La malattia mentale

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La malattia mentale

Messaggio  Azrael il Sab Nov 21, 2015 8:13 pm

Riprendo un'affermazione di un vecchio post per introdurre il discorso:

Io credo che la Depressione vada inclusa nell'alveo della Psichiatria e come tale essere descritta come "malattia".

Ho discusso ampliamente con un "luminare" della psichiatria al riguardo. Esistono almeno cinque definizioni di malattie mentali: Criterio della normalità statistica, Criterio dell’integrazione socioculturale, Criterio della sofferenza personale, Criterio dell’etichettamento e Criterio sintomatico-descrittivo. Ognuno di questi ha le su falle e non-sensi alla Wittgenstein.

La domanda è: "Cos'è la malattia?" Il concetto condiviso è che è un'anomalia da anomalos (diverso). Ma dunque perchè l'omosessualità ad esempio non è una malattia se l'omosessuale è diverso dalla maggioranza? Contraddizioni del DSM...ma non apriamo un portone...

La seconda domanda, visto che alla prima non si riesce a dare una risposta è: "La malattia è biologica o non biologica?" Ebbene, si crede che almeno qui la risposta sia certa, è biologica in quanto è una anomalia del cervello, dunque per questo biologica. Il neurologo spiegherebbe la depressione come una carenza di neurotrasmettitori all'interno delle sinapsi, infatti i farmaci non fanno altro che ricaptare dopamina, noradrenalina, adrenalina, ecc... all'interno delle vescicole.

Ma, terza domanda: "cosa provoca queste carenze?" Non si sa con precisione. Senza richiamare il concetto di spirito e anima e addentrarsi nella teologia per spiegare appunto le malattie dell'anima sarebbe meglio ritornare a bomba alla prima domanda e riformularla dicendo "Dove sta l'anomalia?". Chi ci dice che cosa è sintomo di anomalia o malattia? Forse sostenere un pensiero opposto al nostro è malattia?

Il dr. Griesinger è l'essere umano a cui viene imputata la responsabilità di aver affermato che le malattie mentali sono malattie del cervello, dando inizio probabilmente al più tragico errore scientifico della storia dell'evoluzione della conoscenza umana. E' stato provato che non c'è nulla che non vada nel cervello di un depresso se non il fatto stesso che è depresso, perciò il neurologo vedrà nello screening che l'attività cerebrale è appunto quella di un depresso cioè "ribassata".
Se i pensieri "malati" derivassero da un cervello malato in quanto sono anomali allora chiunque esprima un pensiero diverso dalla maggioranza o errato sarebbe un malato. Come a dire che il nazismo o lo stalinismo sono ideologie paventate da individui malati. E chi sostiene questo, è forse malato perchè contrario ad un pensiero che è opposto al suo? La situazione si complica. Se una donna che non conosciamo si avvicina a noi e ci dice che siamo i suoi figli noi penseremmo sia malata mentalmente perchè il suo pensiero è errato, ma giudicheremmo tale il miliardo di persone che nel mondo credono alla reincarnazione? No. Ebbene l'errore o la diversità non è un criterio valido. Dunque cosa determina la malattia?

Esistono decine di esempi come questo, tutti mostrerebbero che non esiste esperienza umana che non sia stata considerata sensata in qualche cultura o epoca, o che, al contrario, non possa diventare insensata in altre culture e epoche. Mentre non sembrano esserci differenze sostanziali sul modo di funzionare del cuore e dei polmoni di un buddista e di un cattolico, nell'anno mille o alla fine del ventesimo secolo, il loro cervello sembra funzionare in un modo del tutto diverso e elaborare via via concetti e idee sempre nuove. E' sano il cervello occidentale che pensa che finiamo con la nostra morte fisica, o lo è quello orientale che crede alla reincarnazione? Erano sani i cervelli di coloro che pensavano che il sole girasse intorno alla terra e che questa fosse piatta? E cos'é che ha reso prima sani, poi malati, poi di nuovo sani, i cervelli di quelli che pensano di fare l'amore con persone del loro stesso sesso? E che dire dei cervelli degli psichiatri che hanno pensato che questa fosse una malattia?

