggere il suggerimento di bere.

avevo scritto un commento esplicito a riguardo ma l'ho cancellato perché mi è venuto il dubbio che dietro tale suggerimento ci fosse stupidità invece di malvagità, ed il commento era piuttosto severo/cattivo.

ma a ben vedere la stupidità non giustifica il far del male agli altri, e dare un suggerimento sbagliato equivale a far dal male all'altra persona.

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  Bad Trip il Dom Gen 03, 2016 10:23 pm

Stupidità lo è sècondo tè nèwnèw. Nèl mondo in cui vivo io sè una pèrsona è introvèrsa (comè lo èro io da ragazzino) usa bèrè pèr "scioglièrsi" è iniziarè ad avèrè una vita sèssualè. Non gli ho dètto di divèntarè un'alcolizzata è scoparsi un dèbosciato. Cèrcatè di contèstualizzarè lè parolè è non pènsiatè chè lèi sia così tontolona.
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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  newnew il Dom Gen 03, 2016 10:36 pm

In qualsiasi occasione inibire le proprie funzioni cerebrali è stupido.

La paura non sempre è ingiustificata, spesso è motivata, spesso è un segnale da ascoltare.

Avere una sensazione negativa, di star facendo qualcosa che non si vuole fare, di star entrando in una situazione che non piace, non sempre è una cosa da superare, anzi solitamente è qualcosa da prendere in considerazione.

Le sostanze le prescrivono i dottori, non gli amici del forum.

Fumare per scaricare il nervoso è sbagliato perché il nervoso andrebbe valutato e affrontato.

Bere per superare le inibizioni è sbagliato perché le inibizioni sono ciò che potrebbe salvarti, se non la vita, comunque potrebbe evitarti tanti problemi e drammi.

Le situazioni vanno prese di petto e il cervello va utilizzato, non bisogna cercare scorciatoie o pozioni magiche.

Anche perché affrontando la vita con lucidità si sviluppano metodi e attitudini che aiuteranno poi ad affrontare altre situazioni problematiche.

Se no uno inizia ad attaccarsi alla bottiglia ogni volta che la situazione si fa difficile, e a lungo andare ti giochi il cervello.

E senza cervello in questo mondo sei spacciato. Se non ragioni, se non riesci a interpretare le situazioni, ad analizzare, a capire cosa ti serve, cosa no, cosa è nel tuo interesse, cosa ti danneggia, sei spacciato, perché incontrerai sempre tante persone pronte a sfruttarti, a spremerti come un limone, a consumare la tua vita, il tuo tempo, le tue energie, per il proprio esclusivo interesse, lasciandoti vuoto e miserabile.

Bisogna sempre ragionare, in ogni circostanza.

Per non parlare poi dei problemi dell'alcool, se lo si associa ad un rifugio, ci va niente a rovinarsi, cercando "effetti dell'alcol" su google trovi tante pagine, la prima: http://alcol.dronet.org/neuro/cervello.html

Ciao

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  merla il Dom Gen 03, 2016 10:39 pm

@annaghiaccio
Credo che il fatto che tu ti ponga il problema, non lo proietti addosso alle persone che incontri (tipo "gli uomini sono così, cosà" e scemenze del genere, molto facili da raccontarsi quando non si riesce ad affrontare il proprio problema) sia già un ottimo punto di partenza.
Forse, se riesci, potresti pensare che cmq sia l'intimità (e non sto parlando di intimità sessuale in senso stretto, ma nel senso più generale del termine) spaventa tutti (anzi, spaventa in genere soprattutto le persone che si spacciano per spavalde e sicure di sé, perché quelli davvero sicuri di sé hanno ben coscienza dei loro limiti e delle loro paure e nessun timore a tirarle fuori), sicuramente anche la maggior parte dei tuoi coetanei con cui ti relazioni, perché siete giovani ed è normale.
E la paura congela, forse per quello ti sembra di non provare più niente, proprio quando hai la sensazione che l'interesse sia ricambiato e l'intimità diventa una possibilità realistica.
Quando trovi qualcuno che ti sembra una brava persona, magari parlagli di questa tua difficoltà e di come potrebbe inficiare il rapporto. Potresti trovare accoglienza o forse no, ma dopo avresti guadagnato in sicurezza di te e nella tua capacità di esporre le tue esigenze e le tue difficoltà. Alla peggio potresti incontrare un cretino, ma tu avresti fatto cmq la cosa migliore che si può fare per iniziare un rapporto con qualcuno e per fidarsi, cioè esporsi per quel che si è.

@Bad Trip
Due cose:
- Se ritieni che qualche argomento/intervento sia fuori luogo in questa sezione o in questo forum, scrivi a me o a cant. Siamo qui per questo e se permetti l'eventuale decisione sta a noi. Grazie.
- Da donna, ringrazio cant per aver messo in evidenza il tono leggermente misogino, tuttavia ci tengo a farti presente che una "scopata" in sé non hai mai reso nessun uomo la figura di riferimento della fortunata, ammesso e non concesso che la fortunata non avesse seri problemi emotivi (e in quel caso sono i problemi emotivi il discriminante non l'uomo). Neanche una meravigliosa scopata. Ridimensionare la visione fallocratica, potrebbe permetterti di iniziare a muoverti sulle ali del rispetto per l'altra metà del cielo, che invece è il primo discriminante che fa la differenza tra una brutta scopata e l'intimità.

