vi riporto un dialogo...

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Messaggio  persa il Mar Ago 25, 2015 8:45 am

via sms tra me e mia sorella (depressa). Vi prego poi ditemi cosa devo fare!!!!

Lei: ho bisogno di uscire fuori da questa routine
Io: non so cosa suggerire che tu possa voler fare
Lei: voglio qualcuno che mi prensa e mi porti via di qui almeno per un giorno
Io: non so se c'è
Lei: ... a quanto pare no
Io: Chiama tu magari Elena (una sua "amica") se vuoi uscire un pò dalla routine. Una passeggiata in montagn può essere salutare.
Lei: Non sono attrezzata per la montagna... e poi ho paura di essere una persona noiosa.
Io. gli scarponcini ce l'hai comunque.... Ieri siamo state un pò al mare; cerca di sforzarti a fare qualcos'altro con qualcun'altro e vedrai che le cose andranno meglio.
Lei: ma io non ce la faccio a fare delle proposte perchè poi ho paura di non saperle mantenere. Non posso proporre ad una persona di andare in montagna se io stessa non ne ho voglia. Ho bisogno di qualcuno che si impegni anche per me.
Io: non ho capito l'ultima frase
Lei: che io non riesco a prendere l'iniziativa
Io: avessi studiato psicologia...... Prova a scrivere su Fb nei gruppi appositi..
Lei: voglio una persona che sappia delle mie difficoltà e mi aiuti
Io: io faccio quello che posso
Lei: tu e nessun altro
Io: se ti riferisci a Rino (nostro fratello) non ne parlo perchè non se ne viene a capo. Io le faccio volentieri le cose con te ma non posso essere l'unica.
Lei: mi serve qualcuno da sola non ne sono capace.
Io: cerca aiuto, anche in rete.. La vita è breve e vola via
Lei: la mia vita è già volata via
Io: allora perchè qualcuno dovrebbe aiutarti se tu non ci credi più?
Lei: per darmi una speranza

persa

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Re: vi riporto un dialogo...

Messaggio  newnew il Mar Ago 25, 2015 8:33 pm

persa ha scritto:via sms tra me e mia sorella (depressa). Vi prego poi ditemi cosa devo fare!!!!

ho l'impressione che lei da te non cerchi soluzioni, ma ascolto: hai fatto quello che dovevi fare.

ciao

newnew

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Messaggio  persa il Mer Ago 26, 2015 8:42 am

Grazie Newnew Surprised

persa

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Re: vi riporto un dialogo...

Messaggio  lorenzobg75 il Mer Ago 26, 2015 1:59 pm

evita di scrivergli che andrà tutto bene,perchè è la classica frase fatta che si dice in queste situazioni,a me darebbe fastidio perchè dà l'impressione di non essere capiti,purtroppo...
poi i contatti virtuali servono si e no...
poi, devi spronare tua sorella a fare qualcosa o uscire,o meglio ancora coltivarsi qualche interesse,meglio in compagnia ma piuttosto che niente anche da sola...
altra cosa importante:dirgli di concentrarsi e dare attenzione al presente,a quello che fai adesso,pensare e dare importanza al presente è utile per non far cadere la mente nel buio,e di conseguenza a pensieri negativi sul futuro o rimuginare nel passato...te lo dico per esperienza...tenere occupata la mente su quello che fai adesso,alcuni esempi:
1 se fai un lavoro pensa a quello che stai facendo
2 se fai la doccia pensa alla sensazione che provi quando l'acqua ti scorre sulla pelle
3 se guardi un film concentrati sulla trama e immedesimati nel personaggio
4 se fai sport ascolta il tuo corpo,i tuo muscoli e cerca di migliorare e perfezionare i movimenti ecc...
sono accorgimenti che ovviamente non fanno miracoli ma almeno diminuiscono la possibilità di cadere in un episodio depressivo di forte intensità...
per il resto tu stalle vicino ma non farti coinvolgere troppo, perchè potresti stare male e anche per il fatto che essendo un disturbo tu altro non puoi fare...
in bocca al lupo Very Happy
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Messaggio  newnew il Mer Ago 26, 2015 8:30 pm

si ma lei ha una sua vita, non può mettersi a fare da balia alla sorella, che è più che adulta ...