Tutto questo non ha senso. Invece di continuare a tracciare grossolane e tragiche suddivisioni di tutti i possibili pensieri che possono passarci per testa, dovremmo accettare la verità elementare che il pensare non determina i contenuti dei pensieri. In altre parole, i meccanismi biochimici che rendono possibile l'elaborazione di quanto sto scrivendo, non sono causa (né responsabili) delle mie idee.

L'unico modo tollerabile di far cambiare idea ad una persona è il confronto. Si può usare anche la minaccia e il terrore, ma in questo caso non si cambia idea, si smette solo di comunicarla in pubblico. Se agiamo sul pensare, sui meccanismi biochimici e cerebrali che rendono possibili i pensieri, noi non agiamo su quella idea ma sulla capacità generale di essere una persona razionale e sensata. Tentare di far smettere qualcuno di pensare di essere Napoleone iniettandogli uno psicofarmaco, equivale a tentare di far paura a qualcuno iniettandogli qualche sostanza che stimoli la secrezione di adrenalina. Nell'un caso e nell'altro non c'é vera identità, né vera paura.

Forse tutto ci sembrerebbe meno confuso se accettassimo che:
" Ragione e Non-ragione sono entrambe dei modi di conoscenza. La follia è un modo di conoscere, un'altra maniera di esplorazione empirica sia del mondo 'interiore' che di quello 'esterno' ". (COOPER D.)
Quelli che chiamiamo deliri non sono altro se non ragionamenti non condivisi. La loro patologia non è data tanto dal fatto che essi siano necessariamente errati, quanto dal fatto che non siano condivisi. Questo spiega il significato di quel fenomeno, altrimenti inspiegabile, che fa sì che taluni sintomi di malattia mentale possono smettere di essere tali e, al contrario, alcune idee prima condivise possono entrare a far parte della diagnostica psichiatrica.

Naturalmente nessuno di noi accetterebbe di dire che l'unica differenza fra il nostro modo di ragionare e quello di un malato di mente sta solo nel grado di condivisione che il nostro contesto esprime nei nostri confronti. Accettare il fatto che il ragionamento dell'altro abbia un valore, significa ritenere le persone che definiamo malate come una minoranza perseguitata e discriminata in ragione delle proprie idee.

Il paradosso in cui l'apparente ovvietà del giudizio psichiatrico ci intrappola, può essere chiarito da questa riflessione:

"...se ciò che rende le espressioni 'schizofreniche' 'sintomi' è il fatto che siano incomprensibili, rimangono ancora tali quando non lo sono più? E se tali espressioni divengono comprensibili, perché rinchiudere nei manicomi coloro che le esprimono? E ancora: perché rinchiudere delle persone anche se le loro espressioni sono incomprensibili?"

I sintomi della malattia mentale sono tali perché sono comportamenti e idee che non riusciamo a capire. Se ci trovassimo davvero in campo medico, ciò costituirebbe un paradosso. La natura dei sintomi psichiatrici non ha niente a che vedere con la malattia organica di cui dovrebbero essere i segni. La febbre è un evento fisico che indica un processo che sta avvenendo nel nostro organismo. Ma di quale processo biochimico è sintomo la paura che qualcuno mi voglia uccidere? E come è possibile che questa stessa paura sia considerata per alcuni di noi segno di un buon funzionamento cerebrale, mentre per altri sintomo psichiatrico fra i più gravi?

L'esperimento di Rosenham, condotto da professionisti americani e più volte citato nei testi di critica alla psichiatria (cfr. ANTONUCCI G. 1986; FORTI L. 1975) , è un'altra prova dell'assurda pretesa della psichiatria di saper e poter distinguere il sano dal folle. Un gruppo di professionisti si presentarono in una serie di strutture psichiatriche con vario orientamento terapeutico cercando di farsi ricoverare. Tutti affermavano di aver udito delle voci che in maniera confusa affermavano cose come 'inutile' o 'vuoto'. Durante il colloquio di ammissione i pazienti avevano risposto alle domande correttamente riguardo alla loro situazione sociale, le loro esperienze e i loro rapporti. Subito dopo il ricovero avevano smesso di lamentare il sintomo per il quale erano stati ricoverati e avevano preso a collaborare attivamente con il personale.