Infine, per una particolare congiunzione astrale che mi ha portato a leggere questo post proprio durante letture di psicologia, per tutti i misogini (e le misandriche) riporto Lowen che cita Fromm e che dice sostanzialmente per amare una donna/un uomo, bisogna amare tutte le donne/tutti gli uomini (in realtà cercando la citazione esatta, hanno detto qualcosa di simile in tanti, ed erano tutti generalmente ben accoppiati). Al di là del fatto che è vero, aggiungerei l'altro lato della questione: ma, cari mis ogini/andriche, non riuscite a chiedervi perché mai una persona dovrebbe dedicarvi tempo, attenzione, addirittura investire un sentimento per voi se in partenza voi disprezzate la sua identità sessuale e il maschile/femminile che questa comporta? Davvero voi perdereste il vostro tempo con qualcuno che presuppone che siate solo oche (puttanieri) o attratte solo dai soldi (bel culo/bel seno) tanto per fare due esempi banali?
Nel caso sareste ben strani.....

Buon anno.
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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  Bad Trip il Dom Gen 03, 2016 10:43 pm

Non farla troppo lunga, nèwnèw. Ho capito chè quì vigè una mèntalità austèra, ma c'è tanta gèntè normalè lì fuori chè bèvè dèl vino pèr socializzarè è farè sèsso. Quèsti son fatti, il rèsto opinioni pèrsonali.
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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  canterel II il Dom Gen 03, 2016 10:47 pm

Bad Trip ha scritto:Cantèrèl, quèsti sono sèmplicèmèntè punti di vista, stacci.

io ci sto, il modo di starci però è proprio questo. cioè muovo i miei rilievi.
non mi scaldo per niente e non voglio bisticciare, e l'osservazione che ho mosso è la stessa che ho rivolto altre volte a tutti gli utenti che hanno voluto indicare agli altri dove scrivere e quali siti frequentare.
se vuoi respingere la mia illazione circa i motivi del trattamento differenziato che i disagi affettivi di una ragazza qui sopra ricevono rispetto a quelli di un ragazzo mi sta bene e rettifico.
cioè: osservo che c'è un trattamento differenziato, auspico che questo doppio standard possa sparire, ma non voglio allegare troppe deduzioni sui tuoi motivi e certamente non voglio fare una guerra culturale - non è lo spazio adatto e io non ho nessuna vocazione pedagogica qui sopra.

ci tengo anche a dire che la qualità di admin, che ho assunto dopo anni di frequenza come semplice utente unicamente per consentire al forum di continuare a funzionare, non mi spinge a pormi alcun problema sul numero degli iscritti e dei frequentatori attivi. anzi: quando gli utenti attivi sono pochi, amministratori e moderatori hanno meno cose da gestire e possono lasciare il forum alla sua omeostasi.


@ newnew
vorrei evitare i flame e vorrei anche rimarcare che si possono muovere critiche alle opinioni che si ritengono poco condivisibili o viziate senza bisogno di inferire la stupidità o la malignità di chi le esprime. per discutere si parte da un piede di rispetto al netto delle incomprensioni e dei disaccordi anche molto forti. in pectore siamo tutti, credo, molto stupidi e cattivi, perché essere stupidi e cattivi purtroppo è facilissimo e riesce bene a chiunque senza sforzo. quindi sono attributi che non rilevano e fanno solo zavorra.

ora lascerei davvero il thread agli eventuali sviluppi della questione posta da annaghiaccio. per cui come da prassi consolidata, se lo scambio di opinioni e di critiche non inerenti il suo messaggio iniziale prosegue, lo sposterò in off topic. prego tutti di discutere con rispetto.

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  canterel II il Dom Gen 03, 2016 10:50 pm

Bad Trip ha scritto:Non farla troppo lunga, nèwnèw. Ho capito chè quì vigè una mèntalità austèra, ma c'è tanta gèntè normalè lì fuori chè bèvè dèl vino pèr socializzarè è farè sèsso. Quèsti son fatti, il rèsto opinioni pèrsonali.

non è questione di mentalità austera. è che la sequenza corretta sarebbe:
1. sto bene e sono a mio agio
2. bevo perché sto bene e sono a mio agio
3. faccio sesso perché sto bene e sono a mio agio

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  Bad Trip il Dom Gen 03, 2016 10:51 pm

misogino
[mi-ṣò-gi-no]

Che ha un'avversione patologica verso le donne.

Ma pèrchè usatè quèsta parola così compulsivamèntè? Ha un significato prèciso chè non c'azzècca nulla col mio post. Comunquè ho capito chè siètè una causea pèrsa, non pèrdèrò altro tèmpo, ciao.
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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  merla il Dom Gen 03, 2016 11:10 pm

Ci tengo a spiegarti l'uso compulsivo (se cant sposta forse è meglio).

Tu hai affermato consequenzialmente a) bevi per farti passare la paura del sesso, b) una scopata sposterà la tua figura maschile di riferimento da tuo padre a (e qui si suppone che la sposterà sul partner). Questa è fallocrazia ([dal greco phallos (pene) e kratía (potere)] Atteggiamento psicologico e culturale che attribuisce all'uomo la supremazia e alla donna un ruolo subalterno. ). La misoginia è consequenziale.