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Messaggio  persa il Gio Ago 27, 2015 9:30 am

Lorenzobg75,
quello che mi suggerisci praticamente lo faccio da 20 anni e sinceramente ora sto perdendo la speranza e anche la voglia.
Ansiolitici e antidepressivi purtroppo da soli fanno poco ci vuole una psicoterapia che lei NON vuole fare. Io mi sono imposta di fare il giusto Ad esempio questa estate mare la domenica (e sono "fortunata" perchè mio marito non può venire) e una uscita settimanale. Ma per il resto deve muoversi. Da sola dice di non riuscire a fare nulla ma come dice Newnew non posso diventare la sua balia. E come si vede dal dialogo, lei non chiama nessuno per paura. E nessuno la chiama, questo mi dispiace ma forse anche questi amici che amici non sono in realtà si sono rotti le scatole...
La sua grande fortuna è di avere un lavoro ottimo. Al lavoro è un'altra persona. Ma il lavoro termina alle 14...

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Re: vi riporto un dialogo...

Messaggio  lorenzobg75 il Gio Ago 27, 2015 12:03 pm

roba da pazzi!!
tua sorella fa uno di porcheria chimica senza problemi e si fa problemi invece ad avere una terapia psicologica che non è nociva e può aiutarla??
la cosa mi spiazza perchè io sto facendo l'esatto opposto...
parliamoci chiaro:io non ho ancora sentito UNA PERSONA dirmi:"ho usato questo farmaco , sono guarita e non ho avuto ricadute"... la psichiatria è prima di tutto una speculazione sulla salute che fa la fortuna delle farmaceutiche,paragonabile alle chemio per i tumori,tanto per dirne una...ancora non si conosce il cervello umano e si sperimenta di tutto e di più...io non metto in dubbio che in qualche caso potrebbe andare di fortuna che il depresso effettivamente ha bisogno di quella sostanza a quella dose,ma sono casi rari,la grande maggioranza non guarisce e gli effetti collaterali sono spesso pesanti...io personalmente non escludo di usarli ma se mai dovessi farlo,lo faccio in maniera limitata e farei mi mi informerei bene sul pro ma anche sul contro...
al lavoro è un altra persona? se fosse una depressione causata da scompensi chimici del cervello,come mai appena va al lavoro o è in compagnia sta meglio??...
poi io non sono nessuno,sia ben chiaro,sto sono esprimendo una opinione della quale sono convinto...
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Re: vi riporto un dialogo...

Messaggio  merla il Gio Ago 27, 2015 7:28 pm

Anche a me stupisce un po' il fatto che al lavoro sia un'altra persona. Davvero?

Magari dico un'immane cavolata, ma non potrebbe semplicemente essere abituata da (troppo) tempo a relazionarsi così in ambito non professionale, cioè come quella bisognosa? E quindi continua a fare così non solo perché sta male ma anche perché è l'unico modo che conosce?

E, senza cattiveria, ma provare semplicemente a non esserci e lasciare che sia lei a trovare un modo più adeguato?
Io fratelli non ne ho, ma dedicare ogni domenica e un'uscita settimanale a un'unica sorella mi sembra tanto eh, mica poco.
Cioè, hai un fratello, hai un marito, (hai dei figli?), hai degli amici. E loro? Se a tutti dedicassi singolarmente un giorno intero e una serata alla settimana, non avresti il tempo di dormire.

Magari sbaglio, però boh, "depresso" non vuol dire "prima di tutto il resto"..e non so se l'aiuta davvero a farsi una vita tutta questa sollecitudine. Da 20 anni poi. Non è un periodo....
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Re: vi riporto un dialogo...

Messaggio  Lila86 il Sab Ago 29, 2015 1:50 pm

Credo che un forum come questo debba essere occasione per aiutarsi a vicenda. Dare un apporto di fiducia, siamo in tanti, c'è chi ce la fa, chi no, chi ne esce per illuminazione, chi per sfinimento. Una cosa che sto imparando a fare è non gettare giudizi avventati sulle situazioni altrui. Ognuno con la sua storia e i suoi processi interiori reagisce a modo loro, in cerca di qualcosa che nel momento presente possa sembrare una piccola panacea. Quando si è dentro, in tempi di crisi, non ci si accorge dei meccanismi perversi che si attuano, sembra essere tutto una possibile soluzione di pseudo sollievo, un tentativo disperato di prendere una boccata di ossigeno dall'oscurità.