Per tutta la durata del ricovero nessun membro dell'èquipe aveva avanzato dubbi circa la loro malattia. Nel loro rapporto gli sperimentatori citano il fatto paradossale che gli unici a nutrire dubbi sulla loro identità, erano stati altri ricoverati che li avevano accusati di non essere pazienti ma persone che erano lì per una qualche ricerca o controllo. Che i pazienti siano osservatori sensibili e attenti della realtà non deve stupirci, quello che invece bisogna chiedersi, e che gli sperimentatori dimenticano di segnalare nel loro rapporto, è se questi ricoverati che li avevano riconosciuti e, probabilmente, denunciati ai medici del reparto, siano stati curati di questo loro delirio. E, in caso di risposta affermativa, cosa avevano pensato questi terapeuti quando era stato loro rivelato che i loro pazienti avevano ragione? Come avevano giustificato questo errore? E come poteva essere evitato?

In psichiatria non ci troviamo mai davanti a delle terapie, ma a degli esperimenti. Le cose che gli psichiatri fanno non servono a curare quanto a dimostrare l'esistenza della malattia mentale. Come scrive SZASZ:
"Per stabilire la natura organica della paralisi, i ricercatori medici studiarono il cervello dei cadaveri dei paretici e cercarono di definire e di dimostrare l'istopatologia della malattia. Non cercarono però di dimostrare che la paralisi era una malattia organica del cervello, mutilando il corpo del paretico, chiamando questa una 'cura' e facendo illazioni da tale intervento 'terapeutico' sulla natura della malattia. Comunque la lobotomia, così come lo shock da insulina prima e l'elettroshock poi, furono introdotti nella psichiatria, e il loro impiego fu giustificato, in basa ad un simile pervertimento della logica e del metodo scientifico". (SZASZ T.)


Lo stesso MONIZ, premio nobel per la medicina e sperimentatore di uno degli interventi più radicali che la psichiatria abbia mai sperimentato su cavie viventi, "...riconosce che il suo scopo nello sperimentare la lobotomia sugli esseri umani non era quello di trovare una cura per la 'psicosi' ma un supporto ideologico alla 'psichiatria organicistica' (...): All'epoca del mio primo tentativo, nella comprensibile ansia di quel momento, tutte le paure furono spazzate via dalla speranza di ottenere risultati favorevoli. Se fossimo riusciti a eliminare certi complessi sintomatici di natura psichica, distruggendo i gruppi di connessione delle cellule, avremmo dimostrato in modo inequivocabile che le funzioni psichiche e le zone del cervello che contribuivano alla loro elaborazione erano in stretta relazione. Questo sarebbe stato un grande passo avanti e un fatto fondamentale nello studio delle funzioni psichiche su basi organiche" (SZASZ T.)

Questo modo di sragionare non è frutto di una psichiatria arcaica, ma è fondamento della stessa logica psichiatrica. Negli stessi termini vanno giudicate tutte le terapie che di volta in volta gli psichiatri ci propongono o propongono ai nostri cari. Ciò vale anche per gli psicofarmaci. Scrive SZASZ:
"Il fatto, per esempio, che i cosiddetti tranquillanti maggiori influiscano sul comportamento degli psicotici in modi che molta gente considera desiderabili 'prova' che i 'pazienti' così 'curati' soffrono di una 'malattia mentale' che ha una 'base organica' "(SZASZ T.)