Ora, tu sei liberissimo di pensare e agire come se uno/due/n bicchieri di vino siano/siano stati la soluzione a tuoi personali fantasmi e sei liberissimo di pensare che gli ormoni/gli organi sessuali siano tout court essenziali nella vita degli esseri umani da spostare se non addirittura risolvere i propri problemi/le proprie difficoltà.
(per inciso io mi chiedo sempre perché non consigliare allora di rivolgersi a un/una professionista del sesso, che francamente sarebbe più onesto e probabilmente anche più efficace visto che un/una professionista sa cosa fa, un ragazzino ubriaco che incontra una ragazzina ubriaca invece in genere non lo sa, ma immagino che la risposta sia nel perbenismo imperante)

Tuttavia sei, secondo me, un po' meno libero (sempre che tu intenda muoverti con rispetto degli altri) attribuire il tuo schema mentale agli altri, che invece si interrogano in altri modi e forse anche su altre cose.
annaghiaccio non ha scritto mezza parola inerente al sesso, quindi forse per lei la questione è diversa o ha una profondità diversa.
Anche perché, francamente, il consiglio di bersi un bicchier di vino per sciogliersi non è esattamente la scoperta dell'America, credo che sia il consiglio medio che l'italiano medio ha ricevuto al baruccio se ha confidato a qualche amico più grande di essere un po' teso all'idea di far sesso per la prima volta.
Forse annaghiaccio ci arrivava da sola, se avesse voluto. Ciao
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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  annaghiaccio il Lun Gen 04, 2016 12:05 pm

@Bad Trip
grazie dell'opinione e per il suggerimento di un altro forum, darò un'occhiata. Purtroppo o per fortuna l'alcool non mi aiuta molto in realtà, certo dà uno slancio verso l'altro molto più disinibito e abbassa le mie "difese" e ma è proprio questo che vorrei evitare, mi piacerebbe essere capace di abbassarle senza l'uso di alcool, fumo o stupefacenti; poi comunque quando l'effetto svanisce ricomincio da capo, a volte con un gran senso di colpa.
P.S: mio padre purtroppo non è e non è mai stato un punto di rifermento per me.

@newnew
probabilmente seguirò il tuo consiglio , hai ragione non è il momento adatto, farei meglio a concentrarmi nello studio e nel lavoro, grazie

@merla
hai centrato, "la paura congela, forse per quello ti sembra di non provare più niente". Non avrei saputo dirlo meglio. Purtroppo quando cerco di spiegare questa cosa ad un ragazzo questo la interpreta come una grossa presa per i fondelli e pensa che non abbia il coraggio di ammettere che non mi interessa affatto. A questo punto io non posso far altro che non insistere e lasciare stare (anche perchè vengo spesso vista come una squilibrata) e mi convinco che faccio sempre male ad aprirmi con le persone, dunque costruisco muri su muri.

Grazie a tutti per le vostre condivisioni Smile

annaghiaccio

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  Pavely II il Lun Gen 04, 2016 5:02 pm

Vorrei provare a rispondere ad AnnaGhiaccio.

Secondo la mia opinione, avendo diciotto anni, f o r s e, non ti appare chiara una distinzione.

(Ti prego: ho scritto 'forse'... non so nulla di te e sono pienamente consapevole di non avere la più pallida idea di chi tu sia).

Intendo dire questo: una cosa è l'amore, una cosa è l'intimità. Stranamente - e quando si è ragazzi, spesso, non è proprio chiaro - amore e intimità non sono affatto coincidenti.

Tento di spiegarmi: l'amore è, se vogliamo usare questa parola, un sentimento. Quando, l'intimità è, a tutti gli effetti, un comportamento. Più una persona cresce, più impara - e la vita, a volte, ti dà certe mazzate per ricordartelo che, non c'è verso, fanno male - dicevo... impara che sentirsi vicino ad una persona (intendo: veramente  v i c i n o) è una cosa ben diversa dall'amarlo.

Amare una persona non significa trovare in lei un sentimento corrispondente. L'amore è qualcosa che ho dentro di me. Da cui non fuggo, da cui non posso allontanarmi e che, se giro la testa e voglio pensare ad altro, mi sorriderà sempre. E anche se chiudo gli occhi, beh, l'amore è li. E, di certo, il mio amore non può essere l'amore di un altro: anzi, non sarà mai l'amore di nessun altro. Cosicché, verso i quaranta anni capisci che quando due persone si amano, si amano di due amori differenti. Due amori che si incontrano, che riescono a parlare, che riescono a confrontarsi e, a volte, a capirsi.

Dell'amore sappiamo solo che sia un sentimento. E come ogni sentimento, certo, ha un universo di vaghezza e di infinito che non si può dire a parole. L'amore, quindi, e l'intimità. L'intimità è un comportamento c o m u n e a due persone. Magari perché lui è romantico con lei. O magari perché le due persone in questione fanno se§§o. Intimità, perché lei si prende cura di lui e si v u o l e prendere cura di lui, si... intimità perché lui paga le bollette e l'affitto in una casa in cui lei abitae non gli pesa nulla, anzi, farlo, lo fa stare bene; gli appare naturale.

§

AnnaGhiaccio: si può avere paura dell'intimità?

No.

No, perché la paura è un sentimento t u o. Laddove, invece, l'intimità è un comportamento tuo e di un'altra persona. Quindi: se paura deve esserci dell'intimità questa paura dovrebbe ammettere solo il plurale: "Abbiamo paura della nostra intimità?". Ma tu, da sola, capisci, non puoi avere paura dell'intimità: se lo pensassi (e non lo pensi, osserva) ti approprieresti delle parole di lui.