Credo sia perfettamente conforme il fatto che questa ragazza prenda farmaci senza psicoterapia. Ha bisogno che qualcuno si occupi di lei, elaborare qualcosa da sola di se stessa le fa forse paura, i farmaci sono qualcosa che ingerisci e ti equilibrano degli stati chimici. Qualcosa fanno ma ovvio che il problema resta se non si aiutano.

non posso aiutarti sul da farsi, io ci sto dentro fino al collo. Non so definire da quando sono in depressione, so di essere caduta a gennaio e m i sono convinta di raddoppiare la terapia consultando lo psichiatra appena da un mese e mezzo.

Tanti pregiudizi avevo sui farmaci, ma dopo la prima fase di assestamento, terrificante, ora si può dire che mi stanno aiutando molto. Mi fanno stare su, attiva, mi tirano su l'umore e mi contengono i pensieri autolesivi.
Una cosa ho capito mentre cercavo di non sprofondare, ovvero, resta nell'ambito sociale, non isolarti altrimenti è la fine. Mi hanno aiutato a capire gli studi di psicologia e psicopedagogia universitari, guardarmi anche come un esterno per valutare razionalmente, nei momenti di maggior controllo, il mio atteggiamento.

Perché dire tutto ciò? un po' per fare il mio esordio (mi sono appena iscritta ma seguo il forum da qualche tempo) e un po' perché mi è dispiaciuto molto leggere alcuni commenti molto negativi su alcune terapie, giudicanti sulla possibilità di essere pseudonormali in ambito lavorativo e quant'altro.

Non conosco la storia di questa persona, ma credo che sia tutto veramente possibile. Magari esaurisce le sue energie in ambito lavorativo e non le riesce il sociale. Magari ha solo un problema di tipo sociale, ma le depressioni colpiscono tante persone e in maniera anche totalmente differenti, ci sono quelle lievi e quelle più profonde ma sempre di depressione si tratta e chiunque ci si ritrovi non dovrebbe essere etichettato.
Nel mio caso sono certa di aver bisogno di psicoterapia e psichiatra (quest'ultima accettata con grandissima difficoltà), probabilmente da come scrivi, tua sorella necessita di psicoterapia per uscire dal suo guscio, la balia non serve, deve ritrovare il senso di sé. I farmaci sicuramente le danno una mano oer stare in piedi.
Se non se la sente da sola potresti provare ad accompagnarla tu per un po' e poi lasciare che cominci da sola, questo potrebbe darle da una parte quel che cerca (attenzione altrui) e dall'altra cominciare a sperimentare l'autonomia. Farle però innanzi tutto capire che la psicoterapia è fare una chiacchierata in ambiente protetto, non giudicante. Potrebbe essere una semplice prova per vedere come va. Chiederle di provare almeno una volta! certo è che da soli, in queste situazioni, ci vorrebbe un miracolo, una illuminazione divina!

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Re: vi riporto un dialogo...

Messaggio  lorenzobg75 il Sab Ago 29, 2015 3:28 pm

Piccola parentesi sui farmaci...
Gli psichiatri affermano che la depressione é u o scompenso chimico del cervello che provoca delle lesioni verificabili con una tac particolare,oppure con esami del sangue per stabilire il livello di alcuni neurotrasmettitori...ma non ho sentito ancora nessuno su quezti argomenti...non é il caso di farli sti esami?
Poi,se effettivamente risulta uno scompenso o un danno,allora sará giusto anche farne uso...io la penso cosi...
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Messaggio  Lila86 il Sab Ago 29, 2015 3:45 pm

