Qualcuno ha voglia di parlare?

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Qualcuno ha voglia di parlare?

Messaggio  Martaina il Sab Dic 05, 2015 7:57 pm

Ciao a tutti, so che è sabato sera e molti saranno a divertirsi ma per me è proprio un momento no.
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Martaina

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Re: Qualcuno ha voglia di parlare?

Messaggio  andre75 il Sab Dic 05, 2015 10:14 pm

Ciao..allora siamo in due..cosa c'è che non va?

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Messaggio  daniele72 il Ven Gen 15, 2016 12:41 pm

Ciao! Soffro di depressione da 15 anni; nonostante gli antidepressivi e la psicoterapia non riesco ad integrarmi nel lavoro, farmi degli amici, od avere una relazione. In pratica, lavoro mangio e dormo, e sono sempre più stanco e sfiduciato. Guarirò mai?

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Re: Qualcuno ha voglia di parlare?

Messaggio  Pavely II il Sab Gen 16, 2016 10:37 am

Mi dispiace tantissimo di sentirti così.

§

Se ti va, prova a leggere ciò che un grande intellettuale del novecento, Antomio Gramsci (possibile che tu lo abbia fatto a scuola... non so...) scriveva
il 1 gennaio 1916, sul giornale Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole.

Sostituisci il termine 'capodanno' con 'sabato'.

La domanda che devi porti è: ma chi lo ha detto che ci si debba divertire solo il sabato?

Osserva: essere obbligati a divertirsi a date 'fisse' (come il sabato, come capodanno) equivale a declinare all'imperativo il verbo amare (Ama!).

Ma i sentimenti - e la felicità, ti prego, considera, è un sentimento - non tollerano imperativi: non puoi obbligare una persona ad avere paura quando ama... oppure non puoi costringerla a provare gioia fisica quando odia qualcosa... (non puoi convincermi, cioè, che i broccoli mi piacciano...). Oppure, non puoi dire ad una persona che sta provando affetto quando è triste e via così.

Tanti dei ragazzi che immagini fuori, calano droghe, bevono, si impongono di essere felici ma, in realtà, non lo sono.

A Roma si dice: "Ho fatto la serata...". E non hai idea di quante persone mentano sulla felicità di questi sabati sera.

Gramsci spiegò come sia stupido legare determinate emozioni a determinati momenti.

...

Per il resto... ti incoraggio a resiste.

Ad amarti.

A non essere una giudice così dura con te stessa.

§

L'articolo di Gramsci.

"Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati."



Pavely II

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