Quindi, la domanda è: hai paura di amare.

Secondo la mia opinione personalissima, ti dico di no.

E tento di spiegarmi.

§

Esistono nel cuore di ognuno di noi due sentimenti che, spesso, possono essere confusi.

Sono la gioia e l'amore.

La gioia è la Musica che certe sensazioni corporee danno all'Anima.

Ad esempio:quando un uomo di settanta anni riceve l'abbraccio di un nipote di otto prova gioia. Ancora: quando due ragazzi si baciano sotto un porticato alle ventritré e quarantadue di un giovedì pomeriggio provano gioia: un rilascio bellissimo di endorfine nel sangue, il sorriso dell'anima. Altro esempio: quando due amici ridono assieme, c'è gioia. O quando un ragazzo, metti, ti abbraccia da dietro o ti dà uno "spiderman kiss" tu provi gioia. E gioia è anche quando una persona ti fa sorridere, quando ti fa pensare... quando ti comunica cose belle...

Provare gioia, però, non è amore.

E la gioia, vedi, non è la felicità.

Che differenza c'è - brevemente - tra gioia e felicità? La gioia è il superamento dell'ansia... (un'attesa, una prova, una sconfitta, un momento di tensione, paura, momenti di rabbia, istanti di odio...); la felicità è, invece, il supermento della tristezza.

§

Ascoltami: gioia.

E l'emozione che segue, dolore.

E quindi: non provare più nulla.

Quando lo stato "fisico" della gioia finisce... subentra il dolore.

E quando il dolore finisce... (perché il dolore, prima o poi finisce sempre) c'è il s i l e n z i o.

L'emozione che tu conosci.

§

Vedi: da ciò che scrivi AnnaGhiaccio emerge un passaggio che ti sfugge: quando conosci un ragazzo tu provi gioia.

E poi senti quella gioia scomparire... e senti il n u l l a.

Ma, osserva, prima di questo nulla, c'è uno stato che, secondo la mia opinione, non riesci a verbalizzare: il dolore.

Ti sto dicendo: non si può passare dalla gioia a silenzio dei sentimenti senza passare dal dolore: ecco, quel sentimento di fastidio che senti... quella insofferenza, è d o l o r e.

Ma tu non gli dai il nome che gli è proprio: tu chiami insofferenza, fastidio, l'emozione del dolore. E, in sé, credimi, è una mancanza di rispetto. Verso il dolore - ma questa cosa la capisci solo se sei passato per una Depressione psichiatrica maggiore come me - ognuno di noi deve portare rispetto e ascolto. E gli deve dare il nome che gli è proprio.

La gioia fisica e il dolore, osserva, possono mischiarsi. Fondersi.

Come nel tuo caso.

Arrivare al silenzio dei sentimenti, spesso è possibile proprio quando piacere e dolore (che tu chiami insofferenza verso un lui) si mischiano.

Ad esempio: chi vive una dimensione sadomasochista, alla fin fine, acquieta completamente il pensiero e riesce a raggiungere uno stato mentale - studiato in psichiatria - chiamato "nirvana" (un qualcosa legato al fachirismo, all'ascetismo, al buddhismo, a certe pratiche shivaiste...).

§

Cosa accade secondo me?

Secondo me, accade che hai vicino a te, la rabbia e l'odio di tuo padre.

Ti fai eco di questo sentimento: li senti dentro di te.

E non li vuoi vivere.

L'odio e la rabbia di tuo padre, ti creano un'ansia grandissima.

E tu cerchi di risolverli avvicinandoti alla gioia. Ma fai subito un passo oltre: la fondi con il dolore.

E questa a l c h i m i a ti permette di non sentire più nulla. Di avere dentro di te, il cielo stellato di una notte che ti da risposte.

§

Vedi: per me, AnnaGhiaccio: il problema non sei tu.

Tu non hai niente di sbagliato.

E, osserva bene, non sto giudicando nessuno vicino a te.

Ti sto solo dicendo che io, Pavél, penso che tuo padre provi sentimenti di rabbia fortissimi.

E tu cerchi, come puoi, di risolverli.

Posso sbagliare ma il problema io lo vedo in quest'uomo.

§

Ma tu hai 18 anni e, nei fatti, cosa puoi fare?

Io ti chiedo solo di resistere.

Fai l'Università (se vuoi).

Poi cercati una stanza da qualche parte.

Un lavoro.

Sii creativa.

Lavora.

E il tempo ti porterà a sussurrarti parole d'amore.

Il tempo di insegnerà, di nuovo, parole d'amore, AnnaGhiaccio.

E come ogni neige quebeocoise, alla fin fine, cede all'estate di Montrèal, così tu.

Alla fine, il pesco che hai esattamente al centro del cuore, fiorirà.

Ma fiorità a patto che tu costruisca una distanza dalla rabbia che senti nei tuoi genitori.

§

Come sia, che tu ce la faccia o no, Anna, resisti.

Stringi i denti e vai avanti.

Io ho fiducia in te.

Pavely II

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  A.M. il Lun Gen 04, 2016 5:27 pm

Forse dovresti frequentare un ragazzo maturo, serio e comprensivo, ed innamorato, piuttosto che ragazzi più superficiali che antepongono l'atto sessuale al tuo benessere psicofisico.

A.M.