liberissimo! ma io so quello che provo e so i sintomi che si stanno attenuando, nonostante stia ancora impantanata probabimente senza questi psicofarmaci mi sarei già tagliata le vene.
li ho evitati per mesi, perché sospettosa, io farmaci non ne ho mai fatto uso, se non in caso di necessità ulltima. Ricordo che prima di curarmi una bronchite ho aspettato sette mesi, ho sempre creduto che servisse resistere e lasciare che si creassero gli anticorpi. Ho deciso di affidarmi ad uno psichiatra perché in ultima istanza o mi lasciavo morire o mi lasciavo danneggiare dalla chimica. Fatto sta che mi stanno dando una mano a stare su, ho ripreso attività in posizione verticale e non solo orizzontale. Sarei curiosa di fare questi test per constatare scintificamente questa tesi ma dato che ho deciso da sola di andare in terapia e sempre da sola di andare da uno psichiatra in privato (ho resistenze forti ed è stato il mio compromesso per aiutarmi) dato che non lavoro ma mi mantengo con borse di collaborazione universitarie, la curiosità scientifica per smontare o far valere agli occhi di tutti una probabile cura che mi sta aiutando ad andare avanti la evito volentieri! Wink

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Re: vi riporto un dialogo...

Messaggio  lorenzobg75 il Sab Ago 29, 2015 4:37 pm

Non intendevo dire di mostrare scientificamente a qualcuno,ma solo a me stesso e per decidete se il gioco vale la candela...non sei la prima che ha avuto benefici e in ogni caso sono contento per te,dato che hai scritto delle cose che mi hanno toccato in tutti i sensi...ti auguro quindi tanta nuova energia e serenità...se posso chiedertelo,che effetti collaterali hai avuto le prime settimane...e che farmaci ti hanno dato?
Grazie
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Re: vi riporto un dialogo...

Messaggio  Lila86 il Sab Ago 29, 2015 5:01 pm

se hai la pazienza e la resistenza di evitarli non significa che sono la soluzione per tutti. Se ne avessi potuto far a meno lo avrei fatto davvero. le prove personali secondo me non servono, se vedi che stai cercando di fare il tuo meglio ma sprofondi in continuazione le strade prima o poi le provi e cerchi di trovare persone affidabili per quanto sia possibile. Ti dici ancora un'altra opzione, provale tutte. Ho avuto una vita travagliata ma ho fatto un sacco di progressi che non vorrei distruggere, ora lo posso dire, grazie ai farmaci. Lo potevo dire anche durante i periodi di alto ma i bassi erano e sono ancora in agguato (meno intensi ora fortunatamente).

Gli effetti collaterali che ho avuto sono stati amplificazione dei sintomi, spossatezza, pressione saguigna sotto terra, stitichezza, secchezza delle fauci, tremori alle braccia e irrigidimento delle dita. Prendo il Seroxat come antidepressivo, il serenase come antipsicotico e stilnox come ipnoinduttore.
Non posso dire di essere rinata, perché faccio fatica a fare le cose, ma pian piano sto cercando di capire cosa mi piace fare e un po' alla volta provo a riprendere lo studio. Senza psicoterapia non posso stare ma comincio a vedere un po' di luce ogni tanto. Teniamo duro! Wink


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Re: vi riporto un dialogo...

Messaggio  lorenzobg75 il Sab Ago 29, 2015 6:01 pm

Quello che mi fa più paura dei farmaci sono gli effetti sul pensiero ed emozioni,quindi sulla psiche...come ad esempio confusione mentale,amplificazione di apatia s sconforto già preesistenti,incubi notturni,desiderio di morte e tendenze al suicidio...anche se comunque gli effetti fisici da te descritti sono già piuttosto pesanti...
Io avevo provato solo la paroxitina per sei mesi nel 2008...ma non mi fece nulla di nulla...
Non voglio uscire troppo fuori tema dal post in questione quindi mi fermo qui..per qualsiasi cosa però mi puoi tranquillamente mandare un messaggio privato.
In bocca al lupo e un abbraccio 😊
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Re: vi riporto un dialogo...

Messaggio  deultimo il Lun Ago 31, 2015 12:12 am

merla ha scritto:Anche a me stupisce un po' il fatto che al lavoro sia un'altra persona. Davvero?
Eppure è così, capitava anche a me quando lavoravo. Il fatto è che il lavoro offre due vantaggi, almeno per certe persone fatte come me:
1) ricarica continua e sicura della necessaria autostima di sopravvivenza
2) necessità di soli rapporti formali, che richiedono poco investimento personale che non sia a livello superficiale.
Vita privata e lavoro rappresentano due binari che (sempre per quelli come me sprovvisti della prima) devono correre paralleli per sempre e non incrociarsi mai. Guai se l'argine che separa i due mondi dovesse cedere.