Il ragionamento che ne sta alla base suona più o meno così
"...siccome il comportamento di persone dette 'schizofreniche' può essere cambiato dai farmaci, la schizofrenia è una malattia. Che questa argomentazione, così popolare oggi in psichiatria, sia falsa, lo si può dimostrare facilmente sostenendo un'argomentazione parallela: siccome il comportamento della gente comune o cosiddetta normale, si può cambiare dando loro alcool, che è un farmaco, la normalità è una malattia e l'assunzione di alcoolici una cura" (SZASZ T. 1984, pag. 121)
Ad ogni modo tutti gli sperimentatori furoni dimessi dopo qualche settimana con la diagnosi di schizofrenia (in un solo caso di psicosi maniaco-depressiva) e la prescrizione di terapia domiciliare.
Che cos'é dunque la schizofrenia? A prima vista sembra solo una definizione che delle persone sono autorizzate ad applicare ad altre riguardo quanto queste dicono di se stesse (o altri riferiscono di loro). Possiamo dire che la schizofrenia non sta nella testa di chi subisce questa diagnosi, ma nella testa di chi la fa. Con lo stesso arbitrio con cui noi vediamo nel comportamento di uno schizofrenico, possiamo vedervi e leggervi ogni altro significato umano o sovraumano. Niente vieta a nessuno di noi di pensare che egli sia un indemoniato, un ribelle, un immaturo, un extraterrestre, piuttosto che un malato. Le prove che possiamo portare a sostegno di ognuna di queste nostre affermazioni, infatti, stanno in quello che noi percepiamo del suo comportamento o comprendiamo delle sue ragioni. Non c'è alcuna differenza, dal punto di vista scientifico e conoscitivo, nel definire un paziente un malato o un ribelle, nessuna di queste definizioni ci dice la verità su di lui. La differenza fra queste due affermazioni è solo operativa: consiste in ciò che ci è possibile fare a e di lui.

Naturalmente anche per l'esperimento di Rosenham è possibile sollevare dubbi circa la professionalità di coloro che accettarono i ricoveri ed elaborarono quelle diagnosi. Come è comprensibile molti sfidarono Rosenahm a ripetere l'esperimento presso la loro struttura dove sicuramente un errore del genere non poteva verificarsi. La diagnosi di schizofrenia non ha equivalenti, per quanto riguarda ai danni fisici, psichici e sociali che può determinare su chi è così definito, in nessuna altra diagnosi medica. Il grado di invalidazione delle nostre azioni, della nostra libertà di scelta, dei nostri giudizi, della nostra identità e personalità civile, dei nostri affetti, è pressoché totale. Se non esiste alcun danno dimostrabile alla base della diagnosi di schizofrenia, esistono danni drammatici e dimostrabili che l'applicazione di questa diagnosi provoca nella vita organica, psichica e sociale delle persone. Parlare in psichiatria di errore è un eufemismo. In ogni caso si tratta di un orrore.

Rosenham rispose alla sfida dei suoi colleghi variando il tema del suo esperimento. Alcuni falsi pazienti avrebbero tentato, nei tre mesi successivi, di farsi ricoverare in una di queste cliniche che dichiaravano di usare una diagnostica scientifica e certa. La sfida, rilanciata loro da Rosenham, era di provare se erano capaci di riconoscere gli sperimentatori quando si sarebbero presentati. Nel periodo dell'esperimento furono rifiutati dalla struttura un gran numero di ricoveri e, in molti casi, uno o più degli operatori segnalava dubbi circa l'identità dei pazienti. In realtà nessun falso paziente si presentò in quel periodo presso quella struttura.

Ciò non significa che esistano veri pazienti, ma semplicemente che gli psichiatri non sono neanche in grado di riconoscere con certezza nelle persone gli aspetti che loro stessi definiscono sintomi di malattia. I ricoveri e le cure psichiatriche solo in parte sono giustificati dalle diagnosi, spesso le diagnosi stesse sono giustificate dal tentativo di intervenire e risolvere i conflitti sociali e relazionali in cui siamo implicati. Una fiala di neurolettici endovena non è la cura di una qualche malattia, ma il modo per bloccare un individuo che sta mettendo casa sottosopra alla ricerca del proprio libretto di risparmi che noi terapeuticamente gli abbiamo sottratto e nascosto.

In definitiva la psichiatria è una PSEUDOSCIENZA. In quanto adotta un metodo empirico di diagnosi, non ricerca le cause dall'origine (il cervello) o l'anima ma bensì le manifestazioni statistiche dell'anomalia, spesso attraverso il DSM (manuale statistico di diagnosi).
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chiedo scusa ma ...