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  newnew il Lun Gen 04, 2016 8:36 pm



a trovarne Very Happy

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  annaghiaccio il Mer Gen 06, 2016 12:41 pm

@Pavely
Devo ammettere che mi sarà capitato 2 volte fin ora che qualcuno dedicasse tanto tempo ed energia: u n  g r a z i e  i n f i n i t o, soprattutto per la fiducia! flower

Mi sono sempre chiesta se fosse meglio provare dolore o non provare nulla ma ancora non mi è del tutto chiaro.
Sono d'accordo su ogni cosa che dici, solo una precisione: non credo sia la rabbia di mio padre, piuttosto sono la sua superficialità e il suo disinteresse nei miei confronti che generano rabbia in me, una rabbia che cresce ormai da tutta una vita (per quanto breve possa essere quella che ho vissuto fin ora data la mia giovane età) e mi porta a non Voler sentire nulla.

P.S erano secoli che non sentivo la parola RESISTERE O RESISTI, di solito le persone mi dicono "lascia perdere, non preoccupartene o fregatene"

annaghiaccio

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  newnew il Mer Gen 06, 2016 5:49 pm

Con i nostri consigli potrai diventare una depressa DOC ...

newnew

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  Pavely II il Gio Gen 07, 2016 11:31 am

annaghiaccio ha scritto:@Pavely
Devo ammettere che mi sarà capitato 2 volte fin ora che qualcuno dedicasse tanto tempo ed energia: u n  g r a z i e  i n f i n i t o, soprattutto per la fiducia! flower

Mi sono sempre chiesta se fosse meglio provare dolore o non provare nulla ma ancora non mi è del tutto chiaro.
Sono d'accordo su ogni cosa che dici, solo una precisione: non credo sia la rabbia di mio padre, piuttosto sono la sua superficialità e il suo disinteresse nei miei confronti che generano rabbia in me, una rabbia che cresce ormai da tutta una vita (per quanto breve possa essere quella che ho vissuto fin ora data la mia giovane età) e mi porta a non Voler sentire nulla.

P.S erano secoli che non sentivo la parola RESISTERE O RESISTI, di solito le persone mi dicono "lascia perdere, non preoccupartene o fregatene"

Che tu abbia pochi o tanti anni, io penso AnnaGhiaccio che non significhi poi molto.

A 18 anni, puoi essere la persona più intelligente e più saggia del mondo e aver vissuto esperienze che persone, a 100 anni, non hanno mai desiderato o non hanno mai incontrato.

Io sento di volerti dire una cosa. Non ho nessun titolo per dirtela, sicuramente - pensandoci a mente fredda - potrei sbagliare... pure considero valore farlo, mi è importante farlo, mi è necessario, credimi.

Ciò che voglio dirti è che il disinteresse e la superficialità è una forma di rabbia e di odio.

Tento di spiegarmi: immagina una persona che passa per strada, vede una persona in difficoltà - magari un clochard, un barbone, dico - e non fa nulla, non prova neanche a vedere se in tasca abbia 10, 20 centesimi per darglieli, non vuole fermarsi, lo considera inutile.

Osservando questa persona, tu diresti che il suo comportamento sia indifferenza. Io ti dico di no. Esattamente: chi ama, chi è in pace con il mondo, si ferma. Chi ama veramente è felice. E quando si è felici la tristezza del mondo è un obiettivo da colmare, è pace da dare, è significato da conferire.

L'appiattimento dei sentimenti, l'indifferenza, è un qualcosa che viene dopo che hai provato dolore. Credimi: le persone che passano davanti ad un clochard senza rivolgergli neanche uno sguardo non soffrono poi tanto. Semplicemente, provano f a s t i d i o. Il fastidio che provano - ed è un'emozione, credimi - lo puo anche chiamare irritazione.

Certo: interviene l'educazione. Se vedi un clochard per strada, tiri diritto, interviene un ca§§o di superego, di controllo interiore, che ti fa dire: "Ma no... ma neanche mi fermo...". Un istante e cancelli dalla mente l'immagine dell'uomo in difficoltà lungo la strada. Ma cancellare l'immagine di un uomo in difficoltà, credimi, implica un atto di odio e di rabbia grande. Che è piccolo, che dura un istante, di cui non ti accorgi.

L'indifferenza maschera l'odio.

Immagina una mamma che non dà importanza ai sentimenti di suo figlio.

Magari, il bambino si è fatto male, ma lei è una donna superficiale, gli dice: "Ma dai... non fare tante storie... non ti sei fatto nulla".

Osservandola, tu potresti dire che il suo comportamento è di totale disinteresse. No. In verità, quella donna prova fastidio, prova irritazione, prova una forma di odio che non è capace di comprendere e verbalizzare: nei fatti vorrebbe essere altrove e vorrebbe che l'incidente del figlio non fosse mai accaduto.

Non è un odio estremo: non è quella rabbia che ti fa urlare, spaccare i piatti, sentirti non ascoltata.

E' un odio tacito, un sentirsi differenti, un sentirsi superiori. E' un dirsi: "Io sto bene, tu no e quello che provi, vedi, non è importante".

Facciamo un terzo esempio: immagina che in una classe due bulli, prendono un bambino da parte e lo umiliano. Tu vedi, i compagni passare e non fare nulla: non rimangono, non partecipano, vanno via.

E' indifferenza la loro? No.

Se davanti al dolore, ai sentimenti di una persona, vai via, odi.

Odi chi fa del male, odi chi prova del male, odi te stesso.