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Messaggio  deultimo il Lun Ago 31, 2015 12:25 am

persa ha scritto:via sms tra me e mia sorella (depressa). Vi prego poi ditemi cosa devo fare!!!!
Lei: voglio qualcuno che mi prenda e mi porti via di qui almeno per un giorno
Colpisce questa frase... una domanda, forse impertinente: non è che tua sorella chiede solo affetto o almeno attenzione da una persona dell'altro sesso? Una persona che decide e che prende è tipicamente maschile.

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Messaggio  deultimo il Lun Ago 31, 2015 1:07 am

persa ha scritto:via sms tra me e mia sorella (depressa). Vi prego poi ditemi cosa devo fare!!!!
Ho appena letto il tuo post precedente in cui descrivi la tua situazione. Secondo me tua sorella subisce la sua condizione, ed è una personalità dipendente. Attenzione, non sono uno psicologo, anche se ho letto diversi testi, prendi ciò che scrivo con le pinze. Se vuoi ti posso raccontare la mia situazione che pressappoco è simile, almeno credo da quanto ho letto. Anche il sottoscritto infatti, pur avendo 43 anni, è tuttora dipendente dai suoi genitori, prima solo in senso psicologico, ora anche economico. Queste personalità, inclusa la mia, non sanno relazionarsi con le persone del sesso opposto in modo da ricavare una qualche soddisfazione affettiva. E peggio ancora, vista la loro scarsa autostima, sanno (o credono) di essere incapaci persino di avviare una qualsiasi relazione. Spesso queste personalità sono anche evitanti, cioè evitano le persone che potrebbe promettergli un barlume di felicità affettiva. Scansano qualsiasi intimità relazionale, la temono, persino con i propri parenti stretti, forse per vergogna forse per senso di colpa. Per questa ragione sono rassicurati dall'ambiente lavorativo che non richiede loro investimenti di questo genere. L'eventuale perdita del lavoro potrebbe essere catastrofica per la loro autostima, eppure se dovesse capitare che una persona tenti di invadere intollerabilmente la loro torre d'avorio sarebbero capaci di lasciarlo di propria volontà. Ovviamente si rendono conto della propria situazione anormale e ne soffrono, più o meno esplicitamente. Ma non solo, nel tentativo di spiegarsi la loro condizione che loro stessi non comprendono (le origini risalgono probabilmente all'adolescenza o anche prima) tendono ad incolpare le persone più vicine dalle quali sono dipendenti. O mediante le parole, oppure aggredendoli passivamente (mettendo in atto dei comportamenti che li facciano soffrire). Per questo sono forse anche un po' ipocondriaci.
Concludo dicendo che ho scritto in modo generico perché non voglio, né sono in grado, assolutamente di dare consigli personalizzati. Soluzioni? non le so, magari le sapessi. Tuttavia ho un libro di psicologia cognitiva che tratta della terapia di queste persone, se vuoi domani ti do una dritta, sempre stando sul generico. Ciao. Forza e coraggio.

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Messaggio  persa il Lun Ago 31, 2015 8:46 am

Buongiorno e grazie a tutti;
ho letto i vostri pensieri e vi preciso alcune cose. Mia sorella al lavoro si riconosce un ruolo, lei ha dei compiti che svolge bene e con professionalità, anche se a volte ci sono giornate no in cui la sua depressione viene a galla. Sò che i suoi colleghi sanno.
Fuori non è cosi; la psicoterapia l'ha fatta in passato ma lascia sempre prima del tempo. Frequenta una palestra ma anche li si sente inadeguata perchè tutti sono sposati e hanno figli e lei no. Sò che non è l'unica al mondo cosi ma lei la vive come un vero e proprio fallimento. Ho il una cognata che non è sposata e vive la vita in tutt'altro modo, al mare va anche sola o con coppie e famiglie. Mia sorella mai lo farebbe. Piuttosto rimane a casa per giorni e giorni.
Io la mia vita ce 'ho e non mi pesa dedicare del tempo a mia sorella, ci mancherebbe.

persa

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Messaggio  deultimo il Lun Ago 31, 2015 10:33 pm

persa ha scritto:Buongiorno e grazie a tutti;
Io la mia vita ce 'ho e non mi pesa dedicare del tempo a mia sorella, ci mancherebbe.