Messaggio  Depressissimo il Dom Nov 22, 2015 6:44 pm

chiedo scusa
ma sono cosi depresso anzi iper super stra depresso
che non ho voglia di leggere quello che e' ASSURDO secondo me'

MALATO MENTALE = E' secondo me'
CHI RIMANE UOMO
chi non e' disposto capace
DI SCENDERE DAL LIVELLO UMANO ( ente vivente con 2 DIMENSIONI VITALI Dimensione Vitale Materiale E Dimensione Vitale Spirituale )
AL LIVELLO DI ANIMALE ( ente vivente con 1 SOLA DIMENSIONE VITALE Dimensione Vitale Materiale )
PER COSI
POTERE SODDISFARE SUE ESIGENZE MATERIALI

MALATO MENTALE E' CHI RIMANE UOMO

ANIMALE E' CHI E' CAPACE ED E' DISPOSTO CAPACE FARE TUTTO
QUALSIASI MALE
PER COSI SODDISFARE SUO CORPO .


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Re: La malattia mentale

Messaggio  newnew il Lun Nov 23, 2015 8:47 pm

Azrael ha scritto:

Ciò non significa che esistano veri pazienti, ma semplicemente che gli psichiatri non sono neanche in grado di riconoscere con certezza nelle persone gli aspetti che loro stessi definiscono sintomi di malattia. I ricoveri e le cure psichiatriche solo in parte sono giustificati dalle diagnosi, spesso le diagnosi stesse sono giustificate dal tentativo di intervenire e risolvere i conflitti sociali e relazionali in cui siamo implicati. Una fiala di neurolettici endovena non è la cura di una qualche malattia, ma il modo per bloccare un individuo che sta mettendo casa sottosopra alla ricerca del proprio libretto di risparmi che noi terapeuticamente gli abbiamo sottratto e nascosto.

In definitiva la psichiatria è una PSEUDOSCIENZA. In quanto adotta un metodo empirico di diagnosi, non ricerca le cause dall'origine (il cervello) o l'anima ma bensì le manifestazioni statistiche dell'anomalia, spesso attraverso il DSM (manuale statistico di diagnosi).

Ciao Azrael.

La scienza non riesce a curare allergie, acufeni, miopia (la corregge ma non la cura, comunque non in modo che io ritenga soddisfacente), la demenza senile, e tante altre malattie. Sono abbastanza contrariato da questo fatto, essendo questi esempi di alcuni dei mali che affliggono me o persone a me care.

Come civiltà spendiamo un'infinità di ore di lavoro in cose frivole, quando le nostre risorse ed energie potrebbero essere impiegatiìe in modi infinitamente migliori.

Questa per me è la prova del fallimento della democrazia, del capitalismo, della civiltà, dell'umanità.

Forse un giorno un essere superiore, o una Intelligenza Artificiale, sarà in grado governare il Mondo in un modo che a me possia piacere di più.

Ma faccio prima ad accettare che il mondo sia imperfetto e a disinteressarmi della sua imperfezione.

Ora esco e vado a un corso di salsa, per vedere un po' di ragazze invece che stare qui da solo davanti al PC.

Comunque, prima di divagare, mi era venuta voglia di chiederti quale fosse il motivo che ti ha spinto a iniziare la dissertazione (di cui ho riportato solo una parte), e quale è invece la conclusione che potresti trarne.

A mio avviso meglio, comunque, per la maggior parte delle persone, meglio una pseudoscienza, che l'abbandono a se stessi, essendo essi non in grado di affrontare la propria condizione in autonomia, come invece siamo in grado di affrontarla io e forse anche tu.

Ciao

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Re: La malattia mentale

Messaggio  Ganimede50 il Mar Nov 24, 2015 10:40 pm

Non so che conclusioni trarre così su 2 piedi, ma ringrazio Azrael di queste interessantissime riflessioni.
In effetti ritengo che molti "malati mentali" trovino sollievo nell'affidarsi ad altri in casi di sofferenza particolarmente insopportabile; non hanno interesse a che questi altri siano pseudoscienziati, medici, o indovini. Se la società attribuisce a questi "altri" il compito di assumersi in carico il loro stato psichico, come si fa delegando ad un avvocato i propri problemi civili, il "malato" ci si affida. Lo fa quando non riesce più a sostenere un'immagine da "normale". In questo caso effettivamente non ha molta importanza che gli psichiatri siano affidabili o no. Servono per darti un ruolo che sia sostenibile alla psiche dei pazienti.

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