§

Ma l'odio e la rabbia da dove nascono?

Nascono dalla PAURA, AnnaGhiaccio.

L'indifferenza nasce dalla Paura.

La superficialità - se non è stupidità, ti prego, osserva bene... - nasce dalla Paura.

Dare poco valore alle cose.

Allontanarle.

Avere paura della paura.

§

Ritorniamo all'esempio della persona che vede un clochard per strada e tira dritto.

Chi passa ha paura di finire come lui, ha paura di perdere tutto, ha paura della povertà.

Dalla paura, l'odio: rabbia infantile verso chi non ce la fa, rabbia verso chi è stupido, sensazione di sentirsi superiori, sensazioni di ciò che ci appartiene e che non vogliamo condividere.

Chi ama veramente, ti sto dicendo, diventa empatico.

Fai uno sforzo di immaginazione: immagina un uomo con una barba ben curata, denti forti e bianchi, un cappotto elegante. Occhi che gli brillano, di un nero opale che t'affascina. Ecco, si ferma, tira fuori il suo portafoglio e dà cinque euro al clochard.

E' un uomo in armonia con sé stesso, non fermo sull'odio, felice, sereno, propositivo.

Ha fiducia in sé stesso, si sente in armonia con gli altri: aveva cinque euro, così, li ha voluti condividere.

Cerca di sentire l'armonia nel suo cuore. Quel vento che stormisce le foglie, che passa nel cielo esatto della sua anima.

Magari, si ferma un istante, si tira su, va via.

Osserva: proprio perché si è fermato, è evidente che hai le prove che non odi nessuno.

§

Non accettare la giustificazione che il lavoro o i doveri ti permettano di non essere empatica o indifferente.

Ci saranno persone che ti diranno: "Sai... lavoro... quindi non ho tempo di aiutare le persone".

Ascoltami: chi parla così, sta male. Sta male perché un sistema economico bastarda lo porta fuori casa dieci, dodici ore e si sente sfruttato (e odia il mondo per questo).

Se stai fuori casa, se la vita ti ha i n c a s t r a t o, se l'unica cosa che vorresti è mandare tutti a fan§§lo e andare via, è chiaro che odi. Ma la giustificazione che senti... "Ho delle cose da fare, sai, non ho tempo di aiutarti..." è una scusa.

E' una scusa: significa occhio e croce: "Non sei importante, mi stai sulle pal§e, non mi rompere i cog§§oni" (cioè: odio).

Sono persone che si incazzano con te o con chi è in difficoltà perché la vita gli sta facendo sputare sangue.

§

L'indifferenza nasconde una grande rabbia.

E spesso anche un grandissimo odio.

Poi, vedi, è chiaro che rabbia e odio portino una persona a non pensare a te o a chi è difficoltà e arrivare ad altro. Al lavoro, alle proprie passioni.

L'indifferenza è un odio c i v i l e. Un odio e d u c a t o. Un odio t o l l e r a t o. Ma sempre un sentimento ingiustificabile.

§

Ti sto dicendo: se un padre è indifferente verso la figlia, quel padre ha dei problemi.

Attenzione: non giudico nessuno. Non ti sto dicento che tuo padre è così o colà... (chi lo conosce?).

Ti sto dicendo che tuo padre prova rabbia.

E, credimi, capirla, quella rabbia, ti permette di capire la tua di vita.

§

So di essere stato oscuro...

Comunque, in questo periodo così dificile che ti ha portata in un forum sulla depressione, ci tengo a dirti: "Resisti".

Se riesci a capire perché tuo padre odia e cosa odia... potrai capire molto di ciò che ti sta accadendo.

Ma ti ci vuole tempo.

E domande.

Che magari lui non vuole arricchire di alcuna risposta.

§

Questo perché chi odia, diciamo, non è molto collaborativo e ci vuole una pazienza della madonna per fermarlo alla necessaria maturità di essere adulto.


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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  annaghiaccio il Gio Gen 07, 2016 4:12 pm

@newnew

Hahaha spererei di no in realtà, anche perchè lo sono stata per un anno e mezzo fino a febbraio dello scorso anno. (Credo) di esserne uscita, forse non al 100% ma ora che sto "bene" vorrei cercare di risolvere questi piccoli problemi che avevo buttato in fondo alla lista Wink

@Pavely

Riuscire a creare un dialogo del genere con mio padre la vedo una cosa improbabile (in realtà vale per qualsiasi dialogo).
Purtroppo la cosa dipende molto anche da me; mi mette a disagio parlarci o tante volte anche rimanere troppo tempo nella stessa stanza con lui, non so perchè, solo che è così da sempre. Penso anche che sia una cosa cattiva e brutta quella che provo, perchè credo che lui sia convinto di essere ed essere stato un buon padre e da un lato è vero, non mi ha mai fatto mancare nulla, tranne la cosa di cui ho e avevo bisogno, cioè l' affetto.

Resisto.

annaghiaccio

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  Pavely II il Gio Gen 07, 2016 5:13 pm

Riflettevo su 'sta cosa del dialogo con i genitori.

E mi permetto di scriverti, AnnaGhiaccio perché anch'io, come te, non sono mai riuscito a parlare con mio padre, non ho mai potuto costruire un rapporto con lui (anche ora che ha 71 anni), come te mi innervosivo immensamente quando mi era seduto accanto.