Ciao persa, forse mi hai frainteso, non devi assolutamente distaccarti da tua sorella, per lei sarebbe un dramma che la farebbe sprofondare nel cosiddetto stato di vuoto disorganizzato. Ho portato la mia esperienza perchè è molto simile alla tua (nel caso specifico il sottoscritto fa la parte di tua sorella, purtroppo per entrambi). Ovviamente io sono io, con la mia personalità e non tua sorella, e ciascuno ha il suo modo di lamentarsi, io per es. sono un tipo razionale, mentre tua sorella magari è un tipo emotivo.
Cmq ti avevo promesso delle dritte su come trattare le personalità dipendenti, e con questo non dico che lo sia tua sorella. Facciamo così ti descrivo prima queste personalità e vedi se collimano con la tua situazione. Se ti interessa la mia fonte è un testo di editori Laterza "I disturbi di personalità. Modelli di trattamento" a cura di G. Dimaggio e A. Semerari (psichiatri e psicoterapeuti). Questo solo per dire che non è roba da link, è un testo professionale di più di 400 pagine che ho pagato 30 Euro. Ieri ho letto la parte dei DDP (disturbo dipendente della personalità). Se ti interessa approfondisco, non voglio impormi né essere invadente. Ma ripeto la soluzione del problema di tua sorella non è affatto la rottura della dipendenza o cmq del suo rapporto con te che, anzi, sarebbe una catastrofe. Tuttavia tua sorella ha un problema e nel testo succitato vengono descritte delle strategie, diciamo terapeutiche. Una dritta facile te la posso dare leggendo quel dialogo con tua sorella (sempre presa da quel testo) che è finito in un cosiddetto ciclo autoinvalidante (punto morto). E' giusta la strategia di trovare delle occupazioni che possano rendere più autonoma tua sorella fuori dall'ambiente lavorativo, ma è sbagliato dare consigli precisi, dire per es. vai in montagna o fai la calza, fai questo o fai quell'altro. Se ti interessa fammi un fischio io sono disponibile a continuare. Ciao.

deultimo

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Messaggio  persa il Mar Set 01, 2015 8:50 am

Grazie Deultimo. Mi fanno piacere i tuoi consigli.
E rispondo anche ad un'altra domanda; si a mia sorella manca un uomo. Le storie passate sono tutte andate male.

persa

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Messaggio  deultimo il Mar Set 01, 2015 11:26 pm

persa ha scritto:Grazie Deultimo. Mi fanno piacere i tuoi consigli.
E rispondo anche ad un'altra domanda; si a mia sorella manca un uomo. Le storie passate sono tutte andate male.

Ciao persa,
sono felice che ti fanno piacere i miei consigli. Se ho capito bene sei molto legata a tua sorella. Sai che anche il sottoscritto ha una sorella (divorziata, con due figi) a cui è molto legato? Un altro parallelo.
Cmq se tua sorella fa derivare il cosiddetto "stato di autoefficacia", ovvero i propri benessere e sicurezza dalla relazione familiare, con te e con i genitori, allora molto probabilmente è una personalità dipendente. Il dipendente non si immagina neanche di rompere con le uniche relazioni significative che ha. Nella personalità dipendente la dipendenza è la cura, mentre invece il distacco o la sua minaccia possono farla cadere in uno stato d'ansia o depressivo. Finché l'autoefficacia regge la personalità è egosintonica (è in sintonia con se stessa) sempre con le relazioni significative. L'egodistonia appare quando la personalità percepisce la minaccia del distacco dalle relazioni significative, oppure quando si ha il vero e proprio distacco. E l'egodistonia porta disturbi depressivi e di ansia. Il problema del dipendente è che incapace di accedere autonomamente ai suoi desideri e scopi senza la sua relazione significativa. I suoi desideri e scopi devono coincidere con quelli dell'altro. Se c'è una discrepanza con gli scopi ed i desideri dell'altro il dipendente aspetta che lo stato mentale dell'altro cambi, così che i suoi desideri e scopi possano coincidere con i propri. Non riesce ad analizzare la situazione per trovare una mediazione o un compromesso. Non è che non abbia desideri e scopi autonomi, ma essi affiorano alla sua coscienza solo sotto forma di coincidenza o contrasto con quelli altrui. E' bianco o è nero. Se lei dice bianco e tu dici nero, lei aspetta che tu dica bianco. Se lei dice "mare" e tu dici "montagna", lei non è capace di mediare tra scopi diversi, dicendo, vabbé allora dico "collina". No, aspetta che tu dica "mare". Ti torna? Il fatto è che magari lei potrebbe anche desiderare la collina, ma dice "mare" perché è un'opzione già collaudata nella relazione, non rischiosa, non minaccia il distacco relazionale. Se ti torna continuo sulla strategia perchè il dipendente possa riuscire ad identificare i suoi scopi e desideri, e regolare le sue scelte di conseguenza. Coraggio, non devi sentirti persa...

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Messaggio  persa il Mer Set 02, 2015 10:18 am

Grazie analisi azzeccata..
posso chiederti com'è il rapporto con tua sorella? Lei cosa dice della situazione?

persa

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Messaggio  deultimo il Mer Set 02, 2015 10:20 pm

persa ha scritto:Grazie analisi azzeccata..
posso chiederti com'è il rapporto con tua sorella? Lei cosa dice della situazione?

Ciao persa
senti, ho un problema grave al PC (mi si blocca il sistema ogni due minuti) se riesco a risolverlo ti rispondo volentieri stasera o stanotte, se no domani. Mi fa piacere discutere con te, ciao. Speriamo bene.. Se vuoi puoi scrivermi nei messaggi privati.

deultimo

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Messaggio  deultimo il Gio Set 03, 2015 12:01 am

persa ha scritto:Grazie analisi azzeccata..
posso chiederti com'è il rapporto con tua sorella? Lei cosa dice della situazione?

Ci riprovo, l'ultimo breve messaggio l'ho scritto dopo averne scritto un altro più lungo interrotto dal black-out improvviso del mio PC.
Quale situazione intendi, la mia? Ebbene non dice niente. Ti parrà strano mai il rapporto con mia sorella è buonissimo, tuttavia non siamo così in intimità. Forse il rapporto tra fratello e sorella è diverso rispetto a quello tra due sorelle. O forse sono io. Io non mi lamento affatto con mia sorella, ne avrei una vergogna insopportabile. E lei capisce, e non infierisce. Neanche i miei mi chiedono niente. E poi mia sorella ha i suoi problemi, anche di salute, e poi è divorziata con due figli adolescenti. Io, anzi, cerco di aiutarla come posso. Quando mi chiama, ci sono, per farle da babysitter, per fare i lavori da uomo in casa sua, per accompagnarla da qualche parte, per farle compagnia. Siamo anche andati al mare insieme, anche quand'era sposata ed i bambini erano piccoli. Pensa che mi ha invitato ad andare all'Expo con lei ed i bambini. La verità è che mia sorella è la mia antitesi: è un carattere forte mentre io sono un pezzo di pane, un passivo femminile (è una definizione presa da un noto psicologo). Per questo andiamo d'accordo: faccio tutto ciò che mi chiede e se non mi chiede niente, per es. quando va al mare con un uomo che frequenta con figli piccoli lasciando me a casa, non mi lamento. Eppure la lamentazione è tipica del carattere masochistico, ed io non lo sono, anche se può sembrare. Io sono solo passivo, mentre il masochista reagisce, provoca. Scommetto che se tua sorella avesse per sorella mia sorella [la frase delle tre sorelle Smile ] si lamenterebbe molto di più, sarebbero scintille, perché a occhio e croce tu non sei un carattere dominante come mia sorella. Ti dico così perchè la personalità dipendente può indurre dei cicli sado-masochisti in cui prima si sottomette poi la sottomissione diventa una coercizione che causa una reazione di ribellione e di risentimento verso il dominante. Ad un certo punto quando questa personalità teme l'abbandono, si sottomette ancora, ed ciclo ricomincia: sottomisione->vicinanza->coercizione->ribellione->risentimento->paura dell'abbandono->sottomissione-

deultimo

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