Effettivamente, quando la vado a trovare, lui - come tuo padre - è perfettamente convinto di essere stato un buon genitore e di non avermi mai fatto mancare nulla e, quindi, non si spiega, non si è mai spiegato, la mia profondissima depressione. Il mio non riuscire ad arrivare al mondo.

So di aver odiato mio padre. So di aver sempre provato un'ansia grandissima quando lui entrava nella stessa stanza in cui io ero. So che non sono mai riuscito a parlargli veramente, so che ho provato odio e fastidio e rabbia verso di lui. E mentre scrivo questo, mi chiedo la ragione... pure è accaduto.

Deve essere questa cosa di come non riusciamo a parlare con i nostri padri che mi spinge, in questo pomeriggio, a scrivere.

§

Quest'anno farò - dico il 4 agosto - 40 anni.

A questa età ho capito una cosa.

La scrivo qui perché farlo è, per me, importante e, forse, può esserti di un qualche aiuto.

Per tantissimi anni, anche quando ero nella "depressione maggiore", mi sono chiesto come nasca il rapporto tra genitori e figli. (E con il rapporto, il dialogo...).

Oggi, sono arrivato alla conclusione che nasca dalla amicizie e dalle conoscenze.

§

Tento di spiegarmi: quando ad un uomo nasce un figlio, il suo primo gesto è quello, momentaneamente, di allontanarsi dalle amicizie.

E' un percorso naturale: l'uomo deve proteggere il nido, la moglie, il bambino. E non sono ammesse "assenze", non sono ammesse "distrazioni".

Attorno alla mia età, gli amici si sposano; ti invitano al matrimonio, hanno bambini. E tu sei li, magari ti invitano, porti dei regali, vedi le mogli allattare, vedi il tuo amico stravolto perché, cavolo, non riesce a dormire la notte, lo vedi distratto, pensieroso, preoccupato per i soldi.

La nascita di un figlio porta - nelle relazioni maschili di amicizia - una profonda rivoluzione. Possono esserci distacchi e l'amico scapolo, magari, si trova a disagio a frequentare l'amico 'papà'. Oppure, certe amicizie si rinsaldano, magari perché due amici hanno i propri figli proprio nello stesso tempo e i figli degli amici, a volte, diventano a loro volta amici.

§

Però...

In psicoanalisi il passaggio tra il "Gruppo", diciamo... la "Comitiva"... e la Famiglia è un passaggio delicato.

Gli amici ci devono essere. Non devono scomparire e il legame di amicizia deve essere riformulato. Pure: se qualcosa non va in questi legami di amicizia, allora il rapporto tra il genitore e il bambino esce fuori sbagliato.

Tento di spiegarmi: cosa accade se un uomo considera gli amici alla stessa stregua di prima. Ad esempio, può accadere - per fare un primo esempio - che un padre esca con gli amici come se nulla fosse successo... magari la sera torna alle 9 perché è passato per il bar. E non dovrebbe farlo e lo sa ma non può farci nulla.

Oppure: cosa accade se il padre in questione è una persona socievolissima e lo stare intere serate in casa, solo con il bambino e la moglie gli crea angoscia...

Perché uscire quando un bimbo è piccolo... è difficile. Perché magari vai in pizzeria, sai che tuo figlio piange, sai che tua moglie è in apprensione, sai che vorrebbe stare in casa e allora devi tornare... e devi stringere la mano ai tuoi amici e dirgli: "Dai... alla prossima... ora dobbiamo salutarci".

Alle volte, gli amici ci sono ugualmente, vengono a casa. E magari vogliono aiutarti, darti consigli. Ma li interviene la tua famiglia di origine. I suoceri, i fratelli, le sorelle. La famiglia si 'stringe' attorno al nuovo nato e non permette agli amici di esserci: non hanno diritti. Che diritto può mai avere un amico su di un bambino?

Crescere il bambino o la bambina è un compito dei genitori e della famiglia (dei nonni... degli zii). Gli amici non c'entrano nulla. (Ed è un errore... credimi).

§

Ora: analizza i legami di amicizia di tuo padre.

E analizza quanta importanza lui dia a questi legami rispetto a te.

A volte, il passaggio - intendo nella mente maschile - tra l'uomo che lavora e parla con gli amici ed essere papà è difficile.

Ad esempio: il mio andò in crisi proprio perché non riusciva ad abbandonare gli amici del lavoro. Il tempo che passava con loro...

MIa madre, che quand'ero piccolo io lavorava, gli chiedeva di stare sempre di più a casa... gli chiedeva di essere presente... pure lui non ce la faceva. Non ce la faceva a mollare le amicizie e il lavoro per stare a casa.

(Intendo: la rivoluzione del "congedo di paternità" è cosa recentissima... credimi... e di certo subordinata al congedo della mamma... una disuguaglianza di genere incomprensibile: quando un bambino nasce entrambi i genitori dovrebbero stare a casa per lo stesso identico tempo... ma questo non accade).

Finì che mia madre dovette lasciare il lavoro.

E questa cosa generò in lei un odio - ne sono sicuro - verso mio padre...

§

Delle amicizie "sane" sanno insegnarti il contesto e creano l'ambiente giusto affinché un uomo diventi padre.

Delle amicizie sbagliate, posso portare un uomo che ha avuto un figlio a non capire e a non costruire un rapporto armonioso tra padre e figlio.

Ora... la mia "ipotesi" è che tu non abbia osservato questo legame in tuo padre. Probabilmente, non hai riflettuto sulle sue scelte. Probabilmente, senti che lui esce ogni giorno, senti che lui sta con i suoi amici... ti senti esclusa.

E provi rabbia.

Perché magari inconsciamente credi: "Non sono interessante ai suo occhi".

§

Ciò che forse non osservi è questo: sono le amicizie a portarti alla genitorialità.

E' una conseguenza.

Quando arriverai a 40 anni... lo vedrai con le tue amiche.

Vedrai che diventa - in un certo modo - una scelta: il gruppo amicale ti dice: "E' giunto il momento di farlo... facciamolo".

Ricordo che anni fa, ad esempio, lessi delle statistiche interessantissime sugli intervalli in cui "amiche del cuore" sono diventate mamme.

E' buffo sai? Di solito, i tempi coincidevano.

§

Se ti stai chiedendo la ragione per cui - oggi - in Europa si fanno pochi figli è proprio perché l'amicizia sta diventando qualcosa di difficile da costruire (ma questo anche per ragioni di tempo... ragioni oggettive di tempo, si... lavorando tutto il giorno è difficilissimo socializzare... ma le ragioni sono molteplici....).

§

Osserva lo schema disfunzionale: "Gli amici sono importanti/la famiglia viene al secondo posto ma ex aequo...".

E' una contraddizione difficile da districare, credimi.

Mi piacerebbe, così, sapere qual è l'importanza che tuo padre dà ai suoi amici. Al lavoro.

E se tu ti senti parimenti importante (e dovresti, credimi, dovresti davvero...).

§

Niente... volevo solo scrivere questo.

Pavely II

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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  annaghiaccio il Ven Gen 08, 2016 10:14 pm

Io non saprei dare una risposta giusta, posso solo dirti ciò che vedo e sento: lui lavora tutti i giorni e dopo il lavoro viene subito a casa, tranne la domenica che si concede (o meglio, mia madre gli concede) la giornata fuori al bar per chiacchierare o fare qualche partita a carte.

So che aveva un sacco di amici perchè ovunque (davvero ovunque) ci troviamo riesce sempre a trovare qualcuno da salutare e con cui scambiare due parole.
Ciò mi fa pensare che fosse una persona socievole e aperta, anzi, che lo è tutt'ora! Ha sempre la battuta pronta (che non fa ridere in realtà, ma ci sta!) con camerieri al ristorante, la commessa del supermercato, i professori, i miei amici (anche quelli che non conosce e incontra quando viene a prendermi a qualche festa o altro), con chiunque.

E' sempre felice quando incontra una vecchia conoscenza. Parla e sorride in un modo che non ha mai fatto con me.

Quando ero alle elementari e all'inizio delle medie avrei dato chissà cosa per essere guardata ed ascoltata in quel modo, ed infatti per cercare attenzione davo il massimo a scuola, cercavo di eccellere in ogni materia.
Non fu molto utile, anzi lo avevo abituato talmente bene che se portavo a casa un 9 la risposta era "solo?", ironico ovviamente ma era per farla breve, non sapeva nemmeno in quale materia; fosse stato un 7 "come mai? si è sbagliato il professore?", di nuovo ironico, solo sulla seconda domanda però. La prima era seria ma anche se provavo a dare una risposta vedevo che non mi stava ascoltando sul serio, era preso dalla tv (non lo faceva con cattiveria ma semplicemente era distratto): a me andava comoda come situazione perchè anche se raccontavo bugie su bugie non fregava a nessuno e non venivo mai "sgamata" perchè per loro (i miei, entrambi) ero una figlia-studentessa modello.

Il problema è che ho sbagliato approccio con loro (ma cosa potevo saperne a cinque anni e mezzo): di solito i genitori (almeno quelli che conosco) vorrebbero una figlia brava a scuola e che non crei problemi, beh i miei no. Loro adorano mio fratello con due anni in meno di me (non lo dicono ma si vede un sacco) perchè è estroverso, pigro con la scuola, non si preoccupa di nulla e sono Contentissimi quando sanno che viene promosso, anche se la media dei voti fa schifo!

Comunque...forse sto divagando troppo.

Le volte in cui vedevo mio padre con qualche amico "nuovo" erano gli altri padri degli amici di mio fratello, con cui passava il tempo chiacchierando mentre i figli si allenavano o giocavano le partite di calcio. Ora nemmeno quello perchè mio fratello non gioca più.
I papà dei coetanei di mio fratello sono molto più giovani di lui; era già in età avanzata quando ha avuto me, ha fatto baldoria da giovane, lo ammette lui stesso, quindi i suoi "coscritti" hanno figli già adulti adulti, magari anche qualche nipote.

Questo è ciò che fa in sintesi: Casa-Lavoro-Casa-Lavoro-Bar-Casa-Lavoro-Casa-Lavoro-Bar...




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Re: Adolescenza o altro?

Messaggio  newnew il Ven Gen 08, 2016 10:46 pm

quando ne incontrerai uno che si comporta come lui probabilmente ti innamorerai...

comunque, non ti picchia, non vi ha portato in rovina, non vi ha portato vergogne o drammi, secondo me va alla grande e tu ti faresti del bene ad apprezzare quello che è e quello che dà e a moderare le pretese ... è da te che devi pretendere non dagli altri, la chiave per la tua felicità è nelle tue azioni e abitudini, nei tuoi pensieri, nei tuoi desideri, nei tuoi ragionamenti, non è in quello che fanno o non fanno gli altri...

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